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sabato 3 aprile 2021

Questa strana messa

Nuovi indirizzi liturgici. Il cenacolo è a casa del cardinale Becciu




La messa “privata” celebrata da papa Francesco nel pomeriggio del giovedì santo nell’abitazione del cardinale Giovanni Angelo Becciu – di cui la Santa Sede ha dato notizia “de relato”, avvertendo nello stesso tempo che “non ci sono conferme ufficiali” – è stata rilanciata dai media come l’ultimo capitolo del tormentato rapporto tra i due, sei mesi dopo la brutale e mai motivata defenestrazione del cardinale da parte del papa.

Ma questa strana messa può essere letta anche nella sua luce più propria, quella della liturgia.

La messa “in coena Domini” della sera del giovedì santo è l’archetipo di tutte le messe: “Fate questo in memoria di me”. Che il vescovo la celebri in cattedrale è pietra angolare della liturgia cattolica. Tant’è vero che nelle norme liturgiche del messale romano è prescritto che la sera del giovedì santo non si moltiplichino ingiustificatamente le messe e “si presti attenzione a che le celebrazioni [in più] non siano compiute a favore di singole persone o gruppi particolari e di piccole dimensioni e che non sminuiscano l’importanza della messa vespertina”.

Ma evidentemente l’attuale vescovo di Roma, il papa, non tiene affatto conto di queste norme, e ancor meno del loro spirito.

Negli anni passati il giovedì santo non è mai stato per Francesco il giorno solenne della messa “in coena Domini” in cattedrale o in San Pietro, ma quello della lavanda dei piedi nei luoghi più disparati e alle persone più varie, dai carcerati agli immigrati di diverse fedi.

E quest’anno? Già nel calendario delle celebrazioni pasquali diffuso in anticipo dalla sala stampa vaticana non si faceva parola del papa per la messa serale del giovedì santo, delegata al cardinale Giovanni Battista Re. E l’ipotesi, affacciata da qualcuno, che l’assenza del papa dalla messa “in coena Domini” fosse motivata da ragioni di salute era smentita dalla sua presenza alle altre celebrazioni precedenti e successive.

Alle domande su che cosa il papa avrebbe fatto, e dove, mentre in San Pietro il cardinale Re avrebbe celebrato la messa “in coena Domini”, non è mai stata data risposta. Fino a che, a cose fatte, si è appunto saputo che era andato a casa del cardinale Becciu.

Questo è solo l’ultimo esempio della disinvoltura con cui Francesco agisce in campo liturgico.

Il penultimo è il divieto delle messe “individuali” nella basilica di San Pietro, divieto che i cardinali Robert Sarah e Giuseppe Zen Zekiun – con vibrata, pubblica protesta – hanno chiesto al papa di revocare, senza trovare ascolto.

Il terzultimo esempio è avvenuto durante il viaggio in Iraq, con la messa celebrata dal papa il 6 marzo nella cattedrale caldea di Baghdad. Una messa in rito caldeo latinizzato, con violini, pianoforte, celebrazione “versus populum” e comunione solo con le ostie, annunciata come modello di aggiornamento liturgico ma in realtà plateale travisamento dell’impronta originaria del rito, in palese contrasto con le indicazioni del Concilio Vaticano II (“Orientalium ecclesiarum”, n. 6) sulla purificazione dei riti orientali.

I rappresentanti delle Chiese sorelle d’Oriente che vi hanno partecipato erano allibiti. E a Roma nessuno se ne è assunta la piena responsabilità: la commissione “ad hoc” della congregazione per le Chiese orientali è in scadenza da sette mesi e non è più operativa.

Settimo Cielo

di Sandro Magister 02 apr

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2021/04/02/nuovi-indirizzi-liturgici-il-cenacolo-e-a-casa-del-cardinale-becciu/

Cosa significa il gesto del Papa, andando a concelebrare Messa a casa di Becciu, procurando al Cardinale “una bella gioia”?


