ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 16 febbraio 2014

Sotto a chi tocca!

… in vista della repressione di massa




[FEMA: Federal Emergency Management Agency
Agenzia federale per la gestione delle emergenze]

Quando si parla di normalizzazione del mondo, in vista del governo mondiale che ha la funzione di preparare l’avvento dell’Anticristo, molti cattolici rimangono sconcertati, anche in certi ambienti tradizionalisti.
Il vero sordo è chi non vuol sentire, si diceva una volta, tanto tempo fa, quando ancora le menti cattoliche erano guidate dal buon senso.
Oggi i cattolici, suggestionati dal mondo e dall’arrendevolezza degli attuali uomini di Chiesa, preferiscono la realtà virtuale alla realtà vera, e il buon senso è andato a farsi benedire. Eppure, la normalizzazione del mondo è ben evidente già da dentro la Chiesa cattolica. A partire dal Vaticano II, un passo dopo l’altro, si è inteso allineare vita, liturgia e dottrina cattoliche a ciò che nel mondo va per la maggiore. L’ultimo, e inevitabilmente più marcato segno, è l’elevazione al Soglio Pontificio di Jorge Mario Bergoglio, un vescovo “venuto dalla fine del mondo”, e forse non a caso, perché sembra proprio muoversi verso la fine  del mondo.
Le parole d’ordine del nuovo Papa sono la dolcezza e la misericordia… come dice lui… la tenerezza. Vale a dire tutto, tranne la giustizia.
In questa logica progressiva, era inevitabile che sotto il suo pontificato proseguisse l’opera di normalizzazione del cattolicesimo, avendo in vista soprattutto gli uomini che in qualche modo possono costituire degli ostacoli.
Esprimere e diffondere concetti che intralciano la normalizzazione è decisamente un fatto grave, soprattutto se si pensa che la ripetuta riproposizione degli insegnamenti bimillenarii della Chiesa, costituisce atto di chiara ribellione nei confronti della galoppante sovversione.

Uno di questi atti di ribellione, agli occhi dei seguaci della normalizzazione del cattolicesimo, è la critica al Pontefice regnante. Se il Papa dice o fa qualcosa di contrario all’insegnamento cattolico di sempre, guai a criticarlo, perché il Papa è intangibile, anche quando assesta colpi di piccone alla liturgia e alla dottrina cattoliche. Fu così con Giovanni XXIII, con Paolo VI, con Giovanni Paolo II, con Benedetto XVI.
Più che l’insegnamento cattolico di sempre, vale la papolatria.
Il paradigma è semplice: il Papa è il Papa, quindi non si può criticare, perché non è criticabile. Così che se il Papa dice che il peccato non è poi così tanto peccato, contrariamente a quanto ha sempre insegnato la Chiesa, ecco che essere cattolici non significa richiamare il Papa alla verità, ma significa condividerne la menzogna.
Colui che richiama il Papa alla verità, lo critica, e siccome il Papa non è criticabile, costui non è cattolico, e come tale è meglio allontanarlo dai luoghi nei quali può esercitare una cattiva influenza.

È accaduto a Mario Palmaro e ad Alessandro Gnocchi, allontanati da Radio Maria perché si erano permessi di criticare papa Bergoglio, oggi accade a Roberto de Mattei: la stessa Radio Maria lo allontana, non tanto per aver criticato papa Bergoglio, nonostante così scriva il già noto padre Livio Fanzaga, quanto perché de Mattei si è permesso di scrivere un articolo in cui denuncia la caduta verso il basso della gestione della Chiesa, caduta che si muove inevitabilmente con moto accelerato.
Ora, denunciare che il mondo scivola precipitosamente verso lo schianto finale e rilevare nella vita della Chiesa un moto simile, che ridurrà al minimo la fede sulla terra – come peraltro già annunciato da Nostro Signore Gesù Cristo (Lc. 18, 8) - , è reato ancora più grave della semplice critica al Papa. Reato che si configura come grave attentato al piano della sovversione e ai disegni dell’Anticristo.
Il Prof. De Mattei, col titolo Motus in fine velocior, non ha fatto un ragionamento del genere, ma ha suggerito delle riflessioni tali che un buon cattolico può essere portato ad aprire gli occhi e a capire che, un papa dopo l’altro, nella Chiesa le cose vanno sempre peggio. E questo, padre Livio non poteva accettarlo, perché egli è, motu proprio, non solo un custode di papa Bergoglio, ma anche un cultore della normalizzazione: uno di quei chierici cattolici che sognano una Chiesa in pace col mondo, pur se questo è in contrasto coi Vangeli, gli Apostoli e i Padri della Chiesa. Contrasto che l’anziano chierico ha coltivato abbeverandosi alle malsane fonti del Vaticano II.

