ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 17 dicembre 2012

Fratelenzo: brucia per me!



Sotto sotto mi sei sempre piaciuto, Fratelenzo, per vari motivi. Il primo è che ho sempre sperato che il tuo rispetto per la castità fosse pari al tuo rispetto per l’eremo: basso. Ma temo non sia così. Mi contento di abbracciarti di un erotico amore platonico, di quello affine a certe esegesi spinte del Cantico di cantici che ti piacciono tanto. Mi piace la tua pinguedine che da un senso di protezione diffuso; mi piace il tuo sguardo glaciale che maschera di virile indifferenza le tue ribellioni sommerse, mi piace seguire i sentieri della tua fronte rugosa che esprimono le crepe profonde che vai infliggendo a questa inutile Chiesa romana.
Mi piace la tua barba naturale e ricercatissima assieme. Ma un uomo non si giudica solo dall’aspetto. E infatti io ti giudico soprattutto per il vigore del tuo pensiero: far breccia nei cuori dei teologi vaticani, avendo sì e no un titolo da economista in tasca – davvero eroico, oltre che erotico, monacone mio! E ogni volta i tuoi messaggi sono per me vento di stupore nuovo. Come hai scritto qualche giorno fa, per l’ a-cattolica Stampa (testata che preferisco alle moine permalose dell’Avvenire  o alle rubriche di femminismo melenso dell’Osservatore Romano), in difesa della libertà dei monaci tibetani. E’ un argomento che ti sta a cuore: il Dalai Lama, i monaci. Sui monaci, ti capisco, sono come te: falsi monaci di una falsa religione, non riconosciuti dall’autorità cattolica, e poi sono – ancora una volta proprio come te – degli indipendentisti, che lottano contro il controllo oscurantista del regime (cinese o cattolico: che importa?). Insomma, io e te sappiamo che questi in verità sono i monaci per essenza; quelli che non si ingabbiano dietro norme eteronome o potentati di questo mondo, quelli che offrono la loro vita come incenso all’idea di Dio (i tibetani non puntano direttamente a Dio, al deforme Dio occidentale, onto-teologico feticcio heideggeriano), sì all’idea di Dio (noi moderni sappiamo che Dio è inarrvabile, se non attraverso l’idea di Lui che ci facciamo e che custodiamo in noi stessi); monaci autentici perché fedeli alla purità della propria coscienza interiore, e la coscienza è il vero Dio accessibile ad ognuno di noi – contro le idolatrie del tradizionalismo e del cattolicesimo storico in generale. Non basta. E’ incantevole e fascinosa anche la tua devozione al Dalai Lama. In questi giorni tutti impazziscono per il papa: scrive libri stucchevoli per il popolino, si mette in tweetter a cazzeggiare, fa sparate sui gay e si allea con parlamentari negri neo-nazisti, Mentre apologeti idioti perdono tempo ed energie a difendere l’inddifendibile, tu, amato mio Fratelenzo, ti dedichi a cose più serie: al Dalai Lama. Lui, il perseguitato, che gira il mondo dimentico da tutti, che invano si appella ai consensi occidentali in difesa della crudeltà dei cinesi (crudeli nonostante 50 anni di comunismo: incredibile!). E lo fai, come sempre, con classe e audacia. Difendi il giusto. Travalichi la legge farisaica della Chiesa idolatra cattolica. E inviti al suicidio, sì, finalmente! Bruciarsi vivi è bello. Era bello quando gli eretici potevano testimoniare col fuoco la propria libertà di coscienza! E oggi, che la effeminata Catholica non ci vuole bruciare più, oggi che solo i comunisti ce ne danno occasione, guardiamo con devozione al fuoco santo dei veri e autentici monaci tibetani, un po’ hippy e un po’ eretici: quindi i santi del nuovo millennio! Bruciamo con loro. Esultiamo. Fratelenzo t’amo.
T’amo pio bove e mite in cuor una speranza accendi: quand’è che tu pure t’accenderai di vivo fuoco, materiale e fisico, e lascerai le tue ceneri a monito della cattolica infame? Brucia, brucia per noi, per me, Fratelenzo, che alla tua pira porterò le lacrime mie copiose, e un mozzicone si sigaretta torchiata dal rossetto satiricale. Brucia di un fuoco fenomenale, fatto non degli sterpi di boschi sacri indiani, ma dei tuoi tomi commerciali, lucrosi e banali.

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