ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 31 dicembre 2012

Il comune senso del pudore


SU DON CORSI: LETTERA DI UN IMPORTANTE RELIGIOSO E TEOLOGO ITALIANO A MONS. LIVI

Pontifex.Roma
Carissimo Monsignore,   il nodo della questione mi sembra abbastanza semplice, anche se occorre fare alcune distinzioni. Non ho letto la dichiarazione di Don Corsi, ma a priori ritengo che sia assurdo e ridicolo ipotizzare che un prete inviti al femminicidio (Pontifex aggiunge che è stato, infatti, tutto inventato dalla stampa, non quasi c'è nulla di vero). Non ho neppur letto le osservazioni fatte dal Vescovo e dal Card.Bagnasco. Da come ho capito, la questione, il punto è il seguente:
vi sono purtroppo delle donne che nel loro atteggiamento e nel loro modo di vestire sono, come si dice, "provocanti". Quante volte ho sentito questa espressione sulla bocca di mia madre, donna bella ma di ottimi costumi! L'espressione già da sola dice tutto per chi minimamente sa e sente che cosa è l'istinto sessuale e il sex-appeal. Una donna provocante stimola evidentemente il maschio ad accostarsi a lei sessualmente.  Di per sè è una legge di natura.
Il problema è che purtroppo, nella nostra natura ferita dal peccato originale ed eventualmente con l'aggiunta di abitudini viziose, occorre che sia da parte della donna che del maschio ci sia un opportuno controllo della propria sessualità, così da evitare, se possibile, approcci moralmente peccaminosi.
Una donna che deliberatamente è provocante, ossia non coltiva il senso del pudore, non deve meravigliarsi se incontra un maschio aggressivo, anche se è chiaro che se costui la insidia o la aggredisce, la colpa è del maschio. 
Ma anche la donna non è senza colpa, perchè non dobbiamo spingere gli altri a peccare. E' questo il concetto dello "scandalo". La donna provocante è solitamente scandalosa, cioè stimola il maschio a peccare contro di lei e con lei. 
Se la donna desidera non essere insidiata, abbia un comportamento pudico e modesto, anche se purtroppo questo non serve sempre: guardiamo il caso di Maria Goretti. Sono però ipocrite quelle donne che si lamentano di essere disturbate, se poi non fanno nulla per non provocare il maschio.
Può capitare che una donna sia provocante senza volerlo e senza accorgersene e che il maschio sia troppo sensibile e immaturo. Ciò può spingere il maschio ad accostarsi ed anche a far violenza. Caso famosissimo fu quello, ancora, di S.Maria Goretti. E' ovvio che in questo caso la colpa è solo del maschio. 
Credo che un buon parroco può benissimo esortare le donne a non essere intenzionalmente provocanti. Credo sia stato questo l'intento di Don Corsi, salvo che mi vengano fornite informazioni più precise.
Se infatti queste donne eccitano il maschio, non si devono meravigliare. Gli abiti e i gesti modesti femminili hanno appunto questo scopo di non provocare il maschio, senza che sia necessario fiinire nelle esagerazioni dei musulmani.
D'altra parte, anche il maschio deve sapersi controllare anche davanti ad una donna provocante, soprattutto se essa non si rende conto di esserlo. Anche una bella suora può essere provocante, ma ciò non vuol dire che ne abbia colpa.
Conclusione. Io avrei portato il discorso su questi temi, perchè questo era, da come ho capito, il punto centrale. Ad ogni modo mi pare che lei se la sia cavata comunque bene. Un parroco può permettersi di essere più esigente con le sue parrocchiane di quanto non sia concesso o conveniente a un politico o a un sociologo che deve stare più su temi generali anche di tipo non confessionale.
[da fonti private; manteniamo l'anonimato dell'autore]
http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/consacrati/13693-su-don-corsi-lettera-di-un-importante-religioso-e-teologo-italiano-a-mons-livi