Se cacciando Gnocchi e Palmaro, padre Livio Fanzaga ha fatto un figurone con papa Bergoglio, ora, con la cacciata di Roberto de Mattei è certo che farà un figurone con i padroni del mondo, se non addirittura col Principe di questo mondo.
A tutti è permesso parlare ed agire a loro piacimento, purché non tocchino i padroni del vapore, nel mondo, e il Vaticano II e i Papi conciliari, nella Chiesa.
Non siamo ancora alle epurazioni di massa, ma ci avviamo per quella via, in fondo alla quale si staglia avvampante la profezia di Fatima, con la grande persecuzione dei veri cattolici.

Meditate, gente, meditate!

Per intanto meditate su alcuni fatti, oltre che su quelli riportati adesso.
Il caso dei Francescani dell’Immacolata; la democraticizzazione del prossimo Sinodo dei vescovi, per il quale si è diffuso un questionario da sottoporre a chierici e laici e da cui è venuto fuori che la maggioranza dei cattolici è contraria alla dottrina e alla morale cattoliche; la riduzione a niente della Tradizione, operata dallo stesso papa Bergoglio, che forse non sarà criticabile, ma di certo se parla così non è cattolico.

In occasione della visita ad limina dei vescovi cechi, il 14 febbraio scorso, papa Bergoglio ha detto chiaramente che l’amore per la Tradizione della Chiesa è una moda. Lo ha riferito Mons. Mgr Jan Graubner, Arcivescovo di Olomouc, in una intervista a Radio Vaticana:
«Mentre discutavamo degli amanti dell’antica liturgia e del loro desiderio di tornare ad essa, il Papa ha parlato chiaramente con grande affetto, attenzione e sensibilità nei confronti di tutti, per non urtare nessuno. Tuttavia, ha fatto una dichiarazione molto forte quando ha detto che egli comprende che la vecchia generazione possa voler tornare a ciò che ha vissuto, ma non riesce a capire come le giovani generazioni possano desiderare di tornare ad essa. “Quando rifletto a fondo sulla cosa - ha detto il Papa - trovo che si tratti piuttosto di una sorta di moda. E se si tratta di una moda, si tratta di una questione che non richiede molta attenzione. È solo necessario mostrare un po’ di pazienza e di gentilezza per le persone che soggiacciono ad una certa moda. Tuttavia, io ritengo molto importante andare in fondo alla cosa, perché se non andiamo in profondità, nessuna forma liturgica, questa o l’altra, può salvarci.»

Cosa ha detto quindi questo Papa che si fa chiamare “vescovo di Roma”?
Primo, che i difensori anziani della Tradizione sono solo dei vecchi nostalgici, da guardare con affetto e comprensione, come si fa con tutti i vecchi rimbambiti. 
Secondo
, che i difensori giovani della Tradizione sono degli allocchi che soggiacciono ad una specie di moda, tipo l’anello al naso, e che quindi non bisogna prestare loro troppa attenzione e concedere loro troppa importanza. Passerà.
Terzo, che tutti comunque rappresentano un serio problema, che va approfondito, perché, tra rimbambiti e allocchi, qui si corre il rischio di compromettere la salvezza.
Discorsi così, certo non dettati da una decente intelligenza, assomigliano molto a quelli che si sono sempre fatti nei regimi dittatoriali e che inevitabilmente tornano d’attualità nella prassi totalitaria della normalizzazione del mondo e della Chiesa: rimbambiti e allocchi non vanno combattuti come se fossero delle persone serie, piuttosto vanno curati e se necessario internati, per il bene di tutti e la salvaguardia del bene comune e della salvezza delle anime.

Prove tecniche di repressione di massa.

Meditate gente, meditate!


di Belvecchio

Di seguito riportiamo le lettere tra padre Fanzaga e il Prof. De Mattei, pubblicate da Corrispondenza Romana, perché è dalla loro attenta lettura che si può facilmente comprendere quanto sosteniamo in questo articolo.

13 febbraio 2014 – Padre Livio Fanzaga al prof. Roberto de Mattei
Caro Prof. Roberto De Mattei,

ho letto il suo recente articolo “Motus in fine velocior” e ho notato come si stia sempre più accentuando la sua posizione critica nei confronti del Pontificato di Papa Francesco.  Ne sono molto dispiaciuto e avrei desiderato che Lei mettesse la sua grande preparazione culturale al servizio del Successore di Pietro.

Lei comprende, caro Professore, che la sua posizione è incompatibile con la presenza a Radio Maria la quale prevede, nei suoi  Principi guida,  l’adesione non solo al Magistero della Chiesa, ma anche il sostegno all’azione pastorale del   Sommo Pontefice.

Con rincrescimento e per dovere di coscienza, devo sospendere la sua trasmissione mensile, mentre la ringrazio, anche a nome degli ascoltatori, per  l’impegno profuso, a titolo di volontariato,  alla ricerca delle radici cristiane dell’Europa.

