ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 14 dicembre 2020

In Chi&cosa risiede l’invenzione?

Assunzione: invenzioni. La triste deriva degli addetti ai lavori ” 


E’ con profonda amarezza e disagio che mi accingo a scrivere questo nuovo contributo a proposito di un articolo apparso sul blog del teologo Andrea Grillo, in riferimento ai dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria, reputati dal Grillo come invenzioni della tradizione del IX e XX secolo, novità per il tempo e – cito – “legate alla contingenza, che solo con molta difficoltà potremmo oggi non solo recepire, ma anche comprendere appieno” (https://www.cittadellaeditrice.com/munera/immacolata-e-assunta-un-secolo-di-invenzione-della-tradizione/).
Come potete notare anche voi dall’articolo, il teologo reputa i dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria delle invenzioni adatte solo per quei tempi, teologicamente parlando. Oggi queste invenzioni teologiche – Immacolata Concezione e Assunzione -, secondo l’esimio teologo Andrea Grillo, risultano per lo più incomprensibili.
Scavando in profondità la teoria di Andrea Grillo è molto subdola. Come del resto tutto il filone Rahneriano e Bultmaniano.
Costoro sostengono che un dogma non resterebbe tale per sempre ma sarebbe in continua evoluzione. Questo in completo disaccordo e, direi, disobbedienza, con quanto al contrario insegna la Chiesa, di cui un recente Documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1973 (“Dichiarazione circa la Dottrina Cattolica sulla Chiesa per difenderla da alcuni errori d’oggi, n.5”) definisce un dogma di fede con queste parole: “un Principio Fondamentale della fede, Verità Fondamentale e Indiscutibile. Quanto poi al significato stesso delle formule dogmatiche, esso nella Chiesa rimane sempre vero e coerente, anche quando è maggiormente chiarito e meglio compreso.Devono, quindi, i fedeli rifuggire dall’opinione la quale ritiene che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità determinatamente, ma solo delle sue approssimazioni cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni e alterazioni della medesima; e che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la verità, la quale dev’esser continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni. Chi la pensasse così, non sfuggirebbe al relativismo dogmatico e falsificherebbe il concetto d’infallibilità della Chiesa, relativo alla verità da insegnare e ritenere in modo determinato” (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19730705_mysterium-ecclesiae_it.html).

Pertanto, analizzando l’articolo di Grillo, si ode la voce di un Teologo immerso a pieno nella prassi del relativismo dogmatico: un grave errore che risulta fatale per uno studioso. Se all’interno della speculazione teologica si perde l’orientamento datoci dalla Parola di Dio, dalla Tradizione dei Padri e dall’insegnamento Ufficiale, si possono raggiungere migliaia di traguardi, ma di certo non si approda alla Verità. La ricerca di un teologo serio ed intellettualmente onesto deve poter approdare alla Verità di Fede. Una Verità – ahimè, pochi oggi lo affermano – che deve essere oggettiva, non soggettiva. La Verità è una sola: Cristo.
Tornando alle invenzioni, così chiamate da Andrea Grillo, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria, vorrei esprimere alcune considerazioni dal punto di vista esegetico e teologico.
Questo per dimostrare che i dogmi non sono stati “inventati” da alcuno, ma sono niente meno che Verità oggettive fondamentali e indiscutibili, in quanto EVIDENTI.

1.
Partiamo dall’Immacolata Concezione, dogma proclamato l’8 Dicembre 1854 da Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus
[Testo integrale: http://www.totustuustools.net/magistero/p9ineffa.htm].

