ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 18 giugno 2019

Libera chiesa in libero stato confusionale

Gay Pride, a Genova la Chiesa pensa come il mondo
Un imperdibile video in cui il responsabile per le comunicazioni sociali della diocesi di Genova spiega perché sono state negate le chiese alle preghiere riparatrici per il Gay Pride cittadino, è l'emblema di una Chiesa in stato confusionale.


Caro direttore,


a conclusione delle polemiche ecclesiastiche - non oso scrivere "ecclesiali" - che hanno accompagnato il recente gay pride genovese, è giunta a conclusione e come la ciliegina sul gelato la dichiarazione dell'addetto genovese ecclesiastico alle comunicazioni sociali in un video che proprio non bisogna lasciarsi sfuggire:





Le ossa del card. Giuseppe Siri, che ho conosciuto personalmente e che almeno due o tre volte parlò bene di me (ahimè, oggi complimenti del genere potrebbero essere un marchio infamante)  e la cui anima voglio sperare sia in paradiso, si rivolteranno nella tomba. D'altra parte credo che si siano già rivoltate vedendo una foto del vescovo ausiliare di Genova in maglietta rossa con croce e stola (a destra nella foto). Sì, lo so, la Chiesa di Dio né sta a galla né va a fondo per una stola posizionata su di una maglietta rossa a maniche corte e i problemi sono altri ecc.

Tornando al video, credo che sia costruttivo riflettere sulle parole sentite, sulle parole del sacerdote e sulle parole degli intervistati  "praticanti".

Cominciamo dalle parole del sacerdote. Il problema non è di non perdere e di accogliere gli omosessuali che cercano di vivere in castità e vengono a confessarsi, ma di distanziarsi - cioè non essere né solidali né accoglienti, ma soltanto ben educati - con quanti pubblicizzano questo sistema come una valida proposta di vita, salva ovviamente per tutti la libertà di manifestare con i permessi delle autorità civili (ma con altrettanta civile moderazione).

Ed è proprio su questa distinzione che il prete è scivolato, inducendo confusione su confusione e non mancando di evocare la frase magica: «Chi sono io per giudicare?». Bastava che dicesse: «Riconosciamo la vostra libertà di manifestare secondo le leggi civili; la Chiesa è aperta ad accogliere chiunque voglia convertirsi e vivere nella castità che Gesù Cristo ha proposto e il CCC attualmente propone; la Chiesa però non può accettare che la vostra sia una valida proposta di vita, anzi la Chiesa - non a nome suo ma a nome di Dio - scorge in questi comportamenti una strada "oggettiva" verso la perdizione, per cui invita tutti a convertirsi. Naturalmente rispettando la vostra libertà, che Dio per primo rispetta, ma sull'uso della quale chiederà conto a tutti nel giorno del giudizio».

L'altra considerazione amara ma realistica è che fermenti ecclesiastici del genere coesistevano già vivente e governante il card. Giuseppe Siri, per cui certe radici sono ineliminabili e presto o tardi vengono allo scoperto. E si potrebbe sviluppare un analogo discorso su Pio XII e su quanto è emerso dopo di lui ma che era già presente durante il suo pontificato ecc.

Veniamo ora alle parole degli intervistati, parole che prendo in considerazione non imputandole direttamente alle persone che le hanno pronunciate, ma ritenendole emblematiche di un certo modo di dire e di porre la questione, per cui avrebbero potuto essere proferite anche da altri. Sono parole formalmente calme, direi dignitose, che in parte si compiacciono della posizione della Chiesa genovese in questa circostanza, in parte esortano la Chiesa tutta ad andare avanti su questa linea. Ma più a fondo sono parole che esprimono una invidiabile tranquillità e pace di coscienza, tipo: "Noi siamo tranquilli e sereni, Dio e Gesù Cristo, che non giudicano né condannano, sono con noi; la Chiesa non lo è ancora del tutto, ma speriamo in passi futuri". Queste frasi non sono state pronunciate esattamente come è scritto qui, ma esprimono il sentimento e il background che le frasi hanno evocato in me e, immagino, in altri che le hanno sentite.

Ora, come credente non sono convinto di questa pace che le parole vorrebbero manifestare. Infatti mi rifiuto di pensare che Dio, il quale condanna certi peccati, che è entrato in quelle anime e in quei corpi con la grazia del Battesimo rendendoli tempio dello Spirito Santo, non sia sollecito ad avvertirli che stanno sbagliando, che stanno camminando verso la perdizione, sempre, si capisce, con la proposta del perdono e di un nuovo accoglimento da parte sua.

