ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 22 dicembre 2014

Medice, te ipsum cura!!

Terremoto in Vaticano. Il Papa contro i cardinali

Per i consueti auguri di Natale Papa Francesco bacchetta la Chiesa: "Cardinali e vescovi di Curia rischiano di perdere di vista i loro limiti, si sentono superiori a tutto e a tutti"
Papa Francesco sceglie il giorno degli auguri di Natale per bacchettare i cardinali e la curia. Lo fa elencando una ad una le quindici malattie sempre in agguato per la chiesa.


Quella di "sentirsi immortale", il "cuore di pietra", il"duro collo", "l'alzheimer spirituale", la "schizofrenia esistenziale" e il "terrorismo delle chiacchiere".

Sono mali da non prendere sotto gamba e che, evidentemente, affliggono il mondo della Chiesa, tanto da indurre il Pontefice ad ammonire i suoi più stretti collaboratori.


Il Santo Padre condanna la pratica dei "circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più importante di quella al corpo di Cristo che è la Chiesa"definendola "un cancro che minaccia l’aromonia del corpo" stesso. Ricorda poi che il "pericolo maggiore è quello dell’autodistruzione o fuoco amico dei commilitoni". Nella Curia romana, tuona il Papa, si commettono infatti "omicidi a sangue freddo della fama dei propri colleghi e confratelli". Parole durissime quelle del capo della Chiesa. Che rincara la dose: "Per tale scopo -  scandisce nel suo discorso - sono capaci di calunniare persino sui giornali e le riviste, naturalmente per esibirsi e mostrarsi superiori agli altri, causando tanto male agli altri e alla Chiesa".
"Guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere", ha chiesto a cardinali e vescovi riuniti nella Sala Clementina del palazzo apostolico. Attenzione, ha però ammonito, anche a non "divinizzare i capi, corteggiando i superiori per carrierismo". 
"Una volta ho letto che i sacerdoti sono come gli aerei, fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano. Molti criticano e pochi pregano per loro. È una frase molto simpatica - ha commentato - ma anche molto vera perché delinea l’importanza e la delicatezza del nostro servizio sacerdotale e quanto male potrebbe causare un solo sacerdote che cade a tutto il corpo della Chiesa".

La Chiesa che vorrebbe Francesco

"È bello pensare alla curia romana - ha detto il Papa - come piccolo modello di chiesa, cioè corpo che cerca quotidianamente di essere più unito e armonioso, un corpo complesso con diversi elementi non con medesimo compito, ma coordinati per un funzionamento esemplare, efficace nonostante la diversità dei membri". 


