ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 10 novembre 2015

L'agenda e le minacce dei peanisti

Papa Francesco usa Vatileaks contro gerontocrati in Chiesa?

Lo scandalo Vatileaks, attribuito a Francesca Chaouqui e mons.Vallejo Balda, serve a Papa Francesco contro chi si oppone a rinnovare la Chiesa e salvarla dal declino

Francesca Chaouqui: usata e gettata
da Papa Francesco nella guerra contro
la gerontocrazia  vaticana? 
ROMA – C’è una cosa che mi sfugge nello scandalo del Vatileaks, quale sia il ruolo e l’interesse di Papa Francesco. Non riesco a togliermi dalla testa un dubbio: che dietro Vatileaks ci sia proprio lui, il Papa che è impegnato nella missione di ridare vita alla Chiesa cattolica romana. Forse non proprio lui ha architettato la catena di indiscrezioni che ha portato in pubbklico lo scandalo. Forse non c’è una mente, che sarebbe da definire diabolica se non fossimo in chiesa, che ha mandato allo sbaraglio Francesca Immacolata Chaouqui e mons. Lucio Angel Vallejo Balda per mettere in piazza le magagne di tanti sommi sacerdoti che sono anche i nemici di Papa Francesco. Ma allora è stato proprio lo Spirito Santo a guidarli, perché il risultato è dirompente.
Certo, di fronte alle indiscrezioni di Chaouqui e Vallejo Balda, Papa Francesco non sembra essersi scomposto più di tanto. Ha agitato un po’ il dito (“Il Santo Padre è amareggiato per il tradimento dei due collaboratori infedeli”), ma l’amarezza si stempera subito perché il Papa “non è affatto preoccupato per il contenuto dei documenti divulgati”, che sono “frutto di un’approfondita indagine interna che lui stesso aveva promosso per procedere con le riforme”. Quella di Papa Francesco è una lotta quasi solitaria con una gerontocrazia che tiene in mano la Chiesa da duemila anni, conoscono tutti i segreti del Vaticano, hanno passato e passano più tempo a ordire trame che a pregare. Per molti di loro ci sono cospicui interessi da difendere, ruberie da coprire. Vatileaks ha portato in superficie un po’ di quella melma, a che scopo? Un risultato evidente è stato quello di screditare uomini forti di quella gerontocrazia al potere che Papa Francesco ha la missione di scardinare. La missione gli è stata affidata, per i credenti da Dio, attraverso lo strumento della Chiesa di fuori, quella alla frontiera della Fede, dove il senso religioso è più forte che nella decaduta Europa. Dietro Papa Franscesco ci sono i cattolici del Nord e Sud America, Africa, Asia. Vogliono pulizia, non vogliono perdere il confronto con le altre religioni cristiane più flessibili, meglio attrezzate dal punto di vista anche organizzativo alla sfida del mondo di oggi: povertà, diseguaglianze, disagio e odio sociale, diffusione delle idee contro cui l’Indice dei libri proibiti è inerte di fronte a internet. Tre sono i passaggi chiave per far recuperare alla Chiesa cattolica il terreno perduto, rimetterla in sesto, senza toccare l’essenza della Religione ma solo scrostando dogmi inventati dagli uomini nei secoli. 1. Bisogna fare sposare i preti. 2. Bisogna aprire alle donne prete. La Chiesa non può restare incatenata agli schemi sociali dei tempi di Gesù, quando ancora lapidavano le adultere e una donna si pagava in pecore e cammelli. Gesù ha dato delle aperture alla donna, come le ha date l’Ispiratore della Genesi, subito sigillate da una casta maschilista di preti che ancor oggi tiene in pugno la Chiesa cattolica, il tutto aggravato dalla età avanzata che anestetizza i problemi. La Chiesa cattolica è in forte declino in Europa ma anche, un po’ meno, in America Latina per mancanza di “manodopera”, cioè di preti. Fare il prete non attrae più quel mondo di mezzo che, pur senza una grande vocazione, sceglieva quella strada come alternativa a una vita di ancor maggiori privazioni. 3. Per non allontanare i fedeli bisogna anche ammettere i divorziati alla Comunione e alle altre attività (padrino e madrina) che oggi li escludono. Il divorzio è figlio della diffusione del benessere, difficilmente il mondo arretrerà in nome della Fede, potrà farlo per autodistruzione ma augurarsi questo per fermare il divorzio non porta bene a nessuno. Anche le migliori famiglie cattoliche annoverano nelle generazioni post ’45 numerosi divorziati o separati. Chi si oppone al rinnovamento sono in larga parte anche coloro che più hanno da temere da una apertura della Chiesa alle nuove idee e anche alle nuove forze che spingono dai quattro angoli del mondo. Dietro l’azione di Papa Francesco si nota un senso di urgenza, come se 500 anni dopo si avvertisse un clima simile a quello che portò allo scisma protestante. Anche allora c’era bisogno di rinnovamento, di pulizia. Che differenza fa tra speculare sui nuovi santi e farsi pagare le indulgenze? Questo senso di urgenza spesso spinge Papa Francesco a esternazioni demagogiche che farebbe meglio a riparmiarsi, molte mirate a un consenso immediato nel limitato territorio in Italia, come se gli importasse di più il consenso di Repubblica che gli effetti a lungo termine delle sue parole, che possono essere devastanti. La posizione sul lavoro domenicale è talmente arcaica da sembrare incompatibile con un Papa così innovativo. Può essere tattica, può essere come scrisse Cesare Pascarella che i preti sono comunque e sempre “nemici della patria e del progresso”. In questo i gesuiti hanno una storia. Non possiamo però dimenticare un altro fatto, che spesso sfugge agli entusiasti di Papa Francesco, che un grande Papa per la Chiesa può essere un pessimo Papa per l’Italia. Con Gregorio VII, mille anni fa, cominciò l’Italia di oggi, “serva…bordello“,  “senza nocchiero” nella tempesta, divisa e piagata a morte. Salvò la Chiesa, condannò l’Italia.
di Marco Benedetto

