ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 19 giugno 2015

Tales patres

Per bruciare le chiese in Galilea non c’è bisogno dell’Isis

Un attentato di matrice ebraica ha colpito la chiesa di Tabgha in Galilea, che ricorda il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (miracolo negato da Jorge M. Bergoglio)
Israele, un incendio doloso causa gravi danni in un santuario cristiano a Tabgha (terrasanta.net del 18 giugno 2015)
Nel cuore della notte scorsa un incendio doloso è stato appiccato alla chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci, sulla riva nord-occidentale del lago di Tiberiade, in Israele.
I vigili del fuoco sono accorsi sul posto intorno alle tre e trenta. Quando sono riusciti a domare il rogo, le fiamme avevano già causato seri danni al chiostro del santuario, che è uno dei luoghi cari ai gruppi di pellegrini cristiani che si recano in Terra Santa. Due persone che si trovavano nell’attiguo monastero – un anziano monaco e una giovane volontaria – sono state affidate alle cure dei medici per un’intossicazione causata dall’inalazione dei fumi dell’incendio.
Su uno dei muri dell’edificio sacro è stata tracciata con uno spray rosso una frase in ebraico («Annienterai i falsi idoli»), tratta dalle preghiere recitate ogni giorno dagli ebrei osservanti.
Il che fa pensare che l’incendio sia stato volutamente appiccato da qualche estremista appartenente a quegli ambienti.
Da anni ormai in Terra Santa si succedono attacchi a luoghi di culto cristiani (principalmente, ma non solo, in chiave anti palestinese), messi in atto da queste frange violente, spesso contigue al movimento dei coloni. Gli episodi vengono puntualmente denunciati e condannati dalle autorità religiose cristiane e da organismi come il Consiglio delle istituzioni religiose di Terra Santa, un coordinamento voluto da religiosi ebrei, cristiani e musulmani (basta dare un occhio al suo sito internet per rendersi conto della frequenza di simili eventi). Proprio questa mattina il Consiglio ha espresso la sua condanna per l’incendio a Tabgha, osservando che «dal dicembre 2009 qualcosa come 43 chiese e moschee sono state incendiate o dissacrate, e tuttavia non una singola persona è stata perseguita dalle autorità».
Ogni volta si invoca un nuovo e intenso sforzo educativo che educhi le nuove generazioni in particolare negli ambienti ultraortodossi ebraici … Il continuo ripetersi di simili episodi dimostra che la strada da percorrere è ancora lunga.
Il complesso della Moltiplicazione dei pani e dei pesci fa memoria del celebre miracolo che Gesù operò per sfamare una folla di discepoli. L’attuale chiesa è molto recente: risale agli anni Settanta del secolo scorso e sorge sui resti di un’antica chiesa bizantina. È proprietà dei benedettini (tedeschi) dell’abbazia della Dormizione a Gerusalemme. Fratel Nikodemus Schnabel, uno dei monaci, racconta che i danni provocati dall’incendio della scorsa notte sono ingenti: «L’atrio della chiesa, e tutta l’ala sud degli uffici e del “divano” (l’ampio soggiorno in cui nelle dimore mediorientali si ricevono gli ospiti – ndr) sono stati danneggiati». Le fiamme si sono propagate al tetto.
Anche nell’aprile 2014 degli adolescenti vestiti alla maniera degli ultraortodossi furono protagonisti di vandalismi nel recinto del santuario. Staccatisi da un più folto gruppo accompagnato da un adulto, alcuni di loro avevano distrutto una croce e oltraggiato con sputi, sassate e insulti una delle ospiti della foresteria. Poco più di un mese dopo, il 26 maggio, un piccolo rogo era stato acceso nella basilica della Dormizione a Gerusalemme, sul monte Sion, a due passi dal Cenacolo. (…)
La stampa israeliana riferisce che nel corso della mattinata la polizia ha fermato, per interrogarli e rilasciarli di lì a poco, 16 giovani coloni (inizialmente menzionati come studenti minorenni di una yeshiva, cioè una scuola religiosa ebraica), sospettati di essere responsabili dell’incendio.
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 61/15 del 19 giugno 2015, Santa Giuliana Falconieri
http://federiciblog.altervista.org/2015/06/18/per-bruciare-le-chiese-in-galilea-non-ce-bisogno-dellisis/

Israele, incendio vandalico alla chiesa della moltiplicazione dei pani


La chiesa bruciata
LA CHIESA BRUCIATA

Colpito l’ingresso dell’antichissima chiesa di Tabgha, sul lago di Tiberiade, meta tra le più amate dai pellegrini. Nuovo atto di intolleranza in Terra Santa contro un complesso cristiano

GIORGIO BERNARDELLI

Ancora un attacco vandalico contro una struttura cristiana in Terra Santa. E questa volta a essere colpita è direttamente una delle chiese in cui fa tappa ogni pellegrinaggio sulle orme di Gesù. Questa notte le fiamme hanno colpito la chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tabgha, sulla riva del lago di Tiberiade, retta dai monaci benedettini. L’incendio è stato contenuto dai vigili del fuoco, ma ha comunque provocato danni al chiostro di ingresso dove si trovano alcune strutture al servizio dei tanti gruppi che passano da questo angolo della Galilea.

