ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 27 ottobre 2015

La bambagia misericordiosa della speranza

http://www.ilfoglio.it/vincino/2015/10/27/vignetta___1-iv-134268-rubriche_c302.htm

FRANCESCO SPIEGATO CON VOLTAIRE

Che cosa rischia una chiesa che vuole modernizzare l’idea di “inculturazione della fede”? Le convergenze parallele del Sinodo, la bambagia misericordiosa della speranza e la funzione di discernere il relativo affidata alla collegialità


Interpretazioni dell’esito sinodale su dottrina e pastorale ovvero sulla verità rivelata e codificata a fronte della pratica religiosa ispirata alla legge somma della chiesa, la salvezza delle anime. Per Antonio Socci (Libero), vigoroso sostenitore della tesi secondo la quale il Papa regnante è un falso in atto pubblico, Bergoglio è stato messo in minoranza dai padri e ogni apertura sui divorziati risposati, tema chiave, è stata respinta.
 La stampa internazionale lo registra, aggiunge Socci, mentre quella italiana, laicista e sovreccitata nel suo bergoglismo da parata, afferma impudentemente il contrario. Per Alberto Melloni (Corriere), critico della papolatria di san Giovanni Paolo II e della campagna ratzingeriana contro il relativismo culturale e morale, il Sinodo ha stroncato il cardinal Ruini e la sua idea di una “condizione oggettiva” di peccato, affermando che “il giudizio su una situazione oggettiva non deve portare ad un giudizio sulla imputabilità soggettiva”, il che sembrerebbe una disquisizione casuistica, formalmente, ma è in realtà la distinzione tra peccato e peccatore, non proprio una novità, direi una ovvietà catechistica.

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Repubblica fa del gustoso retroscenismo, parla di un pranzo in cui Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e allievo di Ratzinger, concorda con il Papa emerito l’appoggio alle tesi aperturiste, con juicio, del circolo germanico, e favorisce la convergenza di Walter Kasper (teologia in ginocchio) e di Gerhard Müller (dottrina della fede). La chiesa è maestra di umanità e madre misericordiosa, ma questo era noto, e scoprirlo come novità, per dirla con il tono supercilioso del Melloni, è una banalità.
Più interessante, naturalmente, il parere del preposito generale della Compagnia di Gesù, superiore nella regola del gesuita Bergoglio e paradossalmente suo scudiero in virtù del voto di obbedienza al Papa, anche gesuita, circa missiones. Padre Adolfo Nicolás dice che ha prevalso il “discernimento” ignaziano, cioè la regola di vedere Dio in tutte le cose e tirare le conseguenze esaminandole caso per caso. C’è un “relativismo cristiano”, come diceva il cardinale Martini in polemica con colui di cui fu antepapa, Benedetto XVI. Gli uomini di chiesa sono esperti non solo in umanità, sono campioni nei giochi linguistici, sono, anche se la cosa non piace ad alcuni circoli francescani, esperti del Logos. Nessun antirelativista nega il discernimento, sarebbe ridicolo più che dogmatico, e nessun relativista cristiano nega le conseguenze dottrinali e pastorali di una religione rivelata. La stessa tradizione cattolica si fonda su questo et-et. Bisogna dunque aspettare, dopo lo stallo aperturista, dopo le convergenze parallele del Sinodo, l’esortazione apostolica postsinodale di Francesco, libero di decidere una eventuale nuova disciplina pastorale in materia di famiglia dopo la lunga elaborata e interessante consultazione di popolo e clero. Per ora si avvolge il tema critico dei costumi moderni nella bambagia misericordiosa della speranza e si affida alla collegialità la funzione di discernere il relativo, poi si vedrà. Roma non è locuta finché il Papa non ha parlato.
Il Papa per la verità parla molto, come è giusto, e concludendo il Sinodo ha puntato sul concetto di inculturazione della fede, la relazione speciale e delicatissima della fede evangelica dei cristiani con le culture che si dispiegano nella storia e nella geografia del mondo. E’ questione troppo complicata per discuterne in due righe. Basti la sentenza ironica di un vecchio ateo o deista devoto del XVIII secolo, Voltaire: “I parigini si meravigliano che gli Ottentotti taglino a ogni nato un testicolo, ma gli Ottentotti si meravigliano che i parigini insistano nel tenerseli tutti e due”. Sono le avventure complicate del monorchidismo, antica variante africana dell’ideologia del gender


di Giuliano Ferrara | 26 Ottobre 2015 ore 19:30

In Italia la riforma del Papa sul matrimonio non sarà valida

Un Motu proprio del 1938 impedisce che in Italia venga applicata la riforma del Papa sulle cause di nullità dei matrimoni. Le procedure snelle, veloci e gratuite saranno beneficio degli stranieri...

