ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 19 agosto 2013

Povere (vecchie) suore?..Poveri noi!!

Papa Francesco:  fra barzellette ed eterodossie
Sul sito di Radio Vaticana è stata pubblicata una sorta di barzelletta, che riportiamo per intero

Il Papa alle Clarisse: se Pietro chiude le porte del Paradiso, Maria le apre

notizia del 2013-08-15 11:28:00

Prima della Messa a Castel Gandolfo, Papa Francesco, ha incontrato le Clarisse del Monastero di clausura di Albano, ad un mese dalla sua prima visita in questo istituto. L’incontro è durato circa tre quarti d’ora.
Sergio Centofanti ha intervistato la Madre abbadessa, Maria Assunta Fuoco, e la Madre vicaria, suor Maria Concetta Sfregola:

D. - Madre Maria Assunta, come è andato l’incontro con il Papa?
R. - Esprimere i sentimenti che abbiamo vissuto in questo breve ma intenso incontro è difficile, però quello che il Santo Padre ci ha lasciato è questo: ci ha esortato a vivere fino in fondo la nostra vocazione, rimanendo fedeli al nostro carisma, quindi in quella semplicità, in quella ricerca di essenzialità, in quella povertà che ci fa sentire tutte sorelle. Quindi, questa ricerca forte di vivere una relazione fondata nell’amore del Signore. È un po’ se vuole quello che esprime la persona del Santo Padre: un’umanità molto ricca, un’umanità che non si ferma all’accessorio, ma va in profondità, creando relazione. Sono parole che lui ci ha detto, il suo stare in mezzo a noi, molto semplice, ma quella semplicità che rivela una profondità molto forte. Quindi è stato un momento che è difficile esprimere veramente! Però è stata una gioia e una forza che richiama ancora di più ad una responsabilità autentica, vera, della nostra risposta al Signore per la Chiesa e per il Santo Padre.

D. - Suor Maria Concetta, cosa l’ha colpita dell’incontro con il Papa?

R. - Lui era tranquillo, disteso come se non avesse alcun pensiero o nulla da fare. Ci ha parlato - in un modo che ci ha colpito tanto - di Maria, in questa Solennità dell’Assunta. La donna consacrata è un po’ come Maria. Ha raccontato una cosa simpatica, bella che ha fatto sorridere tutti, lui compreso: Maria sta all’interno della porta del Paradiso; San Pietro non sempre apre la porta quando arrivano i peccatori e allora Maria soffre un po’, però rimane lì. E la notte, quando si chiudono le porte del Paradiso, quando nessuno vede e nessuno sente, Maria apre la porta del Paradiso e fa entrare tutti. Ecco, abbiamo rivisto in questo, la nostra missione, la nostra vocazione. Questa vocazione alla vita contemplativa, in clausura, oggi non è compresa per niente, ma non importa! Qual è l’essenzialità? Qual è lo scopo di questa vita, di questa vocazione? Credo sia proprio questo. E oggi il Papa in poche parole ce lo ha ridetto. Nel silenzio, nel buio, nella notte, quando nessuno vede, nessuno sa, nessuno sente, quanta gente passa davanti ai monasteri di vita contemplativa e non sa neanche chi c’è lì dentro e perché stanno lì! Ecco, in questo silenzio, in questa notte, si svolge la nostra missione, cioè poter aprire le porte del Paradiso per far entrare tutta l’umanità, tutti gli uomini, fratelli e sorelle che forse neanche conoscono, neanche sanno e forse non hanno il dono della fede. Come Maria, aprire quella porta; ridare fiducia, speranza. Nessuno sa… ma non ci importa. Però lo sa Dio, lo sa Maria!


Letta questa notizia, si potrebbe rimanere sconcertati e chiedersi in quale fede Francesco conferma i fratelli (Cfr. Lc. 22,32), ma lo sconcerto lascia subito il posto al crescere della percezione che se il Signore ha permesso che venisse elevato al Soglio Pontificio il vescovo Bergoglio, è perché in questi nostri tempi disgraziati vuole mettere alla prova i suoi fedeli.
Si potrebbe pensare che questo nuovo papa voglia diffondere una nuova dottrina, come per cinquant’anni hanno fatto i suoi predecessori, ma allora si dovrebbe supporre che egli sappia di dottrina, e invece è facile comprendere che le sue affermazioni sono fondate più sulla superficialità che sulla ponderazione. Cosa che non consola, certo, perché questa sua inconsistenza “magistrale” è più perniciosa e più sottilmente subdola di un forbito discorso teologico teso a stravolgere consciamente la dottrina cattolica.

