ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 5 luglio 2020

Ci sono argomenti che non possono esser discussi civilmente?

Viganò a Rabbi Ahrens: “Perché dovrebbe sentirsi chiamato in causa, quando si parla di Nuovo Ordine Mondiale?”


Monsignor Viganò aveva scritto l’8 maggio: “Con il pretesto dell’epidemia del Covid-19, si è giunti in molti casi a ledere i diritti inalienabili dei cittadini, limitando in modo sproporzionato e ingiustificato le loro libertà fondamentali[…] Abbiamo ragione di credere, sulla base dei dati ufficiali relativi all’incidenza dell’epidemia sul numero di decessi, che vi siano poteri interessati a creare il panico tra la popolazione con il solo scopo di imporre permanentemente forme di inaccettabile limitazione delle libertà, di controllo delle persone, di tracciamento dei loro spostamenti. Queste modalità di imposizione illiberali preludono in modo inquietante alla realizzazione di un Governo Mondiale fuori da ogni controllo”. Il rabbino tedesco Ahrens lo ha accusato di “complottismo”.

Ecco la meravigliata  risposta:
Signor Rabbino,
visto che sono stato chiamato in causa per il mio Appello per la Chiesa e per il mondo, chiedo ospitalità a Katholisch per risponderLe.
Devo dirLe, dottor Ahrens, che mi stupiscono non poco le Sue parole, allorché Ella dichiara: «Sappiamo da tempo che ci sono persone all’interno delle chiese che aderiscono a tali teorie. Ma ora hanno il coraggio di esprimere queste opinioni ancora più apertamente». Penso che sia dovere di ognuno di noi esprimere le preoccupazioni per una situazione che, approfittando della crisi del Covid, va ben oltre le ragionevoli misure di sicurezza, imponendo ad intere Nazioni la privazione di libertà costituzionali: questo forse non è avvenuto in Germania, ma certamente si è verificato in molti Paesi.
Le chiedo, signor Rabbino: secondo Lei, è ancora permesso esprimersi liberamente, o ci sono argomenti che non possono esser discussi civilmente? Se Lei può esprimere il proprio dissenso sul contenuto dell’Appello, perché «persone all’interno delle chiese» non dovrebbero aver diritto ad esprimersi liberamente? Per quale motivo Ella ritiene che per farlo occorra «avere il coraggio», come se si trattasse di farneticamenti privi di un riscontro reale?
Liquidare queste preoccupazioni – peraltro espresse anche da autorevoli personalità – come «teorie del complotto» non mi sembra un atteggiamento costruttivo: soprattutto se non si entra nel merito, confutando ciò che si ritiene non vero. Le chiedo quindi: in che cosa, in particolare, Lei non concorda con il testo dell’Appello? Cosa, dell’Appello, rappresenta per Lei uno «shock»?
Mi creda: non avrei mai pensato che l’Appello potesse offenderLa; d’altra parte, per quale motivo un Rabbino dovrebbe sentirsi chiamato in causa, quando si parla di Nuovo Ordine Mondiale? Il Messia che Israele attende è Rex pacificus, Princeps pacis, Pater futuri saeculi: non un tiranno senza morale che domina il mondo sottomettendo gli uomini come schiavi. Questo è piuttosto l’Anticristo.
Veniamo ora alla valenza spirituale del Covid. Nell’Antico Testamento vi sono moltissimi esempi di punizioni inviate da Dio sul Popolo eletto, e i Profeti ammonirono molte volte gli Ebrei affinché abbandonassero l’idolatria, non si contaminassero con i pagani, rimanessero fedeli all’unico vero Dio. Ricordo le parole del Profeta Geremia, dopo l’incendio di Gerusalemme ad opera delle truppe babilonesi, nel 585 a.C.: «I suoi avversari hanno preso il sopravvento, i suoi nemici prosperano; poiché il Signore l’ha afflitta per i suoi innumerevoli peccati» (La 1, 5).
Questa visione, che la Chiesa di Cristo condivide, ci mostra un Dio giusto e misericordioso, che premia i buoni e punisce i malvagi; che come un Padre amorevole punisce anche i figli disobbedienti, per riportarli a seguire la Sua santa Legge. Per questo motivo, «trasformare il negativo in positivo, trasformare una maledizione in una benedizione» si ottiene con il riconoscere di aver commesso un peccato, di aver violato l’alleanza con Dio, di aver meritato i Suoi castighi. Allora anche l’epidemia diventa un’occasione per tornare al Signore, adorarLo nel Suo tempio santo, seguire i Suoi precetti.
Vi fu un tempo in cui, nell’obbedienza delle masse, una infernale dittatura si macchiò di un gravissimo crimine, rendendosi responsabile della deportazione e della morte di milioni di persone innocenti, solo a causa della loro fede e della loro stirpe. Anche allora i media mainstream elogiavano i potenti e tacevano i loro delitti; anche allora medici e scienziati prestarono la propria opera ad un piano delirante di dominazione; anche allora chi osò levare la voce venne accusato di «teorie della cospirazione». Si dovette aspettare la fine del secondo conflitto mondiale per scoprire con orrore la verità che molti avevano fino ad allora taciuto.
Sono sicuro che quanti oggi delegittimano l’Appello come espressione di “complottismo” non si rendono conto dei reali pericoli ai quali è esposta l’intera famiglia umana.
Ma sono certo che tanto i Cattolici, quanto tutti gli uomini di buona volontà – e tra questi penso di poter annoverare anche i figli di Abramo – abbiano a cuore la maggior gloria di Dio, il rispetto della dignità degli individui, le libertà dei popoli.
Beatus populus, cujus Dominus Deus ejus (Ps. 143, 15).
+ Carlo Maria Viganò,Arcivescovo, Nunzio Apostolico22 Maggio 2020Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo


Rabbi Josh Ahrens in visita da Francesco, aprile 2017.  Ha un  master in ” relazioni ebraico-cristiane” a Cambridge e ( Woolf Institute per le relazioni ebraico-cristiane ). Ha lavorato come rabbino dal 2010 al 2013 a Sofia, dal 2013 al 2015 nella Israelitische Kultusgemeinde di Zurigo e poi brevemente a Düsseldorf prima di assumere un incarico di ricerca per la Fondazione nazionale scientifica svizzera nell’autunno 2015 nell’ambito del suo dottorato (tramite la conferenza Seelisberg) e si ritirò dal lavoro della comunità. Dal 2016 lavora di nuovo come rabbino a Norimberga.È membro della Conferenza dei rabbini ortodossi in Germania e direttore per l’Europa centrale del Centro per la comprensione e la cooperazione ebraica – cristiana.

Il rabbino che denuncia  il progetto Covid come preliminare al Governo Mondiale
Amnon Itshak, rabbino magnifico e tradizionale, denuncia il Nuovo Ordine Mondiale e la complicità di Netanyahu nel progetto, che chiama “il piano satanico” e fa risalire al  Council on Foreign Relations (CFR). Il rabbino fa parte della comunità yemenita perseguitata in terrasanta, dove i bambini erano separati dai loro genitori. Contrabbando di bambini, schiavitù generale e distruzione delle famiglie, tutto è presentato qui da un uomo di fede e tradizione; ricorda il bizzarro scivolone della lingua di Bibi (“uccidere” per “aiutare”). …
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Ritorno alla fede bambina. Postille alle lettere di due pastori

Mi ha colpito molto lo scambio di lettere tra monsignor Luigi Negri, vescovo emerito di Ferrara-Comacchio, e l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio negli Stati Uniti.


Man mano che le circostanze della vita tendono a indicarci elementi di degrado sia nella vita ecclesiale che in quella sociale – scrive Negri a Viganò – vorrei farle pervenire la mia adesione al suo messaggio che mi sembra abbia raccolto il cuore vivo della nostra esperienza ecclesiale. Questo cuore vivo dell’esperienza ecclesiale si connota sempre più per la quotidiana consapevolezza che il tempo che ci è dato fugge e che la nostra esistenza rimane fortemente condizionata dalla provvisorietà degli eventi e dei fatti. Mi sembra che la Chiesa, a brani, secondo un ritmo spesso momentaneo, stia recuperando la coscienza della propria identità e il compito missionario che caratterizza la sua vita e la sua storia”.
Il messaggio a cui si riferisce monsignor Negri è l’Appello per la Chiesa e per il mondo, lanciato da monsignor Viganò all’inizio dello scorso maggio e sottoscritto da decine di migliaia di persone.
Prosegue monsignor Negri: “Noi sentiamo ogni giorno più viva la pressione degli eventi che chiedono di essere giudicati secondo la chiarezza della parola del Signore e vissuti come obbedienza alla Sua volontà… La nostra forza è veramente l’abbandono della nostra vita alla Sua volontà e soprattutto il desiderio che la nostra vita viva la grande vibrazione della missione”.