Le geremiadi di papa Francesco alla Curia Romana



I dieci comandamenti hanno reso Mosè di nuovo popolare presso il grande pubblico televisivo; c'è qualche dubbio che le quindici piaghe diagnosticate da Francesco alla Curia romana rendano il papa popolare presso la burocrazia ecclesiastica. In questo senso, il discorso si presta ad una facile lettura manichea (Francesco contro la Curia corrotta) che non è priva di verità. Ma è sicuramente incompleta. C'è infatti qualcosa di più profondo che il pontificato sta causando nel corpo della chiesa cattolica romana. Francesco non sfugge le ritualità della corte romana, ma vi si inserisce per scardinarla e (i cattolici sperano) per riformarla. Francesco lo fa con un certo uso del linguaggio innanzitutto. Nella lingua italiana l'aggettivo "curiale" significa cortigiano, aulico. Negli ambienti degli ecclesiastici colti dell'Italia del Rinascimento il linguaggio curiale aveva dato vita ad un nuovo genere letterario, quello dell'epideittica, del linguaggio di lode, usato specialmente dagli umanisti cristiani nell'ambito degli studia humanitatis, in un revival di quelle opere di letteratura classica e cristiana che illuminavano i nostri sforzi umani, i difetti, e soprattutto i nostri rapporti con gli altri esseri umani.
Il linguaggio di Francesco è tutt'altro che curiale (e la sua distanza dal "politically correct" sta causando qualche problema nelle traduzioni in inglese). Questo ha degli effetti sulla posizione e percezione di una Curia romana la cui reputazione - mai troppo brillante durante tutta la storia della chiesa - forse non è mai caduta così in basso. Ma ha anche l'effetto di ridefinire il rapporto tra il papato e il Vaticano. Per secoli nella chiesa cattolica si è dato per scontato che vita curiale e vita spirituale seguono copioni diversi - uno dei motivi per cui il mestiere di papa è rischioso. Papa Francesco non denuncia mali finora sconosciuti, ma ne fa un'analisi spirituale che si basa sulla necessità di non vedere la Curia romana e l'amministrazione della chiesa come corpi separati dal corpo della chiesa. Dal punto di vista teologico, inoltre, ciò comporta che ogni disegno di riforma della Curia romana non possa basarsi unicamente su criteri di efficienza o sul rispetto della tradizione, ma debba fondarsi su una certa idea teologica e spirituale di chiesa. In un certo senso, sarebbe la prima volta.
Infine, c'è un aspetto del pontificato di Francesco e delle sue geremiadi anticuriali che tocca un certo potere di rappresentazione della Roma cristiana nella chiesa universale, ben aldilà dei confini italiani. La corruzione della Curia romana nella storia è l'altra faccia del papato rinascimentale che ha costruito lo splendore del Vaticano. Papa Francesco non ha venduto (come alcuni paventavano) i Musei Vaticani, ma ridefinisce la posizione del papa rispetto all'ambiente che lo circonda. Per una certa cultura anticlericale italiana, è il minimo che possa fare un papa che ha scelto il nome di Francesco. Per altre culture cattoliche (come quella di alcuni dei miei studenti americani che mi appresto a portare a Roma per un mese ad ammirare anche gli splendori del Vaticano) lo splendore di cui si circonda il papa è del tutto adeguato alla sua posizione di successore di Pietro. Papi dalla discutibile condotta morale (come il papa guerriero Giulio II a cui si deve la Cappella Sistina e molto altro) rientrano in una certa visione di chiesa in cui il doppio registro (splendore curiale che fa rima con miseria spirituale) è necessario alla glorificazione della tradizione cristiana.
Le geremiadi anticuriali di Francesco sono parte di un più generale capovolgimento di alcune coordinate del sistema-chiesa da parte del papa gesuita. In questo senso, papa Francesco si sta spingendo più avanti di san Francesco d'Assisi, che si rese conto ben presto dell'irriformabilità della chiesa istituzione.

Il Papa elenca le malattie della Chiesa
«La prima è la patologia del potere»

Francesco nel discorso alla Curia romana richiama ai doveri i «servi di Dio» e invita a «non sentirsi immortali» e a rispettare «il giusto riposo»