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LE MINACCIOSE GALEAZZATE DI GIACOMO GALEAZZI

Il compagno vaticanista su Facebook arriva a minacciare chi non si allinea al nuovo corso.
Non sappiamo se il fermo immagine che gira su Facebook sia originale, ma sappiamo certo e credibile il suo contenuto che, testualmente dice:
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Una cosa è certa, che questa è una “polpetta avvelenata”, è un affare sporco, proviene dalla nuova casta sacrale deinovatores, indubbiamente senza cappa magna, senza gemelli, senza croci d’oro, senza merletti e senza babbucce rosse, ma in compenso hanno solo sostituito alcuni di questi segni, per coprirsi con maglioni, scarpe, vesti e giubbotti firmati e all’ultima moda… e qui ci fermiamo perché, tranquilli, pur disprezzando le antiche vesti, in mutande questi non ci vanno, e non si vestono alla Caritas. Ma perchè ci sentiamo coinvolti in queste parole di Galeazzi – non il simpatico giornalista sportivo -, abbiamo forse la coda di paglia? Nient’affatto! Il coinvolgimento che ci anima e ci interpella è la minaccia, neppure velata, di una sorta di manifesto che per malvagità, malignità, ha superato di gran lunga i manifesti del KGB, Soviet o che altro volete voi.
Quanto al presunto “santo prete di strada” con la talare lisa sul soglio di Pietro di Galeazzi, il vero si è espresso in una intervista ad un giornale olandese e pubblicata da Radio Vaticana proprio pochi giorni or sono:
In quanto papa, e vescovo di Roma, si sente mai sotto pressione per vendere i tesori della Chiesa?
  1. – “Questa è una domanda facile. Non sono i tesori della Chiesa, ma sono i tesori dell’umanità. Per esempio, se io domani dico che la Pietà di Michelangelo venga messa all’asta, non si può fare, perché non è proprietà della Chiesa. Sta in una chiesa, ma è dell’umanità. Questo vale per tutti i tesori della Chiesa. Ma abbiamo cominciato a vendere dei regali e altre cose che mi vengono date. E i proventi della vendita vanno a monsignore Krajewski, che è il mio elemosiniere. E poi c’è la lotteria. C’erano delle macchine che sono tutte vendute o date via con una lotteria e il ricavato è usato per i poveri. Ma ci sono cose che si possono vendere e queste si vendono.”
Questi novatores, perciò, si mettano l’animo in pace, il Papa sta vendendo quello che gli viene regalato come del resto facevano ed hanno fatto i suoi Predecessori. Un giornalista che pretende fare il vaticanista dovrebbe sapere, per esempio, che fin anche Paolo VI non vendette nulla che apparteneva alla Chiesa, non cedette “le tiare” della sacrestia papale, ma diede via la sua quella che gli regalarono i milanesi quando fu eletto Papa. Giovanni Paolo II dopo cinque anni di pontificato cominciò a prendere l’abitudine di vendere i regali che riceveva alle udienze o visite private e il ricavato lo faceva gestire alla Elemosineria pontificia (Obolo di San Pietro), idem fece Benedetto XVI. Quando Papa Francesco dice “abbiamo cominciato a vendere…” parla naturalmente dei doni ora ricevuti in quanto pontefice, “una domanda facile” dice giustamente, non vi è perciò nessuna novità, solo la memoria corta di certo vaticanismo da strada…
Veniamo al repulisti…. nessun problema, è quello che vogliamo tutti, o meglio, è ciò che dovrebbe desiderare ogni buon cattolico. Il problema è cosa intendano questi novatoresper repulisti!
Quanto sta avvenendo nella Chiesa ci sembra più una vendetta: chiunque abbia sostenuto in qualche modo il pontificato precedente a questo, o il Papa che “indossava le scarpe rosse” e portava la croce dorata, o con quel Pontefice abbia sostenuto il Summorum Pontificum, si vede oggi bersagliato continuamente, si vede fatto oggetto di una riforma senza precedenti perché non va a colpire affatto quel clero che in notturna o diurna si prostituisce continuamente e non metaforicamente, ma oramai persino pubblicamente senza più un briciolo di vergogna e il caso  di mons. Charamsa è solo la punta dell’ice-berg ed infatti afferma candidamente: “Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio”.