La risposta alla domanda non ce la possiamo aspettare dal Gruppo editoriale GEDI (a cui appartiene L’Espresso). Becciu fu diffamato in modo “spaventoso” (per usare l’espressione del giudice londinese) e Papa Francesco ingannato con il teorema accusatorio dell’Espresso depositato sulla sua scrivania, che provocò la cacciato del cardinale. Vittorio Feltri vi ha dedicato una serie di articoli su Libero, dove ha dimostrato, sin dallo scorso novembre, quella che in una intervista a Giovanni Minoli ha definito: «La più grande operazione mondiale di diffamazione nei confronti di un uomo». Il Sismografo definisce il Gruppo editoriale GEDI-L’Espresso “autore-mandante e ispiratore della campagna di infamie e menzogne contro Becciu, amplificò altre denunce contro il cardinale palesemente non vere”.


Oggi, su un altro organo GEDI – Huffingtonpost.it – la giornalista Maria Antonietta Calabrò (“La messa del Papa con Becciu e il capitello di Vèzelay. Ma Papa Francesco è un cerchiobottista? Qual è il vero Bergoglio: quello del discorso di inizio dell’anno giudiziario o quello del giovedì santo col cardinale?” [QUI]), lanciando coriandoli contra la cosiddetta “cordata Becciu”, che viene accusata di essere caduta “vittima del muro di specchi di interessati storytelling”.

Nell’articolo di Calabrò si concentra la reazione di GEDI dinanzi alla débâcle nel tribunale di Londra e alla susseguente visita del Papa a Becciu. La giornalista identifica la figura di Becciu con quella di Giuda (una bassezza inqualificabile, perché il Cardinal Becciu non ha tradito nessuno e certamente non il Papa), e ritiene di mostrare la magnificenza del Papa che come Gesù porta via il traditore dalle grinfie di Satana. Credendo di fare un piacere al Papa in realtà lo dipinge come uomo di doppiezza terrificante quasi togliattiana. Anzi quasi quasi come un Giuda che bacia chi ha già deciso di consegnare alle tenaglie dei boia. In realtà uno immagina ciò che disperatamente spera accada.

Poi, nell’articolo dell’Agenzia Nova (“Vaticano: fonti vicine al Papa, il Santo Padre non ha inteso riabilitare il Cardinale Becciu”), si concentra la controffensiva alla medesima débâcle di Londra e alla visita che Papa Francesco ha reso a casa di Becciu, da parte delle stessi menti raffinatissime, che hanno ordito e orchestrato la campagna mirante a far escludere il cardinale da un prossimo Conclave con la carta straccia dell’Espresso. Citando “fonti vicine al Santo Padre”, ovviamente anonime e non attraverso i canali della comunicazione istituzionale della Santa Sede, l’Agenzia Nova decreta che la visita del Papa e Becciu

«non è stata una “riabilitazione” dell’ex Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ma “un atto di misericordia” che ha dato adito a “strumentalizzazioni mediatiche”».

Nessuno – meno ancora una fantomatica “cordata Becciu” – ha detto che il cardinale è stato “riabilitato” (excusatio non petita accusatio manifesta), ma la riabilitazione non è molto lontana, come abbiamo già scritto.

Attraverso l’Agenzia Nova – continuando ad usare il virgolettato a sproposito, visto che viene citato nessuno, trattandosi di fonti anonime – si vuole far credere che

«il gesto “pastorale” del Santo Padre “rappresentava esclusivamente un atto di misericordia” nei confronti dell’ex Prefetto. “Purtroppo però, non appena il Papa ha lasciato la casa privata” di Becciu, il fratello di questi “ha diffuso alla stampa un messaggio teso a trasformare il gesto del Santo Padre in una riabilitazione nelle sue funzioni del cardinale Becciu”. Cosa che Francesco, invece, non ha in alcun modo inteso fare».

L’Agenzia Nova prosegue e insiste che

«il gesto del Papa (…) è stato invece “un atto di misericordia nei confronti del cardinale che niente ha a che vedere con la riabilitazione o con le decisioni drastiche prese in passato dal Santo Padre, e che rimangono invariate”. Secondo le fonti, anzi, il Pontefice sarebbe “rammaricato delle strumentalizzazioni mediatiche di un suo atto di misericordia”».

Poi, l’Agenzia Nova ci tiene a farci sapere, sempre citando le medesime oscuri fonti anonime – va sottolineato, in assenza di qualsiasi comunicazione istituzionale al riguardo – che

«entro 40 giorni saranno pronte le conclusioni delle indagini e gli eventuali rinvii a giudizio».

