ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 25 settembre 2013

Scrutini di Settembre

Diario Vaticano / Confermati, promossi, declassati
Il cardinale Piacenza è la vittima più illustre del primo rimescolamento compiuto da papa Francesco nella curia romana. Avanzano i diplomatici. Resistono gli italiani. Fuori gioco i "ratzingeriani"

CITTÀ DEL VATICANO, 25 settembre 2013 – Con l’annuncio della nomina del nuovo segretario di Stato e con i provvedimenti presi quattro giorni fa papa Francesco ha messo mano a un primo blocco di incisivi cambiamenti nella curia romana.

Lo ha fatto in tempi relativamente brevi, come d’altronde gli era stato chiesto dai cardinali che lo hanno sostenuto fino ad eleggerlo a successore di Pietro.

Da questa serie di nomine, di conferme e di mancate conferme – che sono state precedute da piccoli ma significativi ritocchi in altri uffici vaticani – si possono già trarre alcune indicazioni sulle linee di governo di un papa che ama definirsi vescovo di Roma ma che dentro le mura leonine agisce al 100 per cento da sommo pontefice della Chiesa universale.

Anzitutto si può dire che se il suo predecessore Benedetto XVI nutriva una certa idiosincrasia nei confronti della “casta” dei nunzi apostolici, papa Jorge Mario Bergoglio non mostra in ciò alcun pregiudizio. Anzi. Pur denunciando che i chierici che svolgono il servizio diplomatico sono più degli altri insidiati dalla lebbra del carrierismo ecclesiastico, quando trova tra loro una persona che ritiene valida e competente – o gli viene presentata come tale da consiglieri da lui ritenuti affidabili – non mostra alcuna remora a promuoverla ad alti e delicati incarichi.

È questo sicuramente il caso del nuovo segretario di Stato Pietro Parolin e del nuovo prefetto della congregazione per il clero Beniamino Stella. Apprezzati da papa Bergoglio anche per il loro profilo discreto e alieno da ogni estremismo.

Nunzio apostolico è anche il più esuberante arcivescovo Lorenzo Baldisseri, che è stato promosso segretario generale del sinodo dei vescovi al posto di Nikola Eterovic, nominato nunzio a Berlino. È Baldisseri il presule che, da segretario del conclave, venne creato "cardinale a metà" dal neoletto papa, che gli conferì lo zucchetto color porpora. Ora è presumibile che cardinale lo diventerà per intero e riceverà la berretta – assieme a Parolin e Stella – nel primo concistoro utile.

Per quanto riguarda lo spostamento di Eterovic a Berlino si può notare che i suoi tre predecessori come segretari generali al sinodo (Wladyslaw Rubin, Jozef Tomko e Jan P. Schotte) divennero tutti cardinali mentre erano in questa carica o subito dopo. L’arcivescovo croato non riceve la porpora ma da nunzio in Germania dovrà occuparsi delle nomine di alcune delle più importanti diocesi del Paese: Colonia, Mainz e Freiburg.

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Non si sa se Francesco proseguirà nella tradizione di conferire la porpora anche ai titolari di sedi italiane dalla consolidata tradizione cardinalizia – al momento ne sono sprovviste Torino e Venezia –, ma il fatto che ci siano già tre italiani di curia in corsa per il cardinalato sta forse a significare che il papa non ha in mente di "punire" pregiudizialmente la presenza italiana in curia e nel senato cardinalizio.

Tutt’al più si può constatare che con un papa di origini piemontesi e liguri si sta passando da un predominio di ecclesiastici provenienti dalle regioni sabaude (Tarcisio Bertone, Mauro Piacenza) a quello di chierici provenienti dall’antica Repubblica di Venezia, come il vicentino Parolin e il trevigiano Stella, ai quali si può aggiungere il neoarcivescovo e neopresidente della pontificia accademia ecclesiastica, la scuola diplomatica della Santa Sede, Giampiero Gloder, originario di Asiago in provincia di Vicenza.

