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mercoledì 1 aprile 2020

Guarigioni alla gesuita..

E l’ecologista arruola il virus. Il fatale esito di un’antica eresia



Partiamo dall’attualità. Tragica. L’Italia e il mondo soffrono, guardano con preoccupazione al futuro e piangono. Ma non tutti: qualcuno, anzi, fa festa. Sapete, ad esempio, chi è tale Gunter Pauli? È un ecologista, fanatico sostenitore della famigerata “decrescita felice”, sodale di Beppe Grillo, consulente economico di Giuseppe Conte e, ma guarda un po’, imprenditore della bioplastica. Costui, garrulo e felice come un uccellino all’alba, ha twittato: “La Terra torna a respirare. Decenni di eccessivi consumi e produzioni hanno lasciato un tributo da pagare. E improvvisamente un virus ci ha fermato”. E, naturalmente, tutti voi conoscete (come non potete?) Sandro Veronesi, scrittore mainstream, ovviamente premio Strega, ovviamente progressista, che ha scritto: “A che cosa serviamo, ormai, noi uomini sul pianeta Terra? Perché dovremmo continuare a vivere, noi, dopo che la Madre Terra si è sbarazzata di altre migliaia di specie inutili e dannose?”.

Ecco perché il tema della visione “anti-umanista” dell’ecologismo è di estrema attualità. Ma prendiamo questa storia da lontano. Agli inizi del XX secolo un gruppo di ricchi signori di varie provenienze acquistò un vasto appezzamento di terreno sul Monte Monescia, poi ridenominato “Monte Verità”, sopra la bella località svizzera di Ascona, sul Lago Maggiore, per costruirvi una “colonia” di adepti dediti al nudismo, alla più totale libertà sessuale, al vegetarianismo, all’adorazione panteista della natura, a rituali parareligiosi intrisi di teosofia e antroposofia, anarchismo, socialismo utopico, pacifismo, a danze notturne sotto la luna. Si formò un villaggio fatto di spartane casette in legno, orti biologici e ville in stile Bauhaus, che attrasse, anche solo per previ periodi, intellettuali europei come JungRemarqueHesse, Kafka, ma anche Bakunin, Lenin, Trotsky.
Nelle confuse ideologie di questi ricchi annoiati possiamo rinvenire tutti i prodromi di quegli sdilinquimenti spiritualistico-ecologisti che infestano il nostro pensiero occidentale, imponendo i più infantili (o senili) luoghi comuni politically correct della nostra decadenza: la Terra (Gaia) sofferente e in pericolo, la decrescita felice, il veganesimo, la liberazione sessuale e via aberrando. Se si analizza con attenzione l’ecologismo, nelle sue varie forme, sempre di più si manifesta non solo come ideologia, ma anche come vera e propria “esperienza religiosa”, come setta fanatica e talvolta violenta intrisa di un misticismo malato, pervertito e dedita culti tellurici.
E ciò non soltanto nella cosiddetta “deep ecology”, ma anche in quella “di superficie”, anche perché tra “ecologia profonda” e “ecologia di superficie” in realtà non c’è contrapposizione, ma continuità. Ed è ormai diffusa e consolidata la convinzione che l’ecologismo sia diventato una nuova religione, o più probabilmente sia stato generato come tale fin dall’origine, nei laboratori oscuri della Rivoluzione anti-umana, come forma estrema di decadenza e dissoluzione della modernità. Scrive Antonio Socci: “…l’ideologia ecologista si sta prepotentemente trasformando in una religione che adora la Natura come buona e incorrotta e depreca la presenza umana come minaccia alla stessa innocente Madre Terra”. E ricordando l’inquietante episodio dell’idolatria vaticana di Pachamama, sanguinaria dea inca della natura, cita José Antonio Ureta, scrittore cileno, che descrive il pensiero ecologista di Bergoglio come “cosmovisione teilhardiana e New Age di un universo in cui tutto è collegato”. Ed è sempre Ureta, parlando di “ecoteologia”, definisce l’ambientalismo: “una corrente spirituale di matrice religiosa” che si richiama al panteismo: “L’ecologia è l’espressione ambientale di quel panteismo”. Il politologo Alessandro Campi rinviene nell’ecologismo un: “millenarismo di marca apocalittica”. Ettore Gotti Tedeschi ed Enzo Pennetta, richiamando l’odio metafisico dello gnosticismo contro l’uomo, vertice della Creazione, a immagine e somiglianza di Dio, dal Creatore stesso destinato a dominare e soggiogare la Natura e la Terra, rilevano che: “L’ambientalismo è dottrina gnostica e anticattolica” (e infatti è contro la vita, pro-aborto e in alcune sue frange estreme inneggia al suicidio come i Catari). Eugenio Capozzi riferisce del “neo-misticismo ecologista”.
Acuta la definizione di Adriano Scianca, giornalista e scrittore: “L’ultima epifania religiosa della tarda postmodernità” e Thomas Pedretti, in un interessante e recente libro Con la scusa del clima, riferendosi alla aggressiva e irosa ragazzotta biondocrinita che sacrifica i suoi studi per dedicarsi alla nobile missione della Salvezza della Terra racconta che: “Qualcuno, ironicamente, ha già parlato di “Gretology”, ovvero una nuova setta planetaria sul modello della controversa Scientology.” Ha dichiarato, in una recente intervista su La Verità, Riccardo Cascioli, giornalista cattolico che di ecologismo se ne intende, avendo scritto, con Antonio Gaspari, uno dei migliori libri sull’argomento, Le bugie degli ambientalisti: “L’ideologia dell’ecologismo è una religione di fatto […] nella concezione cattolica l’uomo è al vertice del creato […]. Secondo la Carta della terra, invece, l’uomo è parte di una comunità di vita, assieme alle piante e agli animali. Questa mentalità panteista si ritrova anche nella Laudato sì”. Decisamente interessante la pacata, ma ferma, reazione del cardinal Mueller alla discutibilissima espressione “conversione ecologica” usata da Bergoglio: “Dobbiamo rifiutare in modo assoluto espressioni come “conversione ecologica”. C’è solo una conversione al Signore, e come conseguenza c’è anche il bene della natura. Non possiamo fare dell’ecologismo una nuova religione, qui siamo in una concezione panteista, che va rifiutata.
