ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 2 febbraio 2015

Analogie? ehm..!?

Mattarella e Papa Francesco, la storia e le analogie

Quanti di noi vedendo i primi gesti del nuovo Presidente della Repubblica hanno pensato a Papa Francesco? Sergio Mattarella si è presentato subito al pubblico all’insegna della sobrietà, Bergoglio con quel suo “buonasera” pronunciato di fronte ad una piazza San Pietro stracolma fino all’inverosimile, Mattarella con pochissime parole rivolte agli italiani in difficoltà per la crisi. Poi quella Panda grigia che ha segnato i primi spostamenti del successore di Napolitano, la visita alle Fosse Ardeatine, la messa domenicale alla quale si è recato a piedi per rispettare la domenica ecologica.


Uno stile sobrio che lascerebbe supporre una conseguente sobrietà istituzionale. Insomma Papa Francesco farà scuola anche al Quirinale? Mattarella è un cattolico cresciuto alla scuola di Dossetti e Moro, una scuola che è stata spesso criticata per una certa rigidità. Lo stile sobrio ha caratterizzato sempre gli esponenti di questa corrente democristiana ad iniziare da Moro che, come ricordano molti, conduceva una vita quasi monastica, senza concedersi mai, a differenza di altri big del vecchio scudo crociato, sfarzi e lussi eccessivi. Mattarella è uno dei figli più originali di quella scuola tutta casa, Chiesa e Costituzione.
La famiglia è sicuramente al primo posto, come dimostra anche la decisione di attendere il responso della votazione in casa della figlia, circondato soltanto dai propri familiari, i figli, i nipoti. Poi la fede che in Mattarella tutti sostengono essere molto profonda, non soltanto legata alla consuetudine della messa domenicale ma fondata sulla ricerca della coerenza cristiana; sforzarsi di essere autentici cristiani non soltanto con la preghiera e le buone intenzioni ma soprattutto con l’azione e con i fatti.
In passato Mattarella da ministro e parlamentare ha sempre manifestato una profonda convinzione religiosa, soprattutto nella difesa dei temi cosiddetti etici, posizioni che all’interno dell’Ulivo lo hanno spesso portato a scontrarsi con gli esponenti della sinistra laicista. Sicuramente la sua elezione non avrà fatto contente le organizzazioni gay sapendo perfettamente quanto il nuovo presidente sia poco incline a barattare i suoi valori con le convenienze politiche. E poi c’è la Costituzione, la carta fondamentale dello Stato che Mattarella ha difeso in tutta la sua vita politica, e con altrettanta determinazione anche e soprattutto negli ultimi anni in cui è stato chiamato a ricoprire il ruolo di giudice presso la Corte Costituzionale.
La fede religiosa e la fede laica nella Costituzione probabilmente saranno i punti cardine dell’azione del nuovo presidente, che come Bergoglio sembra essere stato chiamato da un Paese molto lontano. Perché nessuno forse fino alla settimana scorsa sarebbe stato davvero capace di scommettere che l’uomo forte di Renzi per il Colle fosse lui. Troppo riservato, troppo sobrio, troppo indisponibile a derogare le sue convinzioni; e poi così orgogliosamente antiberlusconiano non tanto per antipatia verso l’ex Cavaliere, ma sempre per coerenza con quegli ideali e valori religiosi e costituzionali che nella sua visione, mal si concilierebbero con il berlusconismo. Invece alla fine è stato proprio lui l’uomo della svolta. Un uomo venuto da una “regione lontana”, quella Sicilia che oggi proprio con lui ritrova tutto il suoi orgoglio.

