ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 9 ottobre 2015

Papa Dan Brown?

Il complotto per eliminare Francesco

Cardinali conservatori e progressisti uniti per far fuori Francesco. E dietro al coming out di Charamsa, secondo Dagospia, ci sarebbero i servizi segreti


Come riporta Dagospia, infatti, "i cardinali più conservatori, sono preoccupatissimi per la visione anti-capitalista che emerge anche dall’enciclica Laudato si’". Così, riporta sempreDago, "si stanno saldando con i porporati più riformisti, indispettiti per gli stop and go di Francesco sulla famiglia e sulla morale cattolica in generale. Gli estremi si sono toccati e ora lavorano alacremente per far fuori il Papa".
Un fatto che ha alterato particolarmente gli equilibri in Vaticano è stato il coming out dimonsignor Charamsa. Papa Francesco si è infuriato e ha interpretato questo fatto "come una manovra della lobby gay che opera in Vaticano per condizionare pesantemente il Sinodo della famiglia a cui teneva tantissimo. E per reazione, Francesco si è attestato sulle posizioni più conservatrici, che non a caso stanno prevalendo nei lavori dei vescovi".
I cardinali che non vogliono Francesco guardano "con interesse alle condizioni di salute di Joseph Ratzinger. Non che gli vogliano particolarmente bene. È che sanno che Bergoglio non si dimetterà mai finchè è vivo il predecessore: una Chiesa con tre Papi in vita farebbe ridere il pianeta".
Ma, quel che stupisce di più nell'articolo di Dagospia, è la conclusione, dedicata al coming out di Charamsa. Dietro questo gesto, infatti, riporta il sito di Roberto D'Agostino, "ci sono anche i servizi segreti italiani. C'è infatti un alto papavero dei servizi, molto legato al Vaticano, che fa parte della lobby omo".

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/complotto-conservatore-eliminare-francesco-1180842.html

Dagospia, l'indiscrezione sulle dimissioni del Papa



Dagospia, l'indiscrezione sulle dimissioni del Papa
Papa Bergoglio non morirà Papa”, lo scrive il sito Dagospia parlando del difficile momento che sta attraversando il Pontefice argentino.  Il sito scrive anche che nei sacri palazzi matura la convinzione che alla fine il “Papa dell’altro mondo” alla fine sarà “fiaccato dalle manovre contro di lui e prima o poi si arrenderà”. Gli anti-Bergoglio, quelli che vengono definiti dal sito di Roberto D’Agostino, come “i cardinali con la coscienza più pesante”  ritengono che Bergoglio potrebbe maturare la decisione storica se le condizioni di salute di Papa Ratzinger dovessero peggiorare. Insomma, niente addio di Francesco finché è in vita Benedetto XVI perché tre Papi “farebbero ridere tutto il pianeta”.
Conservatori e riformisti - Nonostante Papa Francesco goda di un enorme consenso popolare, nonostante riesca a smuovere le masse e abbia anche notevoli doti diplomatiche (come hanno dimostrato i viaggi a Cuba e negli Stati Uniti), nonostante tutto quando torna tra le mura del Vaticano “si ritrova circondato da nemici”. Di più: “Nemici che si coalizzano”, come scrive Dagospia.  I nemici sono i cardinali piùconservatori che guardano con apprensione alle possibili conseguenze anti-capitaliste dell’enciclica “Laudato sì”. Ma questi starebbero formando, stando sempre alle indiscrezioni, con i riformisti che mal sopportano le accelerazioni e le successive frenate di Francesco sulla famiglia e sulla morale cattolica in generale.
Lo scandalo gay - Come se non bastasse a questi veleni si è aggiunto lo scandalo del monsignor Charasma che lavorava per il Sant’Uffizio.  Uno scandalo che Bergoglio ha interpretato come una “manovra della lobby gay che opera in Vaticano per condizionare pesantemente il Sinodo della famiglia a cui teneva tantissimo”.  Dagospia rivela anche la presenza dei servizi segreti italiani dietro i prelati gay che hanno deciso il coming out di Charamsa. “C'è infatti un alto papavero dei servizi, molto legato al Vaticano, che fa parte della lobby omo”, conclude Dagospia.
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11836620/Dagospia--l-indiscrezione-sulle-dimissioni.html