Se Dio non ispirasse questi sentimenti nel loro cuore, sarebbe un puro legalista - oggi si direbbe un Dio fariseo - nel condannare un peccato e nel lasciare che i trasgressori si perdano abbandonandoli in una prospettiva di infelicità eterna. Ma questo non capita e gli interessati lo sanno e avvertono questa voce - anche se possono tentare di soffocarla -, che prima di essere giudicante è salvatrice e paterna. Per questo non credo alla pace e alla tranquillità che emerge da quelle parole e invito tutti i credenti non tanto a non prenderli sul serio, ma a pregare per loro.


In attesa dei prossimi gay-pride e con un caro ricordo nel Signore

Riccardo Barile
http://www.lanuovabq.it/it/gay-pride-a-genova-la-chiesa-pensa-come-il-mondo

INSTRUMENTUM LABORIS
Sinodo Amazzonia, ecologismo estremo e attacco al celibato

La presentazione del documento che servirà da base nel Sinodo sull'Amazzonia che si svolgerà in ottobre, conferma quanto già era nell'aria: una forte spinta ecologista, un'esaltazione acritica dell'indigenismo con relativa condanna senza appello del periodo coloniale, e la proposta di ordinazione dei viri probati per fare fronte alla penuria di sacerdoti. Diversi passaggi sono anche una critica diretta al governo brasiliano guidato da Bolsonaro.




Ci si avvicina al 6 ottobre 2019, data di apertura dell'atteso Sinodo dei vescovi per la regione Pan-Amazzonica convocato da papa Francesco. Lo scorso mese si è tenuta la seconda riunione del Consiglio pre-sinodale durante il quale è stato approvato l'Instrumentum laboris, ovvero il quadro di riferimento su cui si troveranno a lavorare i padri sinodali. Il documento è stato presentato ieri in conferenza stampa dal cardinal Baldisseri, segretario generale dell'istituzione.

Diviso in tre parti ("La voce dell'Amazzonia","Ecologia integrale: il grido della terra e dei poveri", "Chiesa profetica in Amazzonia: sfide e speranze"), il documento si articola in capitoli dedicati ai temi giudicati più urgenti per il futuro di questa regione. L'idea del Sinodo nasce dalla sfida di realizzare un nuovo piano pastorale per questa terra definita dal cardinal Hummes, relatore generale dell'evento, una "regione transnazionale". La ricetta che sembra emergere in tal senso dall'Instrumentum laboris - sia per linguaggio utilizzato che per obiettivi prefissati - presenta non pochi tratti in comune con quella dei movimenti sociali critici nei confronti della globalizzazione e fino a poco tempo fa molto radicati in America Latina.

Scorrendo i capitoli, infatti, si possono rintracciare visioni riconducibili a correnti quali l'ecologismo, il sindacalismo e l'indigenismo. Ad esempio, vi è presente un giudizio storico totalmente negativo dell'epoca coloniale nel quale, al netto del riconoscimento del sacrificio di tanti missionari che diedero la vita per la trasmissione del Vangelo, c'è spazio anche per un mea culpa ("l’annuncio di Cristo è stato fatto in connivenza con i poteri che sfruttavano le risorse e opprimevano le popolazioni"). Probabilmente anche alla luce di quelli che vengono presentati come errori del passato, la Chiesa - auspica il documento - deve prendere le distanze dalle "nuove potenze colonizzatrici" e la "crisi socio-ambientale" le dà l'opportunità di far vedere ai popoli amazzonici di essere dalla loro parte.

Il testo mette in connessione la minaccia ambientale a quella della sopravvivenza stessa degli indigeni e pone l'attenzione su protezione della natura e rispetto dei diritti umani in quella che viene definita "la seconda area più vulnerabile del pianeta". L'uomo come parte integrante della natura il cui saccheggio rischia di mettere in discussione la sopravvivenza delle culture di migliaia di comunità indigene, compromettendo a sua volta l'equilibrio biologico della regione. La Chiesa fa sue le rivendicazioni degli indios e dei contadini espropriati contro la deforestazione, gli spostamenti forzati e gli altri interventi umani sul territorio, puntando l'indice contro soggetti chiamati in causa direttamente: "le compagnie estrattive", ma anche "i governi locali e nazionali e le autorità tradizionali" accusate di connivenza.

