ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 17 novembre 2012

Illustri precedenti


Se San Pietro viene chiamato “Satana”


Cari amici, mi è stato segnalato un libro molto interessante scritto da Simone Venturini, biblista e ricercatore presso l’Archivio Segreto Vaticano. Il titolo è eloquente: “I grandi misteri irrisolti della Chiesa” (Ed. Newton Compton, 279 pagine, 9,90 euro) e all’interno vengono chiariti, Bibbia alla mano, molti di quei dubbi che ogni giorno possono assalire credenti o non. Dagli esorcismi al terzo mistero di Fatima vengono passati in rassegna molti dei temi che oggi aprono grandi discussioni tra gli studiosi.

Perché Gesù chiamò San Pietro con l’appellativo di Satana? Perché in un episodio del Vangelo di Matteo, l’apostolo si era mostrato contrario al volere di Cristo. E che origine ha il maligno? Il Paradiso esiste davvero o è un’invenzione dei preti? E le apparizioni di Medjugorje? Cosa c’è di vero? Cosa videro i tre pastorelli di Fatima? Queste sono alcune delle domande a cui Simone Venturini cerca di dare con chierezza una risposta. Tra i tanti temi viene analizzato quindi anche il terzo mistero di Fatima, da anni al centro di un’accesa discussione tra chi afferma che ci sia una parte non svelata del mistero e chi dice che è stato tutto rivelato.
Sul “vescovo vestito di bianco” che viene ucciso ai piedi di una croce, vi trascrivo cosa dice a proposito Venturini:
“Generalmente si pensa che la profezia si riferisca esplicitamente all’attentato di Giovanni Paolo II, il 13 maggio del 1981, e che quindi implicitamente quell’anno sia il termine ultimo dello sviluppo storico previsto. E ciò è indubbiamente vero, ma a mio parere il testo permette di leggere in filigrana qualcosa di più. Si dice infatti che il Santo Padre – almeno così i veggenti interpretano il «vescovo bianco» – viene ucciso, cosa che però non accadde a Giovanni Paolo II. Ciò implicherebbe che l’attentato a quel pontefice rappresenti solo una tappa nella progressiva realizzazione del terzo segreto.
Tale osservazione ci permetterebbe di dire che la profezia parla di un tempo ancora in corso. A parte, però, questa informazione, particolarmente significativo è il linguaggio del segreto. In esso riecheggiano alcune importanti immagini bibliche, come per esempio l’angelo, la spada di fuoco (cfr. Genesi 3,24), la croce e il monte che probabilmente allude al calvario, ma che comunque rappresenta il cammino della Chiesa verso un compimento futuro, che non sembra essere indolore (per «il sangue dei martiri», cfr. Apocalisse 6,9; 17,4).
Ma la profezia, ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, rappresenta anche una prova formidabile per capire un po’ meglio dove e in che modo esiste il tempo prima che diventi storia: «E vedemmo in una luce immensa che è Dio: qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti». Oltre a un’ulteriore conferma al dato che il mondo di Dio è luminoso, il futuro è in qualche modo misteriosamente iscritto in quella stessa luce. Il testo dice che le immagini viste dai tre pastorelli di Fatima erano come quelle che si vedono quando si passa davanti a uno specchio.
Potremmo quindi immaginare una barriera trasparente che permette di vedere immagini particolari. Una barriera che dividerebbe il nostro mondo da quello di Dio. Una barriera però che, essendo anche uno specchio, riflette in parte anche ciò che è umano. Spero che ormai sia abbastanza chiaro quale abissale differenza vi sia tra le profezie (in genere false) che cercano di individuare e perfino datare con precisione eventi futuri e quelle (in genere autentiche) che delineano invece uno scenario a venire”.

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