ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 17 settembre 2014

Pejus adveniens

Dalla padella islamica
alla brace omosessualista 


di 
Alessandro Gnocchi    martedì 16 settembre 2014

Premessa
Non è per pigrizia, ma questa settimana mi pare che le tre lettere riportate nella rubrica formino un vero e proprio pezzo che non ha bisogno di risposte o di commenti. Mi limito a una breve chiosa per la quale ci troviamo al termine dell’ultima lettera…

sono pervenute in Redazione:

Gent. Dott. Gnocchi,
le voglio raccontare una domenica mattina a Messa, nemmeno tanto strana e inconsueta, e condividere con lei alcuni pensieri.
La Messa è celebrata da un sacerdote esterno alla parrocchia che viene ogni domenica. Va bene: sobria, ben celebrata, bella omelia. Fino alla preghiera che segue la comunione, prima del congedo finale, quando arriva il parroco con i cosiddetti avvisi (che sono puntualmente pubblicati sul foglio periodico e affissi sulle bacheche disposte agli ingressi della chiesa…). Oltre cinque minuti buoni ricordando il più e il meno: due o tre appuntamenti ordinari (nessun momento di catechesi o di formazione, da noi è raro trovarli); un prossimo incontro cittadino (o qualcosa di simile, non presto molto ascolto) per dibattere sulle sorti del locale ospedale che rischia di venire chiuso; la ricorrenza dell’ingresso del parroco in parrocchia. Seguono applausi. Appena finita la Messa, inizia il chiacchiericcio, tra saluti, abbracci e strette di mano; il tutto in chiesa. Niente canto o musica finale, tanto quando c’è nemmeno si sente, soffocata dalle voci di chi ha già rotto le file.
Mi dirigo verso una cappella laterale per pregare un po’ in silenzio. Intanto ci si sta preparando per la Messa successiva. Il parroco saluta e accoglie qualcuno tra i primi arrivati. Si intrattiene sorridente con un gruppetto di persone che hanno un bambino piccolo, poi si allontana soddisfatto da un’altra parte. Nell’uscire, passo accanto a queste persone. La madre indossa un abito completamente smanicato e dotato di una profonda scollatura. Al suo fianco una ragazza con un paio di calzoncini (credo siano calzoncini, non gonna, non mi soffermo a guardare; ironicamente sarei portata a dire: speriamo almeno siano calzoni) che le coprono giusto le natiche.
Fuori dalla chiesa, vedo una giovane coppia mussulmana attraversare la piazza. Lei indossa i suoi abiti, modesti ma curati. E’ graziosa e garbata. Trasmette dignità. Col cuore gonfio di dolore penso: siamo troppo decaduti, ci estingueremo, noi cattolici o presunti tali e la nostra civiltà o meglio quel briciolo che ne resta. Non abbiamo la forza – in primo luogo morale – di resistere. O saremo annientati dall’islam violento o semplicemente scompariremo, quasi senza rendercene conto, di fronte all’islam moderato (uso quest’ultimo aggettivo per capirci meglio, non entro in merito alla questione se esiste o no un islam moderato, tra l’altro già ben trattata in questo sito).
Sì, lo so: in qualche luogo un piccolo resto continuerà, ma la maggior parte la vedo afflosciarsi.
Lei cosa ne pensa? Crede che io sia troppo impressionabile?
Grazie.
Claudia
Caro Alessandro Gnocchi
sono sempre stato convinto che, col suo sistema ecclesiale rigorosamente “verticale”,  la Chiesa Cattolica si sia risparmiata la grave necessità di trasformarsi in partito politico, obbligato prima a conquistare il potere e poi a mantenerlo con la forza. Certo, gli assalti alla Gerarchia,  i tentativi (anche feroci) di assoggettare la Chiesa al controllo e alla giurisdizione statale, hanno sempre messo in pericolo questa autonomia, e in taluni casi la Chiesa ha dovuto usare la spada per difendersi.
Cosa diversa pare essere da sempre l’Islam, religione praticamente “orizzontale”, che per esistere deve conquistare il potere e magari contenderselo tra fazioni diverse, senza altra guida che non sia l’interpretazione letterale del Corano (a tal proposito Introvigne dice che i mussulmani non vogliono neanche sentir parlare di accostamento moderno al Corano, perché temono che faccia la fine della Bibbia…).
Ora, coi tempi che corrono nel nostro occidente post-cristiano islamizzante, non crede che una Chiesa gioiosamente avviata sulla strada dell’ecumenismo e dell’”orizzontalità di fatto”, perdente all’interno sul piano dell’unità del magistero, e dimissionaria all’esterno sul piano di una qualche rivendicazione di potere, possa solo implodere e poi (per un po’) scomparire?
Antonio Spinola
Caro dott. Gnocchi,
ho appena letto la notizia della partecipazione dei gruppi di invertiti, lesbiche, vie di mezzo e compagnia bella, con le loro belle bandierine e striscioni, alla sfilata di S. Patrizio a New York, uno degli eventi classici della cattolicità in America.
Può darsi che gli organizzatori siano improvvisamente rimbecilliti. Ma che dire del Cardinale Arcivescovo Dolan che si nasconde dietro a un dito dicendo che lui non interferisce nelle scelte del comitato organizzatore? Aggiungendo che prega perché la parata sia un’occasione di “unità” tra tutti noi. Ma chi la vuole l’unità con gli invertiti e i loro colleghi di schifezze?
Sono tentato di continuo di dire “basta, questa non è la mia chiesa”, ma so che non è giusto. Mi piacciano o no, questi vescovi traditori e questo papa che organizza partite di calcio sono i miei pastori. Posso solo dire che non so più a che santo votarmi (e non è un modo di dire). Oltretutto immagino che per la mentalità comune un vescovo che è a capo di una diocesi importante come quella di New York sia avvertito come autorità particolarmente importante. Con quale risultato? Che tanta gente avrà l’occhio sempre più indulgente verso l’omosessualità, che è uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Per questo mi sento di chiamare, Dio mi perdoni, “traditori” certi vescovi, perché lavorano per mandare le anime all’inferno, non in paradiso. Se un pastore non ammonisce un omosessuale sulla gravità della sua condotta, se non gli spiega che deve cambiare strada altrimenti va all’inferno, quel pastore non è forse un traditore?
Era anche lecito sperare che da Roma arrivasse un’immediata reprimenda contro gli incoscienti di New York. Nulla di nulla di nulla.
Secondo me è urgente indicare a chi ancora voglia restare cattolico, quali preti, associazioni, movimenti ecclesiali, scuole cattoliche o quel che sia, diano ancora garanzie sotto il profilo dell’insegnamento della dottrina. Sa che ormai ho anche timore nel condurre i miei figli a Messa perché non so cosa sentiranno dire nella predica?
È vero verissimo che dobbiamo pregare per la chiesa e per i pastori. Ma mi pare che dovremmo fare anche qualcosa di più, ma non so cosa. Di sicuro andare avanti così è pazzesco.
Scusi lo sfogo. Le faccio tanti auguri per il suo lavoro, sempre così utile per noi lettori, e le faccio un grande saluto.
Luigi Gallavresi