Sì, supplichiamo anche noi che questi sacerdoti escano allo scoperto e si assumano la responsabilità delle loro scelte ed escano dalla Chiesa. Non spetta a noi giudicare le loro scelte, ma la loro condotta sì, e un bel repulisti lo attendiamo e non per moralismo, ma per correttezza.
Ma dove punta questo repulisti in verità? Perché a sollecitare la minaccia di Galeazzi sono state certamente le parole del Papa all’Angelus di domenica 8 ottobre, quando ha detto: “Cari fratelli e sorelle, so che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.
Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene, e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili.
Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi. Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato.
Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza”.
Fa pensare che nel caso di mons. Charamsa il Papa non ha sentito la necessità di fare alcun appello per tranquillizzare i fedeli, come a dire che queste notizie non fanno più scandalo, o peggio, non sono più di scandalo…. qui i fedeli “non sono stati turbati”, ma che dei documenti riservati della Santa Sede sul quel “dio danaro”, sono stati rubati, sottratti, bè sì, fa scandalo, i fedeli si turbano… Che un prete abbia l’amante, ed occupi un posto di rilievo alla Santa Sede (e tutti lo sapevano, l’indignazione infatti è stata non per l’amante, ma per aver dato la notizia a mezzo stampa e nel momento sbagliato, minacciando la tranquillità del Sinodo il quale, ovviamente, non si è scomposto minimamente) non fa dunque scandalo, non turba i fedeli, ma che dei documenti vengano usati per farne dei libri, sì, è scandaloso. Rubare quei documenti è “un fatto triste” (e lo è senza dubbio alcuno) ma il caso di mons. Charamsa non è un fatto triste, non è deplorevole abbastanza perché il Papa potesse parlarne all’Angelus. Insomma, le questioni di danaro sono più importanti delle questioni morali.
I valori del Vangelo vengono così ribaltati, anche se entrambi i due casi, avrebbero dovuto riscontrare il dissenso negli interventi del Papa e ci chiediamo se in questa riforma di cui il Papa parla rientra anche un repulisti di questo clero immorale che si allarga a macchia d’olio.
Per capire cosa intendiamo dire vi invitiamo a leggere delle stupende riflessioni a firma di Andrea Zambrano su La nuova Bussola quotidiana di oggiSpendete quel che vi pare ma portatemi in Paradiso, in un passo dice:
Ché io i soldi glieli lascerei sperperare anche tutti se avessero a cuore solo ed esclusivamente la mia fede. I miei preti erano così, non erano avari ma nemmeno esempi di maniacale razionalizzazione applicata alla pastorale perché sapevano che oltre al portafoglio c’era una vita eterna da conquistare. E a quella si dedicavano. Una volta, prima che il meccanismo dell’8 per mille li rendesse dei funzionari del sacro, i parroci erano acuti amministratori di ingenti fortune parrocchiali costruite con la generosità dei fedeli, ma anche con uno spirito imprenditoriale sano.
(…) Loro intanto continuavano a predicare Gesù, la vita eterna, contro il peccato, tutto il peccato, mica salvaguardando il peccato più alla moda, fedeli e obbedienti alla loro vocazione. Oggi della vita eterna non se ne parla più e il rischio del clero è quello di mischiarsi con il secolare quel tanto che basta per stravolgere la sua natura. Il caso “Vatileaks due” nasce da questa pretesa da stato di polizia mediatica di cui il clero è succube: «Consegnate i vostri iban e vediamo come gestite il malloppo, che qualche cosa di sconveniente lo troveremo».
