Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
mercoledì 8 aprile 2015
Qualcuno salvi i soldati Camillo & Andrea!
Dio acceca chi vuole perdere, o lo fa diventare cattolico tradizionalista
Dio acceca chi vuole perdere, oppure lo fa diventare cattolico tradizionalista. Un giorno un cattolico tradizionalista mi scrive perché vuole organizzi una raccolta di firme sulla Madonnina, onde sensibilizzare i milanesi circa la necessità di posizionare una copia della statua in città anziché all’Expo, o in città oltre che all’Expo (non ho capito bene).
In cattedra contro Satana?
A lezione di esorcismo
UNA RAFFIGURAZIONE DEL MALIGNO
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All’Università Europea di Roma, dal 13 al 18 aprile, un corso per imparare a gestire i casi di possessione demoniaca distinguendoli dal disagio di natura psichiatrica
In cattedra contro Satana. “La maggioranza della popolazione occidentale, se direttamente interrogata, risponderebbe di non credere più nell’esistenza del demonio”, afferma l’esorcista don Aldo Buonaiuto, responsabile del servizio anti-sette della Comunità Papa Giovanni XXIII. Dal 13 al 18 aprile si svolgerà la decima edizione del corso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, un ciclo di incontri che si propone di fornire a sacerdoti e laici, medici, psicologi, insegnanti e operatori pastorali, gli strumenti di formazione su un argomento a volte sottaciuto, quello dell’esorcismo, per imparare a gestire i casi di possessione demoniaca distinguendoli dal disagio di natura psichiatrica.
Restano le domande
Il papa emerito, il papa santo e l'amico pedofilo |
Giovanni Paolo II con padre Maciel fondatore dei Legionari di Cristo
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Dal BiPapa al BiVescovo
Albenga-Imperia: Mario Oliveri e Guglielmo Borghetti due vescovi per una diocesi
| Le torri di Albenga (Davide Papalini-Wikimedia) |
IMPERIA – Va bene che siamo nell’epoca e nel millennio dei due papi contemporanei, Francesco e Benedetto XVI Emerito, ma chi si aspettava che la Chiesa introducesse anche la funzione nuova e stravolgente del “doppio vescovo”? Accade nella lontana e periferica diocesi di Albenga-Imperia, che i confini canonici disegnano in una enclave ligure sprofondata tra le vocazioni agresti e turistiche, intorno alle due città capitali di questa lontana Curia:la ricca e medioevale Albenga, turrita e molto meticcia territorialmente e il capoluogo provinciale diImperia, dove maggiori sono stati gli scandali politici e giudiziari e che è un monstrum amministrativo, dopo la fusione, voluta da Mussolini, di Oneglia, operaia, portuale, semipiemontese e Porto Maurizio, elegante, residenziale, tutta proiettata verso i fulgori della Cote d’Azur.
Ipotesi?
148 nuovi martiri nel firmamento della Chiesa
(di Roberto de Mattei) Nel firmamento della Chiesa brillano le stelle di 148 nuovi martiri. I giovani cristiani vittime dell’Islam, lo scorso Giovedì santo in Kenya, non devono essere commiserati, ma invidiati, perché hanno avuto la grazia immensa del martirio. Essi sono martiri perché sono stati uccisi in quanto cristiani dai soldati di Allah.
Ciò che rende il martire tale non è la morte violenta, ma il fatto che essa sia inflitta in odio alla fede cristiana. Non è la morte che fa il martire, dice sant’Agostino, ma il fatto che la sua sofferenza e la sua morte siano ordinate alla verità. Non tutte le vittime di una persecuzione si possono dire martiri, soltanto quelle che abbiano ricevuto la morte per odio alla fede da parte degli uccisori.
