ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 7 giugno 2014

Gli effetti perversi della modernità

zzchsdvsttAncora qualche parola sugli effetti perversi della modernità C’è una frase che sento ripetere spesso (e non da poco tempo) da tanti amici e conoscenti che si professano cattolici, che incontro tutte le domeniche alla S. Messa in Parrocchia, che vedo accostarsi regolarmente alla S. Comunione e sul cui onesto stile di vita sarei pronta a mettere la mano sul fuoco, certa di non bruciarla:  “Io non divorzierei mai, non abortirei mai, non praticherei mai l’eutanasia né la chiederei per me, ma non posso impedire a chi non la pensa così di divorziare, di abortire, di chiedere o sostenere l’eutanasia,non posso impedire agli omosessuali di sposarsi tra di loro e di avere figli, adottandoli o ricorrendo alla procreazione artificiale, perciò voto senza alcuno scrupolo di coscienza per i partiti che sostengono questi radicali mutamenti ideologici e antropologici”. Penso che valga la pena spendere ancora due parole sul tema della modernità per rifletterci un po’ sopra.

di Carla D’Agostino Ungaretti

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Dico subito che, secondo me, quell’orientamento di pensiero è sbagliatissimo, anche se esso trova un perfetto riscontro nei dati numerici che hanno portato recentemente all’approvazione del “divorzio breve” alla Camera dei Deputati: 381 favorevoli, appartenenti trasversalmente a tutti i partiti rappresentati in Parlamento, 30 contrari e 14 astenuti. Molti di quei 381 deputati favorevoli si professano cattolici e condividono l’opinione dei molti cattolici osservanti che ho appena citato, ma non è sulle motivazioni che hanno spinto questi ultimi a pronunciarsi a favore del divorzio breve che voglio riflettere. Le loro (è facile intuirlo) sono motivazioni politiche, opportunistiche, dettate dall’intenzione di conservare la stima, la fiducia e quindi il voto dei propri elettori o l’appoggio del leader del proprio partito, al favore del quale spesso essi devono il seggio che occupano. Non le ritengo motivazioni particolarmente degne di stima, ma posso arrivare a capirle, anche se non a giustificarle.
No: è dei cattolici comuni che voglio parlare, del loro esasperato rispetto umano, del loro timore di passare anch’essi per“parrucconi”, perché una cattolica “parruccona” come la sottoscritta secondo i cattolici “adulti” basta e avanza. Ed è sulla loro rassegnata timidezza  nei confronti dei “segni dei tempi” che voglio riflettere e cercare di capire che cosa mai li spinge a dare, col voto, la loro concreta approvazione a chi propone una visione del mondo diametralmente opposta a quella nella quale essi dicono di riconoscersi.
Ricordo bene che circa quarant’anni fa, quando i cittadini della mia generazione furono chiamati a pronunciarsi sul referendum promosso dai cattolici contro il divorzio, i laici che lo sostenevano sommersero l’elettorato con uno slogan tra il patetico e il piagnucoloso che suonava presso a poco così: “Non essere crudele con chi, dopo aver tanto sofferto nella sua vita matrimoniale, ha trovato un altro affetto! Non negare il divorzio a chi ne ha bisogno per rifarsi una vita e continuare a vivere! Vota NO!”. Insomma, i cattolici – tra i quali la sottoscritta, convinta sostenitrice dell’indissolubilità del ‘istituto del matrimonio sia sacramentale che civile, per motivi a loro volta sia confessionali che antropologici [1]- furono presentati all’opinione pubblica come crudeli aguzzini morali dei poveri coniugi infelici e separati. Lo slogan ebbe un successo enorme perché giocava su un equivoco che molti non compresero e le cose andarono come tutti sappiamo. In buona sostanza i cattolici furono indotti surrettiziamente a votare contro la loro coscienza di cristiani, non rendendosi conto che, in questo modo, i laicisti si arrogavano il diritto di imporre loro la propria visione del mondo – che già escludeva Dio dalla vita umana e si preparava a negare anche il diritto naturale, come poi si è puntualmente verificato – mentre non riconoscevano un corrispondente simmetrico diritto a chi era portatore della posizione contraria e facevano sembrare la loro fede addirittura “crudele”, in barba a qualunque principio di correttezza democratica che invece essi erano pronti a invocare quando tornava a loro favore.