Americo Mascarucci



BENVENUTO PRESIDENTE

DI PAOLO FRANCESCHETTI
Dopo qualche ora dall’elezione di Mattarella ho messo un post su facebook che ha provocato giustamente qualche polemica. Il messaggio era questo:

Mattarella. Mattarella. Dunque... mi sovviene che a Palermo apparteneva alla squadra di Salvo Lima, Ciancimino, Calogero Mannino. Mafia allo stato puro, anche se formalmente di correnti diverse, Ma forse lui non se ne era accorto. si incontrò con padre Pintacuda e ebbe intensi rapporti con Leoluca Orlando. Chi era Pintacuda? Il fondatore del cerisdi, un centro studi fondato da Pintacuda e che era (ed è) in realtà un centro dei servizi segreti, che sorge a Castel Utveggio, a Palermo. Quel centro da cui partì la telefonata che avvertì Brusca che falcone arrivava a Punta Raisi, e da cui fu azionato il telecomando della strage di Via D'Amelio. Ma forse Mattarella non lo sapeva. Tutte queste cose lui non le sapeva e non le sa. Magari era impegnato, o si era voltato dall'altra parte proprio in quel momento.

Qualcuno ha fatto domande altri hanno fatto precisazioni. In effetti sono stato troppo precipitoso volendo riassumere un pensiero complesso e una storia altrettanto complessa in poche righe, senza immaginarmi il gran numero di condivisioni (ma anche di conseguenti critiche) che avrebbe avuto.

Allora precisiamo alcune cose. Mattarella non era della corrente Andreottiana di Lima, ma della corrente De Mitiana. Non era quindi, tecnicamente, un "amico" di Lima. Vero. Era però, tecnicamente, un "amico" di Calogero Mannino, che ebbe ampi e comprovati rapporti con la mafia finché un giorno il "sistema" non si svegliò e decise di processarlo, probabilmente perché era diventato scomodo a qualcuno.
Ed è vero che non era in intensi rapporti con Leoluca Orlando. Per la precisione Mattarella viene dalla scuola del gesuita Bartolomeo Sorge, da cui proveniva anche Padre Ennio Pintacuda che, insieme a Orlando, furono i promotori della primavera di Palermo.
A un certo punto Sorge e Mattarella presero le distanze da Pintacuda e Orlando.
Basti dire che Pintacuda fu il fondatore del Cerisdi, il centro dei servizi segreti che sorge a Castel Utveggio e da cui partì la telefonata che avvisò Brusca dell’arrivo di Falcone a Punta Raisi, e da cui venne azionato il telecomando di via D’Amelio.
Ecco perché qualcuno, all’epoca, disse “né con la mafia né con l’antimafia”.
Perché se eri contro la mafia ti ammazzavano, come accadde a Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Ciaccio Montalto e tanti altri.
Ma ti ammazzavano anche se capivi che l’antimafia non era meglio della mafia, come accadde a Borsellino.

La Palermo di allora era quella. O stavi con la vecchia mafia, o con la nuova - molto più pericolosa e sottile - di Orlando e Pintacuda.
Difficile capire da che parte stesse Mattarella, ma quel che è certo è che lui questo sistema non l'ha mai denunciato veramente.
Ma altrettanto certo è che questo sistema lo conosce bene, se è vero che Mattarella è stato convocato come testimone al processo per la trattativa stato - mafia.

Tante altre cose si potrebbero dire allora di Mattarella. Ad esempio, la storia dei tre milioni di buoni benzina che gli regalò Filippo Salamone imprenditore condannato per mafia (Salamone sosteneva fossero decine di milioni). Oppure i discussi rapporti con la mafia di suo padre Bernardo Mattarella (ma chi lavorava a Palermo in quegli anni, come poteva non avere rapporti anche solo indiretti con la mafia?).

Ma tutto questo non sarebbe importante, perché gli scheletri nell’armadio di precedenti Presidenti della Repubblica sono molto peggiori.
In compenso ci sono diversi fiori all'occhiello di questo nuovo presidente; fu uno dei pochissimi a opporsi alla legge Mammì che sanciva di fatto un'illegalità e consegnava a Berlusconi il monopolio televisivo del paese; si battè per abolire la leva obbligatoria