Ciò che rende il martire tale non è la morte violenta, ma il fatto che essa sia inflitta in odio alla fede cristiana. Non è la morte che fa il martire, dice sant’Agostino, ma il fatto che la sua sofferenza e la sua morte siano ordinate alla verità. Non tutte le vittime di una persecuzione si possono dire martiri, soltanto quelle che abbiano ricevuto la morte per odio alla fede da parte degli uccisori.
martedì 7 aprile 2015
Beato sarà lui !?
Chi era davvero Dom Helder Câmara?
(su ATFP) Si è parlato molto in questi giorni di Dom Helder Câmara, il cui processo di beatificazione è stato recentemente approvato dal Vaticano. Per l’italiano medio la figura di mons. Helder Pessoa Câmara (1909-1999), vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, e poi arcivescovo metropolita di Olinda-Recife, è pressoché sconosciuta.
Chi era Dom Helder?
Chi era Dom Helder?
Una propaganda ai limiti del ridicolo
Le uniche notizie su mons. Câmara che filtrano dalla stampa nostrana provengono da fucine propagandistiche tanto sbilanciate che non ho paura a definirle ai limiti del ridicolo.
Ricordo benissimo, per esempio, la reazione della stampa all’epoca della scomparsa di Dom Helder, nell’agosto 1999. I mass media italiani gareggiarono in panegirici, conferendogli titoli altisonanti come “Profeta dei poveri”, “Santo delle favelas”, “voce del Terzo Mondo”, “San Helder d’America” e via discorrendo. Fu una sorta di canonizzazione massmediatica (1).
Questa stessa macchina propagandistica sembra essersi riattivata a proposito dell’apertura del processo di beatificazione, firmato in Vaticano lo scorso 25 febbraio. Qualche informazione in merito non nuocerebbe affatto.
Volemose bene
Un metodo di scrittura [che] permette infinite interpretazioni comprese fra i due estremi affermati… il Vaticano II ha prodotto documenti che, rifuggendo il fine definitorio e quindi il linguaggio definitorio, si propongono come testi aperti, soggetti a interpretazioni operate attraverso parole chiave e concetti cardine disseminati in altri testi.
Martedì 7 aprile 2015
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E’ pervenuta in Redazione:
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Caro Gnocchi,
mi permetta due righe di sfogo. S. Messa di Pasqua, in un santuario dedicato alla Madonna, dove secoli di storia ci raccontano di interventi miracolosi. Un bellissimo santuario, e tanti fedeli. Questo a prima vista conforta. Poi arriva lo strazio. Un coro che strilla – non canta, strilla – accompagnato da chitarre, tamburi e tamburelli. Assordante e pure stonato. Il celebrante che ringrazia il coro che si è preparato per “rendere più lieta la liturgia” (perché, la liturgia di Pasqua è triste?), ma in compenso un paio di volte deve far cenno al coro di smetterla, perché evidentemente non si sono messi bene d’accordo prima sui tempi degli interventi canori. Insomma, un clima di confusione, rumore (non musica, tantomeno sacra), raccoglimento zero e una predica in cui non si capisce più perché tutti dovremmo essere “felici”.
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E’ pervenuta in Redazione:
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Caro Gnocchi,
mi permetta due righe di sfogo. S. Messa di Pasqua, in un santuario dedicato alla Madonna, dove secoli di storia ci raccontano di interventi miracolosi. Un bellissimo santuario, e tanti fedeli. Questo a prima vista conforta. Poi arriva lo strazio. Un coro che strilla – non canta, strilla – accompagnato da chitarre, tamburi e tamburelli. Assordante e pure stonato. Il celebrante che ringrazia il coro che si è preparato per “rendere più lieta la liturgia” (perché, la liturgia di Pasqua è triste?), ma in compenso un paio di volte deve far cenno al coro di smetterla, perché evidentemente non si sono messi bene d’accordo prima sui tempi degli interventi canori. Insomma, un clima di confusione, rumore (non musica, tantomeno sacra), raccoglimento zero e una predica in cui non si capisce più perché tutti dovremmo essere “felici”.
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