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La reporter e il bambino, da “Secondo Piano News”

Le immagini di bambini assassinati dalle scelte politiche dell’occidente circolano da anni, ma solo adesso una di queste smuove i governi. Intanto nessuno indica la causa di queste tragedie.

Così, piegando la sua morte a fini politici, la povera vittima viene anche oltraggiata.

Da giorni è la notizia in primo piano, e da giorni sulla stampa mainstream e sui blog si è manifestata una spaccatura più che mai netta sulla lettura dell’immagine del corpo del bambino adagiato sulla spiaggia.
Le grandi testate hanno tutte fatto pressione affinché l’Europa compia un gesto di umanità e civiltà aprendo le frontiere e sottolineando anche l’utilità di una migrazione ai fini di una crisi di denatalità. I bisognosi vanno aiutati e accolti e l’Europa è in crisi demografica, affermazioni che prese singolarmente sono incontestabili, ma ridurre tutto a questi due punti e collegarli come se non ci fossero alternative non significa fare giornalismo e informare, significa fare disinformazione mediante una tecnica di omissione. Qualcosa resta da chiarire:
-Perché solo adesso viene consentito ad un’immagine di fare pressione sui governi?
-Perché si considera l’ondata migratoria come un fenomeno dato per inevitabile?
Quello che è stato omesso dai grandi media è però emerso in modo pressoché uniforme tra gli osservatori dell’informazione libera. Marcello Foa dal suo blog fa un’analisi professionale della vicenda confermando che l’immagine è realmente il frutto di un servizio giornalistico come tanti altri, ma aggiungendo che la risonanza è invece stata molto diversa da quella riscontrata in altri casi analoghi.
“Ed è qui che l’analisi si fa interessante. Effettivamente, quelle foto, per quanto sconvolgenti, sarebbero potute passare nel flusso delle migliaia di foto che appaiono sui monitor delle redazioni. Come hanno già rilevato alcuni commentatori le agenzie diffondono immagini altrettanto e talvolta anche più sconvolgenti, che però non suscitano emozioni collettive e talvolta non vengono nemmeno pubblicate. […]
Quella non è più una foto qualunque diventa la foto della denuncia, dell’indignazione. Perché parla al cuore, più che alla mente. Il grande pubblico non segue le cronache internazionali, non capisce le cause della crisi, non immagina le responsabilità ultime (vero, presidente Obama?), è spaventato dagli orrori dell’Isis.”
Quanto affermato da Foa non potrebbe essere più vero, nei mesi precedenti numerosissime erano state purtroppo le foto come quella in questione, solo che non era scattata nessuna reazione indignata, eccone alcuni drammatici esempi tutti risalenti a circa un anno fa:
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Polina, 6 anni – Donbass (Ucraina), giugno 2014
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Kristina con la figlia di 2 anni – Donbass, luglio 2014
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Raed Mohammed Sari, 5 anni – Gaza, luglio 2014.
Nessuna di queste immagini ha avuto modo di commuovere l’Occidente, perché chi decide cosa mostrare e cosa no, le ha negate all’opinione pubblica perché i responsabili erano governi “amici”.
Ma ci sono anche altre e più recenti immagini, sempre di bambini siriani, come lo sfortunato Aylan morto nel mare della Turchia, quelle di un ospedale pediatrico bombardato dalle forze della coalizione a guida USA lo scorso mese di marzo:
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L’anonimo bambino in quell’occasione non ha interessato le redazioni, ancora una volta i responsabili del crimine erano quelli politicamente “sbagliati”.
Ed eccoci allora al secondo punto: come è possibile che tutta l’attenzione venga rivolta verso la soluzione dell’emergenza ignorando del tutto le cause e quindi la vera soluzione?  Per fare un’analogia medica, è come se ad una persona con un’infezione batterica si desse la tachipirina per abbassare la febbre ma non gli antibiotici per eliminare la causa della febbre stessa.
L’origine dell’ondata migratoria è nella serie di interventi militari, e di destabilizzazione in generale, messi in atto dall’Occidente negli ultimi anni, un Occidente che oggi si commuove ma che non si è scandalizzato quando quasi vent’anni fa il Segretario di Stato USA Madeleine Albright, definì accettabile la morte di 500.000 bambini iracheni per combattere quel Saddam Houssein contro il quale dovettero infine essere costruite delle false prove per giustificare una seconda e ancor più devastante guerra:

Nessuno sui grandi media ha in questi giorni puntato il dito contro i veri responsabili della morte di Aylan e di innumerevoli atri innocenti, non un’accusa è stata mossa a chi ha destabilizzato e bombardato la Libia e la Siria, non un dubbio è stato sollevato sulla superpotenza  statunitense che ha finanziato la nascita di una banda di ribellisenza risorse come l’ISIS, una banda dalle possibilità logistiche limitate che avrebbe già dovuto esaurire munizioni, carburante e pezzi di ricambio da mesi e che invece viene rifornita regolarmente sotto gli occhi complici di droni e satelliti.
La soluzione alla crisi migratoria esiste e sarebbe attuabile: smettere di destabilizzare le regioni di provenienza e combattere veramente le milizie che finora sono state create e armate allo scopo di condurre guerre per procura, di cui l’ultima proprio contro la Siria.
Ma sembra proprio che di intervenire sulle causa non se ne parli, il Pentagono, che è l’origine degli interventi destabilizzanti, ci dice che la crisi durerà per vent’anni:
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Piangere queste povere vittime senza chiedere giustizia indicando i veri responsabili e senza denunciare la pelosa preoccupazione di chi ci vorrebbe rassegnati a vedere popolazioni sradicate per altri vent’anni, sarebbe un ulteriore oltraggio che non ci sentiamo di compiere.