La copertina del libro di Edward Pentin The Rigging of a Vatican Synod?C'è stata una manipolazione durante i lavori del Sinodo straordinario dell'anno scorso? Ad avanzare il sospetto è il giornalista britannico Edward Pentin in quel suo nuovo ebook, The Rigging of a Vatican Synod? An Investigation of Alleged Manipulation at the Extraordinary Synod on the Family (Ignatius Press, San Francisco 2015) che in Italia sta praticamente passando sotto silenzio. Ecco cosa dice Pentin in questa intervista alla Nuova Bussola.
Quelle manovre per manipolare i lavori del Sinodo
Papa Francesco e il cardinale Peter ErdoDomenica, Papa Francesco ha sottolineato che il Sinodo dei vescovi non è un parlamento, ovvero che la verità non è il frutto della democrazia dei “secondo me”. Chiaro. Forse. Perché monsignor Bruno Forte, che del Sinodo è il Segretario speciale, insiste nel dire che l’assemblea dei vescovi ha natura “pastorale” e c’è il rischio che le sue parole vengano strumentalizzate da chi auspica separazioni imbarazzanti tra pastorale e dottrina. Infatti, il Relatore generale del Sinodo, il cardinale Péter Erdö, ha tenuto a ribadire che tra bene e male non ci può essere compromesso: sì, insomma, che siamo nella Chiesa cattolica, non dal barbiere. Necessario?
Sì, perché evidentemente non tutti stavano prendendo appunti mentre il Pontefice, in un secondo intervento, ha ricordato con piglio che il Sinodo non riguarda solo i temi già da tempo decisi da alcuni, padri sinodali o mass-media, e che, tra chi gli appunti non li ha presi, qualcuno sta fuori dal Sinodo - vedi monsignor Krzysztof Charamsa, il suo Eduard o un don Alberto Maggi (clicca qui) - e altri dentro (vedi monsignor Paul-André Durocher, già presidente della Conferenza episcopale canadese, che ha sparato la proposta di ordinare diaconi le donne). Insomma, il rischio che il Sinodo 2015 sia come quello straordinario del 2014 c’è. Una manipolazione, anzi «una presunta manipolazione», come precisa il giornalista britannico Edward Pentin in quel suo nuovo ebook, The Rigging of a Vatican Synod? An Investigation of Alleged Manipulation at the Extraordinary Synod on the Family (Ignatius Press, San Francisco 2015) che in Italia sta praticamente passando sotto silenzio.
«Nelle stanze vaticane la preoccupazione abbonda», dice Pentin a La nuova Bussola Quotidiana. «Molti considerano il Sinodo una creazione di coloro che si oppongono all’insegnamento della Chiesa e questo ne fa un’impresa estremamente rischiosa che alla fine può risultare parecchio divisiva, fino magari a portare - alcuni lo dicono - persino allo scisma. Il Santo Padre ci esorta a confidare nello Spirito Santo e alla fine tutto potrebbe finire per il meglio, ma i presagi non sono meravigliosi».
L’Assemblea straordinaria dei vescovi dell’ottobre 2014 fu insomma una trappola per far inghiottire all’intera Chiesa Cattolica il boccone indigesto del declassamento del divorzio, dello sconto ai “risposati”, addirittura della benedizione dei rapporti omosessuali? Certo che no, Pentin non si sogna nemmeno di affermarlo. Primo perché, se così fosse stato, ora non si potrebbe più parlare di Chiesa cattolica. Secondo perché chi pensò di farlo non ci è affatto riuscito. Terzo perché, nonostante quel che pensano e vorrebbero i media, un’assemblea generale di vescovi non è un’arena di scontro tra piromani e pompieri. Eppure la sensazione che al Sinodo straordinario dell’anno scorso sia accaduto qualcosa d’insolito resta. Anzi, a leggere The Rigging of a Vatican Synod? la sensazione si fa certezza, per di più ratificata dai contributi di un bel numero tra principi della Chiesa e osservatori