ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 11 settembre 2021

Sembra di rivedere un film già visto

             Sic transit gloria mundi  

https://www.artmajeur.com/medias/standard/g/i/giorgiosalmoiraghi/artwork/1940385_Salmoiraghi_sic_transit_gloria_mundi-2005--tec.jpg Immagina eggiunta)

Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona (Giacomo Leopardi, La sera del dì di festa, vv. 38-39).

La calma della notte serena, seguita all’animazione del giorno festivo, rimanda la mente del Poeta alla transitorietà delle realtà terrene, ivi compresa la potenza dell’antica Roma, un tempo padrona delle terre e dei mari, ma oggi non più oggetto delle comuni conversazioni. Nella Sacra Scrittura, il libro di Daniele prospetta il succedersi degli imperi, ognuno dei quali appare invincibile nel periodo di maggior forza, ma finisce regolarmente con l’essere sostituito da un altro. Anche la profezia sulla spaventosa persecuzione messa in atto dal re seleucide Antioco IV Epifane contiene, a consolazione degli oppressi, il preannuncio del tramonto della sua dinastia, al quale seguirà l’instaurazione di un regno universale ed eterno, quello di Dio (cf. Dn 7): dal popolo superstite, con l’avvento del Messia, nascerà infatti la Chiesa, Corte celeste in terra.

L’impero odierno sembra anch’esso imbattibile. La sua potenza si fonda non tanto sulle armi quanto sull’alta finanza, gestita da una ristrettissima minoranza che in pubblico professa il giudaismo, ma in realtà adora Lucifero. Essa, mediante la gestione dei capitali, è giunta a controllare tutto: gli Stati, l’economia, l’informazione, la sanità, la scuola… Con il sistema delle cosiddette porte girevoli, gli agenti dell’oligarchia finanziaria passano disinvoltamente dal servizio della cosa pubblica a quello degli interessi privati e viceversa; in tal modo sono in grado sia di imporre ai popoli le volontà dei banchieri, sia di tenere al corrente questi ultimi circa l’andamento politico dei vari Paesi. Non è un mistero che uomini come Prodi, Monti e Draghi abbiano lavorato – e continuino a lavorare – per la banca ebraica di investimento (cioè di speculazione) Goldman & Sachs.

Questi personaggi parteciparono, nel giugno del 1992, alla famosa riunione sul panfilo reale della corona inglese, il Britannia, nella quale una selezionata cerchia di politici, affaristi e imprenditori fu messa a conoscenza dei piani stabiliti dall’élite: fra l’altro, la svalutazione della lira per opera di George Soros e la svendita agli stranieri dell’industria pubblica italiana mediante le privatizzazioni. Da pochi mesi era iniziato, al tempo stesso, il colpo di Stato giudiziario che avrebbe rapidamente spazzato via un’intera classe politica per sostituirla con un’altra sorta dal nulla, senza preparazione né esperienza, ma proprio per questo meno riottosa all’attuazione del programma di demolizione della fiorente economia italiana. Stupisce che proprio quell’anno i magistrati abbiano improvvisamente aperto gli occhi sul capillare sistema di endemica corruzione che da allora, peraltro, non ha smesso di prosperare e di estendersi.

L’alba dell’attuale regime, dunque, si può far risalire a quella data, benché gli uomini citati fossero organici anche alle strutture della cosiddetta Prima Repubblica, nelle quali, evidentemente, già si erano infiltrati per conto dei banchieri. Una svolta decisiva, tuttavia, è avvenuta nel 2011, quando il teatrino dell’alternanza tra centro-destra e centro-sinistra è stato di colpo interrotto, in nome dello spread (problema così stringente da esser poi scomparso senza spiegazioni), con le forzate dimissioni di Berlusconi, forse troppo impegnato a difendere i propri interessi e, indirettamente, anche quelli del Paese. Per avviare la fase più dura è stata allora impiegata direttamente una delle figure di punta dell’oligarchia, il responsabile europeo della rockefelleriana Commissione Trilaterale; per portarla a termine, dopo altri quattro governi non eletti, guidati da semplici valletti, ne è stata frettolosamente messa in campo un’altra di grande spicco.