Staremo a vedere, visto che l’imminente chiusura degli indagini fu annunziato già per gennaio, e siamo ad aprile.

Ovviamente, l’Agenzia Nova pensa di andare sul sicuro e di non dover temere smentite, visto che la Santa Sede non conferma ufficialmente impegni privati del Santo Padre.

Invece, vediamo come ha risposto oggi – un minuto dopo mezzanotte – l’aggregatore para-vaticano Il Sismografo alla domanda: “Papa Francesco riconosce il suo errore nella defenestrazione del cardinale Angelo Becciu?”.


Il Sismografo
 risponde in modo netto – non usando fonti anonime, ma mettendoci la faccia, con una nota del direttore Luis Badilla – lancia in resta contro la stragrande maggioranza dei media, in particolare il Gruppo editoriale GEDI (da cui è partito l’operazione mondiale di diffamazione nei confronti del Cardinal Becciu), i vaticanisti e gli organi cattolici di vario rango (che non si sono spesi nella difesa del Cardinal Becciu): “Certamente il gesto del Papa ha un solo significato, molto importante e dirimente. È come se dicesse tramite un simbolo eloquente: mi sono sbagliato, ho agito in modo autoritario e irruento. Sono stato malinformato. Sono stato ingannato. Chiedo perdono”.


Poi, dopo la nota del Sismografo, facciamo seguire anche l’articolo da Ilfattoquotidiano.it a firma dell’amico e collega Francesco Antonio Grana – il vaticanista che ieri alle ore 20.11 sul suo profilo Facebook – quasi in contemporanea con L’Unione Sarda – ha dato per primo la notizia, che Papa Francesco nel pomeriggio era andato a casa del Cardinal Becciu per concelebrare con lui la Messa “in Coeni Domini”.


Papa Francesco riconosce il suo errore nella defenestrazione del cardinale Angelo Becciu?
Il Sismografo, 2 aprile 2021

(L. B. – R. C. – a cura Redazione “Il sismografo”) La prima e principale reazione di fronte alla notizia clamorosa che Papa Francesco è andato oggi pomeriggio a celebrare la prima messa del Triduo pasquale (in Coena Domini) nella cappella della casa del cardinale Angelo Becciu, è di grande gioia. Il cardinale, come si sa, è stato defenestrato in pochi minuti lo scorso 24 settembre dal Pontefice stesso che disse allora al porporato sardo, gelato e inorridito: “Non hai più la mia fiducia! … Non sei più Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi”. Poi, Papa Francesco aggiunse, rivolto al porporato: “Non sei più, da questo momento, cardinale elettore, ma mantieni il titolo cardinalizio e la casa in cui abiti in Vaticano”. Il comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede del 24 settembre diceva: “Oggi, giovedì 24 settembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato, presentata da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. ”D’allora sono passati più di 6 mesi e tranne la conferenza stampa del 25 settembre del Cardinale Becciu per raccontare quanto accaduto nell’incontro con il Papa il giorno precedente, non si è mai detto nulla e così si aprì un buco nero gigantesco nel pontificato, ferita terribile per moltissimi cattolici in tutto il mondo ma anche per gran parte della gerarchia episcopale cattolica, in particolare per moltissimi cardinali che hanno fatto trapelare settimane fa un comento laconico ma perentorio: il prossimo Conclave potrebbe aprirsi con una riabilitazione pubblica del Cardinale Becciu.

Finché le cose non saranno chiarite con trasparenza e coraggio, il mistero resta e per certi versi è ancora più fitto. La stragrande maggioranza dei media, e soprattutto il Gruppo editoriale GEDI-L’Espresso, autore-mandante e ispiratore della campagna di infamie e menzogne contro Becciu, amplificò altre denunce contro il cardinale palesemente non vere come, per esempio, quella di avere mandato soldi della Segretaria di stato in Australia per finanziare testimoni contro il cardinale George Pell [oggi, il GEDI per tramite di Huffingtonpost.it non si mostra per niente pentito, attaccando «la “cordata“ di Becciu» (va a sapere a cosa si riferisce…) per il «modo clericale che non avrà fatto piacere a Santa Marta» nell’accogliere con gioia la notizia del gesto di Papa Francesco. V.v.B.].