di lusso, inclusi il cardinale Wilfrid Fox Napier e il cardinale Paul Cordes, Stephan Kampowski (ordinario di Antropologia filosofica presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia di Roma) e Austen Ivereigh (fondatore di Catholic Voices e autore di Tempo di misericordia. Vita di Jorge Mario Bergoglio [trad.it., Mondadori, Milano 2014]). Testimoni autorevoli, cioè, che hanno partecipato ai lavori sinodali oppure che sono informati oltre ogni ragionevole dubbio, e che non provengono solo dallo stucchevole partito di quelli che pensano di sapere come si fa il Papa meglio del Papa (e che per questo ogni giorno gli ammanniscono lezioni e ammonimenti non richiesti), che amano il Papa basta che non sia questo Papa, che studiano da cattolici protestatari se non già protestanti.
Pentin è invece un cronista di lungo corso e di grande esperienza che da più di 12 anni segue Papi e cose vaticane (clicca qui). Consulente per la comunicazione del Dignitatis Humane Institute, fondato e diretto da Benjamin Harnwell, è corrispondente per il quindicinale National Catholic Register (la più antica testata cattolica degli Stati Uniti) e per il periodico online Catholic World Report della Ignatius Press. Insomma, al gruppetto degli antipatizzanti di papa Francesco non appartengono nemmeno lui e il suo editore, il padre gesuita Joseph Fessio, allievo di Papa Benedetto XVI, che nel 1976 ha fondato e da allora controlla la californiana Ignatius Press nota per la cristallina fedeltà al Magistero e mai in odore di fronda. Tant’è che per il cardinale Napier, arcivescovo di Durban, in Sudafrica, e copresidente del Sinodo sulla famiglia apertosi domenica, The Rigging of a Vatican Synod? è «una esposizione assolutamente affascinante del Sinodo 2014, specialmente per le macchinazioni che lo hanno circondato».
Il verbo inglese usato per titolare il suo libro evoca il “broglio” e l’idea di “avere truccato le carte”. Il Sinodo straordinario del 2014 nientemeno che manipolato. Non le pare esagerato?
«Il titolo del libro è una domanda. Ed è così perché nelle pagine che lo compongono io presento solamente quelle che sarebbero le prove di una sua presunta manomissione, lasciando poi al lettore il compito di trarre conclusioni. Chi considera quelle prove convincenti dice che il punto interrogativo andrebbe sostituito con il punto esclamativo, ma invece altri - partecipanti e no ai lavori sinodali - dicono che le cose non sono state così nette. Sia come sia, quel che è sicuramente possibile dire è che gl’incaricati del Sinodo, certamente a partire dal suo Segretario generale, il cardinale Lorenzo Baldisseri, e da monsignor Bruno Forte, Segretario speciale, più un 6, 7 altri responsabili, hanno spinto un determinato ordine del giorno e lo hanno fatto in modo aggressivo oltre che spesso inetto».
Quale ordine del giorno?
«Di fatto hanno premuto affinché la discussione sul matrimonio e sulla famiglia andasse nel senso di una “modernizzazione” della Chiesa e questo perché ritengono che la pastorale tradizionale, superata, necessiti di riforma. Pensano, infatti, che così la Chiesa saprà rapportarsi meglio alle complesse problematiche di oggi, facendosi sia “più misericordiosa” sia più adeguata ai tempi. Al Sinodo straordinario la discussione si è concentrata sul divorzio e sulle “seconde nozze”, ma è stato da subito chiaro che per qualcuno quelli erano “cavalli di Troia” utili a introdurre cambiamenti surrettizi nell’approccio della Chiesa verso la sessualità in generale e le relazioni omosessuali in specie. Chi la pensa così dice che al Sinodo non c’è stata alcuna manipolazione, ma al contempo ammette che per vincere certe forti resistenze si è andati giù con mano davvero pesante...»
