ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 9 ottobre 2014

Ut unum non sint!

Papa Bergoglio, la comunione e la falsificazione della verità
  



Nell’udienza generale dell’8 ottobre 2014, papa Bergoglio ha svolto il tema dell’unità di tutti i cristiani, con riferimento ai cristiani non cattolici.

Dopo il consueto “buongiorno!” - datosi che l’udienza si svolge di giorno - papa Bergoglio ha esordito dicendo: «Non dobbiamo, però, dimenticare che ci sono tanti fratelli che condividono con noi la fede in Cristo, ma che appartengono ad altre confessioni o a tradizioni differenti dalla nostra ».
Ora, che ci possano essere, e ci sono, dei cristiani che hanno tradizioni diverse dalla nostra, cioè dalla cattolica-apostolica-romana, è cosa lapalissiana, ma che ci possano essere dei cristiani che appartengano ad altre confessioni, è cosa quanto meno contraddittoria. Se i cattolici confessano lo stesso credo in Nostro Signore Gesù Cristo, che cosa confesseranno mai questi altri cristiani di “altre confessioni”?
Se confessano lo stesso Signore e sottostanno ai suoi comandi, sono cattolici, se non sono cattolici, non confessano lo stesso Signore e negligono i suoi comandi.
La cosa è così elementare che sorprende che papa Bergoglio non si accorga della contraddizione.Fatto sta che egli si chiede: «crediamo fermamente che si possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e della piena comunione? La piena comunione, cioè poter partecipare tutti insieme al corpo e al sangue di Cristo
Questa domanda, con la relativa precisazione, chiarisce bene che cosa intenda papa Bergoglio per “piena comunione”: che tutti insieme si partecipi alla stessa Comunione sacramentale… si assuma tutti insieme il Corpo e il Sangue di Cristo.
Il che è una bella cosa, ma che è resa impossibile da ciò che ha detto appena prima: non abbiamo la stessa confessione.
Se non abbiamo la stessa confessione, è ovvio che non si possa condividere la stessa comunione e la stessa Comunione sacramentale.
La cosa è così elementare che tutto questo ragionare, più che una catechesi, sembra un ciurlare nel manico, un mero flatus vocis, un bel parlare senza costrutto.

È chiaro che qui, papa Bergoglio non fa altro che ripetere i luoghi comuni sanciti dal Vaticano II, ma questo non giustifica né le contraddizioni, né le utopie, né tampoco le eresie che si celano dietro questo  ragionamento.
Tralasciamo il solito richiamo al versetto 11 del capitolo 17 del Vangelo di San Giovanni – da cui l’abusato ut unum sint -, che, se considerato con la dovuta riflessione, è da 50 anni che si rivela del tutto inidoneo a sostenere il preteso ecumenismo intercristiano; e guardiamo alla prima lettera scritta da San Paolo ai Corinti, qui citata da papa Bergoglio.
La citazione è la seguente: «Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire» (1 Cor. 1, 10).
Ora, è quella “perfetta unione di pensiero e di sentire” che costituisce il presupposto per la piena comunione; “perfetta unione” che va correttamente intesa come unicità di credo, di dottrina; senza di essa non può esserci unità o comunione o, come dice San Paolo, medesimo fondamento… “infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1 Cor. 3, 11).
Quindi non può darsi “confessione” diversa da quella cattolica, e anche solo supporre che possa costruirsi un’unità tra confessioni diverse, equivale a perseguire la contraddittoria “unità nella diversità” predicata stoltamente negli ultimi cinquant’anni.
È quello che anche qui ricorda papa Bergoglio, con un ragionamento che pone la dottrina e la morale all’infimo posto, accomunandole alle opinioni personali ed annullandole di fronte all’istanza sentimentale dell’umano “volemose bene”.
«Sono divisioni che a volte si sono protratte a lungo nel tempo, fino ad oggi, per cui risulta ormai difficile ricostruirne tutte le motivazioni e soprattutto trovare delle possibili soluzioni. Le ragioni che hanno portato alle fratture e alle separazioni possono essere le più diverse: dalle divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali differenti, ai motivi politici e di convenienza, fino agli scontri dovuti ad antipatie e ambizioni personali… Quello che è certo è che, in un modo o nell’altro, dietro queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo, che sono causa di ogni disaccordo e che ci rendono intolleranti, incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra.»

