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martedì 3 febbraio 2015

Adulti,adulteri,adulterati ?

Mattarella è come Papa Francesco, un cattolico adulto

Quella inattesa sintonia tra Quirinale e Vaticano, in nome del riformismo cattolico


Tiziana Fabi/Afp/Getty Images

Tiziana Fabi/Afp/Getty Images


L'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica segna la rivincita in grande stile dei cattolici adulti, ovvero di quei credenti che hanno voluto riaffermare l'autonomia dei politici impegnati nella vita pubblica dalle gerarchie ecclesiastiche, dalle direttive politiche impartite dalla conferenza episcopale negli anni del cardinal Ruini. Si tratta di quel gruppo di dirigenti ex democristiani che, con l'avvento della seconda repubblica, non hanno aderito al neoclericalismo dilagante e alle teorie dei neconservatori americani, scegliendo invece la strada del riformismo, e quindi dell'alleanza con la sinistra, rispetto alla via obbligata dell'abbraccio berlusconiano quale unico modo per difendere i principi non negoziabili. 

Era solo pochi anni fa, ma Rosi Bindi, Romano Prodi, Pierluigi Castagnetti e con loro altri fra i quali Sergio Mattarella, facevano parte degli 'indesiderabili' per una Chiesa italiana che aveva trasformato la bioetica in ideologia integralista e costruito intorno ad essa il principio dell'alleanza strategica con il centrodestra berlusconiano. E' del resto lungo quel cammino che il cardinale Ruini si era mosso, prima con una sapiente opera di normalizzazione interna e poi costruendo – all'indomani di tangentopoli e della fine della guerra fredda – un'intesa preferenziale con il centrodestra. La Chiesa ci metteva l'ideologia, Berlusconi, Fini e Casini  fornivano la sponda legislativa alle richieste della Cei. Il disegno si frantumerà col tempo e lo stesso Fini ben presto nel tentativo – infine fallito - di costruire una destra europea e laica, si scontrerà con il Vaticano. 
Il Vaticano vorrebbe un presidente della repubblica vicino alla chiesa

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Sono stati gli anni in cui non veniva concessa una chiesa per i funerali di Piergiorgio Welby, del rifiuto, ribadito ossessivamente, verso qualsiasi forma di riconoscimento dei diritti per le unioni omosessuali. Il cattolico adulto Prodi venne allora isolato dalla Chiesa-istituzione insieme a quel gruppo di cattolici laici che militavano nel Ppi, nell'Ulivo, nella Margherita e infine nel Pd, e tutto sommato vennero isolati anche da un mondo associativo cattolico che di fatto non si pronunciò mai pubblicamente in dissenso con la linea ruiniana. 
Vista da questa angolatura, la storia democristiana di Mattarella che pure c'è e ha il suo peso, è anche  - e forse soprattutto  - una storia della seconda repubblica. Alcuni nomi e fatti ci aiutano a capire. Le parole di stima dette oggi da molti ex colleghi della Dc sono sincere, eppure le loro biografie politiche parlano lingue diverse. Se da una parte ci sono quei fondatori del Ppi (il partito popolare italiano) che crederà nell'Ulivo, nell'alleanza con i Ds e quindi nel partito democratico, dall'altra incontriamo i vari Buttiglione, Giovanardi, Casini e il gruppo ciellino di Formigoni e Lupi, raccontano un'altra storia: quella di una alleanza forzosa con Berlusconi e i suoi modelli culturali e istituzionali, e poi la ricerca di una rinascita centrista moderata perduta e mai compiuta fino in fondo. 
L'elezione di Mattarella è quindi la vittoria di una parte della storia democristiana, non di tutta, quella che ha visto nella caduta del Muro di Berlino l'occasione per allargare il campo riformista incontrandosi con le tradizioni della sinistra italiana. E' dunque una storia della seconda repubblica con radici lontane ben piantate nella prima ed è in questa prospettiva che  Mattarella è potuto essere ministro e vicepresidente del Consiglio nei governi D'Alema e Amato; infine non va dimenticato che nel Parlamento europeo il suo partito, il Pd, proprio quando era guidato da Renzi, ha scelto il campo dei socialisti e dei progressisti, mentre il Ppe, negli anni, si era allargato prima a Forza Italia e poi al Popolo delle libertà nelle cui file militava il gruppo dirigente post-missino di Alleanza nazionale. Solo la pioggia di scandali che investì l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indusse poi, faticosamente, a una riflessione i vertici di un episcopato e di un mondo cattolico che era rimasto per molti versi atrofizzato. Eppure anche in quella fase, sotto la guida prudente del cardinal Bagnasco, la Cei sembrò sperare fino all'ultimo che l'esperimento Alfano di un centrismo moderato di destra prevalesse nel lento declino del Cavaliere. 