Nel libro lei pone l’accento soprattutto sulla Relatio post disceptationem…
«La maggior parte degli osservatori si è resa conto che probabilmente qualcuno stava pilotando il Sinodo in una certa direzione proprio il 13 ottobre dell’anno scorso, il giorno in cui il Relatore generale, cardinale Péter Erdö, ha letto quella relazione parziale sui lavori. E quella relazione ebbe un effetto enorme sull’opinione pubblica. I media l’hanno subito definito “rivoluzionario”. Si tenga presente che i giornali ne ricevettero il testo ancora prima dei padri sinodali e così ci fu il tempo per preparare quella velina che, come ha detto George Weigel (nell’articolo "Between Two Synods", pubblicato sul mensile First Things nel gennaio 2015, tradotto su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 febbraio successivo), ha consentito di strombazzare, qualunque fosse il vero andamento del Sinodo: “Finalmente è successo. La Chiesa sta cambiando!”. Come ha detto il cardinale Napier, una volta che i media si furono fatti una loro idea dell’affaire, “non vi è più stato modo di farli ricredere”. Molti poi sono stati colpiti dal fatto che la Relatio non contenga alcun riferimento alle Scritture e alla Tradizione, e che lì il magistero di san Giovanni Paolo II (1920-2005) brilli per assenza. Sono esattamente cose come queste che fanno pensare a un copione preparato in anticipo».
Sul quindicinale National Catholic Reporter (clicca qui), una delle testate più diffuse negli Stati Uniti, scopertamente progressista, Michael Sean Winters ha bollato il suo libro come un «pericoloso attacco al Sinodo» e apostrofato il cardinal Raymond L. Burke come «petulante». Davvero lei ce l’ha con qualche padre sinodale o addirittura con l’intero Sinodo?
«Ci mancherebbe, semmai proprio il contrario. Lo scopo del libro è quello di aiutare il Sinodo sulla famiglia che è stato inaugurato domenica a essere più equo, aperto e aderente alla prospettiva del Santo Padre di una discussione libera in cui tutti possono intervenire con parresìa, ovvero in modo franco e schietto (cfr. At 4,31). Spero che il libro possa pure servire come strumento catechetico e aiutare i lettori a capire qual è la posta in gioco, ciò che davvero la Chiesa insegna su temi chiave come il matrimonio e la famiglia, e anche il motivo per cui ci si accalora così tanto attorno a essi. Va pure detto, peraltro, che il giornalista che ha definito in quei termini il cardinale e il mio libro inizia la sua recensione dicendo di non avere letto… il mio libro»
Qualcuno dirà che, per quanto bene intenzionato, il suo libro è divisivo e persino troppo duro nei confronti di alcuni alti prelati…
«Ho pensato e ripensato a lungo se fosse davvero il caso di scriverlo, e questo perché non volevo generare scandalo né riaccendere nuove discussioni sterili. Comprendo dunque la preoccupazione cui lei accenna, ma perché il libro fosse un resoconto vero di ciò che è avvenuto al Sinodo straordinario occorreva evitare ogni tipo di autocensura. I media e i giornalisti cattolici debbono rispettare sempre la gerarchia ecclesiastica, ma la deferenza non può mai essere motivo di oscuramento della verità, la quale va sempre detta per intero ancorché con carità. Aggiungo anche che i resoconti, se si basano sui fatti e se cercano di presentare integralmente la verità, non sono loro a essere divisivi; lo sono invece coloro che compiono atti divisivi».di Marco Respinti            09-10-2015
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quelle-manovre-per-manipolarei-lavori-del-sinodo-14055.htm