Chi ha raggiunto un grado di consapevolezza di come funziona la politica (quindi chiunque vada oltre le verità dei quotidiani e dei settimanali mainstream) sa che, chiunque fosse stato eletto, non poteva essere una persona completamente pura senza inquinamenti col potere. E sa che il vero problema dei politici più importanti non sta tanto nella singola tangente presa o nella frequentazione, ovverosia non sta tanto in ciò che il politico ha fatto, quanto in ciò che non ha fatto, che non ha visto, e che non vedrà.
Le domande che mi pongo, quindi, non sono “chi era suo padre? ha preso tangenti? chi ha frequentato a Palermo?”, ma le seguenti:

“Mattarella si rende conto che il problema a Palermo non è mai stata la mafia?”;
“questo Presidente vedrà che ci sono centinaia di minori che scompaiono in Italia e di cui non se ne sa più nulla?”;
"sa il Presidente che per molti decenni in Sicilia erano quasi inesistenti le sparizioni di minori, proprio grazie alla mafia, e che invece queste erano elevatissime al centro - nord? Auspicherà mai un'inchiesta parlamentare su questo fenomeno?"
“si accorgerà dei dati ufficiali della polizia di stato da cui risulta che tra minorenni e maggiorenni ne scompaiono oltre un migliaio?”;
"essendo un giurista, si occuperà degli scandalosi meccanismi giuridici che favoriscono Equitalia rendendo impotente il cittadino e distruggendo l’economia italiana, e avvertirà che il meccanismo processuale è incostituzionale?";
"si rende conto di quale sia l’origine della crisi economica e ne denuncerà le cause prodigandosi per trovare una soluzione, oppure farà finta che va tutto bene dicendo, come ho letto su un delirante articolo dell’ANSA pochi giorni fa: 'Italia in ripresa, la disoccupazione giovanile scende al 42%' (un dato inaudito, tenendo conto che tra gli occupati ci sono anche quelli che guadagnano 300 o 400 euro nei call center, alle casse dei supermercati o come commessi di negozi) ?”.

Farà qualcosa per queste realtà?
Staremo a vedere.
Credo che sia questo il problema.
E quindi, chiunque fosse salito al Colle, non avrebbe cambiato nulla.

Per adesso, una cosa buona questo presidente l'ha già fatta. Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale, di cui Matterella è stato membro, ha dichiarato illegittimo il sistema di votazione, sostanzialmente affermando che tutto il parlamento è illegittimo, e quindi implicitamente dichiarando che, giuridicamente, anche Renzi, ad esempio, occupa un posto che non gli spetta. Ma va da sè che oggi anche l'elezione del Presidente della Repubblica deve essere considerata costituzionalmente illegittima.
In altre parole, abbiamo un Presidente della Repubblica che, caso unico in Italia e forse al mondo, ha, di fatto, affermato in un documento ufficiale quale una sentenza della Corte Costituzionale, di essere un presidente illegittimo.
L'inizio non è male.

Non resta quindi che dire: “Benvenuto, Presidente… Speriamo solo che lei sia un po’ meglio degli altri – assolutamente impresentabili anche nella facciata, eccezion fatta per Rodotà – che erano stati proposti e che si ricordi di suo fratello Piersanti, che è morto stritolato dall’assurdo sistema in cui viviamo e che forse, da lassù, potrebbe darle qualche suggerimento, ora che per lui il sistema apparirà tutto chiaro, anche nella sua follia”.

Paolo Franceschetti

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it

Link: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2015/02/benvenuto-presidente.html