Un altro grande incubatore di lungo periodo dell’attuale ecologismo, con tutto il suo carico di settarismo religioso, è il “pensiero” New Age, anche se è assai problematico definirlo “pensiero”: non c’è nulla di unitario, di coerente, di logico. Si tratta di una serie di credenze vagamente spiritualiste, mistiche e millenariste come quelle riferite all’Età dell’Acquario, diversificate a seconda delle sette, delle sotto-sette e delle aspirazioni individuali.
Nato nel riflusso delle violente proteste studentesche della New Left contro la guerra in Vietnam, nei cascami del disordine psichico e intellettuale degli hippies, nella scoperta delle “nuove” droghe come l’LSD e i suoi effetti estranianti e allucinogeni, nel pacifismo proto-ecologista, nell’odio decostruzionista contro l’ordine “borghese”. In questa allucinata confusione influì non poco il pensiero di Fritjof Capra, docente di fisica a Berkeley, in California, il più importante centro di infezione della New Age, con le sue tesi sconfinanti nel misticismo, autore de Il Tao della fisica, e i libri dello “stregone” Carlos Castaneda e delle sue esperienze “iniziatiche” di tipo sciamanico con l’uso di allucinogeni.
Il fenomeno New Age si frantumò in un serie di gruppetti, sette, tra cui The Family di Charles Manson, autore del massacro dell’attrice Sharon Tate e di altre sette persone come “sacrificio magico”. Così il sociologo delle religioni Massimo Introvigne descrive dalla parabola della New Age: “Negli anni 1970 e 1980 l’ala più radicale del movimento – dopo aver tentato per qualche anno la strada disperata e senza uscite del terrorismo – rifluì nella politica convenzionale per riaggregarsi infine attorno ai partiti “verdi” in Europa” e alle iniziative politiche di ultra-sinistra del reverendo coloured Jesse Jackson in USA.
Altri gruppi, come la Convergenza Armonica di José Argüelles, proseguirono nelle credenze magico-ecologiste, tribaliste e apocalittiche basandosi sull’astrologia maya e sulle profezie di tribù indiane come gli Hopi, i Lakota, gli Ute. E’ grazie a questa setta che all’Università della California si celebrò, per la prima volta, il 22 aprile 1970, la “Giornata della Terra”. Riferisce sempre Introvigne che questa setta il 16 e il 17 agosto 1987 promosse un rito magico di massa in cui 144.000 (numero biblico) persone si misero in contatto “con le energie planetarie e galattiche” anche per favorire una forma di “ritorno avatarico” del dio messicano Quetzalcoatl, tra l’altro divinità bramosa di sangue e di sacrifici umani. Ovviamente nulla successe e ciò generò una giustificata delusione tra i fedeli della setta ecologista.
Comunque, è nel pensiero fortemente anticristiano e antirazionale della New Age che riaffiora l’idea di Gaia, la Terra quale entità divina vivente, senziente, intelligente, in una visione panteista in cui l’uomo è solo un animale tra altri animali, se non un parassita della Terra, tipica dell’ecologismo che nega così la “signoria” dell’uomo stabilita nella Genesi.
A dire il vero, l’idea oscura di una Terra come organismo vivente, a prescindere da panteismi filosofici anteriori, compare agli inizi del secolo scorso con Papus, al secolo Gérard Encausse, occultista, stregone e guaritore, fondatore del Martinismo, un sistema “iniziatico” in cui si mischiano elementi di occultismo, spiritismo, stregoneria rituale, evocazione dei morti, massoneria “di frangia” e pensiero gnostico, autore di più di duecento pubblicazioni “necromantiche”.
Strettamente collegato al mondo dell’ecologia è poi l’ambiente della cosiddetta Wicca, da witchcraft, “stregoneria” un insieme fluido e mutevole di sette e sottosette il cui “pensiero” si basa, oltre che su un “ecologismo magico”, sul femminismo e sull’esaltazione della figura della “strega”. Collegata, in qualche caso, al satanismo, così Massimo Introvigne descrive la Wicca: “diffonde pubblicazioni per spiegare che “strega è bello” e che si tratta di una gioiosa celebrazione della vita e della natura, di canti, fuochi e danze per celebrare i ritmi delle stagioni, con un uso “magico” della nudità”. Insomma, la riproposizione dei Sabba d’evocazione demoniaca.