Va ricordato che la stampa cattolica quasi tutta accettò passivamente la campagna contro l’ex Prefetto Becciu senza scrivere una riga in difesa della presunzione d’innocenza del porporato, lapidato da ogni angolo, senza la minima misericordia e rispetto per le garanzie di un accusato di reati gravi. Il Papa stesso disse al cardinale, come Becciu raccontò nella conferenza stampa del 25 settembre, che si era macchiato di peculato.

Molte di queste accuse furono presentate sulla stampa mondiale come risultato delle inchieste giornalistiche del settimanale L’Espresso a firma di Massimiliano Coccia e del direttore Marco Damilano.

Certamente il gesto del Papa ha un solo significato, molto importante e dirimente. È come se dicesse tramite un simbolo eloquente: mi sono sbagliato, ho agito in modo autoritario e irruento. Sono stato malinformato. Sono stato ingannato. Chiedo perdono.

Noi siamo felici perché il Cardinale Becciu potrà difendere la sua innocenza dopo che nei giorni scorsi altri due verdetti, in Australia e nel Regno Unito, hanno dimostrato che molte accuse contro di lui erano false. In alcune di queste accuse molto rilevanti i primi grandi e macroscopici errori sono addirittura, secondo le sentenze, colpe dirette dei poteri giudiziari vaticani.

Il Papa sembra aver preso atto ora di questo suo doloroso errore. Vedremo cosa accadrà prossimamente con questa vicenda straziante nonché confusa. Per ora non c’è nessuna informazione autorevole. Gli organi di stampa vaticani ufficiali in poche righe precisano in diverse lingue: “Secondo quanto hanno riferito fonti dei Focolari confermate dall’entourage del cardinale Angelo Becciu, questo pomeriggio intorno alle 17.30 Papa Francesco è arrivato nella cappella dell’appartamento privato del porporato nel palazzo del Sant’Uffizio e vi ha celebrato la Messa in Coena Domini. Oltre al cardinale e alle suore che lo aiutano erano presenti alcune focolarine. Trattandosi di un impegno privato del Santo Padre, non ci sono conferme ufficiali”.

Vaticano, Papa Francesco celebra la messa del Giovedì santo a casa di Angelo Becciu: i motivi del gesto. Il cardinale: “Una bella gioia”
Da quando è stato eletto Papa nel 2013, tutti i Giovedì Santo, tranne nel 2020 a causa dell’esplosione della pandemia, Bergoglio si è sempre recato a pranzo a casa di Becciu. Quest’anno il gesto assume un significato paterno, visto che a settembre 2020 il Papa ha chiesto al cardinale di dimettersi dal ruolo di prefetto della Congregazione delle cause dei santi per l’inchiesta che lo vede accusato di peculato, abuso d’ufficio e interesse privato
di Francesco Antonio Grana
Ilfattoquotidiano.it, 2 aprile 2021


Un gesto paterno e al contempo altamente significativo. Papa Francesco ha celebrato la messa in Coena Domini del Giovedì Santo, nella quale si ricorda l’ultima cena di Gesù, nella cappella dell’appartamento privato del cardinale Angelo Becciu. Bergoglio si è presentato intorno alle 17.30 nel Palazzo del Sant’Uffizio dove risiede il porporato. Alla celebrazione, che si è svolta con molta semplicità, oltre al cardinale erano presenti anche le due suore che vivono nell’appartamento e alcune focolarine. “Una bella gioia”, ha commentato a caldo il cardinale Becciu a ilfattoquotidiano.it non nascondendo la sua grande emozione e la profonda riconoscenza per il gesto paterno compiuto da Francesco. Il 24 settembre 2020, infatti, al porporato il Papa ha chiesto di dimettersi dal ruolo di prefetto della Congregazione delle cause dei santi e gli ha anche tolto i diritti connessi al cardinalato. Ciò a causa dell’inchiesta penale vaticana nella quale Becciu è accusato di peculato, abuso d’ufficio e interesse privato. Per questo motivo il gesto di Bergoglio acquista un significato ancora più importante.