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Così fatto simbolico ma nemmeno troppo è che fra le conseguenze dell'elezione di Mattarella ci sono state le dimissioni di Maurzio Sacconi da capogruppo al Senato dell'Ncd alfaniano; Sacconi, pure proveniente dall'area socialista della prima repubblica, è stato infatti a lungo parte di quel gruppo di cattolici e laici che hanno appoggiato e sostenuto a spada tratta la linea del cardinal Ruini come schermo ideologico da contrapporre al centrosinistra italiano.   
Infine è accaduto qualcosa anche nella Chiesa e, secondo un percorso storico che fino a pochi anni fa non era prevedibile, il presidente della Repubblica di formazione cattolica si trova ora in sintonia con un papa  per il quale i principi non negoziabili non sono più centrali, non più esclusivi, non più origine di tutto il magistero. La rivoluzione d'Oltretevere in questo senso, cioè indirettamente, per affinità elettive e di sensibilità e non per le vecchie ingerenze, tocca anche il Quirinale. Per il Papa il Vangelo viene reinterpretato alla luce della condizione umana contemporanea, i temi delle ingiustizie sociali, del no alle guerre, dell'impegno in favore degli immigrati, della famiglia come comunità e non più quale bandiera ideologica, disegnano un altro cattolicesimo che ora può riprendere voce.  E allora si può anche notare come Mattarella appena eletto sia andato alle Fosse Ardeatine, mentre papa Francesco quale vescovo di Roma, nell'ottobre del 2013, impedì che nelle chiese della capitale venissero celebrate le esequie del boia della Fosse Ardeatine, il capitano delle SS Erich Priebke. 
La sobrietà tanto evocata di Mattarella, insomma, non è silenzio o esteriorità, è il rifiuto di un mondo rumoroso e dichiarativo che si adegua all'idea della mercificazione dell'umano come unico idolo del tempo in ci viviamo. Bigotti, codini, antichi, superati, antimoderni, così sono stati apostrofati quegli ex democristiani di sinistra che, anche più della tradizione post-comunista, hanno detto un no profondo e antico, quasi istintivo, al berlusconismo quale virus antidemocratico. E allora in questa vicenda ci sono forse anche i presupposti per rileggere in modo articolato la storia di quella prima repubblica dove, pure all'interno degli stessi partiti, sussistevano visioni diverse e si lavorava per opposte prospettive poi divenute realtà negli ultimi vent'anni.  Così Moro e Andreotti non  sono la stessa cosa  e se oggi si parla di La Pira, Dossetti, Scoppola, del cardinal Martini, è perché in quel filone del cattolicesimo italiano si è espresso uno spirito repubblicano che ha guardato alla modernità senza paure, cercando nel rapporto con i filoni del riformismo italiano una possibile strada per la crescita civile del Paese senza rinunciare alla tradizione cristiana.

