ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 2 dicembre 2011

PICCHIATO UN PARROCO


PICCHIATO UN PARROCO NELLA DIOCESI DI FIRENZE PERCHE' AVEVA INIZIATO AD ELIMINARE GRADUALMENTE GLI ABUSI LITURGICI

"...Tipico esempio della degenerazione della funzione dei laici nella Chiesa, a cui le Autorità competenti ancora non pongono fine..."

Aveva ripreso a celebrare la Messa sull'altare anziché sul tavolino del predecessore, eliminati i canti non consoni recuperando quelli in latino ed invitato i fedeli a comunicarsi in ginocchio e sulla lingua, seguendo l'esempio di Benedetto XVI
di Dante Pastorelli
È bene sgomberare il campo da un equivoco generato dal sensazionalistico titolo dell'articolo (...) sul Giornale di Firenze del 26 luglio u.s., "No alla Messa in Latino. Parroco picchiato a Ronta". (...) La Messa di S. Pio V qui non c'entra per niente. (...)
Allora, quali i motivi del contendere alla base del caso mugellano? Un gruppo di fedeli più "attivi", una decina, ed i loro sostenitori, in tutto al massimo una ventina su una popolazione di oltre 1400 anime, erano abituati a fare e disfar a piacimento in chiesa e nei locali annessi, compresa la libera affissione in bacheca di manifesti, volantini e comunicati di vario contenuto, giacché il precedente curato risiedeva in un paese vicino ed a Ronta si recava solamente per le celebrazioni eucaristiche e per gli altri principali doveri pastorali.
 Costoro, avendo goduto di libertà assoluta d'azione in un lungo periodo di parziale sede vacante parrocchiale, si son sentiti spodestati, privati di un "potere" illegittimamente arrogatisi, dal nuovo parroco, don Hernan Garcias Pardo, che da meno di un anno è stato incaricato della guida della comunità, ha fissato la sua residenza nella canonica di Ronta ed esige, comprensibilmente, di far quel che la Chiesa gli richiede.
Da una parte, dunque, il sacerdote laborioso e cosciente dei suoi compiti, dall'altra gli esponenti di un progressismo esasperato al limite, forse superato, di un'ecclesiologia da comunità di base che vogliono imporre e, di conseguenza, dettar legge in ambito liturgico e catechetico. Da qui l'accusa infondata al loro Pastore di non ascoltare il suo popolo.
Don Hernan, ch'è italo-argentino, e mi vien descritto da un confratello come un uomo cordiale, gentile, disponibilissimo e d'animo mite, e ratzingeriano di ferro, s'è impegnato a riportar un po' d'ordine nella casa di Dio e nella canonica, alcuni locali della quale, separati dall'abitazione da una porta, da tempo trasformati in una specie di circolo fastidioso, in quanto rumoroso, noto per gl'incontri conviviali, e causa di attriti, oltre che per il frastuono, anche per la volontà del sacerdote di utilizzarli per ospitar una degna sacristia e l'archivio: insomma per reali necessità della parrocchia, non esclusa la salvaguardia di antichi e preziosi paramenti amorevolmente recuperati dalle soffitte in cui erano stati desolatamente abbandonati. Inoltre, in perfetta ottemperanza alla volontà di Benedetto XVI, oltre che al buon senso, il neo-parroco ha iniziato ad eliminar gradualmente gli abusi liturgici.
Don Hernan ha così rimosso dal presbiterio del Santuario della "Madonna dei tre fiumi" la mensa posticcia, un tavolino, applicando correttamente la normativa vigente in materia, onde consentire la celebrazione all'altare e ad Deum; ha riportato serietà nell'azione liturgica, abolendo ogni cialtroneria ed i canti non consoni, chitarre e strumenti profani, ed ha paternamente invitato il suo gregge, senza obbligarvelo, a comunicarsi in ginocchio e sulla lingua, seguendo evidentemente l'esempio offerto da Benedetto XVI; ha reintrodotto la benedizione iniziale dei fedeli con l'acqua santa e qualche canto in latino, tra cui la Salve Regina, che spesso nella lingua sacra della Chiesa Cattolica, si canta anche nella Basilica fiorentina della SS.ma Annunziata, regno incontrastato della liturgia in volgare.
Nella chiesa parrocchiale di S. Michele, una Badia non "orientata", la S. Eucaristia vien celebrata verso il popolo, ma nello stesso tempo verso oriente, come nelle basiliche romane, e, sempre sulla scorta della liturgia pontificia attuale, sull'altare ritrovano il loro posto i candelieri ed il Crocifisso. Altare? Diciamo una mensa costruita nel post-concilio, dopo che il parroco dell'epoca, mons. Basetti Sani, di non felice memoria anche per i fedeli di S. Francesco Poverino, nella sua furia iconoclasta ebbe distrutto il settecentesco altar maggiore ed eliminato gli altari laterali.
Da rimarcare che don Hernan ha sempre in tutto operato con l'approvazione piena del benemerito Arcivescovo di Firenze, S. Ecc.za mons. Giuseppe Betori.
Tutto qui: sembra poco, ma ad uno sparuto manipolo di fedeli (?) scriteriati, questo "poco" appar un'intollerabile cedimento al più vieto "tradizionalismo" da perseguir con pubblica ribellione, manifesti insultanti e lettere minatorie da non sottovalutare. Infine, a buon diritto, il prete ha esposto nel cosiddetto circolo un cartello col divieto di affigger manifesti e comunicazioni senza la sua autorizzazione.
Da qui il contrasto, in realtà unilateralmente prodotto: tipico esempio della degenerazione della funzione dei laici nella Chiesa, a cui le Autorità competenti ancora non pongono fine. E proprio dal divieto di libera affissione è nata un'accesa discussione, trasformata dal contestatore prepotente in vergognosa rissa, con contorno di contumelie alla presenza dell'atterrita e piangente anziana madre di don Hernan, della sua esile sorella, spintonata senza remore dall'energumeno, e di qualche testimone. Lo scalmanato novatore, alto e robusto come un armadio, benché anzianotto, ha staccato irosamente l'avviso, ha afferrato e scosso violentemente il sacerdote colpevole d'essersi opposto a tal atto d'arroganza, gli ha strappato dei documenti e l'ha inseguito fin nella canonica dove s'era rifugiato per por termine allo scontro fisico. Risultato del "corpo a corpo": il parroco ha riportato una contusione alla spalla, con prognosi di tre giorni. Ambedue i protagonisti della colluttazione si sono rivolti all'Arma dei Carabinieri, ma chiunque può comprender agevolmente da qual parte stia la ragione. (...)
Mi dichiaro sicuro, e n'ho ben d'onde, che il coraggioso sacerdote, cui va la mia filiale solidarietà, continuerà nel suo cammino verso una liturgia sempre più improntata alla doverosa sacralità, come son pure sicuro ch'egli, innamorato com'è di Cristo e della Chiesa, ed obbediente ai superiori, saprà perdonare, e credo che già l'abbia perdonato, l'aggressore, e paternamente riaccoglierà tra le sue braccia i fedeli dissidenti, poiché egli tutti ha sempre chiamato amorevolmente intorno a sé e nessuno dalla comune casa di preghiera e santificazione è mai da lui stato allontanato.
Da parte mia auspico una S. Messa di riconciliazione e di salda ricostruzione del tessuto ecclesiale di Ronta, ma nella chiara distinzione dei ruoli: Pastore saggio e docile gregge.
Fonte: Coordinamento Toscano Benedetto XVI, 27/07/2011

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