ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 26 novembre 2019

Il veleno contenuto in Amoris laetitia

CHIEDERE SCUSA: DI CHE?


Vescovo chiede scusa ai divorziati risposati: di che? Correndo dietro ai peccati del mondo, la chiesa non recupera i peccatori, per il semplice fatto che "Non li converte": è lei a convertirsi al mondo e ad accettare il peccato 
di Francesco Lamendola  
  
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E così, ci siamo arrivati: anche in Italia, come in altre parti del mondo, il veleno contenuto in Amoris laetitia sta dando i suoi tossici frutti. Due vescovi del Nordest, Marangoni di Belluno-Feltte e Pizziolo di Vittorio Veneto, hanno annunciato pubblicamente di voler aprire le porte della Comunione ai separati e ai divorziati che sono passati a nuove nozze, ovviamente civili, o a nuove unioni. Fin qui, nulla d’inaspettato sotto il sole: era solo questione di tempo; ci sarebbe da stupirsi, semmai, che gli zelanti seguaci del signor Bergoglio abbiano atteso per passare dalle parole ai fatti ben tre anni e mezzo, un tempo considerevole secondo i frenetici standard della rivoluzione neomodernista, poiché l’esortazione apostolica reca la data dell’8 aprile 2016 e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. 

Probabilmente la spinta decisiva è venuta dalla celebrazione del sinodo amazzonico, grazie al quale i cattolici, basiti, hanno appreso di essere stati felicemente traghettati dai loro pastori dall’eresia all’apostasia, passando per l’idolatria, la blasfemia e il paganesimo di ritorno. Dopo quell’evento, che resterà a perpetua memoria d’infamia negli annali della chiesa, se ancora ci sarà il tempo di compilare degli annali, le forze ancora latenti della dissoluzione hanno preso coraggio, sono uscite dall’ombra e stanno sferrando l’assalto finale alla città di Dio, per opera e per mano di signori, regolarmente stipendiati dai fedeli e che godono del rispetto e della devozione dei fedeli, ma che non agiscono affatto da pastori del gregge di Cristo, avendo gettato infine la maschera e avendo deciso di mostrarsi senza più infingimenti per ciò che in realtà sono: dei lupi travestiti da pastori, ai quali non importa la salvezza delle pecorelle, ma anzi desiderosi di compiacere il disegno massonico, da lungo tempo concepito ed attuato nell’ombra con astuzia e con metodo,  per assoggettare e distruggere la chiesa.

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Ricordate quel che disse Gesù Cristo dei seminatori di scandali: sarebbe meglio se si legasse loro una macina da mulino al collo e li si gettasse in mare. Sono parole tremende, se vi resta un briciolo di timor di Dio!

Tuttavia, affinché nulla mancasse all’apostasia, non era ancora sufficiente che il sedicente papa promulgasse quel documento eretico, né che ostentatamente si rifiutasse di rispondere ai Dubia di quattro eminenti cardinali e alla Correctio filialis di settanta studiosi cattolici; e neppure che gli zelanti esecutori traducessero in azione pastorale, si fa per dire, la cancellazione per decreto del peccato d’adulterio, vale a dire la pubblica abiura di duemila anni di dottrina cattolica sulla santità e indissolubilità del matrimonio. Un cammino all’incontrario iniziato nel 1974 allorché, in occasione del referendum abrogativo della legge sul divorzio, una quantità di cattolici, compresi importanti membri del clero, votarono per il “no” e difesero apertamente la loro scelta, affermando che pur credendo, da cattolici, nella indissolubilità del matrimonio (bontà loro), non se la sentivano però d’imporre la loro convinzione ai non credenti, in nome della “libertà”, per usare le parole di uno dei cattivi maestri catto-progressisti, il rettore della Cattolica di Milano, Giuseppe Lazzati (ora in odore di santità: nessuna meraviglia, coi tempi che corrono e coi papi che imperversano). No, tutto questo non era ancora sufficiente; ci voleva dell’altro, ci voleva di più, qualcosa di più eclatante e di più spettacolare, qualcosa che arrivasse al cuore della gente per far capire da che parte soffia il vento che viene dalla chiesa odierna: e al “di più” ha magnificamente provveduto il vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Renato Marangoni, il quale ha spinto la sua bergogliosa misericordia fino a indirizzare ai divorziati risposati una lettera aperta, ampiamente divulgata dalla stampa non solo cattolica, ma anche e soprattutto laica, nella quale porge loro le pubbliche scuse a nome della chiesa tutta per l’ingiusto e discriminatorio trattamento che essa ha riservato ad essi così a lungo, evidentemente comportandosi da madre matrigna, chiusa nei suoi sorpassati pregiudizi moralistici e insensibile al richiamo della vera carità cristiana. Come dire che per duemila anni la chiesa cattolica ha sbagliato e che duecentosessantacinque romani pontefici non hanno capito nulla di ciò che Gesù pensava e diceva a proposito del matrimonio: probabilmente perché, come ha osservato con finissima  acribia filologica il generale della setta gesuita, Sosa Abascal, duemila anni fa in Palestina non si vendevano ancora, purtroppo, i registratori.

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 Questi lupi travestiti da pastori svendono la dottrina, falsificano la morale, offendono e smentiscono i loro predecessori! E per ottenere qual risultato, poi? Le chiese, sempre più vuote; le parrocchie, sempre più deserte!

