ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 12 ottobre 2013

DALLA RISERVA INDIANA ALLE MODERNE CATACOMBE

 Una difesa del Padre Ariel S. Levi di Gualdo all’articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

DALLA RISERVA INDIANA ALLE MODERNE CATACOMBE

Visita tomba di Pietro
Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro sono stati duramente attaccati in vari siti e blog per un loro articolo nel quale sollevano pertinenti e addolorate riserve su certi stili comunicativi e pastorali del Sommo Pontefice Francesco [vedere qui]. Alcuni lettori hanno persino gridato allo scandalo perché il loro articolo è stato pubblicato su un “giornalaccio” come Il Foglio, mentre invece sulle colonne de La Repubblica, notorio giornale di meditazioni spirituali per carmelitane scalze, celebre per il suo linguaggio caritatevole verso chiunque osi non pensarla come loro, può fare direttamente “magistero” il Romano Pontefice in persona, senza che nessun cattolico abbia il diritto a rimanere per questo un po’ turbato per il modo in cui il Successore di Pietro ha deciso di trattare una dignità della quale non è certo arbitrario padrone, ma che è stata a lui data in comodato d’uso per servire la Chiesa e il Popolo di Dio, nella suprema salvaguardia del dogma, della dottrina e della tradizione; una tradizione nella quale albergano sia il dogma sia la dottrina.  
Nel loro scritto i due insigni studiosi sono animati da uno stile ecclesiale profondamente e lealmente cattolico nonché animati dal più devoto rispetto verso quella che una volta solevamo indicare — per dovuta venerazione e non certo per verve ampollosa — come la sacra e augusta persona della Santità di Nostro Signore il Romano Pontefice.
È molto sintomatico che gli autori di questo articolo siano stati aggrediti in malo modo e in maniera perlopiù scomposta da persone che non entrano nel merito ma che tendono ad appoggiare e difendere un pontefice con lo spirito appassionato e irrazionale col quale si può difendere un attore, un calciatore o una rock star di cui si è deciso di essere fans sino all’attacco di isteria e allo strappo dei capelli durante i concerti. Il ministero petrino e la vera fede cattolica sono però altra cosa, anche perché in questo caso la parola ministero fa teologica rima con la parola mistero: Pietro, che è pietra edificante, è infatti base fondante del mistero della Chiesa [Cf. Mt. 16, 14-18]. Non si tratta dunque, come qualcuno ha scritto, di essere incomprensibilmente professorali, in questo clima preoccupante dove per semplificare si rischia di banalizzare l’intero mistero della Rivelazione del Verbo Incarnato; ma di essere semplicemente cattolici, dicendo si quando è si e no quando è no, perché il di più — ma di questi tempi anche il di meno, oppure il vago o l’ambiguo dire o non dire — proviene rigorosamente dal Maligno. E l’ultimo dei santi che mai avrebbe approvato il dire un po’ si e un po’ no, lasciando infine capire forse “nì”, sarebbe stato Ignazio di Loyola, che della povera e decadente Compagnia di Gesù dei giorni nostri — o se preferiamo della sincretistica Compagnia delle Indie, della Compagnia Indigenista e suvvia a seguire — non è neppure lontano parente.
Nel recente passato, tra le varie meraviglie legate a questo inizio di pontificato narrate dalla stampa, si è detto che dopo l'elezione dell’Augusto Pontefice Regnante sono aumentate anche le confessioni, si sono affollati i confessionali ed è aumentato l’afflusso alle Chiese ...
Or bene, se come Chiesa dobbiamo essere una specie di “ospedale da campo” [vedere qui, qui, qui], allora, tanto per principiare si cominci ad ascoltare — primari e baroni clinici in testa — noi “medici del pronto soccorso”, che sul campo ci stiamo in modo molto concreto. E siccome dentro i confessionali ci stiamo appunto noi e non i giornalisti, ma volendo neppure i cardinali del Cortile dei Gentili atei, agnostici e massoni, vogliamo parlare di queste confessioni e della qualità di queste confessioni? Presto detto: Noi preti abbiamo accolto pseudo penitenti presi più o meno da turbe emotivo-mediatiche che ci venivano a sfogare quanto piacesse a loro questo pontefice. E dopo avere premesso che non rubavano, non ammazzavano, non facevano del male a nessuno e che quindi non avevano per questo bisogno alcuno di confessarsi ed in specie tanto meno con un uomo come loro, cominciavano a calarsi nel ruolo di censori per spiegare al confessore, durante la celebrazione di un Sacramento del quale non avevano alcuna percezione, l’essenza della loro originale “ecclesiologia” e della loro “fede” surreale, vale a dire questa: «Papa Francesco si, Chiesa no. Papa Francesco si, preti no. Papa Francesco si, sacramenti no ...». infine: «Papa Francesco si, Dio no».