1.02.2014

Due o tre cose che il cristiano Adinolfi non sa
di Stefano Fontana03-02-2015
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica
Anche se scritto in modo forse frettoloso, l’intervento di Mario Adinolfi su La Croce di domenica scorsa, merita una risposta organica, nella supposizione – avendo egli omessa l’indicazione del termine polemico – che intendesse rivolgersi a noi e a me in particolare. I cattolici democratici, sodalizio a cui è sempre appartenuto il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non esistono quasi più come specifica corrente politica organizzata e con un proprio leader riconosciuto. In questi giorni hanno rifatto capolino Bodrato e Castagnetti, Rosy Bindi si spellava le mani in Parlamento, ma questa storia è finita. Io stesso, nell’articolo incriminato da Adinolfi, avevo scritto che quella di Mattarella è una vittoria “postuma”. 
Però il cattolicesimo democratico come cultura è più ampio dei cattolici democratici come configurata corrente politica. Esso si intreccia inoltre con altre correnti teologiche e politiche postconciliari e mentre la pattuglia dei politici cattolico-democratici si estingue quella cultura è molto diffusa, campeggia in intere realtà diocesane e nella cultura cattolica ha ancora la meglio. Non è per niente cretino né superato parlarne. Questa cultura è tale che nessuno che di essa sia convinto scenderà in piazza con Mario Adinolfi e il suo “Voglio la mamma”, come nessuno di loro è sceso in piazza né ha sostenuto almeno a parole le Sentinelle in Piedi. Lo impedisce l’ideologia del cattolicesimo democratico, secondo la quale la presenza pubblica dei cattolici deve avvenire solo attraverso la singola coscienza, quindi, come direbbe don Sturzo, alla chetichella. Non ostacolando leggi, non favorendo leggi, il che – secondo loro – trasformerebbe il cristianesimo in ideologia, ma solo tramite il giudizio della singola coscienza, libera da dottrine e insegnamenti magisteriali.   
Io non ho mai visto un cattolico democratico opporsi in consiglio comunale a una delibera che istituisce i registri delle Dat, oppure i registri dei matrimonio omosessuali contratti all’estero. Al referendum sulla legge 40 i cattolici democratici in genere sono andati a votare, magari per votare “no”, ma ci sono andati. Ecco perché ritengo che anche il nuovo Presidente Sergio Mattarella nulla farà di nuovo per contrastare, o frenare, o rendere più politicamente ragionevole, l’ondata laicista della raffica legislativa Scalfarotto-Cirinnà-Fedeli che sta presentandosi al nostro orizzonte. Secondo Augusto Del Noce, l’errore fondamentale del progressismo cattolico è stato di pensare che un comunismo democratizzato fosse migliore di quello ideologico.
Il cattolicesimo democratico, specialmente nella sua versione morotea, si è molto impegnato in questa secolarizzazione del comunismo italiano ed è riuscito nel risultato. Ma il comunismo italiano, depurato del suo apparato filosofico e ideologico, si è tradotto in un nemico ancora più pericoloso e insidioso, diventando un partito radicale di massa o, come ora sottolinea Scalfari, un Partito d’Azione di massa. Il progressismo cattolico, però, non poteva arrivare a questo risultato senza secolarizzare nel contempo l’esperienza religiosa dei cattolici italiani: in politica non si giocano più significati assoluti. Ed ecco il cattolicesimo adulto.