Potrebbe essere non casuale il momento storico in cui avviene questo duro j'accuse:  Bolsonaro, infatti, che considera "una questione secondaria" il cambiamento climatico, ha vinto le elezioni promettendo un piano di sviluppo infrastrutturale per l'Amazzonia, con l'intenzione di integrare la regione nel sistema produttivo nazionale. In una recente intervista, inoltre, il neopresidente ha manifestato la volontà di aprire all'estrazione mineraria della riserva forestale amazzonica di Renca. Uno dei numerosi motivi per cui gli indios non amano il nuovo esecutivo che, una volta insediato, ha subito tolto al Dipartimento nazionale agli Affari Indigeni FUNAI la competenza sulla regolamentazione dei confini delle riserve, trasferendola al Ministero dell’Agricoltura.

I media progressisti sono ormai soliti agitare lo spettro di un "pericolo genocidio" per gli indigeni a causa delle politiche di Bolsonaro. Toni allarmistici a cui non è estraneo l'Instrumentum laboris presentato ieri: il testo dà spazio alla denuncia di una corruzione "protetta da una legislazione che tradisce il bene comune" e di cui sarebbero responsabili le grandi imprese che investono nello sfruttamento delle ricchezze dell'Amazzonia. Si scaglia contro la "criminalizzazione delle proteste contro la distruzione del territorio e delle sue comunità", parla di "dramma degli abitanti dell’Amazzonia" per l'abbattimento degli alberi, gli spostamenti forzati e l'espansione della frontiera agricola.

Sul banco degli imputati, inoltre, finiscono il "modello economico estrattivista occidentale", il "modello culturale occidentale", il "neocolonialismo nel presente"; espressioni che appartengono ad un patrimonio concettuale familiare anche ai movimenti popolari sudamericani.Tra i suggerimenti indicati per debellare quelli che vengono indicati come i mali della regione, non sfuggono alcuni "affondi" contro l'attuale esecutivo brasiliano: l'invito ad "esigere la protezione delle aree/riserve naturali, in particolare per quanto riguarda la loro delimitazione/titolarità", la promozione di "una coscienza ambientale e del riciclaggio dei rifiuti", la richiesta ai governi di "garantire le risorse necessarie per l’effettiva protezione dei popoli indigeni isolati".

C'è poi il capitolo legato al fenomeno migratorio, trascurato politicamente e pastoralmente - secondo quanto scritto nel documento - e di fronte al quale "ogni comunità urbana" deve farsi trovare pronta ad accogliere "chi arriva inaspettatamente con necessità urgenti" offrendo loro "protezione di fronte al pericolo delle organizzazioni criminali". Le comunità ecclesiali, invece, hanno il dovere di "fare pressione sulle autorità pubbliche perché rispondano ai bisogni e ai diritti dei migranti".

La parte finale del documento, dal titolo "Chiesa profetica in Amazzonia: sfide e speranze", è dedicata al piano ecclesiologico e pastorale. Qui vi si afferma che il volto specifico della Chiesa latinoamericana è segnato dall'"opzione preferenziale per i poveri" e si esprime la necessità di una Chiesa che sia partecipativa, creativa ed armoniosa. È una terza parte che pare ispirarsi alla cosiddetta teologia del popolo, portatrice di istanze di giustizia sociale e in cui, in forma di richieste avanzate dalle comunità locali consultati, prende forma la richiesta di "rifiutare l'alleanza con la cultura dominante e il potere politico ed economico per promuovere le culture ed i i diritti degli indigeni, dei poveri e del territorio";  ma anche quelle di "superare ogni clericalismo" e di "superare posizioni rigide che non tengono sufficientemente conto della vita concreta delle persone e della realtà pastorale".

In merito a ciò, l'aspetto più rilevante e più atteso è senz'altro quello relativo ai nuovi ministeri. Il testo presenta la prevista apertura sulla questione dei cosiddetti "viri probati", laddove, partendo dalla premessa che "il celibato è un dono per la Chiesa", viene espressa la richiesta che "per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana". Una condizione giudicata dagli estensori necessaria al fine di passare dallo stato di "Chiesa che visita" a quello di "Chiesa che rimane".

L'altro elemento particolarmente degno di nota del documento è, infine, l'attenzione data alla presenza delle donne nella vita ecclesiale, giudicata finora "non sempre valorizzata". Il testo va oltre la richiesta di maggiore ascolto e coinvolgimento per loro, parlando di leadership in "spazi sempre più ampi e rilevanti nel campo della formazione: teologia, catechesi, liturgia e scuole di fede e di politica". La Chiesa, afferma l'Instrumentum laboris, deve accogliere e fare suo "lo stile femminile di agire e di comprendere gli avvenimenti".

