ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 11 dicembre 2020

Nessuno di essi ha visto mai niente oltre la punta del proprio naso

Anche nel presepe si porta la mascherina

All’interno del duomo di Torino è stato allestito il canonico presepe per celebrare la Natività; a differenza degli altri anni, però, in quello del 2020 un lungimirante prelato dall’identità ancora sconosciuta ha avuto la brillante idea, per tenersi al passo coi tempi, di mascherinare Giuseppe, Maria i Re Magi  e tutti i pastorelli. Cammelli, buoi e asinelli sono stati esentati, mentre una certa apprensione grava sulle sorti di Gesù Bambino. Sarà dispensato essendo un infante? Sì, ma se non dà il buon esempio Lui, chi altri potrà darlo? I DPCM valgono anche per Dio? E inoltre, non sono Giuseppe e Maria due noti “congiunti”?

La tradizione attribuisce a San Francesco d’Assisi la paternità del presepe, ideato per rappresentare la Natività del Salvatore e la beata letizia dei personaggi di contorno, protesi nella sua adorazione; tuttavia, come scrive sul suo blog il vaticanista Aldo Maria Valli,             “I personaggi mascherati del neo-presepe pandemico non mostrano questa gioia: hanno la stessa sembianza impaurita, omologata, smarrita di tutti gli odierni frequentatori delle Messe biocompatibili”. Per far rispettare il distanziamento e aumentare il tasso di realismo, si potrebbero alfine inserire pure le guardie giurate.

L’esempio torinese ha avuto diversi epigoni in giro per l’Italia: un presepe con distanziamento e mascherine è stato messo a punto nel reparto cardiologia dell’ospedale di Vibo Valentia, mentre tre illuminanti storielle sui neo-presepi ci vengono dalla Toscana. A Cerreto Guidi, località già nota per la “Via dei presepi” (oggi vietata),  l’artista Fabio Bandini ne ha realizzato uno ligneo mascherinandone i personaggi; sempre in Toscana, a San Miniato, il presepista Mario Rossi detto Maglietta, reduce da 47 anni di presepe consecutivi, non ha voluto rinunciare al quarantottesimo, nonostante gli spazi sacri e profani di cui aveva fruito negli anni passati non fossero più utilizzabili: alla fine lo ha messo in scena nel giardino di casa sua. Maglietta ha dedicato il suo presepe 2020 ai medici, agli infermieri e a tutti quelli che lottano contro il Covid: ha messo la mascherina a tutti, ma almeno ha risparmiato la Sacra Famiglia. Nella parrocchia dei SS Giovanni Battista e Ilario, a Rosignano, hanno proprio esagerato: Gesù è collocato dentro una mascherina, mentre  un angelo è addirittura dotato di termoscanner. Il parroco, don Federico Locatelli, ha così commentato la vicenda attraverso le pagine  del quotidiano Il Tirreno: “E’ il segno che Dio non è qualcosa di astratto, ma condivide la nostra storia e le nostre fatiche di persone”. Più a Sud, infine, in quella Napoli capitale del presepe artigianale, sono comparse statuine di medici e paramedici con camici, mascherine tricolori e in grembo l’Italia malata da accudire. I Re Magi recano con sè l’autocertificazione: magari non gli perquisiscono le saccocce. Fiutato il business, diversi siti di e-commerce propongono ora i pastorelli “moderni”: un set da sei disgraziati con mascherina arriva a costare 65 euro.

Il mondo cattolico appare diviso sulla questione: per alcuni si tratta di “semplice” cattivo gusto, per altri di una dissacrazione più o meno inconsapevole, per altri ancora di un atto di pura blasfemia;  nel frattempo, atei, agnostici e miscredenti vari si chiedono a cosa mai crederanno i milioni di “cattolici” che pensano di infettarsi ricevendo il corpo di Cristo, frequentando la Casa del Signore e facendosi il segno della croce con le dita umettate d’acqua santa. Pensando a costoro, un ignoto beneffatore ha regalato a due chiese bolognesi un “dispenser” di acqua benedetta che permette ai fedeli di salvarsi anima, corpo e portafogli. “Tecnologia e fede contro il virus e la pandemia” scrive a proposito il sempre esemplare Resto del Carlino.

https://comedonchisciotte.org/anche-nel-presepe-si-porta-la-mascherina/

Presepe di ceramica abruzzese in San Pietro: va bene l'arte... ma cosa ne pensate?

 Alla fine è arrivato: ne avevamo parlato già a novembre qui


E qui l'articolo su l'Avvenire, 11.12.2020. 
Sarà pure artistico, sarà pure artigianale, sarà pure a Km 0, 
ma a noi non piace. A Voi?
Roberto




Dostoevskij su Cavour

Una analisi perfetta che fa capire i motivi per i quali oggi l’Italia non conta nulla sul piano internazionale ed è calpestata da tutti. Ad iniziare dalla Nato per finire alla Ue (Luigi Copertino).

*Dostoevskij attaccava Cavour: aveva unificato e distrutto l’Italia*
dal “Diario di uno scrittore” 1877
di Fëdor Dostoevskij
«(…) in tutto il secolo vi sono state intelligenze diplomatiche assai astute, intriganti, con la pretesa della più reale comprensione delle cose e intanto nessuno di essi ha visto mai niente oltre la punta del proprio naso e degli interessi correnti (tra l’altro i più superficiali ed erronei). (…) Prendete per esempio il conte di Cavour – non è un’intelligenza, non è un diplomatico? Io prendo come esempio lui perché ne è già riconosciuta la genialità ed è già morto.
Ma che cosa non ha fatto, guardate un po’; oh sì, ha raggiunto quel che voleva, ha riunito l’Italia e che ne è risultato: per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi quella papale.
I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano.
La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava questo significato mondiale.
Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata e esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour?
È sorto un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese – la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese – un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine.
Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!».

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