ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 2 dicembre 2013

La crisi della dottrina

I moti di stizza sono ormai evidenti, spesso sfociano addirittura in scatti d’ira malcelata: non è davvero possibile che questi tradizionalisti “criptolefebvristi” abbiano trovato una tribuna di carta stampata dove far sentire la loro insignificante voce…

Vabbè per i blog ed i siti internet…, bei tempi però quando, fino agli anni ‘90, non esistevano neppure quelli. Speravamo almeno di tenerli comunque confinati in quelle fogne fino all’estinzione definitiva della specie… Macchè, ci mancava anche l’ateo devoto per “sdoganare” questi irrecuperabili impenitenti!   
Ebbene sì…, sembra proprio questo il pensiero dominante di molti esponenti del Cattolicesimo “dialogante”, aperto a tutti e desideroso solo della pace. Peccato che il dialogo, l’apertura e la pace vanno proclamati solo con chi merita tali attenzioni… ovvero con i nemici di Dio.
Ma queste considerazioni, bene o male, le hanno già fatte in molti, dalle fogne dei blog ed anche, non di rado, dalla tribuna ateodevota.   

Oggi mi vorrei invece soffermare brevemente su un nuovo atteggiamento pseudo-culturale di questi “Cattolici” al di sopra di ogni sospetto. Poiché infatti diventa oggettivamente difficile contestare i tradizionalisti sul piano dottrinale…, ti sciorinano infatti continuamente citazioni di encicliche, Padri della Chiesa, documenti di Concili dogmatici e finanche del Vangelo…, non resta dunque che…, udite udite…, svalutare e denigrare addirittura la Dottrina tout-court.  
Siamo dunque ad un passo ulteriore del degrado post-conciliare. Neppure i progressisti più incalliti, come Congar, Rahner o Ravasi erano giunti a tanto fino ad oggi.
Essi si erano pur sempre limitati ad un lavoro di demolizione per così dire “ermeneutico”: la Tradizione vivente, l’evoluzione del dogma, la lettura storicizzata della S. Scrittura, l’ascolto dei segni dei tempi, la Fede come incontro nella storia ecc. ecc.    
La Dottrina, in altre parole, doveva essere aggiornata, mutata, forse anche capovolta, ma pur sempre mantenuta. In caso contrario: che ci stavano a fare tanti accademici, tanti esegeti, tanti teologi? Ma anche, in fin dei conti, tanti Vescovi, tante Congregazioni, tanti Sinodi? 
Oggi sembra però che molti di questi signori, per compiacere probabilmente gli orientamenti iper-pragmatici del nuovo Pontificato, stiano, in un certo senso, segando quasi il ramo su cui sono comodamente assisi.
Si squalifica la Dottrina, le “sottigliezze teologiche”, si prende in giro il Denzinger, si condannano i “pelagiani” autoreferenziali, si denigrano coloro che hanno troppe certezze, quelli che si perdono in discussioni inutili ecc. ecc.  
Ma…, vorrei domandare a costoro. Siete proprio sicuri che gli unici bersagli di tali invettive possano essere soltanto gli odiati tradizionalisti?
In quanto a verbosi autocompiacimenti intellettualistici infatti penso che i campioni del conciliarismo novecentesco non siano assolutamente secondi a nessuno. Basti pensare soltanto a molti discorsi narcisistici di un card. Ravasi, alle dichiarazioni verbose e vuote di un mons. Bruno Forte, per non parlare dei quintali di carta stampati da Carl Rahner o ai chilometrici documenti delle Conferenze Episcopali. E potremmo continuare, scendendo magari di livello, con le arrampicature sui vetri di un Massimo Introvigne per dimostrare la conformità di Dignitatis Humanae alla Dottrina Cattolica, fino ai contorsionismi di un Andrea Tornielli alla ricerca di “elementi di continuità” fra Benedetto XVI e Papa Francesco.
A confronto le sintetiche risposte del Catechismo di San Pio X o le lapidarie definizioni del Sillabo, fino alle tanto vituperate formule del Denzinger possono soltanto impallidire per linearità, brevità e limpidezza.
Chi sono allora i veri “intellettualoidi” di cui la S. Chiesa non ha assolutamente bisogno?      
Tutti i personaggi del cattolicesimo a la page del resto, ognuno nel suo ambito ed a suo modo, cercano sempre e comunque di difendere un’idea, una tesi, una dottrina. Cercano di insegnarla, di difenderla, di articolarla.
Ma…, se la Dottrina non serve più….? Se dobbiamo soltanto portare un fantomatico  semplificato “primo annuncio” alle periferie esistenziali… che ci stanno a fare tutti costoro?

Pensateci allora cari amici teocom o teodem o “normalisti” come preferite definirvi. Visto che ci tenete molto al vostro ruolo, molto più di noi poveri “cripto-lefebvristi”, con questo andazzo non rischiate forse il “Muoia Sansone con tutti i Filistei”?   

di Marco Bongi


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