CITTÀ DEL VATICANO - «Non voglio concludere questo incontro senza chiedervi perdono per le mancanze mie e di miei collaboratori e anche per alcuni scandali che fanno tanto male, perdonatemi». Francesco si rivolge così ai dipendenti vaticani dopo aver pronunciato, poco prima, un discorso memorabile a cardinali e vescovi dei dicasteri sulle quindici “malattie” della Curia. Perché la Curia, «come ogni corpo, è esposta anche alle malattie, al malfunzionamento, all’infermita». Il Papa invita a chiedere perdono «per le mancanze commesse» : «Vorrei che questo nostro incontro e le riflessioni che condividerò con voi diventassero, per tutti noi, un sostegno e uno stimolo a un vero esame di coscienza per preparare il nostro cuore al Santo Natale». Avidità , dissolutezza, sete di potere e ricchezza, vanagloria, chiacchiere, «Alzheimer spirituale» che fa dimenticare la propria vocazione. Un “catalogo” durissimo in quindici punti. 
Eccoli: 
1. «La malattia del sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile, trascurando i necessari e abituali controlli. Una Curia che non si autocritica, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo. Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili! È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente, e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti. Essa deriva spesso dalla patologia del potere, dal “complesso degli Eletti”, dal narcisismo che guarda appassionatamente la propria immagine e non vede l’immagine di Dio impressa sul volto degli altri, specialmente dei più deboli e bisognosi. L’antidoto a questa epidemia è la grazia di sentirci peccatori e di dire con tutto il cuore: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
2. «Ce n’è un’altra: la malattia del “martalismo” (che viene da Marta), dell’eccessiva operosita: ossia di coloro che si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, “la parte migliore”: il sedersi sotto i piedi di Gesu. Per questo Gesu ha chiamato i suoi discepoli a “riposarsi un po’ “, perchétrascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione. Il tempo del riposo, per chi ha portato a termine la propria missione, ènecessario, doveroso e va vissuto seriamente: nel trascorrere un po’ di tempo con i famigliari e nel rispettare le ferie come momenti di ricarica spirituale e fisica; occorre imparare ciòche insegna il Qoèlet che “c’è un tempo per ogni cosa». 
3. «C’e anche la malattia dell’ impietrimento mentale e spirituale: ossia di coloro che posseggono un cuore di pietra e un “duro collo” ; di coloro che, strada facendo, perdono la serenitàinteriore, la vivacitàe l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando “macchine di pratiche” e non “uomini di Dio”. È pericoloso perdere la sensibilità umana necessaria per farci piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono! Èla malattia di coloro che perdono “i sentimenti di Gesu” perchéil loro cuore, con il passare del tempo, si indurisce e diventa incapace di amare incondizionatamente il Padre e il prossimo. Essere cristiano, infatti, significa avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesu, sentimenti di umiltà e di donazione, di distacco e di generosità». 
4. «La malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo: Quando l’apostolo pianifica tutto minuziosamente e crede che facendo una perfetta pianificazione le cose effettivamente progrediscono, diventando cosìun contabile o un commercialista. Preparare tutto bene e necessario ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertàdello Spirito Santo che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione. Si cade in questa malattia perché “è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo... Addomesticare lo Spirito Santo... Egli e freschezza, fantasia, novita». 
5. «La malattia del mal coordinamento: quando i membri perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalitàe la sua temperanza diventando un’orchestra che produce chiasso perchéle sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando, il piede dice al braccio “non ho bisogno di te”, o la mano alla testa: “comando io”, causando così disagio e scandalo». 
6. «C’è anche la malattia dell’Alzheimer spirituale: ossia della dimenticanza della “storia della Salvezza”, della storia personale con il Signore, del “primo amore”. Si tratta di un declino progressivo delle facoltà spirituali che in un più o meno lungo intervallo di tempo causa gravi handicap alla persona facendola diventare incapace di svolgere alcuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie. Lo vediamo in coloro che hanno perso la memoria del loro incontro con il Signore; in coloro che non fanno il senso deuteronomico della vita; in coloro che dipendono completamente dal loro “presente”, dalle loro passioni, capricci e manie; in coloro che costruiscono intorno a sédei muri e delle abitudini diventando, sempre di piu, schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani». 