Seguendo i vaneggiamenti di Grillo, si può arrivare a pensare che un bel giorno Pio IX si sia svegliato di buon umore e abbia pensato: “forza, oggi facciamo un nuovo dogma, l’Immacolata Concezione”.
Il dogma è frutto di studio, di preghiera, di confronto con la Parola di Dio e con la Tradizione. Altro che invenzione.
Cominciamo con Genesi 3,15: “Io porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Prendiamo il testo ebraico: “וֵא ָ֣יבה ׀ ָא ִ֗שׁית ֵ ֽבּ ְינָ֙ך ֵ֣וּבין ָ ֽה ִא ָ֔שּׁה ֵ֥וּבין ַזְרֲע ָ֖ך ֵ֣וּבין ַזְרָ֑עהּ ֚הוּא ְי ֽשׁ ְוּפ ָ֣ך ֔ר ֹאשׁ ְוַאָ֖תּה ְתּ ֶ֥שׁוּפנּוּ ָעֵ ֽ קב” – che tradotto letteralmente sarebbe: “E ostilità porrò fra te e fra la Donna, e fra il tuo seme e il Suo seme; essa ti schiaccerà la testa e tu le soffierai il tallone”.
I termini chiave di questo testo sono:
zare’aki”: seme
ieshufekà”: schiaccerà
La traduzione con seme anziché stirpe, oltre ad essere letterale, è anche più comprensibile. L’inimicizia tra il seme del maligno e il seme di Maria Santissima è la chiave per spiegare il dogma dell’Immacolata.
In Genesi 3,15 i Padri e gli Scrittori ecclesiastici videro prefigurati sia Cristo che la Vergine sua Madre.
Commenta a tal proposito la Ineffabilis Deus: «In conseguenza di ciò, come Cristo, Mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana, distrusse il decreto di condanna che c’era contro di noi, attaccandolo trionfalmente alla croce; così la santissima Vergine, unita con lui da un legame strettissimo ed indissolubile, fu insieme con lui e per mezzo di lui, l’eterna nemica del velenoso serpente, e ne schiacciò la testa col suo piede verginale» . 
Dal protovangelo (Gen 3,14-15) si passa alle figure bibliche maggiormente ricorrenti nei Padri. Sono ricordate – senza peraltro le citazioni tecniche di libri, capitoli e versetti: l’arca di Noè (Gen 6,8-8, 19), la scala di Giacobbe (Gen 28,12), il roveto ardente (Es 3,2-3), la torre inespugnabile dalla quale pendono mille scudi e tutta l’armatura dei forti (Ct 4,4), l’orto chiuso (Ct 4,12), la splendida città di Dio [Gerusalemme], che ha le sue fondamenta sopra le montagne sante (Sal 87,1.3), il tempio di Dio, pieno della gloria del Signore (1 Re 8,10-11), e innumerevoli altre figure di ispirazione biblica.
Proseguendo sempre nella Ineffabilis Deus viene affermato: «… la beatissima Vergine fu quel tabernacolo fabbricato da Dio, formato dallo Spirito Santo, e veramente di porpora, che quel nuovo Beseleel tessé in oro e con varietà di ricami (Es 31,1-11; 35,30-35; 36,37)». 
Quindi vengono menzionati gli scritti dei profeti, di cui Padri fanno uso per celebrare la Vergine: «... come una colomba monda (Ct 2,10); come una Gerusalemme santa (Sal 87); come il trono eccelso di Dio (Sir 24); come arca santificata (Es 25); come la casa, che l’eterna sapienza edificò. Nella sezione della Bolla dedicata ai Padri e Scrittori ecclesiastici, è scritto: «Per tale motivo, nello spiegare le parole con le quali Iddio, fin dalle origini del mondo, annunziò i rimedi preparati dalla sua misericordia per la rigenerazione degli uomini, confuse l’audacia del serpente ingannatore e rialzò mirabilmente le speranze del genere umano: “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la stirpe tua e la stirpe di lei”, essi insegnarono che con questa divina profezia fu chiaramente e apertamente indicato il misericordiosissimo Redentore del genere umano, cioè il Figliuolo Unigenito di Dio, Gesù Cristo; fu designata la sua beatissima Madre, la Vergine Maria; e fu insieme nettamente espressa l’inimicizia dell’uno e dell’altra contro il demonio». Gli stessi autori (I Padri n.d.r.), « … asserirono … che la gloriosissima Vergine … fu da Dio preannunciata, quando disse al serpente: “Porrò inimicizia fra te e la donna”; che senza dubbio schiacciò il capo velenoso dello stesso serpente». Infine nell’esortazione conclusiva: «Poi riaffermiamo la Nostra più fiduciosa speranza nella Beatissima Vergine, che, tutta bella e immacolata, ha schiacciato il capo velenoso del crudelissimo serpente, ed ha portato la salvezza al mondo per se stessa; e come quella Regina, che ricolma di delizie e appoggiata al suo Diletto21, uscì dalla bocca dell’Altissimo  assolutamente perfetta, bella, carissima a Dio, e mai imbrattata da macchia di colpa».    
Venendo al Nuovo Testamento, si nota una particolare attenzione data al saluto dell’Angelo (Lc 1,28: «piena di grazia») e al macarismo di Elisabetta (Lc 1,42: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno»).
I Padri e gli Scrittori ecclesiastici, commentando quei brani, manifestano una chiara convinzione: «La gloriosissima Vergine, per la quale “grandi cose ha fatto colui che è potente”, risplendette di tale abbondanza di doni celesti, di tale pienezza di grazia e di tale innocenza che divenne il miracolo di Dio per eccellenza, anzi il culmine di tutti i suoi miracoli, e degna Madre di Dio; così che collocata, per quanto è possibile ad una creatura, la più vicina a Dio, divenne superiore a tutte le lodi degli uomini e degli Angeli. Di conseguenza, per dimostrare l’innocenza e la giustizia originale della Madre di Dio, non solo la paragonarono spessissimo ad Eva ancora vergine, ancora innocente, ancora incorrotta e non ancora ingannata dalle mortali insidie del serpente menzognero, ma la anteposero a lei con una meravigliosa varietà di parole e di espressioni. Eva infatti ascoltò infelicemente il serpente e decadde dall’innocenza originale e divenne sua schiava; invece la beatissima Vergine accrebbe continuamente il dono avuto alla sua origine, e, ben lungi dal prestare ascolto al serpente, col divino aiuto ne infranse completamente la violenza e il potere» (cfr. A. TONDINI, Le Encicliche Mariane, Belardetti Editore) . 

