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martedì 26 maggio 2015

Metà Pietro Micca e metà Gatto Silvestro?


Monsignor Tommaso Stenico: sei anni fa mi dichiarai gay per smascherare chi lo è realmente (VIDEO)



ANSA
“Mi sono dichiarato gay per smascherare chi lo è realmente".
Allora nessuno gli prestò fede: troppo evidente, e stridente, la “prova” televisiva predisposta dalla trasmissione “Exit” e messa in rete dai siti del mondo intero, lasciandolo impigliato per gli anni a venire, sommerso da una pressoché generale riprovazione.
Ma l’onda lunga di ritorno e la mareggiata che proprio attraverso la rete, a partire dalle rivelazioni di una testata cilena online, investono nuovamente il Vaticano, fanno emergere dubbi e interrogativi che sollecitano a riaprire il caso.
Se la dinamica dell’episodio e il ruolo del protagonista risultavano confusi e ambigui, la denuncia si mostrò però lucida nel presupposto: la presunta omosessualità che alberga in curia non veniva indicata come debolezza di singoli, ma forza di gruppo. Non come strumento di protezione, ma di mutua promozione. Insomma problema politico, prima che etico.
Era un giorno di ottobre del 2007 quando Tommaso Stenico, monsignore tra i più noti della curia, teologo e psicologo, capo ufficio della Congregazione per il Clero, scivolò sulla telecamera nascosta di La 7, fingendosi omosessuale nell’intento di portare allo scoperto l’esistenza e fare esplodere il caso di una lobby gay tra le sacre mura.
A esplodere e crollare sulla sua testa fu invece una messa in scena maldestramente organizzata e ancora peggio realizzata. Ammesso che fosse tale.
In Vaticano i pochi che presero in seria considerazione il suo racconto, incluso lo scrivente, e che semmai ne conoscevano le punte di galanteria verso le signore, lo chiamano Pietro Micca, dal nome del soldato che rimase vittima di una miccia troppo corta e di un piano temerario quanto approssimativo.
Ma Benedetto XVI, i superiori e soprattutto l’opinione pubblica credettero alla verità televisiva del colpevole unico e sorpreso in flagranza, che si professa investigatore in un tentativo estremo di negare l’evidenza dei fatti.
Stenico vive tuttora in un limbo: fuori dall’ufficio di rappresentanza con affaccio su Piazza San Pietro, fuori dalle vetrine delle librerie di Via della Conciliazione, dove i suoi volumi campeggiavano in bella mostra, fuori infine dalla televisione vicina al Vaticano nei cui studi per anni aveva esposto e commentato i testi papali.
Ma non ha mai smesso di protestarsi innocente, con ostentata dignità, pure tre settimane fa, quando è intervenuto alla presentazione di un libro sul Concilio nei saloni di Montecitorio, ignorato dal cerimoniale a dispetto del clergyman che continua ad attestare il suo sacerdozio, non avendo riportato nessuna sanzione in merito, ma solo un provvedimento disciplinare che ha comportato la decadenza dal lavoro.
Tuttavia le ammissioni sulla lobby gay, che si susseguono dai giorni del Conclave, fino a quella di queste ore, attribuita direttamente al Papa senza ricevere smentite ma piuttosto solo conferme implicite, inducono a riaprire il caso, che ormai è anche caso di coscienza, e a riesaminare la documentazione che Stenico in sua difesa consegnò ai superiori.
Non ci è dato di sapere se sia il colpevole vero o l’accusatore trasformato in colpevole: ma le apparenze risultano troppo scontate per non residuare il sospetto di essersi sbagliati, come nei gialli di migliore fattura.
Se un Pontefice si spinge a parlare apertamente e liberamente, sebbene in un contesto confidenziale, dell’esistenza e resistenza di una lobby omosessuale all’interno della curia, l’evento è di per sé così sorprendente da rendere all’improvviso realistico anche il racconto inverosimile di un monsignore, metà Pietro Micca e metà Gatto Silvestro, che si dichiara vittima della propria strategia.
I tempi che la Chiesa vive si sono fatti troppo pesanti, per non scendere nuovamente nei sotterranei della fortezza e riprendere il filo di quella miccia, verificando la dinamica che le dette fuoco.




2 commenti:

  1. Direi un quarto Pietro Micca, un quarto Gatto Silvestro, un quarto Monsù Pantegana, un quarto Superciuk .

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    Risposte
    1. Per me è ok , anche se ha peccato di ingenuità. Non dimentichiamoci che aveva un osservatorio forse unico sulle vicende del clero e sui problemi dei sacerdoti.

      Ha voluto prendere il toro per le corna , praticamente da solo e sin qui ci poteva anche stare.
      Ma non ha considerato che la lobby era già ben organizzata e strutturata e soprattutto ha
      pensato di smascherarla utilizzando una tv laicista , alla quale non è parso vero di poter gettare fango indistintamente.


      Lo conobbi attreverso il sito "papanews" quando era diretto da Volpe e Barile , se non ricordo male. Le sue pagine di teologia erano molto chiare.

      Quando scoppiò il caso , molti blog presero le distanze , molti lo abbandonarono.

      C'era CADL , probabilmente lo ricorderai , l'ambizioso "Catholic Anti-Defamation League"
      che durò ben poco e lo attaccò duramente. Ricordo che gli scrissi due righe, era l'Ottobre 2007, consigliandogli prudenza su Stenico. Sembra un secolo...

      Penso che la storia del pontificato di Benedetto XVI sia ancora in molti aspetti da scrivere.
      angheran

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