Sull’origine dolosa delle fiamme ci sono pochi dubbi: su un muro proprio stanotte è comparsa la scritta in ebraico «I falsi idoli saranno distrutti», che è un verso dell’Alénou LeShabeah, una preghiera che gli ebrei osservanti recitano tre volte al giorno. L’allarme è scattato quando in Israele erano le 3,30 di notte; un anziano monaco e una giovane volontaria che risiedono nel complesso sono stati portati al Pronto soccorso per via dell’intenso fumo inalato.

L’episodio di questa notte a Tabgha è solo l’ultimo di una lunga serie di azioni di questo tipo che hanno avuto come obiettivo un simbolo della presenza cristiana in Terra Santa. L’anno scorso - proprio alla vigilia della visita di papa Francesco - a Gerusalemme erano state prese di mira con graffiti offensivi nei confronti dei cristiani la Chiesa ortodossa rumena e il Centro Notre Dame, il grande complesso cristiano subito fuori dalla Città Vecchia. In precedenza era toccato al cosiddetto Cenacolino - la chiesa dei francescani nei pressi del Cenacolo - all’abbazia della Dormizione e a un vicino cimitero cristiano. Nel 2012, poi, in un episodio molto simile a quello di stanotte, era stato preso di mira il monastero dei trappisti a Latrun, sulla strada tra Gerusalemme e Tel Aviv.

Gli stessi atti di intolleranza - che si ritengono di matrice fondamentalista ebraica - colpiscono anche i luoghi di culto della comunità musulmana in Israele. L’ong israeliana Rabbis for Human Rights, in prima linea nel denunciare queste violenze, ha contato ben 43 attacchi tra moschee, chiese e monasteri tra il 2009 e oggi. E anche il patriarcato latino di Gerusalemme ha più volte denunciato il fatto che solo raramente gli autori di questi atti di intolleranza vengono poi realmente identificati dalla polizia e perseguiti.

La chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci è di origini antichissime. Già nel IV secolo la pellegrina Egeria riferiva che in questo posto i cristiani su un altare facevano memoria del miracolo di Gesù. E l’attuale monastero sorge sulle fondamenta di una chiesa bizantina: sul pavimento restano tuttora alcuni mosaici del V secolo, tra cui in particolare uno raffigurante i cesti con i pani e i pesci che è diventato una tra le icone più note della Terra Santa.

Scola ai vescovi maroniti: "Fatica sprecata sperare nell'aiuto dell'occidente"

di Matteo Matzuzzi | 19 Giugno 2015 
Il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola (foto LaPresse)
Il cardinale Angelo Scola ha partecipato nei giorni scorsi al Sinodo della Chiesa maronita che si è tenuto a Jenuah, la "casa madre" dei maroniti nel mondo. L'arcivescovo di Milano, che si era recato in Libano per l'ultima volta nel 2010, ha osservato come la situazione da allora sia peggiorata. Scola ha sottolineato fin da subito il profondo significato del martirio. Ha espresso  "profonda gratitudine per la testimonianza di attaccamento a Cristo che le chiese orientali, cattoliche e non cattoliche, stanno rendendo di fronte al mondo. E' una testimonianza che giunge non di rado fino al martirio e i cui effetti, nella Chiesa e fuori di essa, non possiamo ora misurare. I mezzi di comunicazione, che tante volte si trasformano in strumenti di propaganda terroristica, consapevole o inconsapevole, diffondono questi acta martyrum contemporanei con un’immediatezza (e una crudezza a volte) che le narrazioni dei primi secoli ci facevano solo intuire".