Caro Professore, se il suo atteggiamento verso l’attuale Pontificato dovesse cambiare e divenire più positivo,  non ci sarebbe nessuna difficoltà che Lei possa riprendere la sua trasmissione.

Cordialmente

Padre Livio Fanzaga  (Direttore)



13 febbraio 2014 – Roberto de Mattei a padre Livio Fanzaga

Caro padre Livio,

Con una e-mail del 13 febbraio Lei mi comunica di aver deciso di sospendere la trasmissione “Radici Cristiane” a Radio Maria perché si starebbe “sempre più accentuando” la mia “posizione critica nei confronti del Pontificato di Papa Francesco” . “La sua posizione – mi scrive – è incompatibile con la presenza a Radio Maria la quale prevede, nei suoi  Principi guida,  l’adesione non solo al Magistero della Chiesa, ma anche il sostegno all’azione pastorale del   Sommo Pontefice“.

Innanzitutto la ringrazio per l’invito che Lei mi fece, quattro anni fa, a condurre la trasmissione “Radici Cristiane” a Radio Maria. Da allora allo scorso 15 gennaio, ogni terzo mercoledì del mese, ho cercato di svolgere al meglio il compito che mi aveva affidato, sviluppando temi di carattere storico, apologetico, spirituale e morale in difesa della Chiesa e della Civiltà cristiana. La ringrazio anche per avermi pubblicamente difeso quando a causa di alcune trasmissioni fui violentemente attaccato dalla stampa laicista. Tutta la mia attività e il mio apostolato  è stato e rimane al servizio della Chiesa e del Romano Pontefice, al quale ho dedicato il mio ultimo volume Vicario di Cristo. Il Papato tra normalità e eccezione. La devozione al Papato costituisce una parte essenziale della mia vita spirituale.

            La dottrina cattolica ci insegna però che il Papa è infallibile solo a determinate condizioni e che può commettere errori, nel campo ad esempio, della politica ecclesiastica, delle scelte strategiche, dell’azione pastorale e perfino del magistero ordinario. In questo caso non è un peccato, ma un dovere di coscienza per un cattolico rimarcarlo, purché lo faccia con tutto il rispetto e l’amore che si deve al  Sommo Pontefice. Così fecero i santi, che devono essere il nostro modello di vita.

            La Chiesa lascia questa libertà di critica ai suoi figli e non pecca chi, con la dovuta riverenza, sottolinea le mancanze delle gerarchie ecclesiastiche. Pecca invece chi tace, per viltà o conformismo. Il dramma della Chiesa di oggi sta proprio nella paura dei sacerdoti e dei vescovi, che costituiscono la pars electa della Chiesa, di denunciare la terribile crisi in atto, di risalire alle cause, di proporre rimedi.

            Ho riletto l’articolo che costituisce la ragione del mio allontanamento e non mi sembra che ci sia nulla di irriguardoso nei confronti del regnante Pontefice, ma solo alcune considerazioni di carattere storico più che teologico, mosse da puro amore della Verità. Non ho inoltre esposto le mie preoccupazioni sulla attuale situazione della Chiesa nella mia trasmissione mensile di  Radio Maria, ma su un’agenzia di informazioni da me diretta.

            Caro padre Livio, rientra nella sua piena libertà il congedarmi dalla sua emittente, ma sarebbe stato meglio che Lo avesse fatto senza motivazioni, piuttosto che addurre ragioni così deboli e, se mi permette, infondate. Lei non esce bene da questa vicenda e sinceramente me ne dispiace. Il moto degli eventi si fa sempre più veloce e prima o poi il vortice coinvolgerà anche Lei e Radio Maria, costringendola ad assumere, in un senso o nell’altro, posizioni che Lei si illude possano essere schivate. Vengono momenti  però in cui bisogna schierarsi. Per quanto mi riguarda continuerò ad esercitare la mia libertà di cristiano per difendere la fede che ho ricevuto con il mio battesimo e che costituisce il mio bene più caro. Che lo Spirito Santo mi aiuti a non cedere mai ad alcuna pressione o lusinga, a non cessare mai di dire la verità e a dirla tanto più forte quanto più grande è il silenzio di chi dovrebbe esserne voce.

Con devoto ossequio

Roberto de Mattei



14 febbraio 2014 – padre Livio Fanzaga a Roberto de Mattei

Caro Professore,

la ringrazio per la sua pacata risposta. Il suo articolo mi è stato segnalato con preoccupazione da qualche ascoltatore che la segue. Certe decisioni si prendono con sofferenza. E’ mia ferma convinzione che la Chiesa,  possa uscire dal travaglio odierno seguendo la Madonna e il Papa. Come ci insegna Benedetto XVI, è più che mai l’ora della preghiera.

Con stima Padre Livio

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