Un piccolo segnale in controtendenza geografica rispetto a questo si è avuto all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, dove al posto del veronese Massimo Boarotto è stato nominato come delegato della sezione ordinaria il piemontese Mauro Rivella. Stando ai "rumor" curiali, la nomina di quest'ultimo suona anche come un piccolo schiaffo alla presidenza della conferenza episcopale italiana, che lo scorso anno non aveva prorogato il quinquennio da sottosegretario che Rivella aveva maturato e lo aveva rispedito a Torino.

Comunque non c’è alcun segnale di una preclusione del papa per gli italiani, a patto che mostrino un profilo dimesso e siano poco loquaci, in pubblico come in privato. Papa Francesco ha detto e ripetuto che le chiacchiere non gli piacciono. Da cardinale, le rare volte che veniva a Roma non disdegnava di ascoltarne da quei “vecchi curiali” che ora elogia. Ma ora è papa, e il contesto è cambiato.

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Forse è in questa chiave che possono essere letti gli spostamenti che hanno declassato alcuni ecclesiastici considerati tra i più conservatori e "ratzingeriani" della curia romana. Mosse che hanno fatto gioire il circo mediatico progressista e messo a lutto quello più tradizionalista.

Hanno fatto discutere, in particolare, tre spostamenti:

- quello dell’arcivescovo Guido Pozzo da elemosiniere pontificio a segretario della pontificia commissione "Ecclesia Dei", carica che era stata abolita alcuni anni fa;

- quello del vescovo Giuseppe Sciacca da segretario generale del governatorato dello Stato della Città del Vaticano a segretario aggiunto della segnatura apostolica, carica finora inesistente;

- e soprattutto quello del cardinale Mauro Piacenza dalla influente congregazione per il clero alla più marginale penitenzieria apostolica, dove in genere venivano mandati cardinali d'età molto avanzata o  - con l’unica clamorosa eccezione di Luigi De Magistris – arcivescovi a fine carriera per dar loro la porpora.

In passato non sono stati molti i cardinali di curia declassati negli incarichi. Ma ci sono stati.

Con Giovanni Paolo II, ad esempio, nel 1984 subirono una clamorosa "diminutio" curiale – per problemi di “linea" ecclesiastica –  due cardinali di primissimo piano:

- l'argentino Eduardo Pironio, il cui segretario particolare Fernando Vérgez Alzaga, legionario di Cristo, è stato ora premiato da papa Bergoglio, che l’ha promosso al posto che era del vescovo Sciacca al governatorato;

- e l'italiano Sebastiano Baggio, vicentino come Parolin.

Sempre papa Karol Wojtyla trasferì il cardinale statunitense James F. Stafford per far posto al suo connazionale Stanislaw Rylko.

È evidente che nel caso di Piacenza papa Bergoglio abbia voluto imprimere una svolta alla conduzione dinamica, ma di impronta tradizionale, della congregazione, che il porporato genovese, allievo del cardinale Giuseppe Siri, aveva intrapreso con il pieno consenso di Benedetto XVI.

Tale sterzata è stata resa ancor più evidente dal fatto che papa Francesco ha voluto nominare un ulteriore segretario nel dicastero, il vescovo messicano Jorge Carlos Patron Wong, il quale ora affianca lo spagnolo Celso Morga Iruzubieta, della fraternità sacerdotale della Santa Croce legata all’Opus Dei.

E più ancora il cambio di rotta è evidenziato dal fatto che il papa non ha confermato i membri e i consultori della congregazione per il clero, che permangono quindi in carica appesi alla provvisorietà del "donec aliter provideatur".

Provvisorietà che invece il papa ha tolto per i vertici, i membri e i consultori delle congregazioni per la dottrina della fede e di Propaganda Fide. Sono stati infatti confermati sia il tedesco Gerhard Ludwig Muller come prefetto dell'ex Sant'Uffizio, sia il cardinale italiano Fernando Filoni, proveniente anche lui dal servizio diplomatico, come prefetto per l’evangelizzazione dei popoli.

