ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 7 ottobre 2015

Nuptias facit consensus

Padre Cavalcoli e l’ordinazione sacerdotale


Secondo Padre Cavalcoli se gli sposi (o uno di essi) non hanno del matrimonio lo stesso concetto che ha la Chiesa, il matrimonio è nullo.
Il Padre Cavalcoli si sbaglia: nuptias facit consensus e il consenso è atto di volontà: gli sposi rendono nullo il matrimonio se vogliono un matrimonio sbagliato, non se hanno opinioni sbagliate, le quali vanno in second’ordine se gli sposi, nonostante le loro opinioni, vogliono – di fatto – consentire al matrimonio come vuole la Chiesa.

Lo stesso vale del sacerdote che celebra l’eucaristia o del vescovo che ordina un sacerdote: ciò che decide non è l’opinione soggettiva, bensì l’intenzione, la volontà di fare ciò che intende e vuole la Chiesa.
Le opinioni contrarie alla fede della Chiesa possono essere un indizio della “cattiva” volontà di chi agisce, ma la volontà è altra cosa, che va specificamente provata.
Don Ennio Innocenti

Interpretare il Papa

Arriva la lettera indignata perché il Papa, proibendo al confessore di rimproverare il peccatore, lo ha ridotto ad un muto distributore di assoluzioni, mentre la Chiesa ha sempre insegnato che il confessore è anche giudice.
Risposta: il confessore per assolvere deve giudicare, ma se il reo dimostra d’essere pentito non ha bisogno d’essere rimproverato per il male compiuto.
Certo è necessario il proposito di non continuare nella condotta perversa, ma se il penitente dichiara questo proposito non ha bisogno d’essere rimproverato.
Infine il peccatore deve riparare, per quanto possibile, il danno causato, specialmente se esso è relativo a rapporti d’ingiustizia (economica o no), ma se il peccatore intende riparare non c’è bisogno che il confessore si metta a fare il predicatore.
In ogni caso il confessore non è muto, perché può evocare la bontà del Medico Divino, può esortare alla perseveranza e all’invocazione dell’aiuto divino, soprattutto può sempre esortare al meglio, a propositi perfetti e a cautele prudenziali.
I padri e le madri sanno anche rimproverare, al bisogno, non per sadismo, ma per impedire che le piaghe diventino puzzolenti e i propositi velleitari o poco seri diventino ipocrisie.
Don Ennio Innocenti

L’avvio al nuovo “processo” di nullità matrimoniale

Alcuni si sono scandalizzati perché il Papa ha riconosciuto la rilevanza della fede nell’apprezzamento dei valori matrimoniali, ma a torto.
E’ vero che, nonostante il peccato d’origine, la nostra intelligenza resta valida per conoscere l’indispensabile sia di Dio sia di noi stessi, però la rivelazione divina è preziosissima per una generale e migliore stima degli attributi divini e dei nostri stessi destini.
Mancando la rivelazione divina (peggio: rifiutandola) tutto diventa difficile per la maggioranza degli uomini alle prese con le conseguenze personali e sociali del peccato.
Per questo il Papa riconosce che senza la fede gli ardui fini e valori naturali del fatto matrimoniale possono diventare oscuri e malfermi.
Oggi s’insegna che il mondo è fatto a caso e che non c’è un ordine naturale voluto da Dio, s’insegna che ognuno si regola secondo il suo parere e che ha diritto a conseguire ogni suo desiderio.
E’ chiaro che su queste basi non sussiste il fatto matrimoniale.
Le cedevoli minimali leggi civili hanno indotto gli spiriti alla superficialità e spesso lo stesso rito religioso del matrimonio, a dispetto dei suoi simboli, è diventato mera convenzione.
Perciò non fa meraviglia che questa nuova triste situazione produca matrimoni finti che crollano alla prime difficoltà.
Don Ennio Innocenti

Stupori ingiustificati

Qualcuno si è meravigliato che il Papa abbia aperto la procedura breve per il processo di nullità matrimoniale quando vi sia stato, tra gli sposi, un doloso occultamento di fatti precedenti le nozze (l’occultamento della sterilità o di gravi malattie contagiose o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione).
Ma, in verità, si tratta di fatti così importanti da poter ragionevolmente mutare il giudizio sulla personalità di chi ne è stato responsabile e da aggravare inesorabilmente il peso di responsabilità conseguente. E’ determinante anche il fatto che tale occultamento sia stato doloso: una ingiustizia odiosa.
Naturalmente l’accusa andrà dimostrata a fronte di eventuali contestazioni, ma è giusto che davanti alla serietà dell’accusa si apra la via d’una procedura breve perché il diritto di poter sposare legittimamente è primario e i capi d’accusa indicati sono di tale natura da poter essere provati con argomenti oggettivi.
Altri si meravigliano perché il documento papale aggiunge un eccetera quando menziona la prova medica per documenti: è evidente che l’eccetera si riferisce all’amplissima gamma delle prove mediche, perizie svariatissime che non c’è bisogno di descrivere, ma di vagliare in sede giudiziale, non essendo altro che aiuti per la formazione della definitiva valutazione del giudice nel processo.
Don Ennio Innocenti

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