Mario Adinolfi intende riportare in politica dei significati assoluti? A questo potrebbe fare pensare la sua battaglia contro i “falsi miti del progresso”. Se sì, come può concordare con la cultura di provenienza di Sergio Mattarella? Oppure la vuole negare, sostenendo irrealisticamente che non esiste più? É scioccamente impolitico adoperare in politica valutazione del tipo «è un brav’uomo!», oppure «è un cristiano!» o peggio «è un buon cristiano», come ha fatto Adinolfi a proposito di Mattarella. Anche Obama è un cristiano e le peggiori leggi italiane sono state firmate da cristiani. Questi giudizi non tengono conto dell’importanza fondamentale della cultura politica degli uomini politici. Ma se Adinolfi non vuol fare una nuova proposta di cultura politica, cosa vuole fare? Si legga il riferimento che Mario Adinolfi fa alla Legge 40, considerandola un “buona legge” su cui si sono convogliati i voti dei cattolici.
La Legge 40 non è una buona legge, è una legge sbagliata che contraddice alcuni fondamenti della legge naturale. Secondo Tommaso, Agostino o la Evangelium vitae, non è nemmeno una legge. Essa permette la procreazione fuori della sessualità e l’uccisione, spesso per spappolamento, di embrioni umani che, se lasciati vivere, sarebbero diventati Luigi e Laura, Giuliano e Nicoletta. I cattolici non hanno fatto convergenza su di essa. Si sono mobilitati assieme a tanti altri per impedirne il peggioramento che tuttavia, essendo un fatto culturale, è poi stato realizzato lo stesso dai giudici, nel silenzio di tutti i cattolici democratici di questo mondo, tra cui il silenzio di Sergio Mattarella. 
Se il movimento di mobilitazione popolare dal basso di Mario Adinolfi parte da questa visione della Legge 40 avrà vita brevissima, perché ammette il compromesso politico già a monte, figuriamoci poi a valle. Molti potranno fare qualche tratto di strada con lui, ma prima o poi contraddizioni culturali di questa portata sono destinate a deflagrare.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-due-o-tre-cose-che-il-cristiano-adinolfi-non-sa-11687.htmù
Mattarella Presidente, il nuovo Papa Francesco Cronaca semiseria del delirio mediatico per il presidente che gira in Panda e va sempre alle riunioni di condominio.
Il primo scoglio difficilissimo è stato superato: con una mossa da stratega geniale, Renzi è riuscito a far eleggere come Presidente della Repubblica un ex democristiano. Cosa niente affatto facile, come si immagina, in un paese quasi del tutto cattolico, dove gli ex democristiani ancora tengono la maggior parte delle leve del potere e sono comunque infilati dappertutto, i laici vivono con un constate complesso di inferiorità e per giunta il Vaticano sorveglia da sempre la situazione come un convitato di pietra. Dopo questo clamoroso successo, che viene salutato dai suoi con ole e trenini e da tutti gli altri con ululi di gioia, manco a Montecitorio si fosse materializzato in persona un redivivo Richelieu, la seconda fase prevede la costruzione del profilo presidenziale.
Anche questa operazione è stata pianificata dagli strateghi politici con attenzione, perché si tratta di un passaggio delicatissimo. I tre giorni di votazioni con scheda bianca, oltre a creare quella giusta tensione del paese che fa tanto House of Cards, nonché servire da esperimento scientifico volto a capire per quante ore si possa sopportare la voce della Boldrini, sono stati fondamentali anche per permettere agli Italiani di andare a spulciare su Wikipedia la biografia del futuro presidente, per rispondere all’angosciosa domanda che tormentava tutti: «Mattarella, e chi diavolo è?». Una volta appurato che trattasi di figlio di e fratello di, cosa che in Italia è sempre rassicurante perché certifica l’appartenenza del nuovo Presidente alla classe di chi ha sempre comandato, giornalisti e spin doctor hanno cercato notizie e dichiarazioni per costruire il personaggio. C’era di che cadere nello sconforto, dato che il personaggio ha sempre parlato pochissimo e dal 2008 non ha proprio più fiatato, limitandosi a fare il serio Giudice Costituzionale. Ma questo apparente handicap è stato immediatamente rivoltato in una caratteristica vincente: per Mattarella si è deciso quindi di costruire una specie di “Effetto Bergoglio”. Se il pressoché sconosciuto