ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 15 marzo 2014

Un anno di sorprese.


Un anno con Francesco.
Un anno di sorprese.

«Ma quando Cefa venne ad Antiochia,
mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto
»
(Gal. 2, 11)

Dopo un anno con Francesco, mi sento proprio come un naufrago, come un sopravvissuto ad un disastro navale. Ogni mattina, l’inquietudine per ciò che potrebbe accadere. Un’intervista? Una dichiarazione ambigua? Un “rimbrotto” omiletico? Un’etichettatura? ... Di tutto! Tra gli applausi isterici dei media anti- cattolici! Mai un papa è stato così amato dai nemici di Cristo!!!
Di fatto, nel papato è arrivata la rivoluzione e l’instabilità è diventata il segno distintivo del vertice della Chiesa.

Pseudo-profeti

Ho sempre diffidato di chi “scalcia”, critica e alla fine si definisce profeta. Tuttavia, certi “calci” sono troppo ben assestati, così ben mirati, che non sembrano essere dei “calci”.
Pochi ci avranno fatto caso, ma quattro giorni - quattro! - dopo le dimissioni di Benedetto XVI, un politico italiano, Mario Staderini, segretario del Partito Radicale (che si definisce anti-proibizionista e quindi ha lavorato alla legalizzazione del divorzio, dell’aborto, ecc.), in un’intervista a Radio Radicale ha fatto la seguente dichiarazione:
Domada - È stata anche la settimana dell’abdicazione del papa. Tu che hai un’attenzione meno teologica rispetto alle cose del Papa, cosa ne pensi di quello che sta succedendo in Vaticano?


Risposta - Ti sorprenderò. Credo che ci siano due strade che abbiamo davanti: vedere questa abdicazione come qualcosa di valore desacralizzante della figura del papa oppure, come dice Giuliano Ferrara, come qualcosa che porterà a dare forza e animo al magistero di Ratzinger e anche al precedente. Io credo una cosa: la vera sfida per il prossimo Papa sarà quella di liberare la Chiesa dal potere temporale, ovvero quell’immenso potere economico e politico che gli deriva dall’essere il più grande proprietario immobiliare nel mondo e di avere degli imperi finanziari ed economici. Ecco, quel potere che ha determinato le lotte per il controllo di questo potere, un potere che è in grado di condizionare gli Stati, di corrompere gli Stati, ma soprattutto se stessa. Per questo io credo che il prossimo papa debba chiamarsi Francesco I, come San Francesco, il poverello di Assisi che si liberò di tutti i suoi averi per meglio vivere secondo il vangelo, piuttosto che vivere secondo la Chiesa di Roma. Francesco I avrebbe questo significato e credo che sia l’auspicio massimo che si possa fare in questo momento. Ci sarà anche un motivo per cui negli 800 anni dopo la morte di S. Francesco nessun Papa abbia deciso di chiamarsi Francesco, e lo capisco anche perché sarebbe difficile girare con il nome del simbolo della povertà quando si continua a essere i più grandi proprietari di cose. Credo che questa sarà allora la sfida del prossimo Papa e non è neanche qualcosa di irrealizzabile. Ad esempio, si potrebbe convertire tutto il patrimonio del Vaticano in un grande fondo per un welfare universale da affidare eventualmente all’Onu in maniera fiduciaria, nel senso che se l’Onu poi si comporta male gli viene ripreso, secondo le regole di diritto internazionale; un grande fondo che abbia come obiettivo quello di garantire il diritto umano a vivere senza la miseria e credo che nessuno meglio della chiesa potrebbe dare il via a questo, a patto però di separarsi da quella che è stata in questi anni la vera cappa che ha distrutto la possibilità stessa di occuparsi di religiosità anziché semplicemente continuare a blaterare di morale e delle vite delle persone. Credo che questa sia una sfida importante che potrebbe poi avere riflessi positivi anche sugli Stati. Facciamo un esempio: tutti sanno come la penso sull’8 per mille, ma da Francesco I io mi aspetterei che dicesse allo Stato italiano che quel denaro vada direttamente ad aumentare questo fondo. Anzi, meglio ancora: la garanzia sarà che, se lo Stato continuerà a darlo alla Chiesa cattolica, questa si impegnerà a versarlo in questo fondo.Quindi benvenuto, io spero, a Francesco I!