Ma è il passaggio sull'occidente e sulla sua debolezza l'aspetto più significativo del discorso. Un occidente che – ha notato l'arcivescovo ambrosiano – ha davvero difficoltà "quanto sta avvenendo in questa regione". Ecco, di seguito, le parole di Scola:

"L’ultimo pensiero riguarda l’Occidente e i cristiani che vi vivono. Finora ho parlato di quello che le nostre comunità europee possono ricevere, e già ricevono, dall’eroica testimonianza di tanti fratelli in Medio Oriente e nelle altre regioni di persecuzione. Un tale dono suscita spontaneamente il desiderio di rispondere da parte nostra, facendo quanto è possibile per alleviare la sofferenza. Questo avviene su vari piani: l’aspetto materiale innanzitutto, perché alle chiese occidentali sta a cuore sostenere con ogni mezzo la presenza cristiana in questa regione. Non meno importante è l’aspetto spirituale, che in Italia ci ha visti riuniti in preghiera la vigilia di Pentecoste per tutti i cristiani perseguitati. E infine è fondamentale il compito di sensibilizzazione delle coscienze per arrestare il male, anche secondo il principio ricordato dal Papa per cui «fermare l’aggressore ingiusto è un diritto dell’umanità, ma è anche un diritto dell’aggressore, di essere fermato per non fare del male». Ma qui cominciano le difficoltà.
Sapete infatti bene che la chiesa in Occidente (Europa e Stati Uniti), pur conservando in alcune regioni una consistente presenza di popolo, manifesta una debolezza culturale che la rende spesso ininfluente rispetto alle decisioni politiche.
Il fatto è che in Occidente esiste una reale difficoltà a comprendere quanto sta avvenendo in questa regione. Si pensa di sapere già, di avere la chiave per interpretare i fatti. E si commettono così errori grossolani di valutazione. Senza andare a scomodare Iraq e Siria, basta citare la persistente incapacità a leggere quanto sta avvenendo in Egitto se non nei termini di “elezioni tradite”. L’occidentale medio non è in grado di pensare una guerra di religione, anche per la sua storia passata, e ragiona unicamente secondo gli assoluti di democrazia e tirannide, senza percepire la necessità di cooperare con tutte quelle forze che si oppongono, per le più varie ragioni, al genocidio fisico e culturale perpetrato da ISIS e dagli Stati che, direttamente o indirettamente, la sostengono nel criminale progetto di un Medio Oriente mono-colore.
Per questo temo sia fatica sprecata cercare di porre la questione, anche con i governi occidentali, in termini di diritto a difendersi. L’unico linguaggio che mi pare resti utilizzabile è quello umanitario: raccontare le sofferenze. Suggerirei pertanto d’individuare alcuni casi particolarmente eclatanti su cui sollecitare un intervento internazionale. Penso in particolare ad Aleppo, che è già diventata la nuova Sarajevo del XXI secolo. La proposta di aprire un corridoio umanitario per alleviare le sofferenze di questa città, prima che finisca anch’essa in mano a ISIS, potrebbe avere qualche possibilità di successo anche a livello mediatico. Di più, realisticamente, non mi pare possibile sperare, nel quadro d’immobilismo internazionale imbarazzante e miope che purtroppo domina".

Questa mattina, Papa Francesco ha ricevuto in udienza Sua Santità Mor Ignatius Aphrem II, Patriarca siro-ortodosso di Antiochia e di tutto l’oriente. Il Pontefice, rivolgendosi all’ospite ha detto che “la sua, Santità, è una chiesa di martiri fin dall’inizio e lo è ancora oggi, in medio oriente, dove continua a patire, insieme con altre comunità cristiane e altre minoranze, le terribili sofferenze provocate dalla guerra, dalla violenza e dalle persecuzioni. Quanto dolore! Quante vittime innocenti! Di fronte a tutto questo, sembra che i potenti di questo mondo siano incapaci di trovare soluzioni”

Il volto del Sionismo é fotografato nella chiesa bruciata al lago di Tiberiade

(FFP/SFP) ~ Il Vero Volto del Sionismo (e dei suoi sostenitori)? Oltre ai genocidi di Gaza, alle persecuzioni dei palestinesi (in casa propria), al sostegno al terrorismo internazionale (di ISIS & al-Nusra armati nel Golan siriano occupato e curati in ospedali israeliani), anche la persecuzione dei cristiani in Terra santa.
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L’attacco alle chiese cristiane di Palestina é solo la punta dell’iceberg, l’apice delle corna del golem sionista.
La “Chiesa dei Pani e dei Pesci” di Tabga (sul lago di Tiberiade, o di Galilea, data alle fiamme all’alba del 18/6/2015) é un chiaro attacco a un importante simbolo della cristianità nella Palestina Occupata. L’autoritá israeliana arresta 16 coloni ebrei, ma subito li scarcera. Secondo l’organizzazione dei “Rabbini per i Diritti Umani”, dal 2009 sono stati ben 43 gli attacchi contro chiese, monasteri e moschee nella Palestina Occupata.
La chiesetta, che é uno dei luoghi sacri di Terra Santa visitato ogni anno da migliaia di pellegrini, é stata ricostruita in pietra calcarea nel 1980, sulle rovine della basilica bizantina del V secolo che sorgeva nel punto in cui secondo la tradizione cristiana N.S. Gesù Cristo sfamò oltre 5000 persone moltiplicando pochi pani e pesci. Attualmente la struttura é gestita dall’ordine dei frati benedettini tedeschi.
Un scritta, fatta con una bomboletta di vernice su un muro all’interno della chiesa situata sulla riva del lago di Tiberiade, chiede l’eliminazione da Israele degli adoratori  degli ‘dèi pagani’. Il brano trascritto è tratto da una preghiera ebraica che viene pronunciata tre volte al giorno da ogni ebreo praticante.