È doveroso, a questo punto, riportare la lettera che il 22 novembre 2019 il vescovo Marangoni ha indirizzato ai separati e ai divorziati della sua diocesi, firmandosi Renato, vescovo; un vescovo, vale la pena di ricordarlo, nella cui diocesi non è più attivo nemmeno un seminario (mentre un tempo ce n’erano due), perché i seminaristi sono così pochi che vengono dirottati ad altra diocesi: e questo è il biglietto da visita di un episcopato che forse dovrebbe riflettere su un tale crollo delle vocazioni.
Mi rivolgo a voi con un saluto che intende aprire un rapporto di conoscenza, di stima e di dialogo. Non solo, desidera anche farvi conoscere il desiderio di potervi incontrare. Vi parlo a nome della diocesi di Belluno Feltre, di cui sono vescovo.
C’è una parola iniziale da confidarvi: SCUSATE! C’è in questa parola la nostra consapevolezza di avervi spesso ignorato nelle nostre comunità parrocchiali. Forse avete anche sofferto per atteggiamenti tra noi di giudizio e di critica nei vostri confronti. Abbiamo anche per un lungo tempo dichiarato che non potevate essere pienamente ammessi ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, mentre in molti di voi c’era il desiderio di essere sostenuti dal dono dei sacramenti e dall’affetto di una comunità.
In questo ci siamo irrigiditi su una visione molto formale delle situazioni familiari a cui eravate pervenuti. Abbiamo sbagliato a non considerare altrettanto la situazione personale, i sogni che avevate alimentato, la vostra vocazione alla vita coniugale con i progetti di vita che comportava, seppure incorsi in vicende familiari travagliate, dove tanti fattori possono essere stati decisivi ad ostacolare tutto questo. È proprio in queste situazioni complesse che la responsabilità personale ha bisogno di essere sostenuta e aiutata proprio nelle sue fragilità.
A chi tra voi si è scoraggiato e ha lasciato le nostre comunità parrocchiali, siamo qui per confidarvi che ci mancate e che sentiamo di aver bisogno di voi e della vostra testimonianza di vita. Siamo consapevoli che le vicende travagliate, che avete attraversato e che hanno disturbato e ferito i vostri affetti familiari, possono aiutarci tutti a considerare la vita come un dono mai scontato, come una responsabilità mai conclusa, come un poter ricominciare il percorso dell’esistenza per la promessa che esso rappresenta.
Ci risuona una parola di Gesù: «Coraggio, alzati, ti chiama!». Parola che egli pronuncia su ogni vita, anche quando essa sembra compromessa nelle sue radici.
È per questa sua parola che vorremmo incontrarci tra persone che sentono delle ferite aperte nei loro affetti familiari o che hanno ricominciato una vita insieme e desiderano porla accanto a questa parola di vita di Gesù.
Ecco l’invito che ti/vi facciamo: nel pomeriggio di domenica 1° dicembre, alle ore 15.00, presso il Centro Papa Luciani a Col Cumano di Santa Giustina. Ci incontriamo assieme ad altre persone, tra cui alcune coppie di sposi, che all’interno della Diocesi di Belluno Feltre si dedicano alla pastorale della famiglia.
Credici… Credeteci…: sarà un incontro amichevole e familiare, dove anche ascolteremo la Parola di Gesù e riscopriremo anche le parole incoraggianti di Papa Francesco, che ha scritto in una sua esortazione: “Amoris Laetitia”.
Vi attendiamo!

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 E così, ci siamo arrivati: anche in Italia, come in altre parti del mondo, il veleno contenuto in Amoris laetitia sta dando i suoi tossici frutti: due vescovi del Nordest, Marangoni di Belluno-Feltte e Pizziolo di Vittorio Veneto, hanno annunciato pubblicamente di voler aprire le porte della Comunione ai separati e ai divorziati che sono passati a nuove nozze, ovviamente civili, o a nuove unioni! 
  
Vescovo chiede scusa ai divorziati risposati: di che?

di Francesco Lamendola 
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2 commenti:

  1. Stomachevole. Ma non temete perché il Signore ha già piazzato da anni le Sentinelle ed ora ha schierato le sue truppe di assalto. Ha convertito persone che in altri tempi avrebbe lasciato avrebbe lasciato bruciare perché il Male si combatte con la Fede e le braccia di chi il Male lo ha praticato e conosce insidie e lusinghe. Belluno e Vittorio Veneto sono presidiate più di quanto si pensi e come sul Golgota sotto la stessa Croce di Cristo si alterna il lamento del malvagio con la preghiera del penitente. E questa non è una metafora...

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  2. Penso che l'atto estremo di misericordia di DIO in questo momento terribile della storia della salvezza umana,sia proprio di non essere più presente come Figlio nella Santissima Eucarestia in quelle false funzione religiose,celebrate con il rito novus ordo,che altro non sono che momenti di "condivisione",riunioni tra persone, amici,affiliati,confratelli,del tutto simili alle adunanze dei testimoni di geova,o qualche altra setta,dai pentecostali agli evangelici...così che coloro che si accostino in peccato mortale alla comunione non ricevano altro che un pezzetto di pane e nient'altro!!Tutto questo per evitare che a tale condizione,si aggiunga la più terribile di sacrilegio,prima nella confessione e poi nel mangiare il corpo e sangue di Cristo:mangerebbero la loro condanna definitiva!!E' l'atto di Amore di Nostro Signore Gesu'Cristo,"PADRE PERDONA LORO,PERCHE'NON SANNO QUELLO CHE FANNO",frase che apre una breccia nel cuore del ladrone e la sua conversione,per lasciare un piccolo spiraglio a coloro, che allucinati dal buonismo luciferino,restano abbagliati dal Grande Inganno,pronti tutti per l'inferno

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