E così siamo alle minacce di Galeazzi, minacce non nuove per la verità per chi, di questi tempi, ha a cuore di trovare un prete che ti parli del Paradiso, dei Novissimi, di Catechismo, di Comandamenti, dell’Inferno e del come non andarci. E se questi preti disgraziatamente li trovi, ecco che vengono commissariati, vengono messi a tacere, vengono trasferiti con le accuse insulse riportate in elenco da Galeazzi che in verità, poi, non è che colpiscono “noi” ma il Pontificato precedente. Non può sfuggire, infatti, il perverso e maniacale richiamo a quel mite Pontefice, Benedetto XVI, che ai segni esteriori ci teneva e molto, e non per vanità ma per servizio, puro servizio, per parlare dell’autentica bellezza che si riscontra anche negli abiti liturgici, anche negli accessori del Sacerdote, l’Alter Christus.
A noi non interessa come veste il suo successore, è un suo diritto stare comodo, ma che la sua feccia mediatica lo usi per lanciare minacce è davvero troppo.
In una recente intervista mons. Negri ha detto:
«Siamo a una prova gravissima. Ricordo un’espressione di Giovanni Paolo li, che allora non capii: “Ho sempre creduto che la lotta escatologica, quella finale fra Cristo e Satana, sarebbe stata fra la Chiesa e il mondo. Mi sto invece accorgendo che si svolge dentro la Chiesa”. (…) oggi la Chiesa non è un ordo, è un casino. Testuale. Serve una riforma vera, che faccia nascere un’unità plurima. Però nella disciplina».
In una lettera del 3 giugno 1919, così scriveva Padre Pio, il santo di Pietrelcina, al proprio confessore che lo rimproverava paternamente di trascurarlo nei suoi scritti:
«Non ho un minuto libero: tutto il tempo è speso nel prosciogliere i fratelli dai lacci di Satana. Benedetto sia Dio. Quindi, vi prego di non affliggermi più assieme agli altri col fare appello alla carità perché la maggior carità è quella di strappare anime avvinte da Satana per guadagnarle a Cristo. E questo appunto io fo assiduamente e di notte e di giorno».
Ci fa intristire, allora, non lo scandalo dei documenti rubati, carissimo Santo Padre, ma la mancanza di sollecitudine per evitare l’inferno…. E non ci sentiamo minacciati dalle parole di Galeazzi che, come pula saranno disperse, o meglio, saranno bruciate nell’inferno perché  questa è la fine di chi semina zizzania… L’unica minaccia che ci preoccupa è il ribaltamento dei valori che non solo stiamo vivendo, ma stiamo subendo, un ribaltamento attraverso una pastorale sempre più minacciosa nei confronti dell’autentico Catechismo, un’aria nella Chiesa che si fa sempre più pesante ed oscura, tenebrosa, perversa, altro che polpette avvelenate, qui è l’aria che è avvelenata e si ti azzardi a dirlo vieni commissariato, ma se hai l’amante e sei prete, vedrai che ci scappa una promozione, così come se vivi un doppio matrimonio, riceverai come premio Gesù-Ostia Santa. E tranquilli, negli ultimi due casi non tocchi mica la dottrina, si tratta solo di “disciplina” mutabile della chiesa, dicono oggi certi preti, una riforma che nessuno potrà fermare perché, chi ci prova, sarà accusato di lesa maestà, di complottismo, di vecchiume, ma profanare l’Eucaristia non è più reato.
Chiudiamo queste riflessioni lasciandovi leggere una bellissima riflessione di Don Alfredo Morselli: «Noi crediamo nella vittoria della grazia» (1Cor 10,13):
Purtroppo sappiamo tutti come il Vaticano II, il “Concilio della Santità”, sia stato indebitamente trasformato in“Concilio delle novità”, e siccome la santità è troppo di vecchia data, è finita nel dimenticatoio.
Siamo dunque davanti al trionfo della “tiepidezza”, di ciò che l’Apocalisse chiama “il vomito di Dio”.
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Per approfondire l’argomento, suggeriamo la lettura di questo articolo di Maurizio Blondet: El Papa: “Avanti con le riforme!”. Come Mario Monti, Renzi, la Fornero…

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