7. «La malattia della rivalitàe della vanagloria: quando l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita, dimenticando le parole di San Paolo: “non fate nulla per rivalita o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri». Èla malattia che ci porta a essere uomini e donne falsi e a vivere un falso «misticismo» e un falso «quietismo». Lo stesso San Paolo li definisce “nemici della Croce di Cristo” perché “si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra». 
8. «La malattia della schizofrenia esistenziale: è la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare. Una malattia che colpisce spesso coloro che, abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo cosi il contatto con la realta, con le persone concrete. Creano cosi un loro mondo parallelo, ove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri e iniziano a vivere una vita nascosta e sovente dissoluta. La conversione èal quanto urgente e indispensabile per questa gravissima malattia». 
9.
 «La malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi: di questa malattia ne ho già parlato tante volte ma mai abbastanza: è una malattia grave che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare “seminatrice di zizzania” (come satana), e in tanti casi “omicida a sangue freddo” della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle. San Paolo ci ammonisce: “fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri” . Fratelli, guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere!» 
10. «La malattia di divinizzare i capi: èla malattia di coloro che corteggiano i Superiori, sperando di ottenere la loro benevolenza. Sono vittime del carrierismo e dell’opportunismo, onorano le persone e non Dio. Sono persone che vivono il servizio pensando unicamente a ciòche devono ottenere e non a quello che devono dare. Persone meschine, infelici e ispirate solo dal proprio fatale egoismo. Questa malattia potrebbe colpire anche i Superiori quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione, lealta e dipendenza psicologica, ma il risultato finale èuna vera complicità». 
11. «La malattia dell’indifferenza verso gli altri: quando ognuno pensa solo a se stesso e perde la sincerita e il calore dei rapporti umani. Quando il più esperto non mette la sua conoscenza al servizio dei colleghi meno esperti. Quando si viene a conoscenza di qualcosa e la si tiene per sé invece di condividerla positivamente con gli altri. Quando, per gelosia o per scaltrezza, si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di rialzarlo e incoraggiarlo». 
12. «La malattia della faccia funerea: ossia delle persone burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza. In realtà, la severità teatrale e il pessimismo sterile12 sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé. L’apostolo deve sforzarsi di essere una persona cortese, serena, entusiasta e allegra che trasmette gioia ovunque si trova. Un cuore pieno di Dio è un cuore felice che irradia e contagia con la gioia tutti coloro che sono intorno a se: lo si vede subito! Non perdiamo dunque quello spirito gioioso, pieno di humor, e persino autoironico, che ci rende persone amabili, anche nelle situazioni difficili». Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo! Ci faràmolto bene recitare spesso la preghiera di San Thomas Moore. Io la prego tutti i giorni, mi fa bene». 
13. La malattia dell’accumulare: quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realta, nulla di materiale potremo portare con noi perché “il sudario non ha tasche” e tutti i nostri tesori terreni - anche se sono regali - non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. A queste persone il Signore ripete: “Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo ... Sii dunque zelante e convertiti”. L’accumulo appesantisce solamente e rallenta il cammino inesorabilmente! E penso a un aneddoto: un tempo, i gesuiti spagnoli descrivevano la Compagnia di Gesù come la “cavalleria leggera della Chiesa”. Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi: bagagli, libri, oggetti e regali, si sentì dire, con un saggio sorriso, da un vecchio gesuita che lo stava ad osservare: questa sarebbe la “cavalleria leggera della Chiesa”?! I nostri traslochi sono un segno di questa malattia». 
14. «La malattia dei circoli chiusi: dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. Anche questa malattia inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando “un cancro” che minaccia l’armonia del Corpo e causa tanto male – scandali – specialmente ai nostri fratelli più piccoli. L’autodistruzione o “il fuoco amico” dei commilitoni è il pericolo più subdolo. È il male che colpisce dal di dentro e come dice Cristo: “ogni regno diviso in se stesso va in rovina». 
15. «E l’ultima: la malattia del profitto mondano, degli esibizionismi: quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. è la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri. Anche questa malattia fa molto male al corpo perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza! E qui mi viene in mente il ricordo di un sacerdote che chiamava i giornalisti per raccontargli (e inventare) delle cose private proprie e riservate dei propri confratelli e parrocchiani. Per Lui contava solo vedersi sulle prime pagine, perché così si sentiva “potente e avvincente”, causando tanto male agli altri e alla Chiesa. Poverino!»

