ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 21 agosto 2012

SAN PIO X E LA VERITÀ SUL GIURAMENTO ANTIMODERNISTA:

 QUELLO CHE I CATTOLICI DEVONO SAPERE

Pontifex.RomaCaratteristica e forza del pontificato di San Pio X fu di unire alla ortodossia dottrinale, una grande, salutare fermezza pratica, al fine di impedire agli erranti (e ai loro complici o simpatizzanti) di nuocere ancora alla Chiesa. Tra le misure pratiche che San Pio X mise in opera per “stanare” i modernisti, costringerli a smascherarsi o a spergiurare, tutti ricordano, a ragione, il giuramento antimodernista, che univa appunto purezza di dottrina e fermezza nella pratica. Esso doveva essere pronunciato a partire dal suddiaconato, e poi ogni qual volta che il chierico riceveva gli Ordini maggiori, l’autorizzazione a confessare o predicare, come pure nel diventare parroco, superiore religioso, insegnante ecc. Parliamo al passato, perché questa prescrizione di San Pio X (che era solo una delle norme antimoderniste imposte dal Motu Proprio Sarorum Antistitum del 1 settembre 1910) è osservata ancora – com’è doveroso – solo tra quei chierici che si oppongono alla riforma conciliare.

Giuramento antimodernista e Sant’Uffizio erano le “bestie nere” che ogni modernista si proponeva di sopprimere nel suo programma riformista; giuramento antimodernista e Sant’Uffizio furono, in effetti, spazzati via dalle prime riforme operate da Paolo VI. Il S.Uffizio fu soppresso con il M.P. Integrae servandae del 7 dicembre 1965; il giuramento antimodernista e la professione di fede tridentina furono cancellati da un atto della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicato senza data e senza firma negli Acta Apostolicae Sedis 59 (1967) 1058 (del 20 dicembre 1967), atto che prescriveva, senza dare alcuna spiegazione, una nuova professione di fede (sostanzialmente ridotta al “Credo” di Nicea) al posto delle due professioni di fede fino ad allora obbligatorie.
Il Motu Proprio di San Pio X era rivolto ai Vescovi Cattolici. A loro San Pio X affidava l’attuazione delle sue prescrizioni come un grave dovere che pesava sulle loro coscienze; il loro dovere era “impegnarsi nella difesa della fede cattolica e vigilare con la massima diligenza perché l’integrità del deposito divino non subisca alcun danno”. Se tutti i prelati avessero compiuto il loro dovere! Se tutti avessero ascoltato le parole del Papa lottando non solo contro i modernisti ma anche là dove vi era anche solo “un sospetto di modernismo”! Che molti abbiano mancato al loro dovere, lo testimonia la situazione attuale della Chiesa ... [Dall’editoriale di Sodalitium - Il Buon Consiglio, n. 23].
Testo del Giuramento Antimodernsita (Motu proprio Sacrorum Antistitum di Papa Pio X, 1 settembre 1910)
Io N. fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verità definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente.
Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.
Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell'origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.
Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli.
Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dell'evoluzione dei dogmi da un significato all'altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.
Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall'oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell'intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.
Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dell'enciclica Pascendi e del decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.
Riprovo altresì l'errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana.
Disapprovo pure e respingo l'opinione di chi pensa che l'uomo cristiano più istruito si riveste della doppia personalità del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.
Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema.
Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l'insegnamento di discipline storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia sull'origine soprannaturale della tradizione cattolica sia dell'aiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa autonomia critica ammessa per l'esame di qualsiasi altro documento profano.
Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra tradizione non c'è niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il proprio impegno, l'abilità e l'ingegno prolungano nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli.
Mantengo pertanto e fino all'ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel carisma certo della verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione dell'episcopato agli apostoli (1), non perché si assuma quel che sembra migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa (2).
Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né nell'insegnamento né in nessun genere di discorsi o di scritti. Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.
[Motu proprio Sacrorum Antistitum di Papa Pio X]
Inviato via email da Alberto

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