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lunedì 25 gennaio 2021

Qualche spiffero già lo sentiamo.

Joe Biden, bugiardo seriale


Cari amici di Duc in altum, riprendo da Renovatio 21 questo articolo sul neopresidente Usa Joe Biden.

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Joe Biden, una vita di menzogne

La carriera di Joe Biden è costellata di menzogne.

Gliene abbiamo sentite dire tante durante la campagna elettorale 2020 – come quando in diretta TV, in risposta a Trump che gli chiedeva del figlio, cercò di rispondere prima ricordando il figlio Beau morto e poi minimizzando i problemi del figlio Hunter come solo problemi di droga (invece che le accuse di corruzione internazionale che coinvolgerebbe tutta la famiglia).

Tuttavia, anche durante altre campagne elettorali, l’uomo del Delaware mentì spudoratamente, e, ancora peggio, fu beccato e dovette fare delle scuse che peggiorarono ancora di più la situazione.

In quegli anni Biden era noto internazionalmente come il candidato bugiardo accusato di plagio.

Varie testate – NewsweekNew York TimesCBS News: curiosamente quelle che oggi lo incensano e fingono, talvolta mentendo anche loro, di non vedere i suoi evidenti scandali – lo sorpresero a mentire sul suo cursus honorum così come a copiare i discorsi di altri politici sin nei dettagli più personali

Un video, riaffiorato di recente, mette in fila questa lunga storia patetica con immagini di archivio, e con le reazioni stranite di giornalisti ed elettori, che arrivano a definire le sue azioni come «stupide» e «immorali» (i sottotitoli sono di Renovatio 21).



In pubblico, durante la campagna elettorale del 1988, disse che si era classificato nella metà più alta della sua classe, che era stato nominato studente di eccellenza del Dipartimento di Scienze Politiche, e che aveva tre degree, cioè tre lauree. Niente di tutto questo era vero

Biden ha conseguito un dottorato in giurisprudenza presso il Syracuse University College of Law, classificandosi  76° nella sua classe di 85. In pubblico, durante la campagna elettorale del 1988, disse che si era classificato nella metà più alta della sua classe, che era stato nominato studente di eccellenza del Dipartimento di Scienze Politiche, e che aveva tre degree, cioè tre lauree.

Niente di tutto questo era vero: si era classificato in fondo alla classe, non aveva mai ottenuto titoli di eccellenza, e non ha conseguito tre lauree.

Per aggiungere ancora più sale alla ferita, si scoprì che aveva copiato un articolo per un paper che aveva scritto al primo anno della Law School.

Lanciata la sua candidatura a presidente Usa 1988, si arrivò al momento imbarazzante in cui il mondo intero si accorse che un suo discorso pubblico era uguale parola per parola a quello del leader del Partito Laburista britannico Neil Kinnock.

Il plagio di Biden riguardava addirittura argomenti personali, come la storia per cui la moglie era stata la prima donna della famiglia ad andare all’università e i suoi antenati emergevano dalle miniere di carbone per giocare a football. Il copia/incolla di Biden era tale che in questo caso si manteneva la stessa parola – football – ma con significato diverso da quello inteso da Kinnock (calcio), visto che il football in America è tutt’altro sport.

Quando i giornali si accorsero dell’incredibile plagio, si misero a spulciare, così saltarono fuori altri casi incresciosissimi, con discorsi che – sempre parola per parola – erano identici a quelli di Robert Kennedy, John F. Kennedy, Hubert Humphrey, senza mai citare la fonte.

Messo alle strette – di tutti i discorsi e le dichiarazioni mendaci c’erano videoregistrazioni – Biden ammise tutto. Le scuse furono peggio del previsto, quando disse che trovava ridicola l’idea di dover citare qualcuno sempre, e che il discorso videoregistrato era l’unico in cui non aveva menzionato Kinnock.  Emersi gli altri plagi, fu travolto e dovette ritirarsi.

Annunciò il suo ritiro dalla campagna presidenziale il 23 settembre 1987. Per l’opinione pubblica, come si evince dal video, era divenuto una sorta di zimbello. E non solo negli Usa.

I suoi discorsi – sempre parola per parola – erano identici a quelli di Robert Kennedy, John F. Kennedy, Hubert Humphrey, senza mai citare la fonte

Basterebbe rileggere l’articolo che gli dedicò a quel tempo La Repubblica (sì, La Repubblica), intitolato Casa Bianca, si ritira Biden, il candidato copione.

«L’ abbandono della corsa alla Casa Bianca, suggerito da amici e collaboratori, è stato motivato dallo stesso Biden che ha ammesso di aver rubato slogan elettorali di altri esponenti politici usandoli nei suoi comizi, e copiato elaborati universitari fin da quando era matricola per figurare meglio negli studi» scriveva il quotidiano che ora lo esalta.

«Il giovane Biden si rese colpevole di scopiazzature in una tesina, implorando poi disperatamente il perdono da parte dei professori una volta scoperto. Giorni fa è stato accusato di evidenti plagi dai discorsi di John e Bob Kennedy, e del leader laburista inglese Neil Kinnock, senza mai citare le fonti»

«La sua corsa alla nomination era stata considerata ormai compromessa dopo le rivelazioni dei giorni scorsi, da parte dei maggiori osservatori».

Mezzo mondo, insomma, ha perso la memoria rispetto a Joe Biden. O forse è meglio dire che mezzo mondo sta ora mentendo esattamente come mente Biden.

Ora, alla luce anche di questo, ci chiediamo: com’è possibile che quest’uomo – definito all’epoca da una intervistata nel video «pupazzo di un ventriloquo» – sia il presidente più votato della storia americana?