Ci stringiamo a lei, Eccellenza, e vorremmo poter accompagnare come ultimi discepoli il suo passo sicuro sulla strada della verità, della bellezza e del bene. Il Signore renda la sua presenza nella Chiesa e fra gli uomini come una presenza carica di verità, di capacità di sacrificio e di volontà di bene verso tutti gli uomini; così ci sembra di corrispondere in modo povero, ma reale, al grande invito della liturgia di ogni momento, quello di non perdere il tempo ma restituirlo ogni giorno con piena volontà e con grande apertura al cuore stesso di Dio, perché nella vita di ogni giorno noi siamo proprio chiamati a sperimentare la grandezza di Dio e il desiderio di contribuire in qualche modo, realmente però, al farsi del Regno di Dio nel mondo”.
A questa lettera di monsignor Negri, datata 16 giugno 2020, monsignor Viganò ha risposto l’indomani con una lettera che si apre così: “Eccellenza Reverendissima, ho letto con grande commozione le Sue parole, per me davvero toccanti. È una consolazione vedere che Vostra Eccellenza ha colto, con l’acume e la lucidità che sempre hanno contraddistinto il Suo giudizio, il cuore del problema. Il tempo presente, specialmente per chi ha uno sguardo soprannaturale, ci riporta alle cose basilari della vita, alla semplicità del Bene e all’orrore del Male, alla necessità di scegliere lo schieramento nel quale combattere le nostre piccole e grandi battaglie quotidiane. Vi è chi vede in questo una banalizzazione, come se la chiarezza del Vangelo fosse ormai incapace di dare risposte esaurienti ad un’umanità complessa e articolata; eppure, mentre alcuni nostri confratelli Vescovi si preoccupano quasi ossessivamente per l’inclusività e la green theology auspicando il Nuovo Ordine Mondiale e una Casa comune per le religioni abramitiche, nel popolo e nei sacerdoti va facendosi spazio la persuasione di una lontananza dei propri Pastori – fortunatamente, non tutti – proprio nel momento dello scontro epocale”.
Monsignor Viganò poi scrive: “È vero: il tempo ci sfugge di mano, Eccellenza, e con esso si sbriciolano i castelli di sabbia della retorica quasi iniziatica di chi nella provvisorietà del tempo e nella fragilità del contingente ha voluto costruire il proprio successo. Vi è qualcosa di inesorabile, in quanto accade oggi: i miraggi effimeri che avrebbero dovuto sostituirsi alle verità eterne ci appaiono, alla cruda luce della realtà, nel loro squallore artefatto e posticcio, nella loro ontologica e inesorabile falsità. Ci scopriamo bambini, secondo le parole di Nostro Signore; riconosciamo quasi istintivamente i buoni e i cattivi, il premio e la pena, il merito e la colpa. Ma si può considerare banale la serenità del fanciullo che riposa sul petto della madre, la fiducia fiera del bambino che si aggrappa alla mano del padre? Quante parole fatue ci sono state dette, quanti palliativi inutili ci sono stati propinati, pensando che la Parola eterna del Padre fosse inadeguata, che occorresse aggiornarla per renderla più seducente alle sorde orecchie del mondo! Eppure, sarebbe bastato farla nostra, quella Parola, per non aver bisogno d’altro. Se finora ci siamo lasciati confondere dallo strepito del secolo, ora possiamo abbandonarci con fiducia filiale e lasciarci guidare, perché riconosciamo la voce del divino Pastore e Lo seguiamo dove Egli ci vuole condurre. Anche quando altri, che pure dovrebbero parlare, tacciono. La nostra povertà non è di ostacolo, ma anzi di aiuto in questi frangenti: quanto più saremo umili, tanto più risplenderà la maestria dell’Artista che ci impugna come uno strumento nelle Sue abili mani, come la penna con cui lo Scrivano verga sapientemente la pagina”.

Infine, monsignor Viganò chiede al confratello di “pregare perché tutti noi, che nella pienezza del Sacerdozio il Signore chiama non servi ma amici, riusciamo a renderci docili strumenti della Sua Grazia, riscoprendo la semplicità divina della Fede che Egli ci ha comandato di predicare a tutte le genti. Tutto ciò che per orgoglio vi aggiungeremo di nostro è un penoso orpello di cui dobbiamo imparare a disfarci sin d’ora, se non vogliamo che lo facciano le fiamme del Purgatorio, nelle quali le nostre poche pagliuzze d’oro saranno purificate dalle scorie per renderci degni della visione beatifica. Non sprechiamo i giorni preziosi nei quali la malattia e la vecchiaia ci danno l’opportunità di espiare le nostre e le altrui colpe: sono giorni benedetti che possiamo offrire alla Maestà di Dio per la Chiesa e i suoi Ministri”.
Questo scambio di missive mi ha commosso. Monsignor Negri e monsignor Viganò, oltre a essere entrambi ambrosiani, sono coetanei, essendo nati nel 1941. Ecco due quasi ottantenni che, nella fase finale della loro vita, dopo tanto studio e dopo tanto servizio e cammino all’interno della Chiesa, con responsabilità di primissimo piano, avvertono ora la necessità di tornare all’essenziale della fede, lasciando da parte tutto ciò che offusca la bellezza del Vangelo, l’amicizia con Gesù e la speranza cristiana, e rifiutando i nuovi dogmi della Chiesa che vuole a ogni costo piacere al mondo. Ecco due anziani pastori che ritornano alla fede bambina: bambina non perché immatura, ma perché è abbandono totale e fiducioso.
Poiché dopo l’Appello monsignor Viganò è intervenuto con forza, con un altro documento, anche per stigmatizzare le deviazioni dottrinali e liturgiche introdotte a causa del Concilio Vaticano II, monsignor Negri ha in seguito tenuto a precisare con un comunicato che la sua lettera di apprezzamento indirizzata all’ex nunzio riguarda l’Appello di maggio e non l’intervento sul Concilio. Una precisazione che fa capire come ragionare liberamente sul Concilio sia oggi quasi un tabù. E sia, quindi, quanto mai necessario.

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