In questa barzelletta riferita con compiacimento dalle suore dette ancora Clarisse, si coglie la facilità con la quale si possa affermare e condividere un’idea inconsistente e irreale. Noi non sappiamo con esattezza come si svolgano le cose in Paradiso, solo Dio lo sa, ma abbiamo presente l’insegnamento millenario della Chiesa, che coltiviamo col semplice buonsenso. Se c’è il Paradiso, ci andranno i buoni e non gli altri; come se c’è un Inferno, ci andranno i peggiori tra gli altri e non i buoni; come se c’è un Purgatorio, ci andranno i tiepidi tra gli altri e non i peggiori, né i buoni. E questo non perché queste dimore soprannaturali le abbia inventate San Paolo o elaborate la Chiesa nei secoli, ma semplicemente perché è questo che ci è stato insegnato da Nostro Signore Gesù Cristo e ci è stato trasmesso dagli Apostoli.
Se invece, come dice il vescovo Bergoglio, dietro la porta del Paradiso staziona la Madonna che notte tempo, di nascosto, apre questa porta e fa entrare chiunque, allora Paradiso, Inferno e Purgatorio non esisterebbero e l’insegnamento millenario della Chiesa sarebbe falso, così come falso sarebbe l’insegnamento del Signore Gesù.
Delle due l’una: o sono falsi la Chiesa e il suo Fondatore o è falso il vescovo Bergoglio. Qual è la risposta?

Forse la risposta la si può trovare nel compiacimento della suora che afferma: «Ecco, in questo silenzio, in questa notte, si svolge la nostra missione, cioè poter aprire le porte del Paradiso per far entrare tutta l’umanità, tutti gli uomini, fratelli e sorelle che forse neanche conoscono, neanche sanno e forse non hanno il dono della fede. Come Maria, aprire quella porta; ridare fiducia, speranza. Nessuno sa… ma non ci importa. Però lo sa Dio, lo sa Maria!»
È chiaro che la suora intende dire che lo scopo della vocazione alla vita contemplativa è di aiutare i fratelli ad andare in Paradiso, ma dice anche con chiarezza che una cosa è la teoria, altra cosa è la pratica: in teoria, in Paradiso ci vanno i buoni, in pratica ci vanno tutti, anche i miscredenti, perché in Paradiso non si va perché uno ci vuole andare, ma perché uno non sa che ci si può andare.
La povera suora non si accorge che così afferma che la sua vocazione è inutile, che la sua clausura è una fisima personale, che la sua contemplazione è vana.

È questo lo stato della pratica della fede, dopo cinquant’anni di Concilio, uno stato in cui i fedeli non sanno più neanche cosa dicono e non si accorgono di predicare Cristo negandolo. Uno stato in cui l’essere credente coincide con la non credenza, l’essere religioso coincide con la negazione della religione, l’essere vescovo coincide con la predicazione della menzogna, l’essere papa coincide col nulla.
Sì, perché questo vescovo di Roma invece di insegnare la dottrina di Cristo, predica le sciocchezze da bar dello sport, e lo fa con la stessa leggerezza e superficialità con cui si può discettare e anche infiammarsi per le sorti della propria squadra del cuore.
È per questo che è stato elevato al Soglio Pontificio, per banalizzare e ridurre a niente l’insegnamento di Nostro Signore. E questa scelta è stata fatta col concorso del Papa teologo, con i voti dei cardinali creati da lui, con le sue dimissioni e la sua convivenza in Vaticano, con la pubblicazione dell’enciclica a quattro mani, con la sollecitazione della laicità, con il plauso dell’intellettualità e con la benedizione del mondo.

Noi non sappiamo se sono questi i segni dell’Anticristo, ma abbiamo l’impressione, da uomini della strada, che se non è zuppa è pan bagnato.
di Giovanni Servodio

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