Papa Francesco, il geo-gesuita


Ecco come Bergoglio maneggia geopolitica come non si vedeva più dai tempi della Guerra Fredda
La famiglia? Le culle vuote? Un tema da Dan Brown: l’autore di Angeli e Demoni nel suo recente romanzo Inferno impernia l’ennesima trama ricca di colpi di scena sul problema della sovrappopolazione globale, e disegna un climax in cui il vero nemico da battere sarebbe la riproduzione umana.
Nella realtà, molto prima di leggere Dan Brown, la popolazione occidentale ha iniziato una micidiale traiettoria di decrescita demografica confermata da un costante calo nel tasso di fertilità dell’Occidente. Ma quello dello svuotamento della famiglia e delle culle non è che l’ultimo tema-chiave su cui la torre di controllo dell’intero mondo occidentale e il barometro delle sensibilità che esprime è la Chiesa cattolica. Per alcuni versi, la mente torna di colpo al 1968, anno dell’Humanae Vitae, l’enciclica sul “gravissimo dovere di trasmettere la vita umana” in cui Paolo VI impresse la preoccupazione di non avallare in nessun modo le politiche di controllo delle nascite allora in auge, e al braccio di ferro interminabile che seguì dentro le mura vaticane e tra la società civile. Dibattiti endo-cattolici, roba da vaticanisti? Non solo! Papa Bergoglio è infatti un pontefice che maneggia variabili geopolitiche come non si vedeva più dai tempi di Papa Woytila e del grande confronto con l’Unione Sovietica. Talora la diplomazia pontificia agisce in maniera visibile a tutti, come nel caso del lungo negoziato tra Stati Uniti e Cuba, talaltra sottotraccia, in un intreccio gesuitico in cui a un registro pubblico ne corrisponde un altro più sottile e meno evidente.
Di particolare rilevanza è l’allungo verso est, con la ripresa del dialogo con il vasto mondo ortodosso e le principali componenti che lo animano, scandita da tappe solenni come il viaggio a Istanbul nel novembre dell’anno scorso. La vicinanza alla chiesa ortodossa è un tassello nella strategia di lungo termine di saldatura della comunità cristiana, e della ricomposizione degli scismi che ne hanno segnato la disgregazione. È tuttavia anche un progressivo avvicinamento alla spiritualità della Russia, che dopo la lunga parentesi sovietico-bolscevica ha acquisito seppure in maniera posticcia parte dell’impianto simbolico e spirituale dello zarismo. Mosca, inoltre, si propone come difensore delle comunità cristiane oppresse in molte parti del Medio Oriente e dell’Asia Minore. Nemmeno si può dimenticare escludere il vibrante richiamo al genocidio armeno operato dal pontefice proprio nella primavera di quest’anno. Che è senz’altro un riferimento a vicende passate, ma potrebbe anche essere un messaggio “a nuora perché suocera intenda”, ossia un monito alla Turchia neo-ottomana a non avallare persecuzioni di cristiani.
La stessa enciclica dedicata a tematiche ambientali è stata vissuta da molti come uno sconfinamento della massima autorità spirituale dell’Occidente in spazi finora presidiati da lobby “green” e dai loro interlocutori industriali, ma incorpora temi geopolitici. Si pensi agli sconvolgimenti politici causati da siccità. Diverse comunità di analisti di rischio geopolitico hanno ad esempio provato a ricostruire la sequenza di eventi da cui scaturirono la rivolta tunisina del pane e la primavera araba del 2011. Molte analisi, in particolare, sottolineano l’impatto di una anomalia meteoclimatica nell’anno precedente. Anche la reportistica per l’anno 2010 a cura del National Climatic Data Center del Dipartimento Americano del Commercio conferma l’esistenza di un’ondata di calore anomala su larga scala occorsa sulle regioni euroasiatiche durante l’estate.
L’ondata di calore si è rivelata particolarmente intensa sull’area compresa tra la Federazione Russa, Ucraina e Kazakhstan, dove si verificarono numerosi incendi nei campi di grano, con un conseguente shock nella produzione complessiva della regione, in calo 32.74% per la Federazione Russa, 19.38% per l’Ucraina e 43.12% per il Kazakistan. Come conseguenza il prezzo del grano aumentò sul mercato globale con un picco secondo soltanto al prezzo registratosi durante la crisi finanziaria globale del 2007-2008. A farne le spese fu soprattutto il Maghreb, dove si trovano alcuni dei primi venti importatori di grano al mondo (Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Libia) e dove vecchi gruppi dirigenti avevano mantenuto per decenni la presa sulle istituzioni pubbliche, con enormi accumuli di ricchezza e potere nelle tasche e nelle mani di pochi. Alle migrazioni da siccità si affiancano i guru del geo-engineering, la disciplina che studia il modo di hackerare la natura e piegarla alla propria volontà. Tirare un razzo in una nuvola può apparire già un enorme passo in avanti rispetto alla danza selvaggia di uno sciamano o al sacrificio pagano, ma rimuovere particelle di aerosol dalla stratosfera richiede ben altre capacità. Nulla che sia al di fuori delle possibilità umane, o almeno così sostiene il fisico di Harvard David Keith nel suo visionario saggio “A Case for Climate Engineering”.
Alla Chiesa non può, ovviamente, sfuggire una delle più potenti variabili geopolitiche, quella demografica. Che è una lente il cui vetro segnala società senescenti in ampi settori dell’Occidente. Società per cui la pensione non è più considerabile una fase di puro “riposo”, ma una fascia di vita sempre più ampia in cui ridefinire obiettivi, rischi, prospettive, eventuali nuovi impegni lavorativi per far fronte alle esigenze familiari (figli e nipoti). Preoccupazioni che gli anni di contrazione dei redditi a causa della crisi hanno reso più acute. E che il geo-papato di Bergoglio – orecchio attento ai ticchettii di bombe geopolitiche – non può realisticamente ignorare.
09 - 10 - 2015Francesco Galietti

