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martedì 30 ottobre 2012

Ora pro Sinodo silente


Siria: 300mila cristiani sfollati

Madre Mariam - Agnès de la Croix, superiora del monastero di Qara e coordinatrice del gruppo di supporto del movimento Mussalaha (in arabo «riconciliazione»), movimento popolare interconfessionale e multietnico parla della crisi in Siria, e della situazione dei cristiani.
MARCO TOSATTI
Madre Mariam - Agnès de la Croix, superiora del monastero di Qara e coordinatrice del gruppo di supporto del movimento Mussalaha (in arabo «riconciliazione»), movimento popolare interconfessionale e multietnico parla della crisi in Siria, e della situazione dei cristiani.   

Riportiamo alcuni brani dell’intervista in due parti che la religiosa ha dato al blog-spot “Ora pro Siria”, in cui parla dell’iniziativa di riconciliazione interna al Paese martoriato dalla guerra.  
“Assad non è il punto di riferimento della Chiesa o suoi pastori. Il punto di riferimento della Chiesa è l'uomo. La Chiesa non pensa ad Assad sostenendo la riconciliazione. La Chiesa pensa alla situazione tragica di una popolazione civile presa in ostaggio di una lotta selvaggia non preparata. La comunità internazionale (Stati Uniti, Unione Europea e Brics) afferma che la soluzione in Siria "può essere solo politica." Come parte di questa soluzione e per prepararla la Chiesa propone la Riconciliazione di cui essa ha il segreto spirituale”.   

 “Questo non è un complotto pro-Assad, è una via per superare la violenza e dare voce al popolo siriano che, per scegliere, ha bisogno di un minimo di sicurezza e stabilità dopo aver assicurato la coesione del suo tessuto sociale gravemente colpito da tentativi di settarie frammentazioni alimentate da sanguinosi attacchi da entrambe le parti”. “Dire la verità di ciò che viviamo in Siria è stato l'inizio del mio viaggio e della mia lotta. Questo approccio non è politico, ma etico. Esso non risponde al bisogno di affermare un certo modello di società piuttosto che un altro, ma per denunciare gli abusi che vengono occultati dalla comunità internazionale e dai media. Improvvisamente i media hanno mostrato un ritratto in bianco e nero. Da una parte i "manifestanti pacifici, che - sia detto en-passant-, sono confusi con tutto il popolo siriano" mentre non sono la maggioranza, e dall'altra un regime oppressivo assetato di sangue. Questo ritratto binario, manicheo, è un metodo di manipolazione delle masse.Ricordiamo che i media non sono un pulpito di buona condotta, né una scuola di valori, tanto meno un riferimento morale. Ma la loro attrazione è tale che molte persone recepiscono l' immagine, accompagnata da un discorso semplicistico, come loro Credo perché hanno fame di una Causa. E quale migliore Causa che l’espellere un dittatore rimanendo comodamente seduti nella propria poltrona?”.   

“La situazione in Siria è molto complessa ed è per questo che siamo stati costretti a parlare a questo proposito: ci sono gruppi - che sostengono di appartenere all'opposizione - che terrorizzano la popolazione, distruggendo le infrastrutture di Stato, mettendo in pericolo le zone residenziali e saccheggiando il patrimonio culturale. Noi siamo testimoni di questi gruppi che abbiamo nominato nel novembre 2011 "bande armate non identificate". Oggi tutti hanno riconosciuto questi personaggi. Si tratta di mercenari finanziati da Arabia Saudita e Qatar. Secondo la rivista americana "The Economist" ci sono più di 2000 gruppi che operano in Siria, la maggior parte sono legati ad Al Qaeda, ai Fratelli Musulmani e ai salafiti. Non sono venuti per instaurare la democrazia, ma la legge coranica in nome di Allah. Essi sfruttano la religione per scopi politici. Essi danno un'immagine negativa dell'Islam”.  

“E 'un dovere per noi di parlare e di nominare gli aggressori, chiunque siano quelli che mettono in pericolo la popolazione civile e la vita di innocenti. Oggi gli esperti dicono la rivoluzione è stata deviata favorendo un conflitto settario e confessionale. E 'un peccato. Ieri il grande oppositore Nabil Fayyad ha scritto in tono drammatico sulla stampa araba: ‘No, non è la mia rivoluzione’".  

“D'altra parte, è vero che oggi la Chiesa riceve minacce e che sono spesso attuate, ma provengono dagli insorti. Per non ripetere gli eventi già noti (come ad esempio l'esodo di 150.000 cristiani a Homs e la zona circostante a causa dell'invasione di queste aree da parte dei ribelli e mercenari stranieri) notiamo che sono i quartieri cristiani che sono più spesso oggetto di attacchi armati : ieri un'autobomba a Bab Touma e l’incendio presso la Chiesa dell'Annunciazione a Midane, la settimana scorsa il bombardando delle aree cristiane di Aleppo ha causato undici morti, poi omicidi e sequestri giornalieri dell’ elite cristiana. Nonostante questo i nostri pastori rifiutano di parlare di persecuzione, ma di pressioni per costringere i cristiani ad essere più concilianti con l'opposizione armata”.   

“Conosciamo il regime e il suo aspetto dittatoriale. Le sue azioni non ci sorprendono. Ma che una opposizione ufficialmente presentata come promotrice dei diritti umani, della democrazia e della libertà, agisca con violenza ancor più sanguinosa rispetto al regime, questo è ciò che sciocca”.“Io credo che una vera democrazia inizia con il diritto di autodeterminazione di un popolo. Un referendum è una conditio sine qua non. Elezioni libere altrettanto. Chi si preoccupa di sentire dire dal popolo siriano quello che pensa? La democrazia può anche diventare un cavallo di Troia per far passare progetti che nulla hanno a che fare con l'effettiva liberazione di un popolo. Guardate in Iraq, meditiamo sulla Libia”.   

“I cristiani in Siria hanno bisogno per qualche altro mese di assistenza finanziaria per sopravvivere lontano dai loro luoghi di residenza (ci sono 300.000 cristiani sfollati, che hanno perso tutto), senza cedere alla tentazione di andarsene. Hanno bisogno di aiuti alimentari, carburante per l'inverno e di trasporti. Una somma di $ 300 al mese per famiglia è in grado di migliorare la sua situazione e consentirle di resistere. Non importa la quantità, ogni donazione è benvenuta e sarà fedelmente trasmessa. Ecco il nostro conto in banca in Libano (non aperto in Siria a causa delle sanzioni)”. Notre Compte Bancaire: Numéro de compte: 4041232351300 Nom complet du titulaire du compte: Monastère Saint Jacques le Mutilé Pays: Liban Numéro du registre de banques: 75  

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