In sostanza, dunque, la Ineffabilis Deus insegna che la Scrittura, letta con gli occhi della Chiesa, rivela una pienezza di senso che non emerge dalla sola formulazione del testo. E per quanto riguarda la Vergine, i Libri Sacri contengono espressioni che in sè possono insinuare la perfetta santità della Madre di Dio fin dal primo istante della sua concezione nel grembo materno.
La Chiesa, guidata dallo Spirito (cf. Gv 16,13), ha sondato quelle parole fino a maturare la propria fede nella Concezione Immacolata di Maria.

Questa è la ragione per cui la Bolla conclude che tale dottrina «… è sempre esistita nella Chiesa medesima, come ricevuta per tradizione, e rivestita del carattere di dottrina rivelata. Infatti la Chiesa di Cristo, custode e vindice delle dottrine a lei affidate, non le ha mai alterate, né con aggiunte né con diminuzioni; ma tratta con tutti gli accorgimenti e la sapienza quelle che l’antichità ha delineato e i Padri hanno seminato; e cerca di limare e di affinare quelle antiche dottrine della divina rivelazione, in modo che ricevano chiarezza, luce e precisione. Così, mentre conservano la loro pienezza, la loro integrità e il loro carattere, si sviluppano soltanto secondo la loro propria natura, ossia nello stesso pensiero, nello stesso senso».  

Pio XII, nell’enciclica Fulgens Corona (8 settembre 1953), cita e puntualizza con precisione magisteriale la metodologia di Pio IX affermando: «Il nostro predecessore … altro non fece se non raccogliere diligentemente e consacrare con la sua autorità la voce dei santi Padri e di tutta la Chiesa, la quale, fin dai primi tempi, aveva come spaziato lungo il corso dei secoli venturi. Anzitutto il fondamento di siffatta dottrina si scorge nella stessa sacra Scrittura». E a questo punto vengono citati Genesi 3,15 e Luca 1,28, letti secondo l’interpretazione viva della Chiesa. 
Volendo tirare le file dell’argomentazione biblica impiegata dalla Ineffabilis Deus, possiamo affermare che tale documento esprime, in sostanza, un saggio di ermeneutica applicata alla Sacra Scrittura.
Ineffabilis Deus mostra come la tradizione vivente della Chiesa, attraverso una lettura globale del Testo Sacro attraverso l’illuminazione dello Spirito Santo, sia giunta a intuire gradualmente anche la pienezza di graziadi cui Maria fu ricolma fin nelle radici del suo essere. 

Non posso non concludere questo primo paragrafo domandando al teologo Andrea Grillo: in cosa risiede l’invenzione? La Chiesa inventando l’Immacolata Concezione cosa avrebbe voluto ottenere? Non ha, al contrario, semplicemente dedotto ciò che già Dio aveva espresso nella Sua Parola? Perchè ci parla di invenzione, Dott.Grillo?