Infine, relativamente alla vita consacrata in generale, tra i suggerimenti espressi per ritornare alla Chiesa primitiva trova spazio anche quello di favorire la partecipazione politica delle "persone consacrate vicine ai più poveri e agli esclusi" e la raccomandazione di includere processi educativi dedicati all'interculturalità, all'inculturazione e al dialogo tra le spiritualità nei processi di formazione della vita religiosa. 

Nico Spuntoni
http://www.lanuovabq.it/it/sinodo-amazzonia-ecologismo-estremo-e-attacco-al-celibato

CAMPAGNA DIABOLICA
Pillole e spot blasfemi, ora si premia l’offesa a Dio

L’immagine di un dipinto di Botticelli modificata, con l’Arcangelo Gabriele che porge a Maria una confezione di pillole contraccettive-abortive: “Usala, fa miracoli!”, recita la scritta. E la Società per la contraccezione premia gli studenti con 1.000 euro ciascuno. Lo specchio di un laicismo che invoca "rispetto", ma si sente libero di offendere Dio e tutti i fedeli cristiani.


La contraccezione, anche se “d’emergenza”, elevata dogmaticamente a panacea e venerata come un idolo, ignorando gli stessi fatti medici che si dice di conoscere. L’offesa a Dio, e a tutto quanto vi è di più sacro, permessa, sostenuta, addirittura premiata. «Usala, fa miracoli!», si legge nella scritta che accompagna l’immagine deturpata del capolavoro di Botticelli raffigurante l’Annunciazione, in cui si vede san Gabriele Arcangelo offrire alla Vergine Maria una confezione di EllaOne, la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo, che oltre a funzionare come contraccettivo può avere in alcuni casi effetti abortivi, impedendo l’annidamento dell’embrione nell’utero.

La blasfemia in questione, che irride il mistero centrale nella storia della salvezza, è il progetto vincitore dell’iniziativa Informi-amici, promossa dalla Società medica italiana per la contraccezione (Smic) e dall’associazione LaScelta e che da tre anni coinvolge gli studenti di quarta di diversi licei artistici: la campagna è volta, si legge sul sito Internet di Informi-amici, «all’educazione all’affettività e al rispetto dell’altro (prevenzione del cyberbullismo), alla prevenzione delle infezioni a trasmissione sessuale e alla contraccezione». Di questi obiettivi si può dire che solo l’ultimo, contrario alla morale naturale, sia centrato.

Intanto, far credere che le malattie sessualmente trasmissibili - per esempio l’Aids - si prevengano con il preservativo equivale a veicolare un mito: il condom ha infatti una struttura porosa che in certe condizioni, anche se usato correttamente, lo rende penetrabile all’Hiv. Parlare di educazione all’affettività è poi fuori luogo, perché è chiaro che l’idea di fondo di questi gruppi è il sesso senza amore e sganciato dalla responsabilità, mentre riguardo al «rispetto per l’altro» si può tranquillamente stendere un velo pietoso, visto che la Smic e compagni non si sono fatti problemi a diffondere e premiare un’immagine che offende, senza bisogno di fare un giro sui social per capirlo, ogni fedele cristiano.

Il fatto è tanto più grave se si pensa che il progetto vincitore, nato in seno all’Istituto Giorgi-Woolf di Roma, è stato ideato da un gruppo di studenti coordinati da una professoressa. Un’educatrice adulta, insomma. Questo stesso gruppo ha presentato un altro spot dove un celebre dipinto di Tiziano, Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, è modificato con l’aggiunta di un preservativo, offerto da Satana a Eva, e la scritta: «Prendilo, non è peccato». Come inganno diabolico, in effetti, è azzeccato. Difficile poi stabilire se sia più triste che degli studenti di un liceo artistico si prestino a ridicolizzare alcuni dei capolavori dell’arte italiana, direttamente legati al cristianesimo, oppure che a coordinarne gli afflati blasfemi siano degli insegnanti che dovrebbero formarli all’amore per l’arte.