di Gian Guido Vecchi

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_dicembre_22/papa-elenca-malattie-chiesa-la-prima-patologia-potere-2f1d8b0c-89ca-11e4-a99b-e824d44ec40b.shtml

Papa Francesco e i frenatori della Curia

In occasione degli auguri di Natale alla Curia, Bergoglio ha scelto di pronunciare un discorso durissimo. Un anticipo della riforma del governo vaticano: si prevedono novità entro due mesi, e le resistenze si fanno sentire


Papa Francesco e i frenatori della Curia

Altro che auguri! Nel suo durissimo discorso alla curia romana Francesco ha passato in rassegna tutti i mali della corte: dalla vanagloria al ritenersi indispensabili, dall’Alzheimer spirituale (declino progressivo delle facoltà spirituali) alla schizofrenia esistenziale (di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia), dal pettegolezzo alla divinizzazione dei capi, dalla faccia funerea all’indifferenza verso le esigenze degli altri, dalla malattia dell’accumulare (con tanto di citazione di «traslochi» che a molti hanno ricordato quello del cardinale Bertone nel suo nuovo appartamento) a quella dei circoli chiusi, dall’esibizionismo alla mancanza di collaborazione, dall’eccessiva operosità (tanto lavoro, poca anima) all’eccessiva pianificazione (quasi che lo Spirito si potesse ingabbiare).
Ciò che il papa chiede è un bagno di umiltà. Quando suggerisce di andare a visitare i cimiteri, per ricordarsi quale sarà la fine inevitabile di tutti e osservare le tombe di tanti che credevano di essere indispensabili e insostituibili, in lui parla il gesuita che predica sobrietà assoluta e punta il dito contro coloro che pensano di far parte di una casta, di essere degli eletti, mentre dovrebbero rammentare ogni giorno che la loro è funzione di servizio.Francesco è stato minuzioso e non ha fatto sconti. Da buon conoscitore della macchina curiale, ha elencato i peccati che vede attorno a sé e li ha chiamati con il loro nome. Dovevano essere auguri di Natale: è diventata una strigliata in piena regola, condita dal consiglio di fare una bella confessione.
Ma perché Francesco ha parlato così? I motivi sono essenzialmente due. Prima di tutto ha voluto far capire che dietro l’immagine del papa misericordioso c’è un “amministratore delegato” per nulla svagato ma ben consapevole dei problemi. In secondo luogo, ha fatto capire secondo quali linee procederà in quel lavoro di riforma della curia che resta uno dei suoi compiti prioritari, in base al mandato ricevuto dai cardinali elettori.
Il piano di riforma, almeno nelle sue linee essenziali, è ormai pronto, ed è caratterizzato da un triplice obiettivo: semplificare l’intera struttura, migliorare il coordinamento tra gli uffici, de-clericalizzare il sistema. Con il contributo del cosiddetto C9 (il consiglio di nove cardinali di tutto il mondo incaricati di fare proposte e individuare soluzioni), Francesco ha previsto di riorganizzare alcuni pontifici consigli (laici, famiglia, giustizia e pace, carità). 
Dovrebbe anche nascere una struttura ad hoc dedicata alla donna, mentre l’attuale pontifico consiglio per la famiglia dovrebbe trasformarsi in un ufficio guidato da una coppia di sposi. Sarà poi rafforzato il nuovo organismo voluto da Francesco per la tutela dei minori e la lotta alla pedofilia, così da rendere la commissione più rappresentativa sul piano della provenienza geografica e culturale dei suoi componenti.
Le resistenze però non mancano. Pochi giorni fa un cardinale ci confidava che all’interno di dicasteri e consigli molti responsabili non vogliono perdere il potere di cui godono né vedere le proprie competenze aggregate a quelle di altri. La difesa del proprio “orto” è a volte strenua e per il papa la battaglia è dura, così come lo è quella per la trasparenza economica e finanziaria di tutti gli uffici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Sotto questo aspetto, secondo quanto riferito di recente da padre Federico Lombardi, la riconfigurazione degli organismi economici e finanziari sarebbe comunque in dirittura d’arrivo.
Un vecchio problema è la mancanza di coordinamento. Troppi uffici, in tanti settori (dalla sicurezza alle comunicazioni), procedono ognuno per conto proprio, a volte addirittura coltivando risentimento anziché spirito di collaborazione.
Anche se padre Lombardi ha riferito che il processo di riforma ha tempi ancora lunghi, per il mese di febbraio dovrebbe esserci qualche novità. È infatti in programma un nuovo incontro del C9 e poi ci sarà il concistoro che farà il punto sui lavori e per la creazione di nuovi cardinali.

