ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 13 luglio 2020

Dalla pusillanimità all'apostasia

Lo hanno detronizzato. Dal liberalismo all'apostasia. La tragedia conciliare.


«Ci sembra che gli argomenti di questo volume siano più attuali oggi di quanto non lo fossero all’epoca della prima pubblicazione». Così scriveva don Davide Pagliarani nella presentazione alla prima edizione italiana. Motus in fine velocior, recita l’antico brocardo. Dobbiamo infatti dolorosamente constatare che, con il trascorrere del tempo, queste pagine mantengono più vivo e attuale che mai il proprio valore; non tanto e non soltanto a causa dell’intensificarsi degli attacchi alla verità cattolica provenienti dai nemici esterni alla Chiesa, quanto per la recrudescenza della malattia modernista che avvelena il corpo stesso della Chiesa dall’interno e dall’alto, nella sua gerarchia. Dopo l’assalto al dogma, il “magistero” post-conciliare procede allo scardinamento della morale, servendosi a tale scopo dei due sacramenti che ne costituiscono da sempre il baluardo: Matrimonio e Penitenza. La Rivoluzione avanza, oggi come (e più di) ieri, nel nome della “libertà”.

Le Edizioni Piane ripresentano al pubblico, in una nuova veste grafica, questo capolavoro di Mons. Lefebvre così importante ancora oggi per riuscire a comprendere fino in fondo le cause della spaventosa crisi che attanaglia la Chiesa, e di conseguenza l’unico rimedio possibile: il ritorno alla Sacra Tradizione. (Fonte: fsspx.it)

Riconciliarsi con i princìpi del 1789

In politica, i cattolici liberali vedono nei princìpi del 1789 delle verità cristiane, senza dubbio un po' scostumate, ma gli ideali moderni, la libertà, l'uguaglianza, la fraternità, la democrazia (ideologia) e il pluralismo, una volta purificati, sono tutto sommato assimililabili alla Chiesa. Questo è l'errore che Pio IX condanna nel Sillabo: «Il Pontefice romano può e deve riconciliarsi e transigere con il progresso, il liberalismo e la civiltà moderna» (prop. 80).
«Cosa volete, dichiara il cattolico liberale, non si può essere all'infinito contro le idee del proprio tempo, remare senza tregua controcorrente, sembrare retrogrado e reazionario». Non si vuole più l'antagonismo fra la Chiesa e lo sprito liberale laico, senza Dio.
Si vogliono conciliare gli inconciliabili, riconciliare la Chiesa e la Rivoluzione, Nostro signore Gesù Cristo e il principe di questo mondo. Non si può immaginare impresa più empia, e che sgretoli di più lo spirito cristiano, la giusta lotta per la fede, lo spirito di crociata, cioè lo zelo di conquistare il mondo a Gesù Cristo. 

Dalla pusillanimità all'apostasia

In tutto questo liberalismo detto cattolico c'è una mancanza di fede, o più precisamente, una mancanza dello spirito della fede, che è uno spirito di totalità: tutto sottomettere a Gesù Cristo, tutto restaurare, «tutto ricapitolare nel Cristo», come dice san Paolo (Ef 1,20). Non si osa rivendicare per la Chiesa la totalità dei suoi diritti, ci si rassegna senza lottare, ci si adatta, e anche molto bene, al laicismo, infine si arriva ad approvarlo. Dom Delatte e il cardinale Billot ben delineano questa tendenza all'apostasia:
«Un ampio solco divideva da quel momento in poi (con Falloux e Montalambert nelle schiere liberali nella Francia del XIX secolo) i cattolici in due gruppi: quelli la cui principale preoccupazione era la libertà d'azione della Chiesa e il mantenimento dei diritti di questa in una società ancora cristiana; e quelli che si sforzavano innanzitutto di determinare la misura di cristianesimo che la società moderna poteva sopportare, per poi invitare la Chiesa a ridurvisi» (P. Delatte, Dom Guéranger Abbé de Solesmes).
Tutto il cattolicesimo liberale, afferma Billot, è racchiuso in un perdurante equivoco, “la confusione tra tolleranza e approvazione”:
«Il problema tra i liberali e noi […] non è di sapere se, data la malizia del secolo, bisogna sopportare pazientemente ciò che non è in nostro potere, e al tempo stesso lavorare per evitare mali peggiori e operare tutto il bene che rimane possibile; ma il problema è appunto se conviene approvare […] (il nuovo stato di cose), cantare i princìpi che sono il fondamento di tale ordine di cose, promuoverli con la parola, la dottrina, le opere, come fanno i cattolici detti liberali». […]
Che piaga questi cattolici liberali! Si mettono in tasca la fede e adottano le massime del secolo. Che danno incalcolabile hanno causato alla Chiesa con la loro mancanza di fede e la loro apostasia.
Terminerò con una pagina di Dom Guéranger, piena di quello spirito della fede di cui vi ho parlato:
«Oggi più che mai […] la società ha bisogno di dottrine forti e coerenti con se stesse. In mezzo alla dissoluzione generale delle idee, la sola asserzione, un'asserzione ferma, provata, senza difetto, potrà farsi accettare. I compromessi diventano sempre più sterili, e ciascuno di essi si porta via un brandello della verità […]. Mostratevi dunque […] quali in fondo siete, cattolici convinti […]. C'è una grazia legata alla confessione piena e intera della fede. Questa confessione, ci dice l'Apostolo, è la salvezza di coloro che la compiono, e l'esperienza mostra che essa è anche la salvezza di coloro che la intendono» (Dom Guéranger, Il senso cristiano della storia).

Mons.Marcel Lefebvre (estratto del libro: "La mentalità cattolica liberale")

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