«Morte agli arabi, ai cristiani e tutti quelli che odiano Israele». Questa è la scritta, sormontata dalla stella di Davide, che é stata invece lasciata su un ufficio dell’assemblea episcopale di “Nostra Signora di Gerusalemme”. La reazione dei vescovi cattolici locali: “Nostra Signora di Gerusalemme è una proprietà della Santa Sede e questa provocazione arriva a due settimane della visita di papa Francesco”, é riportato in un documento diffuso dal Patriarcato latino (cattolico).
“I vescovi – prosegue il documento – sono molto preoccupati per la mancanza di sicurezza e per l’assenza di reazione sulla scena politica e temono una escalation di violenza”. Di fronte all’assenza di azioni significative da parte delle autorità israeliane “i vandali sono arrivati a fare minacce personali”, denuncia la Chiesa cattolica, riferendosi alle recenti minacce di morte indirizzate, da un rabbino israeliano, al vescovo di Nazareth.
La polizia israeliana ha fermato, ma liberato poche ore dopo, 16 giovani coloni ebrei sospettati per l’incendio doloso nella chiesa di Tabgha. I giovani, erano stati trovati sulla spiaggia del mar di Galilea, poco distante dal luogo in cui sorge la chiesa, e sono tutti originari di colonie ebraiche, erette su terre palestinesi, che sorgono in aree adiacenti. Dieci di loro sono di Yitzhar, covo di estremisti ultraortodossi ed i cui abitanti si sono resi colpevoli di attacchi simili negli anni passati.
I delinquenti coloni ebraici hanno dato fuoco alla porta di legno del luogo monastico alle 4 del mattino. L’incendio si é presto propagato nel resto dell’edificio. Non  risultano esserci vittime, ma alcune persone, monaci e personale addetto alla struttura, sono rimaste intossicate dai fumi tossici.
Testimoni del luogo hanno riferito che durante la notte i cartelli stradali, che indicavano le direzioni di accesso alla localitá di pellegrinaggio cristiano, erano state coperte e occultate in vario modo, per limitare ulteriormente l’afflusso eventuale di pellegrini anche durante la notte e le prime luci dell’alba, lasciando cosí intendere che si sia trattato di un piano ben organizzato e programmato, con la partecipazione attiova di più persone.
Un progetto criminale sostenuto da nutriti gruppi di persone, le quali sono consapevoli della propria immunitá e di essere sotto copertura politico-militare, perché sanno di poter godere di protezione ai piú elevati livelli istituzionali delle sfere di comando politico, militare e religioso israeliano.
Si tratta dell’integralismo suprematista e razzista sionista ebraico israeliano, che si manifesta nel genocidio perpetrato nei confronti della popolazione di Gaza, nelle persecuzioni, violenze ed espropri ai danni della popolazione palestinese del cosí detto ‘West Bank’, ossia della Palestina storica occupata, ma portato avanti anche a colpi di assalti a chiese e moschee, in episodi di vera e propria caccia all’arabo, da parte dei fanatici sostenitori di quell’Eretz Israel, l’inesistente (se non che nelle menti malate dei sionisti) Sacra Terra d’Israele.
Quell’Eretz Israel tanto caro e perseguito da Tel Aviv, che mentre perseguita e massacra il popolo autoctono palestinese in casa propria, contemporaneamente offre cure e rifugio negli ospedali israeliani ai terroristi mercenari jihadisti di ISIS e al-Nusra (Daesh e al-Qaeda), che bombarda lo Yemen e offre supporto ai bevitori di urina di cammello wahhabiti-sauditi, che tenendo al guinzaglio i piú feroci cani pazzi di Washington, minaccia la pace e la stabilitá del medioriente, promettendo guerre dolore e morte ai popoli del mondo intero.
Ma ogni causa produce un effetto, ed i folli che occupano militarmente le terre di Palestina, e minacciano quelle confinanti, subiranno uno tzunami di proporzioni tali che di tale entitá malefica la memoria verrá cancellata persino dai libri della storia futura. Non praevalebunt.
(SyrianFreePress.net)

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