http://www.formiche.net/2015/10/09/papa-francesco-il-geo-gesuita/
Sinodo, la trasparenza non voluta
Sinodo, la trasparenza è meglio. Queste prime giornate di lavori del Sinodo sulla Famiglia fanno pensare che in realtà una totale trasparenza sugli interventi dei Padri avrebbe reso un miglior servizio alla Chiesa, e soprattutto ai fedeli.
MARCO TOSATTI
08/10/2015
Sinodo, la trasparenza è meglio. Queste prime giornate di lavori del Sinodo sulla Famiglia fanno pensare che in realtà una totale trasparenza sugli interventi dei Padri avrebbe reso un miglior servizio alla Chiesa, e soprattutto ai fedeli.  

C’è chi ha parlato di lobbying; c’è chi ha parlato di cospirazioni; ma di tutto questo, ahimè, chi è fuori viene informato a pezzetti; un’indiscrezione qui, un accenno là, un’altra informazione ancora più in là. E naturalmente conoscendo mondo e Chiesa non può non nascere il sospetto che le une e le altre possano essere pilotate o indirizzate, o fornite in maniera tale da poter servire qualche cosa o qualcuno.  

Non a caso è uscito proprio in queste settimane il libro di Edward Pentin, un collega che scrive sul Nationa Catholic Register, e che è tutto fuorché una testa calda, intitolato “The rigging of the Synod”, che potremmo tradurre “Il Sinodo manovrato”. Si riferiva a quello straordinario del 2014, e di cui quello in corso è un prolungamento.  

Che ci siano posizioni diverse, fra chi vuole in generale aperture e passi nuovi della Chiesa, e chi è più attento a non staccarsi dall’insegnamento finora trasmesso è evidente. E se si vedono i nomi dei 45 (un numero molto alto) di invitati personali del Papa al Sinodo, su un totale di 270; e quelli sempre di nomina pontifica incaricati di stendere la relazione finale credo si possa osservare una netta prevalenza degli aperturisti.  

Un vaticanista di lungo corso, e sospetto di tutto, fuorchè di impeti controrivoluzionari, don Antonio Pelayo, scriveva sul suo profilo Twitter: “El Sínodo cambia métodos de trabajo y abre alguna ventanilla a la información.Insuficiente si se quiere transparencia y comunicación real”. Il Sinodo cambia metodi di lavoro e apre qualche finestrella all’informazione. Insufficiente se si chiede trasparenza e comunicazione reale”.

Solo la trasparenza effettiva e completa, praticata fino al 2014 in tutte le precedenti edizioni del Sinodo, per una ventina di anni, in un organismo come questo, e i cui risultati saranno totalmente nelle mani e nelle decisioni del Numero Uno, se quando e come vorrà, avrebbe potuto evitare che l’anno prossimo l’ottimo collega Pentin abbia materiale per un seguito al primo volume…. 

 

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