 CHI DICE LA VERITÀ SUL “TESORO NERO” DEL VATICANO?- IL CARDINALE PELL DISSE DI AVER “SCOPERTO” CENTINAIA DI MILIONI EXTRABILANCIO – PER I GESUITI USA SONO “FONDI PAPALI” COSTITUITI DALL’OBOLO DI SAN PIETRO E DONAZIONI

Fu Paolo VI, agli inizi del 1970, a decidere di creare un fondo “strutturale” per far fronte a problemi economici futuri - Tutti questi redditi e le spese sono stati debitamente registrati nell’arco di quarant’anni, sempre a disposizione del Papa e del Consiglio dei 15 cardinali. Quindi, nulla che prima fosse “nascosto” e adesso “scoperto”…

Maria Antonietta Calabrò per il “Corriere della Sera

George PellGEORGE PELL
È proprio vero che in Vaticano sono stati scoperti dal cardinale George Pell, prefetto della Segreteria dell’Economia, centinaia di milioni di euro extrabilancio? L’autorevole rivista dei gesuiti statunitensi “America Magazine” ha appena pubblicato un lungo articolo per confutare le affermazioni di Pell, pubblicate sull’inglese “Catholic Herald”, che hanno fatto il giro del mondo, con la loro scia di sospetti.

Secondo America le cose non stanno così. Non solo perché ne era stata informata la Cosea, Commissione d’inchiesta sulle finanze, ben prima della nomina di Pell.
foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33FOTO TIME 22 SETTEMBRE 2014 PAPA BERGOGLIO 33
Ma soprattutto per alcuni fatti più sostanziali. Citando una «Nota» di sette pagine interna al Vaticano, la rivista spiega che questi fondi sono in realtà «fondi papali» costituiti da donazioni in base al canone 1.271 (contributi delle diocesi alla Santa Sede) e all’Obolo di San Pietro (contributi dei fedeli al Santo Padre).

Ricorda che fu Paolo VI, agli inizi del 1970, a decidere di creare un fondo «strutturale» per far fronte a problemi economici futuri, cioè un fondo rigorosamente «di riserva», gestito prudenzialmente e con buoni risultati, che permise, ad esempio, di far fronte all’enorme richiesta di risarcimento dei creditori esteri del Banco Ambrosiano.

Paolo SestoPAOLO SESTO
Tutti questi redditi e le spese sono stati debitamente registrati nell’arco di quarant’anni, sempre a disposizione del Papa e del Consiglio dei 15 cardinali. Quindi, nulla che prima fosse «nascosto» e adesso «scoperto».

Dopo che America Magazine è tornata sull’argomento resta aperta la domanda se anche il «fondo di riserva» della Segreteria di Stato dovrà d’ora in poi essere usato per pagare il costo corrente della burocrazia vaticana, iscrivendolo entro il prossimo 31 dicembre nel bilancio generale, secondo quanto ha annunciato l’ultimo Bollettino del Consiglio dell’Economia. 

1 commento:

  1. non ha tutti i torti!vedi i gruppi che credono che solo chi appartiene a loro è chiesa!il gruppo serve x un approfondimento .....ma a messa siamo Corpo di Cristo non più "rns" "rcc" "apostoli di Maria" che si gloriano più di essere gruppo invece che FIGLI DI DIO!!!!

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