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lunedì 31 marzo 2014

Politica e “furbizia cristiana”

Il Papa civetta con l’eresia e consente ai laicisti di amarlo troppo

Se possiamo permetterci, il Papa callejero civetta con l’eresia, magari con la buona intenzione di svalutare la cattiva politica e corrotta, e predicare con smalto secondo il percorso liturgico. Disse infatti in San Pietro due giorni fa, a un’orda di politicanti in gramaglie, che la salvezza viene solo da Dio, e va bene, eppoi: solo dalla fede, sola fide. Profumo di Lutero, verrebbe da dire con rispetto e una punta di preoccupazione, scorgendo inoltre una flagrante contraddizione con l’affermazione di Bergoglio che delega alla libertà della coscienza, fede o non fede, la redenzione personale.
Poi aggiunse cose, mutuate dalla cosiddetta teologia del popolo o da una sua enfatizzazione, che svalutano la politica più che la politica corrotta, dimenticandone appunto la caritatevole dimensione di opera umana, opera sociale, intesa a una funzione o unzione (onction démocratique la chiamava il grande e corrotto politico François Mitterrand) di autorità e di guida che era molto a cuore anche alla chiesa primitiva, e allo stesso Paolo di Tarso. Va bene, siamo sul filo del paradosso, che è poi l’essenza del cristianesimo. Ma quell’insistenza sui dottori della legge, sui sadducei e sui farisei biblicamente intesi in blocco come classe dirigente deicida, chiusa al popolo, chiusa nelle ideologie, che opera nell’interesse esclusivo di gruppo, di partito e delle conseguenti lotte interne, compone un ritratto che sembra fatto apposta per sollecitare la solita risposta demagogica e populista dei guru di Repubblica (infatti Ezio Mauro, il direttore, si è esaltato). I politici colà riuniti avranno anche il cuore indurito, poggiano con troppa facilità sul basto del popolo che soffre, d’accordo, ma l’idea che sostituiscano indegnamente una corrotta teologia pastorale del dovere alla predicazione di pura fede, e che lavorino nel campo della disciplina e delle inibizioni o libertà civili più che in quello dell’amore, sembra un modo francamente un po’ bislacco di raccordarsi con le pulsioni primitive dell’opinione pubblica.
I giornali e le tv, fulcro della Nuova Ignoranza, poco o punto dotta, sono andati per le spicce, inseguendo la loro stessa golosità di lode e di sintonia con l’istinto della folla barabbesca: il Papa come Grillo. Non arriveremmo mai a tanta scemenza. Quelle stesse cose le aveva dette in due omelie del novembre scorso (l’8 e l’11 di quel mese), in quel caso rivolgendosi anche ai manager delle aziende e soprattutto ai preti. Di passaggio, aveva bollato l’inganno, l’ipocrisia da sepolcri imbiancati dei corrotti, distinti dagli umili peccatori in forza di una loro vocazione maligna, proponendo un riscatto metodologico: la “furbizia cristiana” (astuti come serpenti, puri come colombe). Si possono fare le cose “anche alla svelta”, diceva questo straordinario gesuita, ma è un dono di grazia che va chiesto al Signore, sennò si ricade nella mondanità “che piace tanto al demonio”. Diciamolo alla svelta, allora: Francesco piace troppo, e per le ragioni sbagliate, in specie ai laici inconcussi.
Giuliano Ferrara

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