C’è anche un aspetto, apparentemente bizzarro, talvolta persino caricaturale, che accomuna il mondo ecologista a quello di alcune sette religiose eretiche o semieretiche: il profetismo millenaristico. Come gruppi eretici medioevali percorrevano le lande (“penitenziagìte, penitenziagìte”) minacciando i bravi villici con l’annuncio della prossima fine del mondo, ammesso che questa storiella che sembra tratta dal film Brancaleone da Norcia e da qualche “leggenda nera” sul medioevo sia vera, (ma sono certamente vere le previsioni di date della prossima fine del mondo di molte sette para-protestanti degli ultimi due secoli, puntualmente smentite dal sorgere dell’alba del giorno dopo), così l’ecologismo, anche quello “scientifico”, ci ha avvelenato la vita, negli ultimi cinquant’anni, con previsioni di prossima estinzione dell’umanità.
Nel 1970, durante la famigerata “Giornata della Terra”, gli scienziati paventarono catastrofici cambiamenti climatici. Preveggente anticipazione del “riscaldamento globale”? il contrario: nella sfera di cristallo di questi “scienziati” c’era una nuova era glaciale, dovuta all’inquinamento: “entro il 1985 l’inquinamento avrà ridotto la quantità di luce solare sulla Terra”. Nel 1990 avremmo dovuto avere quattro gradi di temperatura media in meno, e undici nel 2000. Una nuova era glaciale, con i poli che avrebbero occupato gran parte della Terra. La previsione venne confermata da un altro gruppo di scienziati nel 1973.
Inutile soffermarsi sulle previsioni totalmente sballate del Club di Roma, sodalizio dedito al terrorismo antinatalista e neo-maltusiano, fondato da Aurelio Peccei, tra l’altro membro del Bilderberg Club: nel 1972, in un testo titolato I limiti dello sviluppo, il Club predisse la prossima fine del petrolio e di altre materie prime e un totale tracollo economico legato a problematiche ambientali e per la sovrappopolazione. Nessuna delle previsioni si avverò, tra la commiserazione generale. Ciononostante, il Club esiste ancora, ha sede in Svizzera e continua la sua propaganda antinatalista, ecologista e “antisviluppista”.
Nel 1980 i soliti “scienziati” lanciarono l’allarme sulle cosiddette “piogge acide” che in un decennio, avrebbero dovuto distruggere molti ecosistemi. Ne avete sentito più parlare, di queste “piogge acide”? E poi, ancora, la totale sommersione delle Maldive e di altri arcipelaghi di piccole isole entro il 2018. Le Maldive, per la gioia dei turisti, sono ancora lì. E la bufala del “buco nell’ozono” che avrebbe dovuto portare alla distruzione della Terra in pochi anni e che invece, si sta chiudendo da solo?
Più vicino a noi, parliamo del Premio Nobel Al Gore, ex vicepresidente ultra-liberal degli USA, arricchitosi con il suo impegno ecologista (il suo film di propaganda ha vinto un Oscar), diventato il primo“miliardario del carbonio”. In soli 7 anni, tra il 2000 e il 2007, il patrimonio di Gore è infatti aumentato di 50 volte, da circa 780.000-1,9 milioni a ben oltre 100 milioni di dollari. Costui nel 2007 dichiarò che il Polo Nord si sarebbe completamente sciolto entro il 2015. Ci risulta che i ghiacci del Polo siano, più o meno, ancora lì.
Poi l’ineffabile Principe Carlo d’Inghilterra che, forse per non annoiarsi durante la lunghissima attesa di ascendere al trono, si diletta di catastrofismo ecologista: nel 2009 dichiarava che avremmo avuto solo otto anni per salvare il pianeta e, recentemente, in un ricevimento di Ministri degli Esteri ha precisato che “abbiamo diciotto mesi per fermare il cambiamento climatico
È giusto concludere questa rassegna di profeti mancati con la nota ragazzina svedese con le treccine, Greta Thunberg, che prima ha profetizzato che nel 2031: “ci sarà una reazione a catena che porterà alla fine della civiltà umana”, poi ha accorciato il tiro, preconizzando un mondo “fatalmente ferito dai nostri comportamenti negligenti già entro il 2020”.
Un completo, e anche divertente, elenco delle catastrofiche profezie mancate degli ecologisti lo si può trovare qui: https://www.totalitarismo.blog/cento-anni-di-apocalissi-sbagliate/.
Per chiudere, assai istruttive sono le parole di James Schlesinger, ex Segretario dell’Energia degli USA, riportate da Mario Giaccio nel suo testo Il climatismo, una nuova ideologia: “Il ricorso ai combustibili fossili […] rappresenta l’equivalente laico del Peccato Originale. Se solo ci pentissimo e decidessimo di non peccare più, le azioni umane potrebbero sventare la minaccia di un ulteriore surriscaldamento globale.” Quindi, penitenziagìtepenitenziagìte
Antonio de Felip 31 Marzo, 2020
Vaticano, sul sito ufficiale la tesi del gesuita: "Il coronavirus fa bene all'ambiente". Articolo rimosso, ma è troppo tardi
Imbarazzo in Vaticano. Secondo padre Benedict Mayaki il coronavirus ha effetti positivi sull'ambiente. "I cambiamenti nel comportamento umano dovuti alla pandemia del virus Covid-19 stanno portando benefici non intenzionali al pianeta", scrive sul sito del Vaticano in un articolo poi cancellato, ma citato dal Messaggero. Il gesuita afferma infatti che la riduzione dell'attività umana "sta avendo un beneficio non intenzionale: la Terra sta guarendo se stessa".
Poi padre Mayaki sembra tornare in sé esprimendo la speranza che possa essere presto trovato un vaccino in grado di fermare il Covid-19. Questo però con l'auspicio che si possano "prendere in considerazione opzioni sostenibili". Ma il commento non finisce qui: "Non abbiamo mai trattato tanto male la nostra Casa Comune come negli ultimi duecento anni", afferma citando addirittura la Laudato Sì, l'enciclica di Papa Francesco sull'ambiente.

