ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 25 agosto 2019

Quando diremo basta?

GLI "AVVELENATORI DEI POZZI"


Bisogna epurare: gli "Avvelenatori dei pozzi". Nella nostra società "Terminale" fino a quando sopporteremo l'inversione dei valori, il capovolgimento del merito, del bene e del male e della "Verità" stessa? Quando diremo basta? 
di Francesco Lamendola  

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Immaginiamoci una carovana che deve attraversare il deserto. L’acqua è razionata, ma l’itinerario sfrutta la presenza di alcune minuscole oasi ove ci sono delle pozze d’acqua, modestissime, ma sufficienti per il fabbisogno di uomini e animali. Se una sola di quelle pozze dovesse rivelarsi prosciugata, o in qualsiasi modo inutilizzabile, sarebbe un problema gravissimo; se ciò dovesse ripetersi per due o tre di esse successivamente, sarebbe una tragedia. Nondimeno la traversata è necessaria, e il solo itinerario possibile è proprio quello: consci dei rischi, ma forti della loro esperienza, il capo della carovana e i cammellieri non hanno esitazioni e si addentrano sempre più nella sconfinata distesa di sabbia, orientandosi con il sole e, di notte, con le stelle che brillano nitide e fredde su quel paesaggio lunare. E ora supponiamo che in quella carovana ci siano dei traditori: degli uomini spregevoli i quali, per denaro, e a rischio della loro stessa sopravvivenza, si sono impegnati a far sì che essa non arrivi mai a destinazione, ma si perda per sempre fra le dune. Con l’aiuto di alcuni uomini che accompagnano a distanza, non visti, la marcia degli uomini e dei dromedari, e che li precedono di qualche ora nei luoghi di sosta, fanno in modo che l’acqua dei pozzi venga sistematicamente avvelenata. 

Vi gettano delle sostanze tossiche o, in mancanza d’altro, delle carogne di animali: così per una volta, per due volte, per tre volte, la carovana raggiunge le oasi solo per trovare l’acqua inutilizzabile. Le prospettive si fanno sempre più nere; uomini  e bestie avanzano con pena, le labbra secche e screpolate, le gole riarse, la pelle spaccata e ulcerosa, la mente annebbiata. Il capo della carovana, uomo freddo e realistico, si rende conto che, se anche il prossimo pozzo sarà nelle stesse condizioni dei precedenti, quella sarà la fine certa per tutti. Ma egli è anche un uomo razionale e padrone di sé e ha compreso, fin dalla prima volta, che qualcuno ha deciso di perderli: qualcuno che sta nell’ombra vuole la loro morte. Da quel momento, ha cominciato a tener d’occhio tutti quanti; e ai due o tre compagni più fedeli ha rivelato i suoi sospetti, esortandoli a stare in guardia, specialmente la notte, quando tutti dormono. Durante l’ultimo bivacco prima di raggiungere il quarto pozzo, silenzioso come un ladro e leggero come un’ombra, esce dal campo e si reca da solo, bene armato, fino all’oasi distante alcune ore di marcia; quindi si apposta dietro un tronco del palmeto, dopo aver fatto coricare il suo dromedario in un avvallamento del terreno. Ed ecco, poco prima dell’alba, giungere un uomo che scende dalla sua cavalcatura, si accosta all’acqua, beve a sazietà, riempie i suoi otri e poi fa l’atto di gettare nella pozza il contenuto di un corno che tiene appeso al collo. In quell’istante, il capo della carovana comprende di aver trovato, nello stesso tempo, il bandolo del mistero e il colpevole del più nero tradimento: con una smorfia amara di soddisfazione, imbracciando il fucile, esce dal suo riparo e si pianta dinanzi a quel miserabile, che resta paralizzato per la sorpresa e il terrore. Ecco, qui finisce la nostra storiella.

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Bisogna epurare: gli "Avvelenatori dei pozzi"!

E adesso vogliamo domandare: che cosa dovrà fare, il capo della carovana, di quel traditore, dopo avergli estorto i nomi dei complici, dei mandanti, e il motivo di quell’infamia? Lo vorremo chiedere soprattutto ai signori e signorini progressisti, pacifisti, buonisti, vegani, ambientalisti, ecologisti, garantisti, umanitari, filantropi, solidali, inclusivi, accoglienti, eccetera: che cosa si deve fare di quelle canaglie? Quale punizione si dovrà infliggere loro? E, soprattutto: bisognerà portarseli dietro per il resto del viaggio, dividere con loro le esigue scorte di viveri e d’acqua, sorvegliarli giorno e notte perché non fuggano o non tentino di assassinare i loro custodi, al solo scopo di condurli in un luogo dove potranno essere giudicati secondo le leggi e con tutte le garanzie possibili? Oppure la loro colpevolezza, provata oltre ogni dubbio, e del resto da loro stessi confessata, è già più che sufficiente per decretare la loro esecuzione immediata? La loro estrema malvagità, la loro infedeltà, la loro perfida ingratitudine, la totale mancanza di senso morale che hanno dimostrato, unita al pericolo che tuttora rappresentano, anche solo potenzialmente, non sono più che sufficienti a decidere che non venga usata nei loro confronti alcuna clemenza, che non si mostri alcuna debolezza? E attenzione, signori buonisti: che cosa fareste voi, se un assassino, se un rapinatore violento e crudele, salisse a bordo della vostra barca, durante una regata solitaria? Che cosa fareste se ve lo trovaste in casa, una casa isolata, che dista ore di strada dalla più vicina stazione di polizia? Se, dopo averlo sorpreso, vi trovaste con un’arma in mano; e se vedeste sul suo volto un sinistro sorriso mentre, sfrontato, passa lo sguardo sui vostri familiari, su vostra moglie e i vostri figli: che cosa fareste, in quel caso?