2.
Veniamo al dogma dell’Assunzione di Maria.
Il 1 Novembre 1950 Pio XII, con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, proclamò dogma l’Assunzione di Maria anima e corpo al Cielo
(http://www.vatican.va/content/pius-xii/it/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19501101_munificentissimus-deus.html).
Un indizio importantissimo della presenza di questo dogma nella Scrittura è il tema dell’arca dell’alleanza. In particolare Luca accosta la figura di Maria all’arca dell’alleanza aprendo così interessanti prospettive.
Nella mentalità giudaica l’Arca e la Torah erano inseparabili.
Sia la Torah – in quanto Parola di Dio -, sia l’Arca erano destinate a durare per sempre.
I materiali nobili dell’Arca – in particolare l’oro – esprimevano l’idea di incorruttibilità e di permanenza. Inoltre, secondo la mentalità giudaica, 1’Arca sarebbe dovuta apparire alla fine della storia della salvezza, affinché Dio potesse manifestare in essa la sua gloria. Il secondo libro dei Maccabei narra che il profeta Geremia, in seguito a un responso divino, prelevò l’arca dal Tempio di Gerusalemme, con la tenda e l’altare degli incensi, e li nascose in una caverna del Monte Nebo. Il Signore, al concedere salvezza piena al suo popolo, avrebbe mostrato quegli oggetti e avrebbe rivelato la sua Gloria (2 Mac 2,4-8). Su queste basi l’esegesi giudaica forgiò l’idea che l’Arca sarebbe apparsa alla fine dei tempi, alla riedificazione definitiva di Gerusalemme. Un’eco di questa tradizione pare conservarsi nell’Apocalisse di Giovanni, al passo: «Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza» (Ap 11,19). Maria, va sottolineato, è la vera Arca dell’alleanza, creata da Dio e ornata con le più alte e nobili grazie; legata inscindibilmente a Cristo, ricettacolo della Parola incarnata destinata a rimanere in eterno. Come da un lato non era possibile che la morte trattenesse il Corpo di Cristo (cf. At 2,24), così non era possibile dall’altro che la morte trattenesse anche quello di Maria. Per questo è stata glorificata in anticipo: per continuare a servire il Figlio fino all’ultimo mistero. Infine, nella tradizione della Chiesa sono stati associati all’Assunzione di Maria alcuni testi della Scrittura. Tra questi: Is 60,3 nella versione della Vulgata («Glorificherò il luogo dove poggiarono i miei piedi»), Sal 45,10 («Alla tua destra la regina in ori di Ofir …»), Sal 132,8 della Vulgata («Alzati Signore nel tuo riposo, tu e l’arca della tua santificazione») e Ct 3,6 («sale dal deserto come una colonna di fumo dagli aromi di mirra e di incenso»).
Questi passi biblici danno un fondamento al mistero, e richiamano temi e motivi che aiutano a coglierne la coerenza all’interno del disegno di Dio.

La Munificentissimus Deus afferma che vi è un nesso strettissimo fra la verità dell’Assunzione e quella dell’Immacolata Concezione. Infatti le parole di Dio rivolte ad Adamo (Gen 3, 19): «Tu sei polvere e in polvere ritornerai» indicano il castigo del peccato originale. La Vergine Maria, tuttavia, fu esente dal peccato originale e anche dal suo castigo.
Siffatto argomento, ovvero l’inscindibile nesso tra l’Immacolata e l’Assunta, cominciò ad essere adottato fin dal VI secolo, se non prima.
Dall’effetto (l’Assunzione) si risalì alla causa (l’Immacolata) e dalla causa (l’Immacolata) si discese all’effetto (l’Assunzione).
Sono numerose le conferme di questa argomentazione nel corso della storia della Mariologia: da relativamente poche nel periodo patristico a una crescita impressionante nel medioevo e nel periodo moderno, fino a raggiungere la forza di un plebiscito dopo la definizione del dogma dell’Immacolata.
Nessuna meraviglia dunque se questo argomento viene autorevolmente accolto e ribadito nella Costituzione di Pio XII.

