ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 8 febbraio 2018

Come mai nessuno ce lo ha detto?

WOJTYLA E IL VATICANO II



Wojtyla rivendicava l’eredità del Concilio in ciò ch’essa ha di più ambiguo. A torto l’immagine di Giovanni Paolo II è passata nell’immaginario collettivo come quella di un Papa restauratore in qualche misura “conservatore” 
di Francesco Lamendola  

 

A torto, l’immagine di Giovanni Paolo II è passata nell’immaginario collettivo come quella di un Papa restauratore, e quindi, in qualche misura, “conservatore” (per quel che può valere una terminologia ispirata al mondo profano e, più specificamente, alla politica).  Per vedere quanto ciò sia lontano dal vero, si rilegga cosa diceva Karol Wojtyla, a proposito del Concilio Vaticano II, ma trent’anni dopo di esso, parlando con il giornalista Vittorio Messori (da: Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1994, pp.171-177, passim):

IL CONCILIO VATICANO II È STATO UN GRANDE DONO PER LA CHIESA, per tutti coloro che vi hanno preso parte; è stato un dono per l’intera famiglia umana, un dono per ciascuno di noi. […]  Sulla base dell’esperienza conciliare scrissi “Alle fonti del rinnovamento”. All’inizio del libro affermavo che voleva essere un TENTATIVO DI ESTINGUERE IL DEBITO contratto da ogni vescovo nei riguardi dello Spirito Santo, partecipando al Concilio. Sì, il Concilio ebbe in sé qualcosa della Pentecoste: indirizzò l’episcopato di tutto il mondo, e quindi la Chiesa, proprio sulle vie  lungo le quali occorreva procedere al termine  del secondo millennio. […] IL CONCILIO ERA UN’OCCASIONE SINGOLARE PER ASCOLTARE GLI ALTRI, MA ANCHE PER PENSARE CREATIVAMENTE. […] Sì, dunque, già durante la terza sessione mi trovai nell’équipe che preparava il cosiddetto Schema XIII, il documento che sarebbe poi diventato la Costituzione pastorale “Gaudium et Spes”; potei in tal modo partecipare ai lavori estremamente interessanti di questo gruppo, composti dai rappresentanti della Commissione teologica e dell’Apostolato dei laici. […] Molto devo in particolare a padre Yves Congar e a padre Henri De Lubac.  […] Il Concilio fu UNA GRANDE ESPERIENZA DELLA CHIESA, oppure – come allora si diceva – il “SEMINARIO DELLO SPIRITO SANTO”. Al Concilio lo Spirito Santo parlava a tutta la Chiesa nella sua universalità, che era determinata dalla partecipazione dei vescovi del mondo intero. […] Ciò che lo Spirito Santo dice costituisce sempre una penetrazione più profonda dell’eterno Mistero, e insieme un’indicazione della strada da percorrere agli uomini che hanno il compito di trasferire tale Mistero nel mondo contemporaneo. Il fatto stesso che quegli uomini vengano convocati dallo Spirito Santo e costituiscano, durante il Concilio, una particolare comunità che insieme ascolta, insieme prega, insieme pensa e crea, ha un’importanza fondamentale per l’evangelizzazione, per quella NUOVA EVANGELIZZAZIONE CHE PROPRIO CON IL VATICANO II HA AVUTO IL SUO INIZIO. Tutto ciò è in stretto collegamento con una nuova epoca nella storia dell’umanità e anche nella storia della Chiesa. […]
… il Concilio Vaticano II si distingue dai concili precedenti per il SUO PARTICOLARE STILE. Non è stato uno stile difensivo. Neanche una volta nei documento conciliari s’incontrano le parole “anathema sit” (sia scomunicato). È stato uno STILE ECUMENICO, caratterizzati da grande apertura al dialogo, che il papa Paolo VI qualificava come “dialogo della salvezza”. Tale dialogo non doveva limitarsi soltanto all’ambito cristiano, ma aprirsi anche alle religioni non cristiane, e raggiungere l’intero mondo della cultura e della civiltà, compreso quello di coloro che non credono. La verità, infatti, non accetta alcun limite. È per tutti e per ciascuno. E se tale verità viene realizzata nella carità (cfr. Ef 4, 15), allora diventa ancor più universalistica. Proprio questo è stato lo stile del Concilio Vaticano II, lo spirito in cui s’è svolto.

Lo spirito rivoluzionario e la volontà di rottura

E I PAPI DEL POST-CONCILIO ?