Ora, se ci sono state e ci sono “divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali”, il minimo buon senso impone la constatazione che ci si trova agli antipodi di quella “perfetta unione di pensiero e di sentire” di cui parla San Paolo.
Altro che superbia ed egoismo che renderebbero intolleranti: mutati i principi dogmatici e morali ci si trova al cospetto di vere e proprie “confessioni diverse”. Ne consegue evidentemente che tale auspicata “piena comunione” non è possibile, se non a condizione che tutti i cristiani si ritrovino nell’unica vera Chiesa di Cristo, che è la Chiesa cattolica, apostolica, romana.Ed è davvero singolare che sia proprio il capo della Chiesa cattolica a pensare e a predicare che occorre essere capaci “di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra”.
Qui la contraddizione diventa farsa, poiché è ridicolo e innaturale che si possa accettare chi ha una posizione diversa, se non per constatare tale diversità e sancire l’impossibilità di ogni ipotetica comunione.
la farsa diventa colpevole utopia, sussurro del demonio, quando si esaspera il concetto affermando: «il Signore ci chiede una rinnovata apertura: ci chiede di non chiuderci al dialogo e all’incontro, ma di cogliere tutto ciò che di valido e di positivo ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone su posizioni differenti. Ci chiede di non fissare lo sguardo su ciò che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce, cercando di meglio conoscere e amare Gesù e condividere la ricchezza del suo amore. E questo comporta concretamente l’adesione alla verità, insieme con la capacità di perdonarsi, di sentirsi parte della stessa famiglia cristiana, di considerarsi l’uno un dono per l’altro e fare insieme tante cose buone, e opere di carità».
Papa Bergoglio non si rende conto che questo non comporta affatto “concretamente l’adesione alla verità”, ma comporta invece la concreta adesione all’errore, realizzata proprio con “una rinnovata apertura”… all’errore, appunto.
Il Signore non ci chiede di aprirci “al dialogo e all’incontro”, è questa una diabolica invenzione moderna che con la scusa del “buonismo” vuole contrabbandare l’apostasia; il Signore ci chiede di istruire e battezzare nel nome del padre, del Figlio e dello Spirito Santo, con la profonda consapevolezza, di fondamento divino, che chi non crederà sarà condannato (Cfr. Mt. 28, 19-20; Mc. 16, 15-16).
Il Signore non ci chiede “di cogliere tutto ciò che di valido e di positivo ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone su posizioni differenti”, è questa la negazione del Vangelo e il rigetto delle leggi di Dio; il Signore ci chiede di entrare in ogni casa e portare la Sua Pace, con la profonda consapevolezza che chi non l’accetterà dev’essere abbandonato, perché la sua sorte è già stata segnata (Cfr. Mt. 10, 11-15; Mc. 6, 10-11; Lc. 9, 4-5).
Il Signore non ci chiede di “fissare lo sguardo… su quello che ci unisce”, tralasciando “ciò che ci divide”, è questo il disconoscimento dell’unico fondamento che è Gesù Cristo; il Signore ci chiede di riprendere l’errore dell’altro, di provare a correggerlo, con la profonda consapevolezza che se l’altro non si corregge non c’è altro da fare che abbandonarlo al suo destino, che è quello di coloro che disconoscono Dio (Cfr. Mt. 18, 15-17).

E sulla base di queste premesse, non si cerca di “meglio conoscere e amare Gesù e condividere la ricchezza del suo amore”, ma si realizza il disconoscimento di Gesù e la condivisione della diabolica ricchezza dell’odio per Dio.
E sono proprio queste deviazioni dottrinali che permettono a papa Bergoglio di affermare: “Sono divisioni che a volte si sono protratte a lungo nel tempo, fino ad oggi, per cui risulta ormai difficile ricostruirne tutte le motivazioni e soprattutto trovare delle possibili soluzioni”.
Cosa che equivale ad affermare praticamente il falso: perché tutte le motivazioni sono ben note da tempo e da tempo sono state precisate e ribadite; e le possibili soluzioni sono altrettanto conosciute e da tempo caritatevolmente offerte: abbandonare l’errore e riabbracciare la verità, rientrando nell’unica vera Chiesa di Cristo, la Chiesa cattolica; cosa che, a quanto appare con chiarezza, l’attuale capo della Chiesa cattolica non vuole affatto.
Ma qual è la vera concezione cristiana di papa Bergoglio? Se non quella che traspare dalla frase: «considerarsi l’uno un dono per l’altro e fare insieme tante cose buone e opere di carità”?!
Una concezione radicalmente e fanaticamente ancorata al benessere di questo mondo; stoltamente e irreligiosamente rivolta al culto dell’uomo e non al culto di Dio; una concezione che ha in vista solo la terra e che ha perso di vista il Cielo.
Una concezione che dietro l’appellativo di “ecumenismo spirituale”, nasconde l’idea anticattolica del “camminare il cammino della vita tutti insieme nella nostra fede, in Gesù Cristo Signore”. Quello stesso Gesù Cristo che sulle base delle premesse prima esposte è già stato esautorato e di cui resta solo il richiamo verbale, privo di ogni vero contenuto soprannaturale e di ogni aggancio col Vangelo: quello stesso di cui Nostro Signore ammonisce: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.» (Mt. 7, 21-23).