La Madre è sempre strettamente legata al Figlio. Ella partecipa alle sue gioie e ai suoi dolori, per cui possiamo affermare che se Gesù è «l’Uomo dei dolori», Maria è «la Donna dei dolori», e se il Figlio è Redentore, Maria è Corredentrice. Come Eva ha cooperato con Adamo nella rovina, così la Nuova Eva ha cooperato con il Nuovo Adamo nell’opera della riparazione.
A questa ragione si appoggia il Papa Pio XII, quando pone a supremo fondamento dell’Assunzione il principio di associazione della Madre al Figlio, e la sua missione di Nuova Eva.
Da un lato Adamo ed Eva sono stati princìpi universali di morte soprannaturale e conseguentemente di morte naturale (pena del peccato); al contrario Cristo e Maria, il nuovo Adamo e la nuova Eva, sono stati princìpi di vita soprannaturale e conseguentemente di vita naturale, di vittoria sulla morte.
Quindi, mentre la prima Eva, associata al primo Adamo, è stata principio e causa della nostra morte, così la seconda Eva, associata al secondo Adamo (e dipendente da lui), è stata principio e causa della nostra risurrezione alla vita.
Seguendo questo filo del discorso, chi è principio e causa della risurrezione non può essere soggetto al dominio della morte. Sarebbe una ripugnante contraddizione.
Secondo il Concilio Vaticano II il Figlio ha espressamente voluto che sua Madre fosse conformata a lui in tutto, e in particolare nella vittoria sul peccato e sulla morte.
E i parallelismi continuano.
Come Maria fu associata alla vittoria del Figlio sul peccato mediante la sua Immacolata Concezione, così fu associata anche alla sua vittoria sulla morte mediante la sua Assunzione.
Ecco le parole della Lumen Gentium: «L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo, e dal Signore esaltata quale Regina dell’Universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti (cf. Ap 19, 16) e vincitore del peccato e della morte».
Maria Santissima, pertanto, ci appare perfettamente associata a Cristo. Una conferma di questo binario nella Tradizione della Chiesa è dimostrabile dalle principali feste del Signore che corrispondono ad altrettante feste Mariane.
Al concepimento di Gesù nel giorno dell’Annunciazione (25 marzo) corrisponde l’Immacolata Concezione (8 dicembre), alla Natività di Gesù (25 dicembre) corrisponde la Natività di Maria (8 settembre), alla passione di Gesù – ricordata sia il Venerdì Santo che nella festa della Santa Croce – (14 settembre), fa immediatamente seguito la memoria dell’Addolorata (15 settembre).
È quindi logico che alla festa della glorificazione di Gesù, cioè alla festa dell’Ascensione, corrisponda la festa dell’Assunzione (15 agosto); e alla festa di Cristo Re (ultima domenica dell’anno liturgico) corrisponda la festa della Regalità di Maria, celebrata otto giorni dopo la sua Assunzione (22 agosto). 

Leggiamo nella Lumen Gentium: «Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salvezza eterna». Nel testo della Lumen Gentium sopra citato si legge come Maria venga «esaltata quale Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti». La regalità di Maria non va separata dalla sua intercessione materna. Maria è Regina in quanto associata alla regalità di Cristo:, Essa coopera con il Figlio nel procurare la salvezza delle anime. Possiamo affermare che la sua è una regalità materna.
E perché Maria Santissima possa pienamente esercitare la sua regalità estesa a tutto l’universo e la maternità verso di noi – Madre del Redentore associata a Lui in ogni cosa – è necessario che sia nel possesso pieno della sua realtà umana. Questo mistero si realizza solo quando l’anima è unita al corpo.
Un’ anima separata dal corpo non può a rigore di logica neppur essere chiamata persona, essendo soltanto una metà della natura umana [si veda il significato di Sinolo in Aristotele].

Concludo questa riflessione aggiungendo che l’Assunzione corporea rende Maria Santissima più vicina a noi e, grazie ad essa, la Madre di Dio ci può aiutare nel modo migliore, esercitando in pienezza la sua maternità universale secondo il piano divino. La glorificazione di Maria non è, quindi, solo a suo vantaggio, ma per il bene di tutti gli uomini.
L’Assunzione, lungi dallo scavare un abisso tra Maria e gli altri uomini, rende la Vergine ancor più vicina a tutti noi.

[IB: “Duilio, non mi resta che concludere dicendo che questo far teologia è un sopruso all’umile fedele. Comprendi bene che la cecità spirituale prende il sopravvento sull’uomo superbo? Dio forse non confonde la mente di chi si fa sapiente? Quel teologo ha avuto l’ardire di definire queste Grazie, questi Prodigi, questi Doni Miracolosi donati all’uomo, solamente delle mere invenzioni. Al contrario, amico mio, dobbiamo umilmente tacere, inchinarci e adorare. Ogni parola dettata da un cuore superbo si può trasformare in brutale profanazione delle cose di Dio. Non sia mai, Diulio! Mantieni puro il tuo cuore!”
D: “ Grazie, prof. Lo terrò presente.
IB: “Bene, ora cominciamo a rivedere le prime mosse di scacchi, visto che mi hai chiesto di insegnarti.]*

Investigatore Biblico

*Retropensiero dell’autore. Vuoi un chiarimento sul contenuto? Vai qui:
https://investigatorebiblico.wordpress.com/cose-il-retropensiero-di-investigatore-biblico/

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