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mercoledì 14 maggio 2014

C'erano una volta i galantuomini..ora i galantini

Il segretario generale della CEI non crede nel valore della preghiera? 

Mons. Galantino non si accontenta del solito aperturismo conformista ai temi d’obbligo per essere “à la page”. In un’intervista a QN parla in modo sconcertante dei fedeli che recitano il Rosario fuori dagli ospedali in cui si pratica l’aborto.
di Michele Majno

zzglntA prima vista si direbbe che non ci sia nulla di nuovo nell’intervista che il segretario generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, ha rilasciato ieri a QN (Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione – leggi il testo completo CLICCANDO QUI). Caratteristica di un certo progressismo, perlomeno dal sessantotto in poi, è di essere prevedibile. Ecco quindi le affermazioni d’obbligo sulla Chiesa che deve parlare di qualsiasi argomento “senza tabù”.
Gli argomenti sono ovviamente i soliti: preti sposati, eucarestia ai divorziati, omosessualità. Ovviamente “dando ragioni delle proprie posizioni”. Insomma, facciamo un bel confronto di idee –il sacro “dialogo” – la qual cosa è del resto assai più comoda e facile che insegnare la Verità. Amen. Fin qui, nihil sub sole novum. Ormai ci stiamo corazzando a tutto.
Però leggiamo bene l’intervista e un passaggio ci colpisce anzi, direi più propriamente: ci scandalizza.
Interrogato sui “valori non negoziabili”, Mons. Galantino risponde: “Pensiamo alla sacralità della vita. In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all’aborto e all’eutanasia. Non può essere così, in mezzo c’è l’esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro”. Ripetiamo: “non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione della gravidanza”.
Al di là del discorso un po’ contorto (cosa c’entrino, ad esempio, le “lotte per il lavoro” con l’aborto, non ci è chiaro, né è chiaro cosa voglia dire “l’esistenza che si sviluppa”), le parole sui fedeli che recitano il S. Rosario di fronte alle cliniche dove si praticano aborti sono chiarissime, e sprezzanti. Questi fedeli hanno, chissà perché, dei visi “inespressivi”. E in ogni caso con loro S. E. Il Segretario Generale della CEI non si identifica, sia ben chiaro.
Ci hanno sempre insegnato che la preghiera, e in particolare il S. Rosario, se recitata con vera devozione, ha un valore oggettivo, che può essere spesso, come nel caso in oggetto, di riparazione per un peccato gravissimo che si sta commettendo e contro il quale i fedeli non possono far altro che rivolgere la loro preghiera alla Vergine. Forse Mons. Galantino non ha mai visto quanto è capitato di vedere a noi, davanti all’Ospedale Niguarda di Milano. Un gruppo di una decina di fedeli, tra cui alcune signore anziane e un sacerdote. Erano lì a recitare il S. Rosario, perché in quell’ospedale si stavano uccidendo bambini. Davanti a loro, un gruppo di femministe e degni compari, che insultavano e bestemmiavano. Qualche poliziotto gironzolava intorno per vigilare che nessuno venisse alle mani. Il piccolo gruppo di fedeli non ascoltava gli insulti, andava avanti a recitare il S. Rosario, per chiedere perdono per il crimine che si stava consumando, per chiedere che gli sciagurati che lo consumavano si ravvedessero, per chiedere a Dio di non scatenare la Sua ira davanti al fiume di male di cui è capace un’umanità impazzita.
“La preghiera è la migliore arma che abbiamo; è una chiave che apre il cuore di Dio”. Questo l’ha detto il Santo Padre Pio di Pietrelcina.
Monsignore, lei non si identifica con quei fedeli. Liberissimo di farlo, fatti suoi. Ma, se ha occasione, guardi meglio quei visi, tutt’altro che inespressivi. Stanno “lottando”, visto che questo verbo le piace, anche loro. Stanno lottando in riparazione di una malvagità che neppure hanno commesso. Sono lì a testimoniare la Fede, l’unica vera Fede, e per farlo sopportano gli insulti e le bestemmie. Quando non capiti di peggio.
La Chiesa proseguirà nel suo cammino e vedremo dove andrà a finire. Se non sapessimo che le porte degli inferi non prevarranno, saremmo terrorizzati. La Chiesa andrà avanti sulla nuova strada del dialogo e del confronto delle “idee”. Ci saranno tuttavia sempre dei fedeli testardi che continueranno a tenere la corona tra le mani e a recitare tanti Ave Maria. Non saranno preparati nelle nuove dottrine sociopolitiche, non discuteranno di preti sposati, di divorzio e di omosessualità, perché sanno perfettamente che i preti non si sposano, che il Sacramento del matrimonio è indissolubile, che l’omosessualità è un peccato che grida vendetta a Dio.
Andranno avanti a pregare; lei vedrà i loro volti come “inespressivi”, eppure loro pregheranno, anche per lei, Monsignore.

 -  di Michele Majno

Redazione
http://www.riscossacristiana.it/il-segretario-generale-della-cei-crede-nel-valore-della-preghiera-di-michele-majno/

1 commento:

  1. Secondo i modernisti, tutta la liturgia e' un atto umano, solo umano, nel quale si ESPRIME la celebrazione comunitaria del divino. Per questo la libera espressione e', per loro, elemento centrale e costitutivo dell'azione liturgica. Definire una preghiera come "inespressiva" equiale, per loro, a preghiera non autentica.
    Ben diversa ovviamente e' la concezione cattolica della preghiera e della liturgia.

    O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che a Te ricorriamo; e per quanti a Te non ricorrono, in particolare per i nemici della santa Chiesa e per quelli che Ti sono raccomandati.

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