Francesco Peloso

«Viva Mattarella»? Per qualcuno è obbligatorio. Per noi no
di Robi Ronza

Ciò che da sempre - nei fatti, non nelle opinioni – caratterizza il cosiddetto “cattolicesimo democratico” è una lodevole preoccupazione morale accompagnata tuttavia da una sconfortante incapacità di vivere il cristianesimo per ciò che è innanzitutto: ovvero una visione del mondo e quindi una cultura da cui deriva anche una morale. Adesso che, con l’elezione a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella, il vertice delle istituzioni politiche del nostro Paese è tutto quanto “cattolico democratico”, non si vede dunque che cosa debba festeggiare chi abbia a cuore una presenza non subalterna dei cristiani nella vita pubblica del  nostro Paese. 
A causa della sua strutturale subalternità alla cultura laica post-illuminista, il “cattolicesimo democratico” ha finito per essere il cireneo del  vecchio PCI e di tutto ciò che vi ha fatto seguito fino ad oggi quando, svanita la classe operaia e uscito di scena il marxismo, si è trasformato in un partito liberal-radicale di massa. Non si discute che nelle fila del “cattolicesimo democratico” ci siano tante persone di ferma fede e di retti costumi (fermo restando che ce ne sono anche altrove). Questo però non toglie che, quando sono in gioco obiettivi e valori che non rientrano nell’orizzonte ordinario del progressismo laico (e parecchi dei valori civili che l’esperienza cristiana ispira non vi rientrano), allora il “cattolico democratico” tende per natura sua a barattare qualsiasi primogenitura con qualsiasi piatto di lenticchie. 
Essendo il giornale in cui devono potersi riconoscere tutti i cattoliciAvvenire  avrebbe oggi ottimi motivi per mantenere una costante distanza critica dalle cronache della vita politica italiana. Perciò legano un po’ i denti i toni della sua prima pagina di ieri: «Una scelta giusta, un uomo giusto»; «Il buon giorno si vede dal mattino. E il giorno che è iniziato con l’elezione a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella si annuncia davvero buono». Con parole come queste, espressione quasi di un tifo da stadio, apriva infatti ieri il suo editoriale il direttore del giornale.
In fondo ancor più sorprendente però è l’entusiasmo di Mario Adinolfi, direttore del nuovo quotidiano La Croce, un’iniziativa peraltro molto originale e meritevole della più grande attenzione. Dando perentoriamente del cretino a chi nel “mondo cattolico” non fa salti di gioia per l’elezione di Mattarella, Adinolfi scrive: «A qualcuno Mattarella non piace perché oltre ad essere cristiano è democristiano o perché ha militato nell’ala sinistra di quel partito o perché è “dossettiano”. Cretinate ideologiche, appunto. Mattarella è un presidente cristiano e per noi combattenti, consci che il 2015 sarà l’anno decisivo della battaglia per la difesa della cultura della vita e della famiglia dalle iniziative parlamentari già in corso che puntano a varare le norme sulle unioni gay e sulla legittimazione dell’utero in affitto tramite la "stepchild adoption", è decisivo avere un cristiano non all’acqua di rose al Quirinale». Temiamo che il direttore de La Croce avrà molte delusioni da Mattarella, un uomo della pasta dei tre illustri cattolici che devotamente siglarono l’entrata in vigore della legge che legalizzava l’aborto per “senso delle istituzioni”; senza neanche, come fu il caso di Baldovino del Belgio, fare il gesto per non firmarla di dimettersi almeno per un giorno.
Ciò detto, si sarebbe potuto sperare di meglio? Molto probabilmente no, tenuto conto dell’attuale irrilevanza della presenza cristiana nella vita politica del nostro Paese. Ci si può domandare come mai siamo caduti tanto in basso e che cosa possiamo fare per risollevarci per il bene comune dell’Italia. Nel frattempo però non è il caso di scaldarsi per il trionfo del “cattolicesimo democratico” che, come la storia dimostra, è un disastroso equivoco. Se «Mattarella è la migliore soluzione nelle condizioni date» ciò conferma in quale difficile situazione siamo.   
D’istinto personaggi come il prete indegno de Il potere e la gloria di Graham Greene, che nel Messico insanguinato dalla persecuzione contro i cristiani continua però a celebrare la messa e a confessare finché viene scoperto e passato per le armi, ci emozionano di più dei sacrosanti  “cattolici democratici” (le virgolette sono di rigore altrimenti sarebbe come dare a tutti gli altri, noi compresi, la patente di cattolici non democratici) sempre pronti a tutto pur di passare per moderni e illuminati. È poi pur vero, diciamolo ancora una volta, che occorre giocare con le carte che  ci sono, ma quelle che abbiamo adesso non sono migliori bensì peggiori delle precedenti. «Bisogna vincere un combattimento difficile contro forze che ci sovrastano per numero e furbizia. Sarà bene affilare le armi dell’intelligenza, perché continuando a bearsi di cretinerie ideologiche prive di concretezza, ci si espone a certa e devastante sconfitta», dice ancora Adinolfi sempre più convinto che chi non la pensa come lui sia un imbecille. Auguri.
Molto più comprensibile è invece l’entusiasmo del fondatore de la Repubblica, Eugenio Scalfari, che sul giornale da lui fondato salutava ieri Mattarella come il possibile catalizzatore della trasformazione del Pd in un “Partito d’Azione di massa”. Il Partito d’Azione, diciamo a chi non se ne ricordasse, era la formazione politica neo-giacobina, sorta in Italia negli anni della Resistenza e poi rapidamente svanita nel dopoguerra, secondo la quale il progresso passava per l’annichilimento o comunque per la totale espulsione della presenza cristiana dalla vita pubblica del nostro Paese.
Dopo aver perentoriamente affermato che «la vera cultura (…) è quella del socialismo liberale che stato il lascito culturale e politico del’ Partito d’Azione» Scalfari aggiunge: «Se avessi la bacchetta magica farei sì che il Pd fosse un Partito d’Azione di massa», il che a suo dire «negli ultimi anni della sua vita breve fu anche l’idea di Enrico Berlinguer». Oggi «è stato eletto al Colle un antico democristiano di sinistra», osserva ancora Scalfari fregandosi idealmente le mani, e aggiunge: «Ebbene, è con Aldo Moro che si accordò Berlinguer. Pensateci bene e pensateci tutti». Pensiamoci anche noi.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-viva-mattarella-per-qualcuno-e-obbligatorio-per-noi-no-11682.htm