Gli studenti del progetto #Usalafamiracoli sono stati premiati dalla Smic con una borsa di studio di 1.000 euro a testa, mentre «il premio speciale della giuria», 500 euro complessivi, è andato a un gruppo del Liceo Caravaggio di Roma, autore di un altro progetto che gioca, anche qui in modo blasfemo, con il nome di Dio. Il tutto è ovviamente celebrato come “originale” e “creativo”, termini che non solo fanno pena se accostati alle opere vilipese nel loro messaggio (il fine dell’arte sacra è sempre stato la catechesi), ma sono oltremodo falsi, dal momento che oggi - tra chi è a corto di idee e vuole esprimere una determinata ideologia - è divenuto comunissimo dare una rappresentazione deformata di immagini e oggetti sacri, crocifissi compresi.

C’è insomma una sistematica irrisione della fede cristiana, che la dice lunga sui fini dell’iniziativa. La sua gravità ha portato l’associazione Non si tocca la famiglia a scrivere al Ministero dell’Istruzione, denunciando la diffusione di «contenuti che risultano in antitesi con i principi e i valori educativi del sistema scolastico» e definendo un «atto di vilipendio alla religione cattolica oltraggiare immagini di altissimo valore artistico e religioso». Non sappiamo se verranno presi provvedimenti, ma certo quel che è successo non è sinonimo di civiltà. Anzi, è fonte di scandalo, nel senso proprio del termine. Poi, la cultura laicista dominante può inventarsi tutte le “fobie” di questo mondo e invocare per esse l’istituzione di nuovi reati e pene ad hoc, ma questi episodi confermano che a duemila anni dall’Incarnazione l’unica “fobia” tollerata è quella diretta contro Gesù Cristo e chi lo ama. Giocando sull’insegnamento evangelico, da osservare ovviamente sempre, che come cristiani siamo chiamati ad amare e pregare anche per i nostri nemici (tra l'altro, è il Vangelo del giorno), che comunque è ben diverso dall’applaudire o appoggiare le loro malefatte. Meglio chiarirlo, in tempi di confusione. Senza dimenticare, innanzitutto, di offrire atti e preghiere per riparare le offese ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, che celebreremo a giorni.

Al cuore dell’iniziativa promossa dalla Smic c’è infatti semplicemente un rifiuto di Cristo, ben racchiuso nello stesso spot che ha vinto il primo premio: Maria che riceve una pillola contraccettiva-abortiva nel bel mezzo dell’annuncio angelico in cui le viene comunicato il concepimento verginale di Gesù. Difficilmente si poteva trovare un messaggio più offensivo e infernale di questo, figlio di una totale mancanza di quello che è un dono dello Spirito Santo, il timore di Dio. Il rifiuto di Dio si riflette nel rifiuto dell’altro, in primis la libera offesa dei cristiani (per inciso, dubitiamo che la Smic si azzarderebbe mai a oltraggiare così Maometto), e quindi nel rifiuto di donare la vita, che è anche il modo in cui Lui ci ha resi partecipi della Sua opera creatrice. Un rifiuto della maternità e paternità.

Non per nulla la Smic si dichiara collaboratrice dell’International Planned Parenthood Federation (IPPF), il famigerato colosso che promuove e lucra su contraccezione e aborto in tutto il mondo, nato dalla mente eugenetica di Margaret Sanger.

La diffusione della cultura contraccettiva è diretta conseguenza della perdita di fede delle nostre società occidentali. E in questo la stessa Chiesa di oggi ha la sua responsabilità avendo in gran parte abdicato, con poche lodevoli eccezioni, alla sua missione di insegnare e spiegare il perché la contraccezione è un atto contrario all’ordine della natura e quindi alla nostra stessa felicità. Come ulteriore conseguenza, a 51 anni dal Sessantotto e dalla profetica Humanae Vitae di san Paolo VI, la contraccezione si è oggi tramutata in un “bene” scontato, così scontato da divenire tema di insegnamento attraverso iniziative blasfeme come quella raccontata o controversi corsi extracurriculari che favoriscono l’ipersessualizzazione di bambini e ragazzi.

Un’ipersessualizzazione che fa al tempo stesso il gioco dei movimenti pedofili, come avverte da tempo don Fortunato Di Noto con la sua Meter, e attenta alla purezza dei piccoli, allontanandone molti da Dio. Perché alla base di tutto c’è sempre la battaglia escatologica, che si gioca innanzitutto nei nostri cuori, cioè nel nostro “sì” che possiamo dire a Gesù, come Maria, o possiamo rifiutargli. Questa è la scelta su cui si gioca la nostra eternità, che si decide qui e ora.

Ermes Dovico

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