Come è possibile che per la sua inaugurazione questo popolarissimo presidente abbia dovuto piazzare a Washington, facendoli dormire sul pavimento, 25 mila soldati, più di quanti ve ne siano in Iraq e in Afghanistan combinati?

Com’è possibile che ogni suo video pubblicato su YouTube sia subissato da pollici versi che fioccano in multipli rispetto ai «mi piace»?

Una risposta la dà un giornalista al termine del filmato che vi proponiamo: in tanti dicevano anche allora che Joe Biden è solo una superficie e niente altro.

Sotto la superficie, certo, qualcuno ci sarà. Qualcuno lo ha tenuto a Washington, sia pur con i voti del microscopico Delaware, Stato che ha più o meno gli abitanti della provincia di Padova ed è considerato da molti come un paradiso fiscale dove hanno sede legale tutte le grandi aziende, dalle carte di credito alla Silicon Valley.

Qualcuno – o qualcosa – lo ha preparato per questo viaggio nella stanza dei bottoni, alla quale Biden arriva in età avanzatissima, secondo alcuni con anche qualche avvisaglia di demenza senile.

Cosa c’è, quindi, dietro la superficie di Biden?

Tra una menzogna sarà possibile capirlo? Probabile, e qualche spiffero già lo sentiamo. Si è visto che le stupide bugie di Biden hanno le gambe davvero cortissime.

Fonte: Renovatio 21

https://www.aldomariavalli.it/2021/01/25/joe-biden-bugiardo-seriale/

COSA FARA’ TRUMP ORA? Interessanti indiscrezioni di un suo assistente

Cos farà ora l’ex presidente Donald Trump? Certo, potrebbe doversi occupare di qualche problema legale causato da qualche procuratore statale molto piccato sulle sue posizioni, ma se ci fosse stato qualcosa di serio, avrebbero già cercato di farlo altare quando era presidente. L’impeachment è una falsa minaccia e piuttosto contestata perchè lui non è in carica. Si è parlato della creazione di un nuovo partito politico, noto come Patriot Party,  ma, secondo Jason Miller, suo consigliere chiave,  Trump intende concentrarsi su qualcosa di più grande e molto più importante: l’integrità elettorale.

Il giorno dopo che Trump aveva preso per l’ultima volta l’Air Force one per andare a Mar-O-Lago, in un’interista radiofonica Jason Miller ha affermato che Trump:  “riconquistare la Camera e il Senato per i repubblicani nel 2022 per essere sicuri di poter fermare la follia democratica”.

“Lo vedrete anche emergere come leader della nazione per quanto riguarda il ballottaggio e l’integrità del voto”, ha detto.

Secondo Miller, Trump vuole concentrarsi sull’integrità del processo elettorale, ma questo lavoro non avrà luogo a Washington,  perché i democratici non credono che questa sia una minaccia per la democrazia USA, anzi tendono a sfruttarne i vantaggi. Invece, è probabile che Trump collaborerà con i singoli stati e le assemblee statali per creare riforme.

Come abbiamo visto, una cosa importante da tenere a mente, gran parte del nostro dibattito tra le elezioni e fino a un paio di settimane fa riguardava questi abusi dell’articolo 2 e la Costituzione, dove solo i legislatori statali possono effettivamente andare a impostare” regole per il voto per corrispondenza, ha spiegato Miller.

“Questo è qualcosa che inizieremo a crescere, non immediatamente. Daremo loro un periodo di transizione, ma questo è fondamentale e dobbiamo farlo”, ha detto.

Miller inoltre ritiene improbabile che i repubblicani riescano a contrastare il neo-presidente Biden a livello legislativo, sia perché non hanno i numeri, sia per ignavia.

“Un certo numero di cose potrebbero essere fatte a livello legislativo, ma penso che il presidente Trump guardi a Capitol Hill e si renda conto che i Democratici controllano  sia la Camera sia il  Senato e, francamente, solo  se i repubblicani controllassero gran parte di questo, potrebbero vai a bloccare alcune di questi atti (presidenziali). Vediamo come gli addetti ai lavori di DC sono lenti a muoversi “, ha spiegato. “Voglio dire, per quanti anni i repubblicani si sono seduti lì e non hanno fatto nulla per gli abusi della Sezione 230 (quella che permette ai social di censurare senza rischiare ritorsioni  NdT)? Quanti anni sono rimasti i repubblicani lì a Capitol Hill, anche se avevamo sia la Camera che il Senato, e non abbiamo mai fatto nulla contro lo spionaggio e l’inganno che abbiamo visto dal presidente Obama e dalla sua amministrazione, tutto ciò che ha fatto durante la transizione nel 2016 quando Joe Biden gridava, “Logan Act” e tutti gli abusi che abbiamo visto Susan Rice e tutte le altre cose. I repubblicani non sono mai andati ​​a fondo. . ”

Quindi Trump vuole, stato per stato, far  imporre regole più chiare e democratiche sulle elezioni, aprendo quindi la strada a una vittoria repubblicana nel 2024 e, soprattutto, a un cambiamento del colore selle assemblee nel 2022. Nello stesso tempo è ben cosciente che il Partito, pur dipendenti fortemente dalle sue posizioni, non ha il carattere per portare aventi le battaglie democratiche, se non sotto la sua spinta diretta. Quindi Trump non esce di scena, anzi raddoppia il proprio impegno.

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https://scenarieconomici.it/cosa-fara-trump-ora-interessanti-indiscrezioni-di-un-suo-assistente/

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