Mentre l'opinione pubblica era concentrata sul dibattito relativo alla Comunione ai divorziati risposati e alla condotta da tenere nei confronti degli omosessuali, pochi hanno riservato attenzione alle novità introdotte in merito alle cause di nullità del matrimonio.
Che, essenzialmente, sono state riformate snellendo e accorciando i processi, rendendo gratuite "per quanto possibile" le udienze e affidando potere decisionale ai vescovi, che si costituiranno così come giudici. La riforma del diritto canonico è stata inserita all'interno delMotu proprio "Mitis Iudex Dominus Iesus", promulgato l'8 settembre scorso e in vigore dal prossimo 8 dicembre, data di apertura del Giubileo della Misericordia.
C'è però un dettaglio che di fatto invalida le riforme di Bergoglio per il territorio ecclesiastico dell'Italia, scovato da Carmelo Palma per Strade online. Secondo un parere emesso il 13 ottobre dal Pontificio consiglio per i Testi legislativi (quasi una Corte costituzionale vaticana,ndr), la responsabilità e la centralità del vescovo nel processo di nullità del matrimonio non sarebbero applicabili in Italia.
Questo per due motivi connessi tra loro. Anzitutto il Motu proprio "Qua Cura" di Papa Pio XI, secondo cui per l'Italia a decidere la nullità dei matrimoni sarebbero chiamati specialitribunali regionali interdiocesani a causa della "peculiare strutturazione diocesana" dello Stivale. Una vera e propria norma ad hoc per l'Italia, in vigore sin dal 1938.
Il secondo motivo che potrebbe bloccare le riforme bergogliane per il nostro paese è il principio del diritto canonico secondo cui "una norma universale (il Mitis Iudex Dominus Iesus) non deroga alla legislazione particolare o speciale (in questo caso il Qua Cura)", a meno di una deroga che però in questo caso non c'è. E queste non sono conclusioni di Palma, ma portano la firma del cardinale Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.
È Palma, invece, ad osservare giustamente come dietro all'operazione che ha riportato alla luce questa "eccezione italica" possa celarsi, verosimilmente, l'ostilità di parte della Chiesa italiana alle riforme volute dal Papa argentino. E questo non solo per mere ragioni "politiche" di minore o maggior peso in seno al Vaticano, ma anche per un motivo pratico: recentemente, sempre più sentenze di tribunali italiani hanno stabilito che non sempre l'annullamento del matrimonio religioso annulla anche gli effetti civili delle nozze, con la conseguenza che la nuova riforma del Papa avrebbe potuto essere sfruttata non come alternativa al divorzio di fronte ai giudici civili, ma come metodo per farsi riammettere in seno alla Chiesa.
Con inevitabili conseguenze a cascata anche su tutta la questione della Comunione ai divorziati risposati.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/italia-riforma-papa-sul-matrimonio-non-sar-valida-1187458.html

