ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 16 febbraio 2014

Cosa sapeva il Santo Padre “di più”?


 
A UN ANNO DALLA RINUNCIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI: SPUNTI E DOMANDE. Cosa sapeva il Santo Padre “di più” di quel che è risaputo?

Begli spunti… Quando la fiamma della fede si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. (Cfr. S.S. Francesco, Enciclica Lumen fidei). Peccatore sì, traditore no! […] E la Chiesa è tanto madre che ci vuole anche così, tante volte sporchi, ma la Chiesa ci pulisce: è Madre! […] Negli ultimi momenti della vita noi sappiamo che la vita è una lotta e lo spirito del male vuole il suo bottino… Il Papa ha riflettuto sul mistero della morte, invitando a chiedere a Dio tre grazie: morire nella Chiesa, morire nella speranza e morire lasciando una bella eredità cristiana. (Cfr. S.S. Francesco, omelia a Santa Marta del 6 c.m.)

… E inquietanti interrogativi. [Guardando a questi fatti] Non viene il sospetto di qualche potere oscuro che si è infiltrato e che ha trovato qualche spazio per “bloccare” e rendere impotente? Allora diciamola tutta: i Papi sanno che c’è qualcosa di oscuro che li osteggia. (Don Ennio Innocenti, del clero romano, nel suo recente libro sul foglio di battaglia “sì sì no no”)

I condizionamenti un po’ ci sono. (Questa la risposta di un Vescovo montiniano, che anche apprezza la franchezza, con aria umiliata)


11 febbraio 2014
Madonna di Lourdes



Primo spunto di riflessione: cade il primo anniversario del ritiro del Pontefice che pubblicamente aveva detto, subito appena intronizzato: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura (propter metum), davanti ai lupi»; e il nuovo Segretario di Stato, il diplomatico monsignor Pietro Sodanin (cfr. articolo del 5 novembre u.s.), si appresta a ricevere la Porpora, assieme ad altri noti esponenti del “nuovo che avanza” come il segretario monsignor Capovilla (e magari anche l’ “illuminato” Eugenio Scalfari); e dietro l’intervento del latinoamericano Maradiaga (come pure dietro quello del progressista piemontese Marchisano) non è difficile ravvisare un messaggio obliquo, un segnale velato, diciamo pure un avvertimento promemoria, all’enigmatico papa Bergoglio: sulle attese (per il “Nuovo” ideologico) di certi Suoi determinanti “grandi elettori”.

NASCOSTO AL MONDO...?
Secondo spunto di riflessione: il luogo comune della abdicazione ufficialmente per l’età, soltanto per l’età, è alquanto impreciso. In realtà, il motivo ufficialmente addotto è piuttosto la mancanza di «forze», di «vigore» («sia del corpo, sia dell’anima»), adeguati. Mancanza per via dell’età, favorita dall’età; ma la questione – come accennavamo nell’articolo pubblicato il 19 febbraio dell’anno scorso – è incentrata più su questa mancanza di una forza adeguata, di un vigore adeguato, che sul mero fattore anagrafico. Né la Sua salute risulta aver avuto un crollo in questo anno trascorso.

Anche la lettura (da parte di due settori opposti) di una Sua volontà collegialista di equiparare il Papa a ciascun Vescovo, che automaticamente passati determinati limiti d’età si dimette, è piuttosto una forzatura, più ideologica e interessata che obiettiva. Egli invece ha qualificato la Sua decisione come un atto grave, particolarmente grave: non certo come una bella svolta ultracollegiale (pardon, per lo «sviluppo della collegialità» - slogan dei progressisti già al secondo Conclave del 1978). Avete presente il volto contratto con cui ha letto il foglietto? Riguardate le fotografie e magari il filmato, ascoltate la voce tesa e osservate il volto (durante la lettura e subito dopo, mentre esce di scena): vi vedete la contentezza, la soddisfazione di una svolta che si vuole – convintamente e volentieri – imprimere?

LE ATTESE "DIMISSIONI"
AL DECANO SODANO
Altri spunti di riflessione sono già a disposizione negli articoli dell’Epifania (La lezione del 2013) e di Candelora (Il nuovo Pontificato: messe a punto e concretizzazioni dei discorsi), articoli che peraltro ne riprendono anche di anteriori. Nella consapevolezza che in questioni ecclesiali del genere non si può guardare un solo elemento (chi l’uno chi l’altro): vanno visti tutti, anche di segno opposto, in uno sguardo d’insieme. E che, se cose eccezionali attestano (come attestano) tempi eccezionali, sarebbe appunto da ciechi ostinarsi a pensare (e dunque a fare) come se oggi fosse tutto normalissimo.

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Prima domanda (con le molteplici connesse): la tralasciamo. Perché questa non è la sede giusta e perché certamente sarà il tempo a rispondere; sarà chi di dovere, risolvendo autorevolmente ogni dubbio.

Seconda domanda: mancanza di forza, di vigore, non soltanto del corpo ma anche dello spirito, adeguati… adeguati a che cosa, precisamente?

In effetti, anche noi avevamo rilevato nel suo Pontificato (a gennaio 2014 come a gennaio 2012) una debolezza che se non affrontata radicalmente e con qualche gesto forte lasciava presagire, dietro l’immagine, un impaludamento e un sostanziale insuccesso. Difficoltà ora rimosse da certi superficiali smemorati, dal solito esercito di servili e dai tanti nemici, perché il nemico morto diventa sempre buono.

Adeguati, forse – come nell’articolo di inizio Quaresima 2013 ci siamo chiesti –, anche a qualcosa di specifico in arrivo? Forse una “pista” ci viene da una frase poco notata, e ancor meno analizzata, proprio di quel testo (che peraltro non è, appunto, l’unico elemento a disposizione, anche al livello pubblico e ufficiale): «[mondo] agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede». Forse, mancanza di forza e vigore adeguati per affrontare proprio questo? Viene da chiedersi: a cosa pensava il Santo Padre Benedetto XVI nello scrivere (o nel concordare e sottoscrivere) questa frase?

E perché nella sua ultima Udienza generale, quel mercoledì 27 febbraio (due di noi erano lì in Piazza), ha detto una cosa così strana e potenzialmente esplosiva come «la mia decisione di rinunciare all’esercizio [!!!] attivo [?!] del Ministero, non revoca questo»?

LA VERA,
PLURIDECENNALE
DIARCHIA
Terza domanda. Premesso che sarebbe fuorviante ridurre la questione a “viva un Papa abbasso l’altro” (così come una pura e semplice asserzione di continuità sarebbe o da sprovveduti o da ipocriti, da farisei – vale a dire, la categoria con la quale ha più polemizzato Nostro Signore Gesù Cristo, la più lontana dal Suo Cuore); e richiamata l’affermazione che la stimata veggente di Civitavecchia ha pubblicamente attribuito alla Madonna, ovvero che in realtà non stava comandando Benedetto XVI ma piuttosto altri; ciò detto, la vera domanda è soprattutto: quegli impropri e negativi condizionamenti sul Papato, su “Pietro”, che papa Ratzinger tra il 2005 e il 2013 di fatto non ha mandato via e che di certo non hanno pesato soltanto nella conclusione del suo Pontificato, come incideranno sul nuovo Pontificato? Probabilmente, il Sinodo sulla famiglia (ormai vicino) darà una risposta abbastanza significativa a questa cruciale domanda. Dunque, che la Madonna di Fatima ci metta le materne mani.


Alessandra Andreoni

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