La stessa cosa sta avvenendo oggi. Le arroganti e disumane pretese laiciste si sono dilatate a dismisura e non è in ballo solo il matrimonio – che quarant’anni fa era ancora considerato una cosa (abbastanza) seria, mentre ora sta diventando una burletta che può essere sciolta con un semplice schioccar delle dita – ma tutta la vita umana è intossicata dal “fumo di Satana” che stiamo respirando. Oggi sono contrabbandate come normali autentiche storture giuridiche, umane e antropologiche che vengono avallate anche dai cattolici con motivazioni assurde nella loro sostanza, come quella secondo la quale il diritto non è qualcosa che esiste in natura, ma è un’invenzione umana, perciò può essere modificato a piacimento. Infatti si sente dire da tutte le parti:  “Poveri gay, perché non farli sposare tra di loro, se si amano? L’amore non merita comunque rispetto? Poveri coniugi sterili, perché costringerli ad andare all’estero per farsi praticare l’inseminazione eterologa? Non è meglio consentirla anche da noi? Poveri malati incurabili, perché farli tribolare tanto? Non è meglio indurli a chiedere l’eutanasia?      
Marco Pannella, intervistato qualche tempo fa da “Vatican Insider”,ha esultato per quella sua antica vittoria divorzista che ha portato tanti “buoni” frutti alla società italiana svincolandola dal clericalismo e – sentendosi sempre più forte nel suo libertarismo ad oltranza che non ammette l’esistenza di divieti morali – ha cercato di tirare dalla sua parte anche Papa Francesco, sfruttando maliziosamente alcune note affermazioni di lui. Altrettanto ha fatto Eugenio Scalfari, ricevendo solo flebili smentite da parte di chi avrebbe dovuto insorgere contro le sue menzogne. Così moltissimi cattolici sono caduti e cadono ancora nel tranello, finendo per appoggiare i partiti e i movimenti che si portano dietro i volenterosi ed efficienti collaboratori del demonio.
Ma guai a dirlo apertamente! Ci si fa la fama di integralisti e omofobi (quale orrore!) e se saranno promulgate certe leggi pendenti in Parlamento, “mala tempora current”  per noi cattolici! Alle affermazioni di quegli “adulti” che menzionavo all’inizio, mi viene spontaneo rispondere ironicamente: “Io, invece, non ruberei mai, non ucciderei mai chi mi è semplicemente antipatico, non praticherei mai l’adulterio, la menzogna, la truffa, l’inganno, non ho gusti omosessuali né avrei mai preteso (poniamo) di sposare mio fratello, ma non posso impedire a chi non la pensa come me di rubare, di uccidere, di praticare l’adulterio e la menzogna, la truffa, l’inganno e l’incesto (al pari di come non potrei né vorrei impedire a un gay di sposare il suo partner) se tutto ciò rende agli interessati la vita più comoda e piacevole”. Già, mi accorgo di aver nominato l’incesto. Quello è ancora un tabù ma, giacché ci siamo, perché non legittimare anche quello? Tanto manca poco e, prima o poi, il buon Pannella troverà delle ottime ragioni per sostenerlo e raccomandare caldamente a tutti di farne l’esperienza spiegando a noi, poveri ignoranti, che anche quello è un diritto umano e un’espressione di libertà, al pari del divorzio, dell’aborto  e dell’eutanasia. Forse anche l’UNAR e lega LGBT lo inseriranno nei loro progetti pedagogici, ammesso che non ci abbiano ancora pensato.
 A questo punto i miei amici, cattolici “adulti” si sentono punti sul vivo e insorgono contro questa cattolica “bambina e parruccona” che, facendo dell’ironia, “dimostra di non avere carità, di fare del terrorismo spirituale, di essere crudele anche verso le donne, visto che ella approva anche l’avvenuta scomunica della “sacerdotessa” austriaca che si crede la reincarnazione di Lutero. Perché le donne non possono celebrare la Messa? Anche questa non  è discriminazione!”