Continua l’opera di disinformazione sul Sinodo

Sarà noioso, ma non si può fare a meno: il tentativo costante, da parte di una pattuglia di giornalisti cattolici, di imporre una lettura del Sinodo fuorviante merita risposte pedanti e puntuali. Su Vatican Indsider di oggi, Gianni Valente riprende a suonare la stessa campana, intervistando, guarda caso, un padre sinodale che appartiene sempre alla stessa fazione. Uno di quelli, per intenderci, che i padri sinodali chiamati al voto per il nuovo consiglio sinodale non hanno eletto, non trovandolo così rappresentativo come lo trova invece il giornalista Valente: mons. Johan Bonny, già collaboratore del cardinale Walter Kasper, vicino al cardinale Godfried Danneels, oggi alla guida della diocesi di Anversa (1)
Valente deve fare una premessa, vaga, ma, visto il personaggio intervistato, necessaria: su Bonny “circolano ritratti caricaturali, scritti da penne intinte al veleno. Eppure il suo bilancio del Sinodo non sembra tratteggiato da un pasdaran del relativismo teologico“.
Cosa dicono i presunti  ritratti caricaturali non si dice; è meglio non farlo; basta accreditare
l’ospite, prima di lasciargli la possibilità di esprimere il suo pensiero.
Se Valente avesse detto la verità, e cioè che che Bonny è uno strenuo avversario dell’enciclica Humanae vitae, che il Sinodo però non ha affatto cassato, e un difensore dei matrimoni gay, che il Sinodo non ha per nulla approvato, forse alcuni lettori avrebbero drizzato le antenne e si sarebbero chiesti: ma da dove viene questo Bonny? Forse dal paese che ha il record di chiese vuote, insieme alla Germania di Kasper? E’ davvero necessario preferire il belga e il tedesco, ai padri africani, o a quelli dell’Europa Orientale?
Valente presenta dunque con tratti molto amibgui il luminare, scelto con il lumicino, perchè trovarne di così arditi non è facile, e poi lo imbocca. Vediamo un  passaggio:
Hanno provato ad affossare il paragrafo sul discernimento dei divorziati risposati, nonostante non ci fosse nemmeno un riferimento esplicito alla riammissione ai sacramenti. A cosa miravano?
«Quelli che su quel punto non volevano lasciare la minima apertura erano convinti di “vincere”. Si sono detti: su quella formulazione non facciamo obiezioni preliminari, e poi al momento del voto voteremo contro. Volevano dare il segnale: di questo non vogliamo parlare più, nemmeno lontanamente. Ma hanno fatto male i calcoli. All’inizio erano certo più di ottanta. Vuol dire che, alla fine, alcuni hanno detto: adesso basta, andiamo avanti, verso la posizione pastorale condivisa. E questo cambiamento è maturato durante il Sinodo».
Notare l’incipit della domanda: “hanno provato...”. Chi ha provato? Il soggetto manca, quasi innominabile, ma il lettore è portato a pensare che coloro che hanno provato siano stati degli infiltrati, dei fuorilegge, dei sovversivi, degli extracomunitari entrati di soppiatto al Sinodo; insomma, una pattuglia di guastatori. No, caro lettore, Valente apostrofa così i moltissimi padri sinodali, vescovi e cardinali, decisi a rispettare Familiaris consortio di Giovanni Paolo II. Nel giusto, o errando? Valente ha già dato la sua riposta, nella domanda. E poi l’insinuazione: “A cosa miravano?“.
La risposta di Bonny è ancora più eloquente: sembra stia parlando di una partita di risiko, di una battaglia all’interno del Sinodo, in cui più di ottanta padri miravano a “vincere”! E in cui, invece, avrebbe vinto la fazione buona, la sua.
Un’altra perla, questa volta di Bonny, che cerca di svincolare quello che tutti i dati sociologici confermano, la correlazione tra secolarizzazione e crisi dei matrimoni:
Cosa l’ha convinta di meno, nella trattazione del tema dei matrimoni falliti?
«Alcuni hanno un modo meccanico di interpretare la diminuzione dei matrimoni e i fallimenti matrimoniali solo come effetto automatico della perdita di fede e della secolarizzazione. Dimenticando che divorziano anche tanti bravi cattolici, coinvolti nelle parrocchie e nei movimenti».

1) si noti: Bonny è parte della terna: Kasper-Danneels-Kasper, amatissima e intervistatissima dal quotidiano on line coordinato da Tornielli.

Per la campagna sinodale kasperiana di Gianni Valente:
http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/campane-kasperiane-gianni-valente-di-vatican-insider-2/

Per Bonny:
http://www.tempi.it/no-monsignore-quello-che-propone-non-e-cattolico-studenti-contro-il-vescovo-di-anversa-che-vuole-benedire-le-unioni-gay#.Vi5zYivbm70
http://www.espiritugay.com/obispo-johan-bonny-espera-reconocimiento-de-las-relaciones-gays/


http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/continua-lopera-di-disinformazione-sul-sinodo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=continua-lopera-di-disinformazione-sul-sinodo

Synode: l'Eglise catholique devient-elle protestante? 
 Le Figaro 
(Jean-Marie Guénois) Aline Lizotte est docteur canonique en philosophie et directrice de l'Institut Karol Wojtyla. D'origine canadienne, elle est l'une des références internationalement reconnues dans l'Eglise catholique sur les questions d'éthique conjugale et de la sexualité. En philosophe, elle analyse les résultats du récent synode sur la famille. -- Même s'il n'a pas pris position pour éviter un vote négatif d'une partie des évêques, le synode a suggéré au pape, et cela a été voté, que la question de la communion des divorcés remariés (...)

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