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Come i "Ciechi di Brueghel"? Fino a quando sopporteremo questa inversione di valori, questo capovolgimento del merito e del demerito, del giusto e dell’ingiusto, del vero e del falso, del bene e del male? Quando diremo basta?

Ebbene: la storia che abbiamo immaginato è un apologo che rappresenta, metaforicamente, la situazione della nostra società. Da anni essa vaga nel deserto, il deserto della modernità, sfruttando, per sopravvivere, quel poco di linfa vitale che ancora sopravvive, qua e là, nonostante il diffondersi di una cultura di morte che provoca, a sua volta, comportamenti pubblici e privati contrari alla vita, al bene, alla famiglia, alla religione. Da anni essa riesce a scongiurare l’estrema catastrofe, non per merito proprio, ma perché non è riuscita ancora a distruggere le ultime pozze d’acqua fresca, gli ultimi nuclei di bene, di amore per la vita e di timor di Dio, che hanno potuto resistere qua e là, grazie al coraggio e alla fede di alcuni uomini e donne eroici, impavidi, che non si sono uniformati all’andazzo generale, ma sono rimasti saldi e incrollabili nei loro principi.

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Anche la neochiesa "massonica" si è piegata al nichilismo di Hollywood? A una cultura di morte, inneggiante al vizio, alla perversione, al disprezzo di ogni valore positivo, e che spinge soprattutto i giovani nel vortice velenoso di una trasgressione distruttiva fine a se stessa, a un nichilismo le cui ultime espressioni non possono essere, che la follia e il suicidio finale!

Pure, alcuni uomini estremamente malvagi hanno individuato questi ultimi angoli di pace, queste ultime fonti d’acqua limpida, queste famiglie, questi individui che brillano, con la loro vita e con le opere, talvolta con i loro scritti, come dei fari nella notte buia e tempestosa, e hanno deciso di eliminarli. Hanno giurato a se stessi di riuscirvi, in qualunque modo e a qualsiasi prezzo: se necessario, anche facendo approvare dal parlamento delle leggi che proscrivano quelli che denunciano il male; anche facendo cacciare dalla Chiesa di Cristo quelli che non si piegano al rovesciamento della dottrina e della morale; anche strappando i bambini innocenti ai loro genitori per darli in affido a persone ciniche e spietate, bramose di “rieducarli” secondo i loro perversi principi, al preciso scopo di distruggere quel che resta della famiglia naturale formata da un uomo, una donna e dai figli nati dal loro amore, e non procurati con forme di procreazione immorali o, peggio ancora, affittando l’utero di qualche donna bisognosa e disperata. Inoltre, i loro teorici non si stancano di inondare la scuola, il cinema, la televisione, la narrativa, il teatro, la musica leggera, il fumetto, le gallerie d’arte e ogni forma di spettacolo e manifestazione, per propagandare la loro cultura di morte, inneggiante al vizio, alla perversione, al disprezzo di ogni valore positivo, e spingere soprattutto i giovani nel vortice velenoso di una trasgressione distruttiva e fine a se stessa, di un nichilismo le cui ultime espressioni non possono essere che la malattia, la follia e il suicidio. Ebbene, domandiamo a tutti i buonisti di cui sopra: che cosa si dovrà fare di queste persone che predicano il male, che insegnano il disordine, che stanno avvelenando gli ultimi pozzi d’acqua pura? Persone le quali, si badi, nel loro ambiente e in tutti i luoghi della cultura dominante, trovano quasi soltanto applausi, premi, riconoscimenti, successo, denaro, carriera, e folle strabocchevoli pronte a idolatrarli? Bisognerà usare verso di loro tutti i riguardi possibili, o bisognerà schiacciarli con il tacco della scarpa, come serpenti velenosi, quali in realtà sono?

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Cari amici democratici e progressisti, rassicuratevi: non intendiamo proporre né plotoni d’esecuzione, né tribunali rivoluzionari, né sante ghigliottine: quelle cose, semmai, sono nel vostro stile, voi che siete i campioni del multicultralismo e del dialogo interreligioso spinto fino all’oblio di sé e all’autocensura della propria identità!

Bisogna epurare gli avvelenatori dei pozzi

di Francesco Lamendola
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