ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 10 marzo 2013

Habemus papam. Ma se l’eletto si trova in Patagonia?



viaggio
Nel precedente post il professor Sergio Audano si interrogava sulla procedura nel caso dell’elezione di un papa esterno al collegio cardinalizio. E chiedeva: “Viene mandata una missione a chiedere al neo eletto se accetta? E nel frattempo si interrompono gli scrutini e le relative fumate?”.

Un lettore ci ha immediatamente scritto che le regole ci sono, anche se l’ultimo caso del genere risale al lontano 1271.
A lui la parola.
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QUANDO IL NUOVO PAPA NON È NELLA CAPPELLA SISTINA

Le procedure da seguire nel caso in cui i cardinali eleggano un papa al di fuori del collegio degli elettori, non sono previste dalla “Universi dominici gregis” del 1996 ma dall’”Ordo rituum conclavis” approvato da Giovanni Paolo II nel 1998, pubblicato dalla Tipografia Vaticana nel 2000 e curato dall’ufficio delle celebrazione liturgiche del sommo pontefice, allora retto da monsignor Piero Marini, vescovo (oggi arcivescovo) titolare di Martirano.
In particolare il paragrafo 62 dell’”Ordo” stabilisce questo:
“Se l’eletto risiede fuori della Città del Vaticano, i cardinali elettori scelgono due cardinali che assistono il cardinale che presiede [oggi Giovanni Battista Re - ndr] fino all’arrivo e all’accettazione dell’eletto. Poi il cardinale che presiede (Re – ndr) e i due cardinali che lo assistono chiameranno il Sostituto della Segreteria di Stato [oggi l’arcivescovo Angelo Giovanni Becciu - ndr], il quale con cautela farà in modo che l’eletto giunga al più presto a Roma, evitando assolutamente i mezzi di comunicazione sociale, dai quali potrebbe essere violato il segreto del Conclave. Giunto l’eletto nella Città del Vaticano, il Sostituto della Segreteria di Stato [Becciu - ndr] informi immediatamente del suo arrivo il cardinale che presiede [Re - ndr] ed esegua esattamente i suoi ordini. Il cardinale che presiede [Re - ndr], dopo essersi consigliato con i due cardinali che lo assistono, convocherà i cardinali elettori e introdurrà l’eletto nella Cappella Sistina, perché si proceda al rito di accettazione”.
Queste le norme. Nel caso in cui l’eletto sia residente a Roma i problemi potrebbero, forse, essere limitati. Ma nel caso abiti fuori Roma e, a maggior ragione, fuori d’Italia, sarebbe curioso vedere se e come l’eccellentissimo sostituto, chiunque egli sia, riesca portare in Vaticano l’eletto “evitando assolutamente i mezzi di comunicazione sociale”.
Tenendo poi presente che le norme stabiliscono che solo “dopo l’accettazione si bruciano le schede” che provocano la fumata bianca, è chiaro che nel caso preso in questione potranno passare non poche ore tra l’elezione, l’arrivo in Vaticano dell’eletto, la sua accettazione e l’uscita del fumo bianco dal comignolo sul tetto della Cappella Sistina.
E potrebbe essere proprio questo insolito periodo di assenza di fumate a dare il segno che i cardinali hanno scelto il nuovo papa al di fuori dei confini vaticani.
Eventualità improbabile, ma non impossibile. L’ultima volta avvenne il 1° settembre 1271, quando i cardinali elessero papa l’arcidiacono di Liegi, il piacentino Tebaldo Visconti, che in quel momento si trovava in Palestina. L’eletto, che prese il nome di Gregorio X, partì dal Medio Oriente il 1° gennaio 1272, il 13 marzo entrò a Roma, fu subito ordinato prete, e il 27 consacrato vescovo.
All’epoca non c’erano gli aerei, ma neanche internet. Altri tempi.
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/09/habemus-papam-ma-se-leletto-si-trova-in-patagonia/

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