Quattro giorni dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Venticinque giorni prima dell’elezione di Francesco. Strano. Ma è anche strano che queste parole siano state riprese da Radio Radicale  e si possano visualizzare solo in cache.

Ugualmente strana la “profezia” di Leonardo Boff, che su Twitter  è arrivato ad annunciare il nome di Francesco, anche se si è sbagliato sul nome di chi sarebbe stato eletto. Egli ha anche “anticipato” vari passaggi del programma del suo pontificato. Non sbaglia mai questo Boff! … Profeta? Fortunato? Informazioni privilegiate? Come direbbero gli italiani: chi lo sa?

L’entusiasmo delle masse

Comunque, non manca di suscitare stupore l’entusiasmo appassionato espresso con ogni zelo “apostolico” dai media che, lo sappiamo!, sono tutt’altro che devoti amanti del Romano Pontefice.
Il fenomeno quasi ipnotico determinato dall’ossessiva informazione su tutti gli atti di Francesco, anche i più banali e ripetitivi, ha generato un vero e proprio fenomeno mediatico che, contrariamente all’autentica convinzione di fede, crea solo ammirazione per un personaggio artatamente confezionato, per una figura mitizzata ancora da viva, per qualcuno la cui immagine viene accuratamente presentata al culto popolare, insomma per un papa-star, compreso il diritto di pubblicare una rivista di gossip, tipo “Chi”, totalmente dedicata a lui. Ma… in cambio di cosa?…

Per inciso notiamo che il fenomeno ha avuto luogo fin dal primo momento, senza la minima distrazione: all’improvviso i giornalisti sono diventati evangelisti; e sempre all’improvviso la Chiesa ha messo da parte tutti i suoi presunti scandali, e tutti hanno incominciato a vivere in funzione di… un uomo.

Il Papa versus Francesco

Sì, non mi sbaglio quando dico che la Chiesa sta vivendo in funzione di un uomo, perché quando Francesco ostenta sua umiltà, facendolo con una roboante auto-proclamazione narcisistica, mentre esalta la sua persona demolisce il papato cattolico. Francesco sì, il Papa no.
C’è stato anche un vescovo, il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca, che ha accusato il colpo ed è arrivato a dire:
Con il Papa si combatte oggi in Polonia contro i vescovi: papa Francesco buono, vescovi cattivi, papa Francesco sì, vescovi e Chiesa in Polonia no

È la sintesi dell’opera.
Chi dovrebbe sacrificarsi nel pontificato: occultando il proprio “io” perché risplenda il Successore di Pietro, il Vicario di Cristo, immola invece il pontificato per rendere omaggio a se stesso.
«Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte» (Gv. 13, 38).

La vanità per niente francescana di Francesco traspare dalla cura che egli mette nel cercare di non apparire scomodo e amico del Crocifisso, di Colui che il mondo ha rifiutato. No! Francesco non vuole la Croce, vuole la gloria!
Per questo è presente tra le personalità più onorate: non s’era mai visto un papa tanto amato dai comunisti, dagli abortisti, dagli atei, dai gay, dagli ecologisti e persino…, incredibile!, dairockettari satanisti. Francesco è apprezzato all’unanimità come raramente è accaduto.

Disgraziatamente, noi cattolici siamo costretti ad assistere al triste spettacolo di un papa indisaccordo con i “valori non negoziabili”, per la gioia dei relativisti. Certo, elogia il predecessore! Ma lo sa chi fu che coniò l’espressione che Francesco dice di non capire? Indovina. Niente di più e niente di meno che… Benedetto XVI. Questa espressione fu da lui coniata in occasione di un discorso rivolto al Parlamento Europeo, ed  essa è diventata una formula utilizzata in molti importanti dibattiti di rilevanza pubblica. Ma, bisogna capirlo!, Francesco non era informato.
Disgraziatamente, Francesco evita di parlare dei temi più spinosi, crea aspettative circa una rivoluzione dottrinale che tocca il santo sacramento del matrimonio e la Santissima Eucaristia, si comporta come qualcuno che è al di sopra della dottrina, con quella superiorità tipica deiprogressisti alla Kasper, che si considerano superiori alla tradizione della Chiesa per rimanere ammantati dall’aura sacra della modernità, regola e misura di tutto. Frivolo, egli dà l'impressione che tutto sia mutevole, mentre invece si impone con la sua autorità facendo a modo suo come fosse il padrone di tutto.