Mattarella presidente. È già partito il festival della piaggeria  –  di Paolo Deotto

Redazione
La stampa di regime si è subito lanciata nel processo di beatificazione, dimostrando, come sempre, di avere come primo ideale la minestra e di considerare il popolo italiano come una massa di bambini scemi. Il discorso alle Camere? Ovvietà. Ma del resto, che altro poteva dire?
di Paolo Deotto
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zzpggrViene da piangere. Ogni volta, con una monotonia deprimente, quando arriva il potente pro-tempore inizia la gara dell’incensamento. Io-sono-più-bravo-di-te-nelle-lodi.
Non credo francamente che Sergio Mattarella possa fare granché per l’Italia. Ho già scritto e ripeto che potrà (se vorrà) fare meno danni di Napolitano, ma questo non è davvero difficile. Tutto ciò che per ora possiamo dire con certezza è che il sig. Sergio Mattarella è nato il 23 luglio 1941 a Palermo. Prendete nota per gli auguri. Quello che ha fatto in passato lo sappiamo, cosa farà in futuro, vedremo. È un vecchio professionista della politica, dalla DC alle successive mutazioni e trasmigrazioni della sinistra DC : Ulivo, Margherita e non so che altro, per approdare nel calderone del PD. Ministro più volte, parlamentare per sette legislature, il che comporta una pensioncina mica male. Dal 2011 giudice costituzionale, col miserrimo stipendio di euro 467.000 annuali, tassati, chissà perché, al 70%. Possiamo insomma pensare che il sig. Mattarella non viva nell’indigenza.
Questa non è una critica. Voglio semplicemente dire che è un politico di professione come ce ne sono tanti altri, che comunque è uno di quelli che si erano piazzati meglio per la vecchiaia, nientemeno che alla Corte Costituzionale e che ora si è piazzato benissimo. Stop. Col che, gli facciamo tanti auguri, perché siamo persone beneducate e cortesi.
Ciò che francamente dà un po’ noia è vedere che è già partita la santificazione. Un millesimo di secondo dopo che si era raggiunta la certezza della nomina a presidente della repubblica, già eravamo informati di un fatto eccezionale: il sig. Mattarella viaggia in Panda. Francamente questa faccenda dell’auto modesta inizia ad essere monotona e noiosetta; se non erro, c’è un altro personaggio importante a Roma che usa una vecchia R4. Visto che io uso una Renault Twingo di 16 anni, tenuta un po’ assieme con lo scotch, forse posso aspirare a qualche importante carica pubblica…
Ma così è oggi la moda: il potente è umilissimo, basta vedere che auto usa. Laddove, per dirla franca, con lo stipendio di giudice costituzionale mi andrebbe benissimo andare in giro anche su una vecchia Lambretta. Ma lasciamo perdere, ognuno usi l’auto che vuole, e chi se ne frega.
Fa specie leggere sull’ANSA un pezzo di Milena Di Mauro. Lo slancio lirico è alluvionale. Leggiamone assieme l’apertura: “”Cerca una figura alla Papa Francesco”, dicevano di Matteo Renzi nei giorni della corsa al Colle. Forse il premier l’ha trovato nella figura mite e rigorosa di Sergio Mattarella, nella volontà del nuovo presidente di fare della politica “un servizio al bene comune”, di sé stesso il punto di riferimento di una “comunità”, del Quirinale “la casa degli italiani, sempre di più”. Inchina la testa quando giura fedeltà alla Repubblica, Mattarella. Sarà – lo ha detto fin dalle sue prime parole – non solo “l’arbitro imparziale” che sorveglia le regole, il custode e garante della Costituzione, della bandiera e dei simboli della Repubblica. Ma innanzitutto il padre attento a bisogni, difficoltà e speranze degli italiani. Persone in carne ed ossa, che il presidente porta idealmente con lui nel Parlamento solennemente adornato di bandiere, tra gli scranni di pelle rosso carminio. Vecchi soli, giovani disoccupati, poveri, emarginati, ragazzi con la speranza negli occhi, malati sofferenti, bambini spensierati, forze armate in missione di pace, donne vittime della violenza, famiglie in difficoltà, stranieri, imprenditori piegati dalla crisi, “chi non si arrende alla sopraffazione e chi cerca una via di riscatto“. Che bello.