Il cardinale Piacenza è sempre stato anche un fermo sostenitore della disciplina del celibato ecclesiastico. La sua fuoruscita dalla congregazione per il clero, associata alle dichiarazioni del prossimo segretario di Stato Parolin interpretate come un'apertura al superamento di questa norma ecclesiastica nella Chiesa latina, ha fatto pensare che tra le novità dell’attuale pontificato ci possa essere proprio un cambiamento in questo delicato ambito. Ma, da cardinale, Bergoglio ha affermato di condividere il pensiero di Benedetto XVI sull’argomento, e cioè che il tema non è da considerarsi oggi in discussione.

Al massimo potrebbe accadere che papa Francesco possa approvare o promuovere un dibattito intraecclesiale per verificare se ci sono le condizioni storiche per un cambiamento. Ma è facile prevedere che anche una apertura così limitata provocherebbe discussioni al calor bianco, con la possibilità di spaccature profonde anche all’interno collegio episcopale.

Intanto sarà interessante verificare il pensiero del nuovo segretario della congregazione per il clero, Patron Wong, che avrà competenza proprio sui seminari. Il presule – che è stato il primo vescovo messicano a registrare un proprio account Twitter – ha finora rilasciato sul tema dichiarazioni non innovative, anche se il suo pensiero profondo sull’argomento si potrebbe trovare nella sua tesi in teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana, dedicata proprio al significato del celibato nel mondo attuale.

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Adesso molte attese curiali, e non solo, sono puntate sulla congregazione per i vescovi e su quella per il culto divino.

Nella prima, dove si prevede la conferma del cardinale prefetto Marc Ouellet, lo spostamento di Baldisseri ha reso vacante la carica di segretario.

Nella seconda sembra scontato il ritorno in Spagna del cardinale prefetto Antonio Cañizares Llovera, come successore di Antonio Rouco Varela ad arcivescovo di Madrid.

Inoltre, nella congregazione che "fabbrica" i vescovi sarà interessante vedere se e come verranno cambiati i membri del dicastero. Attualmente la composizione è un insieme abbastanza equilibrato tra le varie tendenze ecclesiali. Ma viste le ultime nomine c’è chi teme – o auspica – una specie di epurazione dei membri più conservatori, a cominciare dal cardinale Piacenza.

Nella congregazione per il culto divino sarà invece interessante vedere chi prenderà il posto di Cañizares, definito da alcuni il “piccolo Ratzinger” per una presunta sua affinità teologica con Benedetto XVI. Nei settori tradizionalisti circola come un incubo la voce che al suo posto possa arrivare l’arcivescovo Piero Marini, il regista delle cerimonie pontificie di Giovanni Paolo II messo in panchina da papa Joseph Ratzinger.

Piero Marini è stato il primo co-consacrante del nuovo arcivescovo elemosiniere pontificio, il polacco Konrad Krajewski, pupillo di Bergoglio.

Che proprio lui sia portato al vertice del dicastero per la liturgia appare inverosimile, ma con papa Francesco le sorprese sono sempre possibili.

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In più, martedì 24 settembre il papa ha confermato i vertici di due pontifici consigli “fino alla conclusione dei rispettivi quinquenni in corso”.

A quello per i laici, quindi, il cardinale presidente, il polacco Stanislaw Rylko, e il vescovo segretario, il tedesco Josef Clemens, sono stati confermati fino al prossimo 24 gennaio.

Mentre a quello della giustizia e della pace il cardinale presidente, l’africano Peter K. Appiah Turkson, e il vescovo segretario, il salesiano veneto Mario Toso, lo sono stati fino all’ottobre del 2014.

Questi due consigli potrebbero quindi sopravvivere alla programmata riforma che dovrebbe tagliare o accorpare vari uffici della curia, ma non è detto che a guidarli saranno gli attuali titolari.


di ***
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350609

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