Si è anche parlato di Piazza San Pietro affollata come mai s’era vista prima. Certo, ma affollata da chi, qualcuno se l’è chiesto? Presto detto: per una media di otto su dieci — e non esagero ma sono davvero largo — da persone che se avvicinate non erano in grado di dire le prime cinque parole della professione di fede: «Credo in un solo Dio» e le prime sei parole del Padre Nostro: «Padre nostro che sei nei cieli».
Non trascorre giorno senza che noi preti si debba avere a che fare con persone alle quali mai passerebbe per la mente di entrare dentro una chiesa neppure per Pasqua e per Natale che ci vengono a dire: «Se i preti fossero come Papa Francesco! Ah, lui è per i poveri, per la Chiesa povera, mica come voi» sottinteso ... brutti sporcaccioni.
Questo è ciò che come prete posso dire dal pronto soccorso della Chiesa “ospedale da campo”. E una volta detto questo, posso essere preoccupato dinanzi a un’opinione pubblica mondiale che scinde ormai la figura dell’attuale Sommo Pontefice dalla Chiesa ma soprattutto da Cristo e dalla Rivelazione del Verbo di Dio fatto uomo? 
Dinanzi a questo tremendo disfacimento io ho l'obbligo morale di essere preoccupato e anche drammaticamente allarmato, quando orde di atei, agnostici, anticattolici irredimibili fieri di essere tali, seguiti da eserciti di pseudo cattolici ignoranti e orgogliosi della propria ignoranza in materia di fede e di dottrina, finiscono col creare, sulla scia dei riflettori, una nuova religione pagano-mediatica: la religione del "papacecchismo".
Chiunque voglia leggere in queste mie parole un attacco al papato e all'Augusto Pontefice Regnante ... beh, allora è proprio il caso di dire: che vada a farsi benedire! Inoltre, ai membri della nuova religione del "papacecchismo" ricordo che sul Vangelo sta scritto: "Guai a voi quando tutti diranno bene di voi" [Cf. Lc. 6, 24-26].
In cristiana e sacerdotale coscienza appoggio solidale e addolorato lo scritto di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, preceduti da altri scritti firmati dal mio amico Roberto de Mattei, col quale chiunque lo desideri può non essere d’accordo, purché sia a lui riconosciuto ciò che gli è dovuto: l’onestà intellettuale e la capacità di profonda analisi storica [vedere qui, qui], ma soprattutto la sua ortodossa fede cattolica e la sua indefessa fedeltà al papato che ha sempre difeso a spada tratta, senza mai avere giocato — come invece fanno i vari Alberto Melloni — a tirare e adattare la storia alle esigenze della ideologia dei “cristiani adulti”.
Sotto il pontificato di Benedetto XVI siamo stati spinti a poco a poco nella Riserva Indiana, tutto sommato in straordinaria compagnia, visto che nella Riserva ha finito per seguirci lo stesso Sommo Pontefice sceso dalla Cattedra di Pietro per motivi che solo la storia potrà un giorno chiarire. Sotto questo pontificato molti rischiano invece di tornare nelle Catacombe. Cosa quest’ultima di cui dobbiamo ringraziare Dio, se consideriamo che tutto finisce o comincia di nuovo là dove è cominciato in origine.
Lascio infine ai lettori una riflessione già contenuta in queste righe che sul finire desidero però accentuare ancora. Dopo che i Sommi Pontefici degli ultimi 40 anni sono stati attaccati e insultati in ogni modo, spesso sbranati da branchi di lupi cresciuti dentro le mura della nostra casa, vi pare normale che se qualche buon cattolico osa sollevare perplessità non sul magistero di Francesco I — tutto quanto ancora da annunciare e da scrivere —, o su certi suoi approcci o parole non opportune dette a un giornalista ateo della stampa anticattolica militante, per tutta risposta si levi sùbito in sua difesa, contro chiunque osi seguire “la propria coscienza personale” o il proprio senso “soggettivo” di “bene e male”, un coro di atei e anticattolici che semmai dovessero entrare per sbaglio dentro una chiesa non saprebbero neppure come farsi il segno della croce?
Meditate gente, meditate … perché se il buondì si vede all’alba, temo proprio che non ci aspetti affatto un romantico tramonto. «Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera. E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene» [2 Ts. 1, 15-16]. 
Ariel S. Levi di Gualdo
11 ottobre 2013

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