“Pasci le mie pecorelle”

In effetti, pochi papi sono stati così autoritari come Francesco. Le canonizzazioni li fa per decreto, escludendo miracoli e cerimonie. L’umiltà la usa davanti alle telecamere, ma in praticafa quello che vuole. Nomina Mons. Ricca, legato alla lobby gay, e avvertito pubblicamente, il nominato resta nominato; cioè: Francesco è infallibile. Nessun Papa è così infallibile come lui.
Di questo gregge, Francesco si sente il padrone, non il vicario del padrone. Per questo tratta con tanta leggerezza le cose importanti, prega come un parroco, senza misurare le parole né considerare i suoi limiti. Nell’intervista al Globo disse di essere un “incosciente”. E infatti sta dimostrando di esserlo davvero!

I poveri di Francesco

“Poveri”. Parola che appare sempre sulla bocca di Francesco. Tuttavia, chi sono questi poveri? I mendicanti, i senzatetto, i barboni?… No! I poveri di Francesco sono quelli degli “intellettuali organici”, delle ONG, dell’ONU.
Su questi poveri si sono scritte intere biblioteche, distribuiti dottorati, si sono spesi milioni in conferenze, mentre essi sono ogni giorno sempre più poveri. In bocca a Francesco, “povero” suona demagogico, populista. Forse è per questo che è stato segnalato come candidato al Premio Nobel per la Pace.
La carità cristiana non è mai retorica, è sempre pratica, e per questo poco loquace, perché troppo occupata a fare, poiché è noto che la perdita di tempo equivale alla perdita di vite umane.

La fede di Pietro

Di fronte a parole così severe, il lettore, abituato ad etichettare le persone per le posizioni che assumono, sarà tentato di collocarmi tra i nemici del papa regnante.
Se lo facesse, sbaglierebbe. Il mio sentire è lo stesso di quello di Cristo:
«Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc. 22, 31-32).
La parola qui tradotta con “non venga meno”, in greco ekleipo, esprime omissione, cedimento, morte, fine; esprime quindi una fede svanita… perché la fede di Pietro può venir meno. E noi dobbiamo essere pronti per questa eventualità, che oggi non è solo teorica.

Allo stesso Pietro, Cristo dice:
«Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt. 16, 17-18) 
e tre versetti dopo, dice:
«Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt. 16, 23).

Da pietra di fondamento a pietra dello scandalo vi è solo un passo: dal pensare secondo Dio al pensare secondo gli uomini.
Le porte dell’Inferno non prevarranno mai contro la Chiesa, ma Pietro può essere chiamato da Satana, quando si discosta dalla confessione di fede che è il fondamento della Chiesa.

Al fondo di tutto questo, resta la preghiera di Cristo, la cui unica intenzione è chiara: “che non venga meno la tua fede”.
È la fede che dobbiamo conservare, è la fede che ci guiderà in mezzo alla confusione e sarà il nostro porto sicuro, perché “senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Eb. 11, 6).

Pertanto, ci conviene pregare per il Papa, perché egli rimanga radicato nella fede e non nelle sue opinioni personali, né tanto meno nella simpatia del mondo, e quando la sua fede si indebolisce, non esitiamo a tenere lo stesso comportamento di San Paolo: «Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto» (Gal. 2, 11).

Sulla scia dei Santi

È con questa pietà ferma e senza anonimato che Dio ha guidato la Chiesa in tempi di crisi. In essa ha brillato Santa Caterina da Siena, il cui amore sublime per il Papa è arrivato a tale manifesto trasporto che lei lo chiamava il dolce Cristo in terra, senza che questo le facesse dimenticare il dovere di censurarlo e di esortarlo a fare il suo dovere.
Nessuno ha amato il Papa con tanta devozione come lei, e tuttavia nessuno lo ha ripreso con tanta libertà ed energia, perché le due cose non sono in contraddizione, se non per coloro che coltivano il rispetto umano come una scusa per perpetuare il proprio comodo.

Che i santi di tutti i tempi, eroi della fede e del coraggio, ci insegnino ad amare, a pregare, a riparare… e a resistere se necessario.
Il diluvio è potente. Il mare, infuriato. La tempesta, terribile. Ma pur con tutte le sue falle, la nave non verrà inghiottita. Aggrappáti al relitto, credo fermamente che non soccomberemo.

Nessun commento:

Posta un commento