Il coronavirus? Un alleato di Madre Terra


La pagina delle notizie del Vaticano, VaticanNews.va, ha pubblicato il 30 marzo un articolo in inglese intitolato Coronavirus: Earth’s unlikely ally.
L’autore, il gesuita Benedict Mayaki, commenta con soddisfazione il fatto che la quarantena causata dal coronavirus, con conseguente chiusura in casa di tante persone, abbia comportato “benefici imprevisti per il pianeta”, come l’acqua limpida e il ritorno dei pesci nei canali di Venezia e la diminuzione delle emissioni di carbonio e dunque dell’inquinamento atmosferico. In tutto questo, commenta il buon padre gesuita, “c’è una lezione per il futuro” che ci insegna “quanto si possa fare per il pianeta”.
Ovviamente il buon padre gesuita cita l’enciclica Laudato si’ di Francesco e spiega che in quell’importante documento si mette in guardia dagli effetti nocivi dell’attività umana sull’ecosistema.
Nell’articolo non si fa alcun riferimento alla morte di tante persone e alle sofferenze causate dal coronavirus. Forse per questo il testo è stato rimosso, ma qualcuno ha fatto in tempo a leggerlo.
Che dire? Quando, in preda all’ideologia ecologista, si sostiene che la nuova divinità è la Madre Terra, non si può che approdare a questi esiti. Il buon padre gesuita è stato forse un po’ troppo diretto e tranchant, ma non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze un certo pensiero: per il pianeta il male è l’uomo. Dunque, se vogliamo salvare il pianeta, eliminiamo l’umanità, o almeno riduciamone fortemente la presenza. Una visione in linea con i novelli profeti del malthusianesimo (come Jeffrey Sachs) tanto spesso ospitati e riveriti, non a caso, in Vaticano.
Tout se tient!
A.M.V.

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