Una data non casuale quella scelta da Francesco perché, da quando è stato eletto Papa nel 2013, tutti i Giovedì Santo, tranne nel 2020 a causa dell’esplosione della pandemia, si è sempre recato a pranzo a casa di Becciu. Un pasto consumato nell’appartamento di servizio del sostituto della Segreteria di Stato, nella seconda loggia del Palazzo Apostolico, insieme ad alcuni preti romani. Negli anni a quella tavola si sono alternati don Angelo De Donatis, attuale cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma, don Enrico Feroci, all’epoca direttore della Caritas diocesana poi divenuto cardinale parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva, e don Gianpiero Palmieri, ora arcivescovo vicegerente di Roma. La tradizione si è interrotta nel 2020 a causa del Covid-19, ma nel frattempo il cardinale Becciu ha lasciato al suo successore l’appartamento di servizio del sostituto e si è trasferito in una molto più modesta abitazione nel Palazzo del Sant’Uffizio. Casa nella quale il Papa è entrato per la prima volta proprio in occasione della messa in Coena Domini.

Attorno a questa celebrazione, negli ultimi giorni, si era alimentato un piccolo giallo in Vaticano. In un primo momento, infatti, monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, aveva comunicato ufficialmente che tutti i riti della Settimana Santa, anche la messa in Coena Domini, sarebbero stati presieduti da Francesco. In un secondo momento, invece, la Sala Stampa della Santa Sede aveva precisato che il Papa aveva delegato il cardinale decano Giovanni Battista Re a presiedere la messa del pomeriggio del Giovedì Santo. Ma era assolutamente impensabile che Francesco, come ogni prete cattolico del mondo, non celebrasse questa messa. Una liturgia, tra l’altro, alla quale Bergoglio tiene moltissimo. A Buenos Aires era solito andarla a celebrare nelle periferie della sua grande arcidiocesi. Tradizione che ha mantenuto anche a Roma quando è diventato Papa recandosi ogni anno da coloro che sono ai margini della società, principalmente detenuti e migranti, per vivere questa celebrazione che prevede la lavanda dei piedi a dodici persone.

Solo nel 2020, a causa del coronavirus, Francesco ha dovuto rinunciare a questa consuetudine celebrando la messa in Coena Domini nella Basilica Vaticana senza la presenza dei fedeli per le norme anti contagio. Nel 2021, mentre non è stato ancora possibile ripristinare la lavanda dei piedi per il diffondersi della pandemia, Bergoglio ha scelto di vivere questa liturgia a casa del cardinale Becciu compiendo un gesto che sicuramente avrà delle ripercussioni nelle prossime decisioni di governo che il Papa dovrà prendere. Ciò che ha fatto Francesco, infatti, va letto in continuità con quanto ha affermato recentemente inaugurando il 92esimo anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

In quella occasione, infatti, il Papa ha sottolineato che all’interno della Chiesa “tutti i titolari di incarichi istituzionali” devono tenere “una condotta che, mentre denota un fattivo ravvedimento, ove occorra, riguardo al passato, sia anche irreprensibile ed esemplare per il presente e il futuro. Su questo punto, in prospettiva bisognerà tenere conto della prioritaria esigenza che, anche mediante opportune modifiche normative, nel sistema processuale vigente emerga l’uguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nell’edificazione della Chiesa. Ciò richiede solidità di fede e coerenza di comportamenti e di azioni”. Parole che indicano la direzione che Francesco sta dando in particolare ai vertici della Curia romana.

* * *

Su Ilsussidiario.net Niccolò Magnani riferisce di “sorprese in Vaticano dopo dopo i mesi dello scandalo sul palazzo di Londra” in riferimento alla Messa di Papa Francesco in casa del Cardinal Becciu: “Il motivo è semplice: provando a mettere a tacere le voci e i rumors sullo scollamento totale tra Bergoglio e il Cardinale protagonista del presunto scandalo del Palazzo Vaticano a Londra: il Papa ha voluto celebrare la Messa dell’Ultima Cena con il suo ex Prefetto della Congregazione della Cause dei Santi, dopo che per mesi la posizione di Angelo Becciu è rimasta (e tuttora lo è) al centro delle vicende giudiziarie sull’asse Santa Sede-Giudice di Londra”.

2 Aprile 2021   Blog dell'Editore

di Vik van Brantegem

http://www.korazym.org/58760/cosa-significa-il-gesto-del-papa-andando-a-concelebrare-messa-a-casa-di-becciu-procurando-al-cardinale-una-bella-gioia/#more-58760

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