“Meno male!”, invece dico io, non certo perché una mia sorella è stata scomunicata, fatto sempre doloroso, ma “perché almeno in qualcosa un Vescovo ha fatto chiarezza! …. Allora, visto che i cattolici “adulti” non mi rispondono a tono, (non voglio indagare se lo fanno in buona o in malafede) capisco che è meglio evitare l’ironia – che, Dio mi perdoni, forse è anche contraria al Vangelo – e devo cercare di fare un altro tipo di ragionamento, ma sempre Vangelo alla mano. Vediamo se ci riesco.
 Provo a dire: fratelli miei, che incontro a Messa tutte le domeniche e vi accostate sempre alla S. Comunione, ricordate i Dieci Comandamenti? Ricordate che Gesù Cristo non è venuto ad abolire la legge, ma a completarla  aggiungendovi un Nuovo Comandamento di efficacia dirompente, quello dell’Amore reciproco? Nella terza virtù teologale, la Carità, rientra anche il tentativo fraterno di riportare sul sentiero stabilito da Dio la pecorella che vuole avventurarsi su un tratturo pericoloso per la sua vita e per la sua anima. Il Buon Pastore fa di tutto per mettere in guardia la sua pecorella e non asseconderà mai la sua scelta disubbidiente e perché allora  dovrebbero assecondarla le altre pecorelle, cioè noi cattolici“bambini“, consentendo di fatto, direttamente o indirettamente, norme e comportamenti concreti che contrastano con la legge di Dio, o tacendo quando gli altri fratelli sbagliano?
Di più: se un certo comportamento è obiettivamente errato e disordinato – perché lo ha detto Dio e perché ce lo ricorda la Chiesa che ha questo compito  assegnatole da Cristo – per me, che sono un essere umano come voi, perché non dovrebbe essere errato e disordinato anche per gli altri? Non siamo tutti nella stessa barca spirituale? Il Padre non manda il sole e la pioggia sui buoni come sui cattivi? Il richiamo rivolto al fratello perché rimanga fedele alla sua vocazione cristiana  (Mt 18, 15 – 18) esprime l’impegno ad aiutarlo a prendere coscienza del suo errore;  non significa essere aggressivi o crudeli o mancare di carità, né tanto meno giudicarlo o limitare la sua libertà. Nessuno deve arrogarsi il diritto di dire che i peccatori Tizio, o Caio, o Sempronio andranno dritti all’inferno, ma nessuno dovrebbe tacere di fronte al peccato. E non è un peccato, come dicevo poc’anzi, avallare il comportamento peccaminoso altrui? Ma chi crede ancora al peccato e, per di più, al peccato mortale?  Quale sacerdote dal pulpito parla più dell’inferno?  Anche questo è un frutto perverso della modernità : la Verità non esiste, quindi ciò che a me sembra peccato può essere considerato perfettamente lecito per un altro.
Questi miei fratelli si rendono conto che, aiutando con il loro voto, o comunque con il loro appoggio diretto, leggi che favoriscono il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, la procreazione assistita, si rendono anch’essi complici della distruzione della famiglia? Non credo: essi non capiscono che, come ha scritto Tommaso Scandroglio[2], il loro è un cattolicesimo buonista, liquido, decadente, informe, privo di una forte identità, è un cattolicesimo da boy – scout, come ha scritto Ernesto Galli della Loggia[3], un cattolicesimo (mi permetto di aggiungere io, indegnamente  terza tra cotanto senno) che favorisce la confusione spirituale già in atto, rafforzando il conseguente scollamento tra la dottrina cattolica e la prassi. Allora la prassi finirà per influenzare la dottrina e dove ci condurrà tutto questo? Forse all’eresia.
Preghiamo perché lo Spirito ci salvi da questo disastro spirituale.
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[1] Leone XIII diceva che se si stacca il matrimonio civile da quello religioso, finisce male anche per quello civile. Cosa che si è puntualmente verificata. Cfr. Stefano Fontana, “S’avanza il catto – pragmatismo, LA BUSSOLA QUOTIDIANA, 4.6.2014.
[2] Cfr. LA BUSSOLA QUOTIDIANA, 4. 6.2014.
[3] Cfr. IL CORRIERE DELLA SERA 3.6.2014

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