E i papi del post-concilio che pensare di loro? il male nasce dopo la morte di Pio XII con il conclave Siri-Roncalli del'58 poi tranne forse i 33 giorni di Luciani il diluvio, fino all’eresia conclamata del falso papa Bergoglio 
di Francesco Lamendola  

  

La “scoperta” - cui abbiamo finito per arrenderci, assai malvolentieri, davanti all’evidenza - della illegittimità sostanziale del Concilio Vaticano II, pone sul tavolo, inevitabilmente, un ulteriore, drammatico interrogativo: che cosa pensare, quale giudizio dare sull’opera dei sei pontefici che si sono succeduti alla guida della Chiesa durante e dopo il Concilio, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco? Su quest’ultimo, veramente, il nostro giudizio è netto e senza la minima incertezza, e chi ci ha seguiti fin qui ben lo conosce: semplicemente pensiamo che egli non è un papa, è un falso papa, peggio ancora, è un nemico della Chiesa cattolica e quindi si pone oggettivamene come il capo dei nemici di Gesù Cristo; lo si chiami come si preferisce: contro-papa, anti-papa, o anche anti-cristo, nel significa preciso del termine, colui che si oppone a Gesù Cristo e all’avvento del suo Regno, ma non attaccandolo frontalmente, bensì spacciandosi per un suo seguace, per un suo continuatore, mentre egli è la negazione di tutto ciò che Gesù Cristo ha fatto, ha detto e soprattutto di tutto ciò che Gesù Cristo rappresenta: la nostra Redenzione per mezzo del Figlio di Dio, il Verbo incarnato che ha sofferto, per amor nostro, la Passione e la Morte, per poi Risorgere dal sepolcro e salire al Cielo. E poco c’importa se lo si debba considerare un falso papa anche in senso strettamente giuridico, a norma del codice di diritto canonico: anche se ben quattro sono state le irregolarità della sua elezione (il fatto che è un gesuita; il fatto che non erano trascorsi quindici giorni dalla rinuncia del suo predecessore; il fatto che durante la votazione si è trovata una scheda in più; le circostanze oscure della rinuncia di Benedetto XVI e quindi il sospetto di una invalidità della sua rinuncia), la cosa veramente grave è la sostanza del suo pontificato: il peggiore che mai si sia visto sotto il profilo dottrinale, fino all’eresia conclamata, e, quel che è ancor peggio, con una arroganza, con una rozzezza brutale, con una mancanza di scrupoli e di carità verso i cattolici scandalizzati dal suo dire e dal suo agire, quali mai si erano visti, da secoli e secoli.

La "coscienza erronea" promossa a virtù

La manovra "sleale" di chi vuole riscrivere "Humanae vitae". Una lettera


Ricevo e pubblico. L'autore della lettera è un ecclesiastico con specializzazione scientifica di alto livello e con rilevanti incarichi d'insegnamento in Italia e all'estero, ma che dedica anche tempo ed energie alla cura pastorale.
È lo stesso di cui www.chiesa ha pubblicato nel gennaio del 2016 una precedente lettera riguardante lo scadimento di "qualità" delle confessioni sacramentali, uno scadimento a cui non appare estraneo l'impatto su tanti fedeli di certi detti di papa Francesco enfatizzati dai media.
In questa nuova lettera egli mette in luce l'infondatezza degli argomenti recentemente addotti – principalmente in una conferenza autorizzata dall'alto alla Pontificia Università Gregoriana – per reinterpretare e in sostanza invalidare l'insegnamento dell'enciclica di Paolo VI "Humanae vitae".
In particolare, egli confuta come "sleale" la pretesa di far derivare la liceità delle tecniche anticoncezionali dal fatto che già un gran numero di coniugi cattolici le pratica, convinti in coscienza di agire nel giusto.
La responsabilità di questa "coscienza erronea" promossa a virtù – spiega – non può essere scaricata sui coniugi, ma deve essere ricondotta a chi nella Chiesa li ha male educati, sistematicamente tacendo o deformando l'insegnamento di "Humanae vitae".
Come già per la precedente lettera, anche questa volta è doverosa la riservatezza sul nome dell'autore, per non esporlo a prevedibili e inesorabili ritorsioni.