A proposito di “femminicidio” ecco un’altra storia Ligure

don Piero Corsi(di Luciano Garibaldi su Riscossa Cristiana del 29-12-2012) Da giorni tiene banco, sui quotidiani, nei telegiornali, nei notiziari televisivi, nei siti on-line, la vicenda di don Piero Corsi, il parroco di San Terenzo di Lerici (La Spezia) “reo” di avere esposto, nella bacheca della parrocchia, un articolo tratto dal periodico informatico «Pontifex» dal titolo «Le donne e il femminismo. Facciano sana autocritica: quante volte provocano?». Non l’avesse mai fatto! Un autentico tsunami gli si è scaricato addosso, costringendolo, ovviamente, a rimuovere l’articolo incriminato e a nascondersi in un “buen retiro” in attesa delle invocate misure nei suoi confronti. C’è chi, come “Telefono rosa”, è arrivato a chiedere l’intervento del Pontefice esortando il Papa a ridurre il povero parroco allo stato laicale. Per dirla tutta, don Piero era già da tempo nel mirino, avendo già esposto, nella sua bacheca, atti d’accusa contro l’Islam. Atti d’accusa verosimilmente motivati, visto che ogni giorno diecine di cristiani vengono massacrati in mezzo mondo, dall’Africa al Vicino e al Medio Oriente.
Ma tant’è, l’accusa nei confronti delle donne “provocatrici” appesa alla bacheca (e peraltro subito rimossa, al primo accendersi delle polemiche) gli è stata fatale. Non l’avesse mai fatto! Il “Secolo XIX”, il più importante quotidiano della Liguria, ha scritto che, ogni due mesi, un uomo uccide una donna in Liguria. Sono state 54 negli ultimi dieci anni le vittime della follia omicida maschile, per la maggior parte massacrate per gelosia, vera o presunta, dai propri partner.
Fatti gravi, anzi gravissimi. Niente da dire. Peccato che nessuno abbia pensato di accostare, alla campagna di stampa contro il parroco di San Terenzo, un evento letterario di segno opposto, pure questo verificatosi in Liguria. Ci riferiamo al libro, appena pubblicato dalle Edizioni Erga di Genova, «Il delirio e la speranza», 252 pagine curate dalla scrittrice Miriam Pastorino che aprono il velo su un tema scottante che investe ormai migliaia di persone e di cui si parla molto poco. La sua originalità sta nel fatto che viene trattato attraverso 11 racconti nati da drammatiche testimonianze di padri separati rielaborate in chiave letteraria da sei autori diversi. La letteratura, si sa, è un’arma di grande efficacia per condurre il lettore dentro il problema e coinvolgerlo emozionalmente in situazioni spesso sconvolgenti che investono, in definitiva, la sopravvivenza stessa della famiglia, da sempre la cellula base della nostra società, indispensabile per la sua sopravvivenza.
La curatrice del volume, e direttrice della collana “Voltar Pagina” della casa editrice Erga, Miriam Pastorino, scrive nell’introduzione: «Può una società sopravvivere senza padri? Mai come oggi il nostro futuro è apparso appeso alla capacità di liberarci in fretta delle zavorre del passato e in particolare di quelle false ideologie che, con la pretesa di regalarci il massimo della felicità assieme al massimo della libertà, hanno finito per spalancare le porte a innumerevoli dolori individuali e causato il collasso di tutte le nostre basi culturali e sociali».
Il libro è la prima raccolta pubblicata in Italia di racconti costruiti traendo spunto dalle vive esperienze di padri vittime di separazioni conflittuali. Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Gesef (Genitori separati dai figli) su 26.800 soggetti, il 75% degli uomini in fase di separazione subisce mobbing giudiziario e l’89% subisce la minaccia dalla coniuge di non poter più vedere i figli. Il libro nasce dall’incontro tra le associazioni Mater Natura e Voltar Pagina e può considerarsi, a tutti gli effetti, un’occasione di riflessione sulle storture della nostra società che vedono in primo piano, sicuramente, gli atti di violenza dei maschi contro le donne, ma – magari in secondo piano – le ingiustizie consumate ai danni di tanti sfortunati mariti.
http://www.corrispondenzaromana.it/a-proposito-di-femminicidio-ecco-unaltra-storia-ligure/

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