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sabato 11 gennaio 2020

Ite, Budda est

La Messa è finita / Il caso di Buffalo (Usa) dove le chiese abbandonate diventano moschee e templi buddisti

    Un lettore mi invia una foto accompagnata da una faccina che piange. “Guardi qui che roba”, mi scrive. “Hanno messo dei Buddha in una chiesa!”.
Messaggi come questo, purtroppo, non sono rari. Ricevo di continuo segnalazioni che riguardano abusi, violazioni e profanazioni d’ogni genere.

Dei Buddha monumentali in una chiesa cattolica però non li avevo ancora visti! Così ho fatto un giro in internet e ho scoperto che la chiesa in questione, Sant’Agnese, che si trova al numero 194 di Ludington Avenue a Buffalo, Stati Uniti, in realtà non è più una chiesa cattolica, ma è diventata un centro per la meditazione buddhista.
Dopo aver accolto migliaia di fedeli cattolici per centodue anni, nel 2007, a causa della crisi che colpì Buffalo e della conseguente diminuzione drastica della popolazione, Sant’Agnese chiuse i battenti. L’ultima Santa Messa fu celebrata il 21 ottobre di quell’anno.
La chiesa rimase vuota e abbandonata per due anni, fino a quando, nel 2009, fu rilevata da un acquirente:  un monaco vietnamita, di nome Thich Minh Tuyen, che si mise all’opera, grazie a generose donazioni, per trasformare Sant’Agnese in un luogo per la meditazione buddhista. Ed ecco che nel 2012 l’edificio riaprì i battenti come tempio dell’Associazione buddista internazionale Sangha Bhiksu.
Il caso di Buffalo è tipico. Quando la crisi economica si fa sentire, succede che le città si svuotino e che ci sia un cambio di popolazione. Così alcuni edifici di culto vengono riconvertiti e altri abbattuti.
A Buffalo le chiese cattoliche crebbero di numero all’inizio del secolo quando la città accolse migliaia di immigrati provenienti prima dalla Germania e poi dall’Italia. Esaurito questo flusso, le chiese incominciarono a svuotarsi. E alcune sono diventate templi buddisti, oppure moschee o chiese di confessioni non cattoliche.
In termini tecnici si parla di “conversione”, il che lascia un retrogusto amaro, se pensiamo al significato che la parola conversione ha per i cattolici.
Una foto del 1968 mostra Sant’Agnese ancora nel suo splendore, con il grande Crocifisso e l’altare al suo posto. Ma da quel periodo in poi fu un rapido declino. I discendenti dei cattolici arrivati dalla Germania e dall’Italia incominciarono ad andarsene, e anche la crisi demografica fece sentire i suoi effetti.
Al posto degli emigrati europei ne arrivarono altri, dall’Asia e dall’Africa, non più cattolici ma buddhisti e musulmani. E le chiese abbandonate furono in molti casi “convertite”.
Dopo aver raggiunto il picco di abitanti negli anni Cinquanta con 580 mila residenti, Buffalo ha visto la propria popolazione ridursi a ritmi sempre più sostenuti. La scomparsa di posti di lavoro nell’industria manifatturiera ha allontanano migliaia di famiglie, e ora la popolazione è di meno di 260 mila abitanti. La città è rimasta però una porta di ingresso negli Usa per nuovi migranti: prima dal Messico e da Porto Rico, poi da India, Vietnam, Birmania, Bhutan, Somalia e altri paesi asiatici e africani. Di qui la necessità di templi buddhisti e moschee. E siccome costruire grandi edifici per il culto è molto costoso, si è pensato di “convertire” le chiese, come nel caso di Sant’Agnese, che fu acquistata per 250 mila dollari frutto di donazioni raccolte negli Stati Uniti ma anche in Asia.
Sant’Agnese fu convertita nel giro di tre anni. Prima vennero fatte le riparazioni, poi si passò ai nuovi impianti, poi furono tolte le statue cattoliche. Le vetrate colorate invece sono rimaste, e al posto delle panche sono stati messi tappeti, mentre alle pareti i monaci hanno appeso grandi drappi colorati.
Diverso il caso della chiesa Maria Regina della Pace, sempre a Buffalo, che per 300 mila dollari è diventata una moschea della Muslim Society of Buffalo, o Jami Masjid. Nel giro di alcuni mesi, i volontari musulmani hanno eliminato tutto ciò che ricordava il culto cattolico, comprese le vetrate, e poi hanno dipinto le pareti di celeste.
Ora la moschea Jami Masjid, privata anche dei banchi e riempita di tappeti per la preghiera islamica, mostra come unici ornamenti scritte in arabo, con le preghiere del Corano. Il pensiero non può non andare alla sorte di Santa Sofia, a Istanbul, ma in realtà sono moltissime, specie nel Nord Europa, le chiese diventate moschee.
Vista dall’esterno Maria Regina della Pace continua a essere una chiesa, ma dentro tutto è cambiato. L’altare maggiore è stato completamente rimosso, sostituito da uno spazio in moquette per la lettura del Corano. L’ex abside, dove cantava il coro, è diventato un ambiente separato e schermato, riservato alle donne. E c’è anche uno spogliatoio in cui i fedeli musulmani possono eseguire le abluzioni rituali.
Le cronache locali dicono che le attività legate alla moschea sono molto cresciute nel corso degli anni, tanto che ora la struttura ospita un centro musulmano comunitario, programmi settimanali di formazione, gruppi di giovani e lezioni di Corano.
A Buffalo gli oggetti di culto e gli arredi rimossi dalle chiese vanno a finire in altre chiese, oppure sono venduti. Alcuni poi sono trasferiti in una sorta di museo, che conserva la memoria religiosa di epoche passate, quando la popolazione era ancora per la maggior parte di fede cristiana e cattolica.
Ovviamente anche buddhisti e musulmani faticano a gestire edifici così grandi. Negli inverni rigidi di Buffalo le bollette per il riscaldamento raggiungono anche i 2500 dollari al mese, ma la solidarietà viene incontro alle necessità.
Insieme alla popolazione proveniente da fuori è cresciuta la comunità afroamericana di Buffalo, il che ha portato alla “conversione” di molte chiese cattoliche in chiese anglicane, battiste ed evangeliche.
Ma ci sono anche edifici di culto che non vengono convertiti. È il caso della sinagoga più antica della città. Inaugurata all’inizio del Novecento, chiuse nel 1962 e divenne per un certo periodo una chiesa pentecostale. Nel 1996 le organizzazioni ebraiche cercarono di ripristinarla come sinagoga, inserendo la struttura nel registro nazionale dei monumenti storici, ma non ci riuscirono, e nel 2014, dopo aver allontanato alcuni manifestanti che per protesta si erano incatenati all’interno, procedettero con la demolizione.
Intanto la solidarietà fra i musulmani continua a consentire nuovi progetti. Nel 2017 Jami Masjid ha raccolto più di 80 mila dollari per un nuovo parco giochi. Sorgerà sulla proprietà che, già della chiesa di Maria Regina della Pace, è ora della moschea.
A.M.V.

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