E poi la frasetta di chiusura,inevitabile e prevedibilissima: “Mattarella, presidente di tutti.”
Ma veniamo informati anche di altre cose stupende, tipo il fatto che Mattarella sorride mentre riordina i fogli del discorso. Sempre la solerte ANSA dedica a questo avvenimento eccezionale addirittura una “Photostory”. Abbiamo anche la gioia di sapere che il discorso di Mattarella è durato 35 minuti e ha suscitato 40 applausi, nonché una “standing ovation” finale. E poi la solita bolsa retorica, sul presidente che va in giro a piedi per Roma, che è schivo e silenzioso, e, dulcis in fundo, anche tanto cattolico: infatti va a Messa tutte le domeniche e ha anche chiesto di pregare per lui.
Lasciamo perdere il discorso di Mattarella, pieno di ovvietà, né poteva essere altrimenti. Mattarella è un uomo del sistema e non può che proporre la retorica del sistema. Vuoto e banalità. Riprendiamo solo una frase piccola piccola, la riprendiamo solo perché ci sembra un po’ criptica: “La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste nella sua applicazione, nel viverla giorno per giorno”. Se qualcuno me la spiega, gli sarò molto grato.
Ripeto: qui non voglio far la critica a Mattarella. È ovvio che avendo appena iniziato a fare il presidente non ha avuto ancora il tempo materiale di fare nulla di particolare.
Vorrei fare solo una preghiera alle penne di regime, a quegli illustri commentatori, opinionisti, giornalisti, intellettuali, che forgiano la pubblica opinione: per favore, risparmiateci l’infinita pena dell’ennesima santificazione. Ricordate quando arrivò alla cadrega quella sciagura di nome Mario Monti? Il coro della piaggeria fu disgustoso. Ora non ne parla più nessuno… Lasciateci tranquilli. Siamo cittadini in rovina di una Nazione in rovina, ci accontentiamo dei mille problemi che abbiamo, non aggiungete questi martellamenti sul novello redentore laico. Lasciamo perdere, cerchiamo di essere seri.
E poi, scusate, verrebbe da fare una considerazione: se c’era in serbo questa specie di santo/asceta/misticodellacostituzione/ perché mai due anni fa c’è stato bisogno di mantenere in servizio il vecchio comunista Giorgio? Perché cotanta gioia ci è stata ritardata?
Ciò detto, vorrei solo chiudere con due piccole considerazioni:
  • Lasciamo perdere la solita manfrina del “Presidente di tutti”. Ne abbiamo già parlato, lo stesso meccanismo elettorale fa sì che il presidente della repubblica sia il rappresentante dei gruppi che lo hanno eletto. È “cosa loro”. I cittadini italiani, più sudditi che mai, non hanno la minima voce in capitolo
  • Lasciamo perdere anche la retorica sul presidente cattolico. Se Mattarella è cattolico ne siamo felici, perché salverà la sua anima. Ma è un po’ difficile dimenticare come tanti politici abbiano inteso il loro “essere cattolici” (e guarda caso sono gli stessi compagni di strada di Mattarella). Non scordiamoci di una legge sull’aborto firmata da ministri e presidente, tutti ufficialmente cattolici. Non scordiamoci di una Rosi Bindi, anch’essa ufficialmente cattolica, che lodò il comunista Napolitano quando questo si assunse la terribile responsabilità di avallare l’assassinio di Eluana Englaro. E ci sarebbero tanti tanti altri esempi.
Preghiamo per l’Italia,davvero ce n’è un gran bisogno.

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