ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 31 agosto 2016

Immacolata Kommissariata

Francescani dell’Immacolata: a che punto siamo?

L’immagine dei due fondatori campeggia ancora sul sito dei F.I., nonostante si stia cambiando anche il carisma dei F.I.

E’ passato molto tempo, ma cosa sia davvero successo ai Francescani dell’Immacolata non è ancora per nulla chiaro.
Sembra di capire che, dopo la morte del commissario Volpi, padre Alfonso Bruno abbia subito un certo ridimensionamento, forse causato dalla palese infondatezza di talune accuse.
Intanto in Brasile e nelle Filippine sono state emesse le prime professioni, senza fare il voto di Consacrazione all’Immacolata. Esso è stato sostituito da una semplice manifestazione di disponibilità ad andare in missione.

American somersault

Moderato tendenza liberal: il profilo del vescovo prediletto dal Papa

Come Francesco ribalta la chiesa americana. La designazione del vescovo di Dallas, Kevin Farrell, a capo del nuovo dicastero che incorpora laici, famiglia e vita “mostra ancora una volta che Papa Francesco ha un’idea davvero chiara di come vanno le cose nella chiesa degli Stati Uniti"

Kevin Farrell (foto via Facebook)
Roma. I cattolici americani non ne vogliono sapere di votare Donald Trump alle prossime elezioni, scrive il Washington Post presentando una serie di sondaggi e tabelle che fotografano la supremazia di Hillary Clinton tra l’elettorato che si considera fedele alla chiesa di Roma.

Contenti loro..!

IL RUOLO STORICO DI LUTERO

Il ruolo storico di Lutero è stato di togliere dal cristianesimo il sacrificio, lo scandalo, la Croce. Non solo celibato ecclesiastico: quello che sta avvenendo nella Chiesa cattolica è una sottile protestantizzazione del cattolicesimo 
di F.Lamendola  

  

Lutero, a sentire i suoi estimatori (sempre più rari, tranne che in Italia, dove le mode estere durano in proporzione inversa alla loro solidità effettiva nei rispettivi Paesi d’origine), avrebbe avuto il “merito” storico di rinnovare il cristianesimo, di eliminare gli abusi, di restituire freschezza e profondità alla fede; sarebbe stato un grande maestro di interiorità.
Le cose, in effetti, stanno esattamente all’opposto: il significato storico della sua “riforma”, che si dovrebbe chiamare semmai rivoluzione (perché le riforme restaurano l’esistente, non mirano a distruggerlo, o, almeno, non intenzionalmente) è stato quello di alleviare o togliere tutto ciò che, in esso, è troppo duro, troppo esigente, impone troppi sacrifici, troppe rinunce, e metterlo, così, al livello dell’uomo medio, cioè del mondo: insomma di normalizzarlo, appiattendolo e livellandolo al ribasso, togliendo lo scandalo della Croce, proclamando i “diritti” della natura, salvo poi purificarsi mediante il pentimento.

Sciame teologico

“Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo!”, dice il vescovo di Rieti

Tanto veemente, il Monsignore, quanto insufficiente. Dunque non c’è caso, non c’è fortuna, non c’è sorte, c’è solo la mano malvagia dell’uomo

I militari con in spalla la bara di una delle vittime del terremoto (foto LaPresse)
Ha parlato il vescovo. L’ordine d’apparizione ora è completo. Tutte le parti in commedia sono salite sul palcoscenico del terremoto. Sua Eccellenza Monsignor Domenico Pompili deve averci pensato a lungo, a quella frase, avrà immaginato gli applausi, l’acme dell’omelia funebre: “Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo!”. Poteva pregare e officiare, il Monsignore, invece s’è fatto rapire dalla tentazione di raccontare il mito della “natura buona” e dell’uomo cattivo, del creato che non offende e si difende dall’azione dell’essere umano, una storia arcadica rotta dall’invasione barbarica delle “opere dell’uomo”. Il tono grave, la piazza di Amatrice colma di dolore, lo scenario di un sussulto biblico. A Sua Eccellenza il vescovo di Rieti deve essere apparsa la visione celeste di Jean-Jacques Rosseau che gli parlava del mito del ritorno alla natura.

«Coscienza ben formata»?

Ma la cena eucaristica non è un pic-nicAi tempi del giansenismo per fare la comunione ci voleva un permesso speciale del proprio direttore spirituale. Oggi, invece, nelle chiese. all’ora della comunione, tutti, dico tutti, si mettono in fila per comunicarsi. Dunque, sorge spontanea la domanda: saranno tutti confessati? Eppure il Papa è stato chiaro in proposito.

Pensate, ai tempi del giansenismo per fare la comunione ci voleva un permesso speciale del proprio direttore spirituale. Palesemente influenzato dal luteranesimo, tale movimento (che dilagò all’interno del cattolicesimo nel XVII secolo ma il cui contagio arrivò fino ai primi decenni del XIX) partiva dal presupposto dell’indegnità umana ad accostarsi ai sacramenti. Alla fine, poiché, a ben pensarci, è difficile che uno si ritenga degno, il risultato è lo scoraggiamento. E il conseguente allontanamento. 

L’aria condizionata non c’è?


Enigma Benedetto e la necessità di chiarezzaRinunciando al pontificato tre anni fa, Benedetto XVI aveva annunciato di ritirarsi dal mondo, in preghiera e meditazione per il bene della Chiesa. Invece negli ultimi mesi si stanno moltiplicando i suoi interventi pubblici, ora anche con due libri in uscita. Quale il motivo di questo attivismo? Speriamo si chiarisca presto, perché di confusione nella Chiesa ce ne è già troppa.
In principio fu la promessa di restare «nascosto al mondo», di «salire sul monte», di continuare a servire la Chiesa ritirandosi nella preghiera e nella meditazione, «in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze». Nel febbraio 2013 Benedetto XVI aveva accompagnato così la sua rinuncia al pontificato, che aveva colto tutti di sorpresa. E per un bel po’ effettivamente è stato così, a parte la puntuale risposta nel settembre 2013 al matematico Piergiorgio Odifreddi che aveva criticato il suo libro su Gesù. 
Ma ormai pare proprio che il “papa emerito” Benedetto XVI ci abbia ripensato. E da un po’ di mesi stiamo assistendo a un crescendo di interventi che sta raggiungendo il culmine in questi giorni.

Tertium? Non datur..!



I quattro chiodi fissi di Bergoglio. 

Ma nemmeno il terzo regge


hook
Ha suscitato molto interesse la doppia confutazione fatta su www.chiesa dal barnabita Giovanni Scalese e dal benedettino Giulio Meiattini dei quattro "postulati" ai quali papa Francesco appende come chiodi il suo pensiero, da lui esposti nell'esortazione programmatica "Evangelii gaudium" e ripresi in altri suoi documenti e discorsi.
A padre Meiattini ha replicato – in difesa delle ragioni "pastorali" del papa – il teologo Andrea Grillo, suo collega di insegnamento al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo di Roma. Con immediata controreplica del dotto benedettino:
Il postulato caro a Jorge Mario Bergoglio sul quale i due hanno polemizzato è il primo: quello che asserisce che il tempo è superiore allo spazio.