La chiosa consiste in una semplice constatazione.
Dove andrà a finire, si chiedono la signora Claudia e il signor Antonio Spinola, una Chiesa che non è in grado di reggere il confronto con l’islam? E, si badi bene, non si sta parlando di un islam che sguaini a ogni pie’ sospinto scimitarre insanguinate, ma anche solo un islam le cui donne e i cui bambini, e quindi anche i cui padri, si vestono ancora secondo decoro e secondo pudore.
Cara Claudia e caro Antonio, una Chiesa siffatta va finire in coda in quella sfilata di San Patrizio con omosessuali & affini, che tanto giustamente fa orrore al signor Gallavresi.
Una Chiesa che, avendo come unico faro la sola “dignità umana”, rinuncia a mettere in ginocchio gli uomini davanti all’unico vero Dio finisce per cedere davanti a qualsiasi torma dotata di una fede più virile. E poi lo farà, anzi lo sta già facendo senza che da Roma qualcuno eccepisca, davanti a qualsiasi manifestazione vociante che di virile non ha più nulla.
Come ci si deve comportare, si chiede il signor Gallavresi, con pastori che fuggono davanti a lupi, lupacchiotti, chihuahua e tortorelle?
Caro Gallavresi, intanto bisogna appurare che questi pastori non siano lupi, lupacchiotti, chihuahua o tortorelle travestiti: travestiti da pastori, intendo. Nel caso non lo fossero, bisognerebbe comportarsi come i contadini vandeani che andarono a prendere i nobili recalcitranti nei loro castelli per farli combattere anche controvoglia. Se, invece, si scoprisse che i pastori sono solo lupi, lupacchiotti, chihuahua o torterelle travestiti, oppure che semplicemente temono di compiere il loro dovere davanti a Dio a davanti agli uomini, allora lo si dica pubblicamente, lo si urli sui tetti e la si smetta di giustificare il loro tradimento in nome di una prudenza che nulla ha di evangelico.
Si mettano in guardia le altre pecore del greggeci si aiuti facendo sapere dove si trovano ancora buoni sacerdoti, si lascino da soli a blaterare dal pulpito quelli che incensano il mondo invece che adorare Dio. Ma lo si faccia rendendo pubblico tutto quanto sta avvenendo. Non è lecito sopportare in nome di una falsa obbedienza coloro che vogliono inoculare nelle anime una nuova religione continuando a chiamarla cattolica.
Mi rendo conto che i metodi forti possono disorientare quei fedeli che vorrebbero vivere in pace la loro fede. Ma questi non sono tempi pacifici: la rivoluzione ha preso il potere e ognuno deve fare tutto quel che può per restaurare l’ordine. Ma caro Gallavresi, parafrasando Mao Tse-tung, che in questioni simili ne sapeva molto di più di tanti cattolici, la restaurazione non è un pranzo di gala.

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

Pubblicato sul sito Riscossa Cristiana
nella rubrica del martedì “Fuori moda” - La posta di Alessandro Gnocchi
  16 settembre 2014

Impaginazione e neretti sono nostri




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1 commento:

  1. Sottoscrivo: "Non è lecito sopportare in nome di una falsa obbedienza coloro che vogliono inoculare nelle anime una nuova religione continuando a chiamarla cattolica."
    Grazie dr. Gnocchi.

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