mercoledì 7 febbraio 2018

I più giovani non sanno e gli anziani dimenticano

Spirito di resistenza e amore alla Chiesa

(Roberto de Mattei) Mentre si avvicina il quinto anniversario dell’elezione di papa Francesco, sentiamo spesso ripetere che ci troviamo di fronte ad una pagina drammatica e assolutamente inedita nella storia della Chiesa. Ciò è solo in parte vero. La Chiesa ha sempre conosciuto ore tragiche che hanno visto la lacerazione del suo Corpo Mistico dalla sua nascita sul Calvario fino ai tempi più recenti. I più giovani non sanno e gli anziani dimenticano, quanto terribili furono gli anni che seguirono il Concilio Vaticano II, da cui l’epoca attuale discende. Quarant’anni fa, mentre esplodeva la rivolta del Sessantotto, un gruppo di cardinali e di vescovi, che erano stati i protagonisti del Concilio, cercarono di imporre un radicale mutamento della dottrina cattolica sul matrimonio. Il tentativo fu frustrato perché Paolo VI, con l’enciclica Humanae Vitae del 25 luglio 1968, ribadì la proibizione della contraccezione artificiale, restituendo forza e speranza al gregge disorientato. Ma Paolo VI, il Papa della Humanae Vitae, fu anche colui che provocò una profonda rottura con la Tradizione cattolica, imponendo, nel 1969, il nuovo rito della Messa, che è all’origine delle devastazioni liturgiche contemporanee. Lo stesso Paolo VI promosse l’Ostpolitik, assumendosi il 18 novembre 1973, la grave responsabilità di rimuovere dalla sua carica di Arcivescovo di Esztergom e Primate di Ungheria il cardinale József Mindszenty (1892-1975) – campione dell’opposizione cattolica al comunismo. Papa Montini auspicava la realizzazione del compromesso storico in Italia, affidata all’accordo tra il segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro e quello del Partito Comunista Enrico Berlinguer. L’operazione fu bruscamente interrotta solo dal rapimento e dalla uccisione di Moro, a cui seguì, il 6 agosto 1978, la morte dello stesso papa Montini. Anche di questo ricorre il quarantesimo anniversario.

La «gioia della verità»

Veritatis gaudium:
Papa Francesco propugna la rivoluzione culturale
nelle Università cattoliche







Papa Francesco lancia la sua rivoluzione culturale. Visto il tenore del documento c’è da scommettere che anche questa sarà una rivoluzione portatrice di morte per le anime, come lo fu per il popolo cinese l’altra rivoluzione culturale: quella di Mao Tse Tung!

Il concilio Vaticano II ha lanciato la parola d’ordine di aprirsi alla modernità dei tempi contemporanei; il mondo post-moderno ha avviato una vera rivoluzione antropologica; e Papa Francesco, in questa logica conciliare di apertura al mondo, segue questo movimento rivoluzionario adattando la Chiesa del post-concilio a questa civiltà del niente che oggi prevale, ma che, secondo le illusioni dei benpensanti, dovrebbe sfociare nel migliore dei mondi, in cui il trinomio Libertà-Fraternità-Uguaglianza regnerebbe incontrastato!

La Chiesa ti ha imbavagliato.

I salmi censurati

Le preghiere scomparse per rendere le liturgie più comprensibili

Davide, re d’Israele e santo del Calendario, vincitore di Golia e antenato di Cristo, dovevo immaginarmelo ma non lo sapevo e l’ho scoperto grazie a “Salmi censurati” di André Wénin (EDB): la Chiesa ti ha imbavagliato. E non è stato Papa Francesco bensì Paolo VI, nel 1971, siccome il rinnegamento della Bibbia è una storia vecchia che ebbe un’accelerazione quando nella liturgia entrarono le lingue nazionali. I preti volevano risultare più comprensibili ma presto si accorsero che l’oscurità aveva i suoi vantaggi.

Cos’altro ancora permetterà il Buon Dio contro di noi?

FFI: ASSEMBLEA DELLE SUORE CON IL VATICANO PER “CONDIVIDERE, ASCOLTARE, COMPRENDERE…”. P. SIANO: DOVEVANO PENSARCI PRIMA…


Cari  Stilumcuriali, torniamo a parlare dello straordinario caso di commissariamento nei confronti dei Frati Francescani dell’Immacolata, che a oltre quattro anni dal suo inizio non è ancora concluso. A più riprese è stato osservato, sia da San Pietro e Dintorni, che da Stilum Curiae che da altre voci anche più autorevoli che un elemento veramente particolare è dato dalla non esposizione delle accuse verso il fondatore, padre Manelli. Abbiamo ricevuto una lettera da padre Paolo Siano, che già ci ha onorati della sua presenza qualche giorno fa. Questa volta si tratta del ramo femminile dell’ordine. Ecco quanto ci scrive padre Siano.

China Change?

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La magnifica Cina di Sánchez Sorondo

    Dunque per monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, filosofo e teologo nonché cancelliere della Pontificia accademia delle scienze, «in questo momento quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi».
Interessante. Pare che il monsignore, dopo un viaggio in Cina, sia tornato a Roma «entusiasta», come riferisce Andrés Beltramo Álvarez, che l’ha intervistato per l’edizione spagnola di Vatican Insider del 2 febbraio. «I cinesi cercano il bene comune, subordinano le cose al bene generale», ha detto.
Interessante, davvero.