Concezione che porta fino allo stravolgimento della realtà sacramentale: «fare la Prima Comunione tutti noi dobbiamo sapere che significa entrare in comunione con gli altri, in comunione con i fratelli della nostra Chiesa, ma anche in comunione con tutti quelli che appartengono a comunità diverse ma credono in Gesù».
Affermazione che, ancora una volta, prescinde da Nostro Signore, addirittura eliminandolo a favore del mero e gratuito afflato umano, come se a parlare fosse un gran maestro di una qualsiasi massoneria e non il Vicario di Cristo. Qui la comunione con Cristo viene sostituita con la comunanza con chiunque, come a trasformare la Consacrazione che si realizza nella Santa Messa in un aperitivo tra amici.
Siamo ai limiti della blasfemia, quella stessa che inevitabilmente venne prodotta dalla riforma liturgica del Vaticano II, che al rinnovamento sull’Altare del Sacrificio di Cristo, realizzato per la salvezza delle anime, sostituì il pasto conviviale consumato per il godimento della psiche e lo strofinio dei corpi.
Il tutto fondato su una colossale falsità: «La storia ci ha separato, ma siamo in cammino verso la riconciliazione e la comunione!».
Una battuta da salotto che disconosce volutamente l’opera di Satana che si realizza col concorso degli uomini che abbandonano la Verità e la Chiesa per darsi alle lusinghe dell’Avversario e al soddisfacimento della loro personale volontà.
Non è la storia che “ci ha separato”, ma sono stati certi uomini di Chiesa che hanno preferito abbandonare la Chiesa di Cristo per fondarne una loro personale; e a questo non si rimedia mettendosi “tutti… in cammino verso la comunione”, ma abbandonando l’errore e ritornando alla Chiesa cattolica. 

Sempre che, dopo 50 anni di applicazione del Vaticano II, non si arrivi a concepire che debba essere la Chiesa cattolica a trasformarsi alla stregua delle “altre confessioni”, divenendo una tra le tante, come sembra suggerire qui papa Bergoglio in palese dispregio della volontà di Nostro Signore Gesù Cristo.

di Giovanni Servodio

5 commenti:

  1. Mamma mia, tremenda analisi nella sua lucidità e nelle conclusioni alle quali conduce. Ma chi è veramente questo Bergoglio ?, vien da pensare, dove ci vuole condurre?, cosa ci vuol fare digerire? e se lo ha ostinatamente voluto la maggioranza dei cardinali, vuol dire che la Chiesa ormai non segue più il Cristo, ma il Suo e nostro nemico. A questo ci hanno condotto il CVII e 50 anni di post concilio?. a questo miravano Roncalli e Montini? chi potrà
    dare risposte esaurienti a queste domande?

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  2. Risposte (e non sono un genio eh, ma un semplice cattolico formato sul Catechismo di San Pio X). A) Bergoglio è con tutta evidenza, un esecutore dei piani della dannata setta massonica, quindi un servitore del maligno. B) Bergoglio, ci vuole chiaramente condurre nell'abisso della perdizione. C) Bergoglio ci vuol far digerire un polpettone avvelenato, che è una contraffazione della Religione Cattolica, incontestabilmente l'unica vera. D) Sì, certo. Il "Concilio" fu realizzato al fine di inoculare nella Chiesa il veleno del demonio. E) Roncalli e Montini, i peggiori eversivi della storia umana, miravano esattamente a ciò che vediamo accadere, quindi, anche qui: sì, certo. F) Qualsiasi battezzato e cresima, conscio dei propri doveri gravissimi di Soldato di Nostro Signore.

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  3. Errata corrige: BATTEZZATO E CRESIMATO.

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  4. Beh...ormai non ci vuole più molto a capire che è un massone! Che situazione! Questo Papa ci porterà alla rovina!

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    1. Questo Papa ci porterà alla rovina!

      Si è vero, ma sta facendo esattamente ciò che hanno fatto quei che lo hanno preceduto. Sveglia!!!

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