L’insieme di questi dati ci mostra che la tirannia non è comparsa nel febbraio scorso, ma, dopo un ventennio di gestazione camuffata da una residua apparenza di democrazia, si è instaurata già dieci anni orsono. Il progetto non è certo al suo primo avvio, ma probabilmente sta anzi toccando l’apice, oppure è giunto a un importante giro di boa. Tale osservazione deve darci sollievo: non ci troviamo all’imbocco del tunnel, ma forse – se Dio vuole – verso la fine. La messa in scena della pandemia è stata l’ultimo tentativo, destinato a fallire, di mettere in piedi un improbabile governo mondiale, ma è comunque servita, fra l’altro, a dare l’ultimo assalto al nostro Paese, fulcro dell’opera divina nella storia e, in quanto tale, particolarmente odiato dai satanisti. Colui che essi servono non è altro che una creatura e, sebbene osi ergersi a controparte del Creatore, non può nulla senza il Suo permesso; anch’egli, al contrario, coopera suo malgrado alla realizzazione dei disegni divini.

È innegabile, ad ogni modo, che il momento presente sia particolarmente duro, se non altro per la pressione psicologica generata dall’accelerazione degli eventi. Tanta fretta appare però come un segno di debolezza, se lo stesso Klaus Schwab (uno psicopatico che esibisce in pubblico disgustose perversioni sessuali) ha dichiarato, qualche mese fa, che la finestra di opportunità si sta chiudendo. Ciò non toglie che, soprattutto per chi ha già perso o rischia di perdere il lavoro, la battaglia si stia inasprendo sempre più. Molto spesso, nel rivendicare i propri legittimi diritti, ci si trova di fronte non ad esseri umani, ancora dotati di comprensione e buon senso, ma ad automi senz’anima che si limitano ad eseguire degli ordini, impedendo finanche un civile confronto. Tornano alla mente gli ufficiali nazisti che a Norimberga si giustificarono con la scusa dell’obbedienza; sembra di rivedere un film già visto, con la sola differenza che la tirannide, ora, è globale.

L’abbassamento dell’età media del personale sanitario risponde probabilmente all’esigenza di avere operatori privi di cultura e di coscienza che si prestino senza resistenza a qualunque nefandezza. Gli “eroi” della medicina si distinguono sul campo per la scrupolosa applicazione di anonimi protocolli ministeriali che han già provocato la morte di migliaia di pazienti, curati male o non curati affatto. Chi prova a pretendere che facciano il loro semplice dovere si scontra con un muro di freddezza e supponenza, quando non è accusato di mettere in pericolo la vita altrui, minacciata in realtà dal loro arbitrio insindacabile. Anche i giovani funzionari del regime hitleriano erano stati addestrati fin da piccoli ad essere gelidi esecutori che non si ponessero domande di carattere morale; l’agghiacciante somiglianza s’impone da sé all’osservazione. Ora Sputafuoco ha manifestato l’intenzione di mandare in pensione gli insegnanti con dieci anni di anticipo; anche dalla scuola, evidentemente, vogliono cacciare i pochi che hanno ancora qualcosa di umano.

Qualcuno si domanderà come si spieghi questo esito neonazista in una società che ha fatto della condanna della shoah la propria religione, con le sue inderogabili ricorrenze e i suoi immancabili riti. A costo di apparire monotono, ricorderò che furono i banchieri cazari a provocarla, allo scopo di creare lo Stato di Israele, servendosi di un nipote illegittimo di un Rothschild di Vienna, che essi stessi finanziarono sino alla fine. Dato che quello Stato, dopo decenni di massiccia immigrazione, rigurgita di gente per la quale non bastano neppure le innumerevoli colonie costruite nei Territori occupati, i medesimi banchieri hanno pensato di sfoltirne la popolazione con una “vaccinazione” a tappeto che serva a smaltire le enormi scorte e sta provocando una forte recrudescenza della malattia da loro creata. Capite allora chi sono i veri nazisti, che controllano anche i nostri governanti e i burattini dell’Unione Europea? Ma un giorno anch’essi passeranno e cadranno in oblio, fino a che potrà dirsi che più di lor non si discorre.

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