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giovedì 1 dicembre 2011

Falso ecumenismo

 Nessun richiamo al ritorno alla Chiesa Cattolica, nessun richiamo alla vera conversione, in una sola affermazione "ecco a voi il falso ecumenismo"
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A SUA SANTITÀ BARTOLOMEO I, PATRIARCA ECUMENICO, PER LA FESTA DI S. ANDREA, 30.11.2011

 ”. Non si fa più distinzione se si è, però, scismatici o eretici. Per Benedetto XVI, evidentemente seguendo un’ “ermeneutica della rottura” con il Magistero Perenne, non è più valido il dogma “Extra Ecclesiam nulla salus” sebbene Il Catechismo del Concilio di Trento dica chiaramente all’articolo 114 sulla cattolicità della Chiesa:

« Quanti vogliono conseguire la salute eterna devono aderire alla Chiesa, non diversamente da coloro che, per non perire nel diluvio, entrarono nell’arca »

(Catechismo del Concilio di Trento)

Il Sillabo di Papa Pio IX (8 dicembre 1854) contiene un’esplicita condanna di tre proposizioni (XVI-XVIII) che sono espressione dell’indifferentismo.
Nel dettaglio:
  • la proposizione XVI condanna la negazione del dogma Extra ecclesiam nulla salus
  • la proposizione XVII condanna un’attenuazione dello stesso dogma
  • la proposizione XVIII condanna la negazione del dogma in relazione al protestantesimo
Il Catechismo di San Pio X del 1905 riafferma il dogma agli articoli 169, 171 e 172.
In particolare l’articolo 169 riprende un’immagine del Catechismo del Concilio di Trento e recita:

« No, fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana nessuno può salvarsi, come niuno poté salvarsi dal diluvio fuori dell’Arca di Noè, che era figura di questa Chiesa »

(Catechismo di Pio X)
 Nonostante queste proposizioni nette e chiare del Magistero, Benedetto XVI si rivolge direttamente a Bartolomeo I col termine di “Vostra Santità“, nonostante egli sia scismatico ed eretico. Dulcis in fundo, per avvalorare ancor di più questa ecclesiologia modernista e conciliare, Ratzinger aggiunge che le “responsabilità” comuni con Bartolomeo I non sarebbero solo quelle dei cristiani, ma anche quelle relative alla loro dimensione di “pastori del gregge che Dio” avrebbe affidato loro. Il supposto Vicario di Cristo in Terra si pone così alla pari di un leader religioso eretico e scismatico. Le parole divengono pesanti come macigni quando si afferma che Dio avrebbe affidato un gregge anche a pastori diversi da quelli della Sua Chiesa, Cattolica, Apostolica, Romana.
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Nel quadro del tradizionale scambio di Delegazioni per le rispettive feste dei Santi Patroni, il 29 giugno a Roma per la celebrazione dei Santi Pietro e Paolo e il 30 novembre a Istanbul per la celebrazione di Sant’Andrea, il cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, guida la Delegazione della Santa Sede per la Festa del Patriarcato Ecumenico. Quest’anno le celebrazioni hanno un carattere particolarmente festivo ricorrendo il XX anniversario della elezione di Sua Santità Bartolomeo I quale Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico. Il cardinale Koch è accompagnato dal Vescovo Brian Farrell, Segretario del Dicastero, e dal Rev.do Andrea Palmieri, officiale della Sezione Orientale del medesimo Dicastero. Ad Istanbul, si è unito alla delegazione il Nunzio Apostolico in Turchia, S.E. Mons. Antonio Lucibello.
La Delegazione della Santa Sede ha preso parte alla solenne Divina Liturgia presieduta da Bartolomeo I nella chiesa patriarcale del Fanar, ed ha avuto un incontro con il Patriarca e conversazioni con la Commissione sinodale incaricata delle relazioni con la Chiesa cattolica. Il cardinale Koch ha consegnato al Patriarca Ecumenico un messaggio autografo del Santo Padre, di cui ha dato pubblica lettura alla conclusione della Divina Liturgia, accompagnato da un dono. Il cardinale ha inoltre incontrato i rappresentanti della comunità cattolica locale e si è intrattenuto in una conversazione sull’ecumenismo con i religiosi e le religiose presenti in quella città.
Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI al Patriarca Ecumenico:
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

A Sua Santità Bartolomeo I,
Arcivescovo di Costantinopoli
Patriarca ecumenico
Ma non era il Papa sua Santità? che cosa ha di Santo uno che è volontariamente separato dalla vera Chiesa di Nostro Signore?


«Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede»(Rm 15, 13).

Nella comunione della fede che abbiamo ricevuto dagli Apostoli e nella carità fraterna che ci lega, mi unisco di tutto cuore alla celebrazione solenne che Vostra Santità presiede nella festa dell'apostolo e martire sant'Andrea, fratello di Pietro e santo protettore del Patriarcato ecumenico, per augurare a Vostra Santità, ai membri del Santo Sinodo, al clero e a tutti i fedeli, un'abbondanza di doni celesti e di benedizioni divine. Le mie preghiere, come pure quelle di tutti i fratelli e sorelle cattolici, accompagnano le vostre per invocare da Dio, nostro Padre, che ama la sua Chiesa e la edifica sul fondamento degli Apostoli, la pace nel mondo intero, la prosperità della Chiesa e l'unità di tutti coloro che credono in Cristo. La delegazione che vi ho inviato, guidata dal mio venerabile fratello, il Cardinale Kurt Koch, al quale ho affidato questo messaggio augurale, costituisce il segno tangibile della mia partecipazione e le porta il saluto fraterno della Chiesa di Roma.

Conservo nel mio cuore il ricordo ancora molto vivo del nostro ultimo incontro, quando ci siamo recati insieme, come pellegrini della pace, alla città di Assisi, per riflettere sul profondo rapporto che unisce la ricerca sincera di Dio e della verità a quella della pace e della giustizia nel mondo.

Rendo grazie al Signore che mi ha permesso di rafforzare con Vostra Santità i vincoli di amiciziasincera e di fraternità autentica che ci uniscono, e di rendere testimonianza al mondo intero dell'ampia visione che condividiamo riguardo alle responsabilità alle quali siamo chiamati in quanto cristiani e pastori del gregge che Dio ci ha affidato.

Le circostanze attuali, siano esse di ordine culturale, sociale, economico, politico o ecologico, pongono ai cattolici e a gli ortodossi esattamente la stessa sfida. L'annuncio del mistero della salvezza, attraverso la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, ha oggi bisogno di essere rinnovato con forza in numerose regioni che, per prime, accolsero la luce e che ora subiscono gli effetti di una secolarizzazione in grado di impoverire l'uomo nella sua dimensione più profonda. Di fronte all'urgenza di un simile compito, abbiamo il dovere di offrire all'umanità intera l'immagine di persone che hanno acquisito una maturità nella fede, capaci di riunirsi malgrado le tensioni umane, grazie alla ricerca comune della verità, consapevoli che il futuro dell'evangelizzazione dipende dalla testimonianza di unità resa dalla Chiesa e dalla qualità della carità, come ci insegna il Signore nella preghiera che ci ha lascito: «perché tutti siano una cosa sola... e il mondo creda» (Gv 17, 21). È per me motivo di grande conforto constatare che anche Vostra Santità, da quando è stata chiamata al ministero di Arcivescovo di Costantinopoli e di Patriarca ecumenico, venti anni fa, ha sempre avuto a cuore la questione della testimonianza della Chiesa e della sua santità, nel mondo contemporaneo.

Santità, in questo giorno in cui celebriamo la festa dell'apostolo Andrea, leviamo ancora una volta la nostra ardente supplica al Signore affinché ci consenta di progredire lungo il cammino della pace e della riconciliazione. Che possiamo, con l'intercessione di sant'Andrea e dei santi Pietro e Paolo, santi patroni rispettivamente della Chiesa di Costantinopoli e della Chiesa di Roma, ricevere il dono dell'unità che ci viene dall'alto!

Con questi sentimenti di fede, di carità e di speranza, le riformulo, Santità, i miei voti più ferventi e scambio con lei un abbraccio fraterno in Cristo nostro Signore.

Dal Vaticano, 24 novembre 2011

Benedetto XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

(Traduzione Osservatore Romano)
Pubblicato da gianluca cruccas 

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