cardinale argentino è potuto assurgere al soglio e diventare simpatico alle masse dicendo semplicemente “buonaseeeera”, Mattarella, come Presidente eletto, si è subito distinto per un discorso lampo chiusosi con un laconico “è sufficiente questo” e poi è sgommato via con l’equivalente del pulmino usato da Bergoglio: la Panda presidenziale. Gli esperti di Social Network hanno esultato: se i discorsi del neoeletto rimarranno fedeli a questa lunghezza, twittarli in diretta sarà una vera pacchia: in pratica rubare lo stipendio. Altrettanto felici i marketing manager della ex Fiat: la scelta di Mattarella di una macchinetta che da sempre contende alla mitica Duna il sigillo della più sfigata automobile mai concepita da mente umana è un colpo gobbo che risolleva le vendite del modello, tragicamente incrinatesi da quando si era scoperto che era l’auto usata da Ignazio Marino. Certo, le difficoltà non sono mancate: ma se la pubblicità è l’anima del commercio, il colpo di culo è da sempre l’anima della pubblicità. Ad aiutare la campagna simpatia a favore del nuovo Presidente non poteva mancare la gaffe dei Grillini, che hanno postato immediatamente un articolo in cui si accusava Mattarella, all’epoca ministro, di aver occultato o negato gli effetti potenzialmente pericolosi sulle nostre truppe dei proiettili all’uranio impoverito. L’articolo, naturalmente, è stato sbugiardato in poche ore, facendo rifulgere l’onestà del neopresidente e l’incredibile capacità dei grillini di fare figure da chiodi. Poiché una campagna presidenziale deve essere onnicomprensiva, bisognava coprire tutte le fasce di pubblico, dai bigotti ai complottisti. Ecco allora immediatamente apparire le notizie relative alla condanna da parte di Mattarella dello show trasgressivo di Madonna negli anni ’90 e contro l’uso delle minigonne a scuola, buone a far gioire l’elettorato cattolico più retrivo, già in fermento per l’elezione di un cattolico di sinistra più ancora che per l’uscita in edicola della Croce di Adinolfi; per le frange new age, invece, i media hanno ripescato l’imprescindibile parere del numerologo esperto di Nostradamus, che ha riscontrato il fausto presagio dell’elezione alle 13.31, ora palindroma. Cosa c’entri Nostradamus con i palindromi non è del tutto chiaro, ma non si può escludere che fosse un fan della Settimana Enigmistica. Ma la gente abbisogna di qualcosa di più succoso, e siccome del Mattarella pubblico non ci sono molte tracce, ecco che bisogna ripiegare su quello privato. Inesistente quanto il primo, visto che la vita privata del neopresidente è totalmente sconosciuta, tanto da far dubitare che esista. I segugi della stampa nostrana, però, temprati da anni di Verissimo e Domeniche di Barbara d’Urso, non si sono lasciati scoraggiare: torme di inviati hanno raggiunto Palermo per intervistare vicini di casa e negozianti di quartiere, onde conoscere particolari sostanziali sulle abitudini del neopresidente. Abbiamo appreso così che ama gli arancini (con doverosa apertura di querelle filologica da parte della stampa: si dice arancini o arancine?), che appena nominato ha ricevuto le telefonate di auguri di amici e parenti (con altrettanto doveroso servizio a casa dell’unico che non è riuscito a beccare la linea ed intervista alla moglie di quest’ultimo, affranta e preoccupata) ed infine abbiamo avuto la notizia fondamentale per capire il carattere dell’uomo: in tanti anni, assicura un vicino di pianerottolo, ha presenziato regolarmente a tutte le assemblee di condominio. Ora, diciamocelo: che sia stato ex ministro, ordinario di Diritto e Giudice Costituzionale a questo punto conta poco. Se uno per sessant’anni riesce a presenziare a tutte le riunioni del suo condominio senza uccidere nessuno è evidente che è in grado di gestire perfettamente uno Stato in queste circostanze burrascose.

Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/mattarella-presidente/
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Autore Galatea Vaglio Website @IlTwitdiGalatea

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"SERGIO SARÀ IL PRESIDENTE DEL FARE"

02/02/2015  Mattarella raccontato da chi lo conosce bene, padre Bartolomeo Sorge: "Sarà molto efficace, avrà una forte capacità di esercitare la persuasione morale, che è tipica del ruolo del presidente. Poi credo che egli mostrerà una grande attenzione alle necessità concrete della gente"

Il presidente Sergio Mattarella in un ritratto realizzato dallo scultore Luigi Oldani.
Il presidente Sergio Mattarella in un ritratto realizzato dallo scultore Luigi Oldani.
“Avere Sergio Mattarella presidente della Repubblica è un grande dono che viene fatto all’Italia”. Parola di padre Bartolomeo Sorge, il gesuita, teologo e politologo, che dal 1985 al 1996 diresse a Palermo l’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe. Sorge fu tra gli ispiratori della “primavera di Palermo”, quel periodo che alla metà degli anni Ottanta portò nel capoluogo siciliano un fermento di iniziative sociali, culturali  e politiche per promuovere la legalità in contrasto con la mafia. Sabato 31 gennaio,il giorno in cui Mattarella è stato eletto presidente, Padre Sorge, che oggi vive a Milano, dove è direttore emerito della rivista Aggiornamenti Sociali, si trovava proprio a Palermo per un convegno.
Padre Sorge, lei quando conobbe Sergio Mattarella?
"Lo conobbi a Palermo quando arrivai nel capoluogo siciliano alla metà degli anni Ottanta. Ci frequentammo spesso e lo ricordo come un uomo tutto di un pezzo, onesto, di idee molto aperte, equilibrato. Non è un uomo che si lascia trascinare dalle passioni. In questo Mattarella è molto diverso da Leoluca Orlando, sindaco di Palermo in quegli anni e anche oggi".
Che ruolo ebbe Mattarella nella “primavera di Palermo”?
"Mattarella non è tra i personaggi più nominati di quel periodo, ma fu lui a tracciare la strada. Mattarella appare poco, è una figura discreta. Allora rimase dietro le quinte, però, grazie a un senso molto fine della politica e a un coraggio anche notevole, egli riuscì a  fare  cambiamenti importanti e a mandare avanti nuove esperienze".
Mattarella trovò molto resistenze nel partito?
"
Posso raccontarle un episodio che risale al 1987. Io ero presente quando  Mattarella telefonò a Ciriaco De Mita, allora segretario nazionale della Dc,  per avere il permesso di fare a Palermo quella che fu chiamata la ‘giunta anomala’, che poi preparò la primavera di Palermo".
Perché anomala?
"Perché si trattava di  percorrere una strada nuova, non seguendo  la soluzione politica che da Roma si proponeva un po’in tutte le città. In sostanza si trattava di tener fuori i socialisti dalla giunta comunale per aprire ad altre forze come la Sinistra indipendente, i Verdi, la lista civica di Città per l’Uomo. Era una soluzione particolare e audace che avrebbe consentito un impegno molto serio contro la mafia".
Come andò quella telefonata?
"De Mita era preoccupato. “Voi mi mettete nei guai con Craxi”, diceva,ma Mattarella con tranquillità, molto sereno, esponeva le sue ragioni. Il tempo stringeva. Mancavano pochi minuti alla scadenza per la presentazione delle  candidature e alla fine De Mita si convinse. “Voi siete lì”, disse, “ “fate come ritenere più giusto, ma fate attenzione”. E Mattarella  rispose con tranquillità che ci saremmo presi le nostre responsabilità.
Che presidente della Repubblica sarà?
"Mattarella  non ama apparire e dire, ma fare. Sarà molto efficace, avrà una forte capacità di esercitare la persuasione morale,  che è tipica del ruolo del presidente. Poi credo che egli mostrerà una grande attenzione  alle necessità concrete della gente. Infatti ha espresso questa preoccupazione fin dalla sua prima dichiarazione".
Che tipo di cattolico è il nuovo presidente?
"Un uomo di grande coerenza, che non ama esibire la sua fede profonda. Mattarella è un tipo alla De Gasperi, credente, ma laico nell’azione  politica. Lo trovo molto in linea con il Concilio e con gli insegnamenti di papa Francesco. Un uomo quindi con radici lontane e adatto al tempo presente.Mattarella è il primo siciliano al Quirinale, questo che cosa rappresenta per la Sicilia?
"Per lo Stato è una cosa enorme avere come presidente il fratello di una vittima della mafia. Poi il fatto che l’Italia abbia due siciliani alle massime cariche dello stato, Sergio Mattarella e Pietro Grasso,  è un riconoscimento che l’isola attendeva e può essere di stimolo  a tanti  bravi siciliani che  magari si sono sentiti un po’ messi da parte. La Sicilia è una terra generosa, che sa darci uomini di grande qualità".

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