ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 7 dicembre 2019

L’ecologia della mente e del cuore

L'ANTIDOTO E' L'ESSERE: E' DIO!


Come liberarsi dal puzzo della modernità. Il ricatto del Pensiero Unico e il malessere esistenziale, che mina la nostra voglia di vivere? L'antidoto è Dio: Lui solo ci restituisce la giusta prospettiva sul mondo e su noi stessi 
di Francesco Lamendola  
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L’altro giorno, alla stazione di Padova, l’altoparlante ha dato uno strano annuncio: ha detto che il treno sul quale dovevamo salire era in ritardo perché una persona era stata investita sulla linea. Strano, perché di questi tempi siamo continuamene bombardati con il mantra della privacy: lo spalmano dappertutto, e specialmente chi lavora nella pubblica amministrazione deve stare bene attento a non esporre i “dati sensibili” di Tizio o di Caio, e fra questi, entro breve, ci sarà anche il numero di scarpe o la taglia del berretto. Di solito, in caso di ritardo, le Ferrovie dello Stato non dicono altro; ma stavolta hanno voluto dire di più, molto di più; quasi avessero voluto tutelarsi contro i malumori del pubblico: Vedete bene che noi non c’entriamo con questo ritardo; non è colpa nostra se qualcuno si fa investire dai treni.

 Preso nota della stranezza, siamo comunque saliti sul treno e rientrati a destinazione, così non ci abbiamo più pensato. Ma quella sera, purtroppo, una telefonata ci ha riportato a quanto era avvenuto: la persona investita era un giovane di nostra conoscenza, poco più che trentenne: era stato investito dal treno a San Fior, fra Conegliano e Sacile, e naturalmente era morto. La mattina dopo, col giornale, sono arrivati altri particolari: non si conoscevano affatto i motivi del suo gesto, ma sicuramente si era trattato di un suicidio. Era stato visto distendersi sui binari della ferrovia e così se l’era trovato davanti il capotreno; inutili le grida e lo sbracciarsi di alcune persone che avevano visto la scena e tentato di lanciare l’allarme; inutile la frenata convulsa del convoglio lanciato a piena velocità. Non conoscevamo bene quel giovane, ma una cosa sapevamo di lui: era una brava persona. Era un ragazzo gentile, dal cuore buono; quelli che lo conoscevano gli volevano bene. Naturalmente ci siamo domandati, d’istinto, se avesse manifestato qualche segno premonitore del gesto terribile che forse stava già meditando di compiere, e che avrebbe gettato nello sconforto i suoi genitori e le sue tre sorelle. A ben pensarci, forse sì: era sempre piuttosto triste. Si vedeva che un velo di malinconia era sceso su di lui e si frapponeva fra lui e il mondo.

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Come liberarsi dal puzzo della modernità, dal ricatto del Pensiero Unico e dal malessere esistenziale, che mina la nostra voglia di vivere?

Naturalmente, persone che giungono alla decisione estrema del suicidio, vuoi per uno sconforto improvviso e superiore alle loro forze, vuoi dopo una lunga e sofferta riflessione, ce ne sono sempre state e purtroppo, senza dubbio, sempre ce ne saranno. Ciò non toglie che abbiamo comunque il dovere d’interrogarci, quando avviene un caso del genere: specie se a togliersi volontariamente la vita, in silenzio e senza che gli amici e i parenti possano far nulla prima che sia troppo tardi, è un giovane uomo o una giovane donna. Non si può non pensare alla vita che essi avevano davanti, alla famiglia che avrebbero potuto creare, ai figli e ai nipoti che avrebbero potuto avere; al contribuito, materiale e morale, che avrebbero potuto dare alla società; al fatto che il mondo, dopo la loro brusca e definitiva partenza, è rimasto un po’ più vuoto, un po’ più solo e un po’ meno bello. Ci si chiede, allora, se quel gesto fosse davvero inevitabile, o se sarebbe stato possibile scongiurarlo. Non è solo e non è tanto questione di accorgersene in tempo: perché, se una persona ha deciso che non vale più la pena di vivere, allora non la si potrà fermare: prima o dopo riuscirà a fare quel che ha stabilito di fare. La vera domanda è se non sia possibile, da parte di ciascuno, dare un contributo più efficace affinché il mondo non perda del tutto il suo incanto, ma conservi almeno in parte la sua aura di mistero sacro e bellissimo. Questa è la vera domanda e questo è il vero esame di coscienza cui siamo chiamati, ogni volta che accade un fatto come quello che abbiamo sopra riferito: domandarci se siamo stati degni membri del consorzio umano e degni abitanti del mondo in cui tutti viviamo.

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 L’ecologia più importante è quella della mente e del cuore! Se le nuove generazioni hanno diritto di ricevere in eredità un mondo che sia ancora vivibile, esse hanno un bisogno e un diritto ancor più grande: ricevere un mondo che sia ancora circonfuso della sua aura sacra, nel quale vi sia ancora il senso del mistero e nel quale la bellezza sia ancora coltivata con amore, tenendo lontana il più possibile la sua nemica morale: la bruttezza!

Oggi si insiste e si pone molta enfasi, anche da parte del clero cattolico, sulle questioni legate all’ecologia e alla biodiversità; si ribadisce continuamente il concetto che la nostra impronta, sul pianeta che abitiamo, deve essere più leggera di quanto lo sia stata finora, perché altrimenti rischiamo di non aver più un pianeta abitabile da lasciare in eredità alle nuove generazioni. Questo tipo di discorsi non tiene conto del fatto che l’ecologia più importante è quella della mente e del cuore; e che se le nuove generazioni hanno bisogno, e anche diritto, di ricevere in eredità un mondo che sia ancora vivibile, e non tragicamente inquinato e sconvolto, esse hanno tuttavia un bisogno e un diritto ancor più grandi: ricevere un mondo che sia ancora circonfuso della sua aura sacra, nel quale vi sia ancora il senso del mistero e nel quale la bellezza sia ancora coltivata con amore, tenendo lontana il più possibile, per quanto sta in noi, la sua nemica morale, la bruttezza. Ci si deve chiedere, in altri termini, se si è stati capaci di vivere nella luce, trasmettendo l’abito della pulizia morale e il gusto della verità, ma anche il senso del limite, alle giovani generazioni: cosa che non è possibile se non si pratica, appunto, una quotidiana ecologia interiore. È evidente che un genitore, o comunque un adulto, il quale vive nel disordine morale, pratica numerosi vizi, si circonda di cose brutte, ignora del tutto la dimensione spirituale e non pensa che alla ricchezza e ai beni materiali, nonché alle cose esteriori mediante le quali emergere e superare gli altri, suscitando invidia e attirando amici e partner sessuali unicamente interessati al suo portafogli, non potrà mai trasmettere ai suoi figli e ai giovani coi quali entra in contatto, anche solo indirettamente (i compagni di scuola dei suoi figli, per esempio) l’immagine di un mondo bello, luminoso e affascinante, né a livello morale, né a livello fisico.

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  Bisogna deporre i vestiti dei bambocci telecomandati, fare scelte consapevoli e non semplicemente lasciarsi trasportare dalla corrente, merce da compravendita senza alcun valore specifico, ma buona solo per far salire l’indice auditel e per riempire le capaci casse del fisco da un lato, e delle multinazionali dall’altro!


Come liberarsi dal puzzo della modernità
di Francesco Lamendola

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IL PUZZO DELLA MODERNITA'
Fonte: Il Decimo Toro del 07 Dicembre 2019

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