ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 14 gennaio 2016

Contro l'effetto depressivo

CORRIERONE, UNIONI CIVILI E GALANTINO: CI VUOLE UN TIRAMISU'

Mercoledì 13 gennaio il ‘Corriere della Sera’ - a firma di Luigi Accattoli – ha pubblicato una pagina di intervista al segretario generale della Cei  a proposito di ‘unioni civili’. Proponiamo alcune considerazioni su diversi passi dell’intervista, che appaiono tali da suscitare reazioni diverse e rischiano di spingere alla demotivazione tanti cattolici fedeli alla dottrina sociale della Chiesa in tema di famiglia.

Nel bistrattato cattolico militante, impegnato nella testimonianza pubblica per la famiglia, la lettura dell’intervista in materia di ‘unioni civili’ (tra persone dello stesso sesso) al segretario generale della Cei - pubblicata mercoledì 13 gennaio dal ‘Corriere della Sera’ – rischia di provocare un grave effetto depressivo. Per cui gli consigliamo in ogni caso, onde sfuggire alla spiacevole conseguenza citata e volendo evitare qualsivoglia medicamento, di tenersi vicino – in sede di lettura - un  succoso ‘tiramisù’ artigianale; se non bastasse anche un grappino di quelli che riscaldano la gola (e anche il resto); e se non bastasse ancora uno schermo su cui proiettare ‘Uno stagista inaspettato’, con Robert De Niro e Anne Hathaway, comicità di gran classe allo stato puro, tanto che in pochi minuti l’intervista evapora e perfino ti dimentichi  chi è Nunzio Galantino.

Prima o poi svanisce però anche l’effetto combinato tiramisù-grappino-Hathaway e allora eccoci a proporre qualche riflessione su alcuni dei passi dell’intervista, condotta da quella volpe (pur devota) di Luigi Accattoli.
L’esordio è alla grande,  con una domanda ‘provocatoria’ sulla “scarsa presenza dei vescovi” nel dibattito sulle unioni civili. Subito mons. Galantino si arrocca: “Non è scarsa. In tanti abbiamo parlato. Non mancano interventi sia del cardinale presidente della Cei sia miei” (NdR: In tanti? A noi non risulta. La grande maggioranza dei vescovi fin qui ha taciuto. Senza contare che l’approccio del presidente della Cei non coincide per molti versi di certo con quello del segretario generale…). (…) La Chiesa italiana – vescovi, preti e laici – non ha alzato bandiera bianca.  Solo chi è in malafede può affermare che manca la voce dei vescovi…(NdR: forse quel nostro apprezzamento non casuale di qualche mese fa – ‘bandiera bianca’, in riferimento principalmente all’atteggiamento del segretario generale verso la manif  del 20 giugno di piazza San Giovanni – crea ancora problemi di digestione?)
Chiede poi Accattolicon la malizia innata del cattolico ‘progressista’: “In questo dibattito molti intervengono parlando in nome dei valori cristiani. Che dice di questi protagonismi?”. Risposta di mons. Galantino: “Se sono frutto di una seria responsabilità civica ed ecclesiale non possono che far piacere. Ho sentito interventi di parlamentari capaci di misurarsi con la complessità del tema e attenti, non per mero calcolo, a evitare il muro contro muro…” Par di capire che siano ben accolti da Galantino solo gli interventi connotati da una ‘seria responsabilità civica ed ecclesiale’, quelli (con esempio che dice già tutto) di alcuni parlamentari attenti a evitare il ‘muro contro muro’. Si arguisce che per Galantino chi invece testimonia pubblicamente in piazza è difficile possa essere connotato da una ‘seria responsabilità civica ed ecclesiale’….
Continua Accattoli con un’altra domanda sulle divergenze in campo cattolico a proposito del tema: “C’è chi sostiene che si dovrebbe fare un’opposizione globale alla legge e chi invece propone emendamenti per favorirne l’approvazione, nella consapevolezza che sia in Parlamento che nel Paese c’è una maggioranza favorevole al progetto” (NdR: Che mirabile sicurezza! Forse Accattoli per mesi ha bussato di porta in porta dalle Alpi a Lampedusa e dal Carso alla spiaggia della Pelosa indagando capillarmente sull’opinione in materia dei cittadini del Belpaese?) Nella risposta, mons. Galantino, dopo aver riconosciuto che “tra i cattolici ci sono posizioni diverse”, osserva: “Un po’ tutti stiamo imparando che quando, a fronte di una realtà complessa come questa, prevale la radicalizzazione delle posizioni, nonostante la buona volontà si finisce col fare i conti solo con soluzioni frammentate e scomposte, non di rado frutto del prevalere di una lobby sull’altra”.
Qui appare evidente che per il Segretario generale della Cei tra la nota lobby – incarnata in parlamento dalla Cirinnà, da Scalfarotto, ecc… - e i gruppi cattolici che si battono per la famiglia non c’è in fondo una differenza particolare: ambedue sono espressioni organizzate radicali, speculari nel loro pubblico confrontarsi. Qui viene spontanea un’osservazione. Può darsi che Galantino ignori la dottrina sociale della Chiesa in materia di famiglia… o può darsi che finga di ignorarla… o che l’abbia dimenticata … o può addirittura darsi che si proponga di essere ‘creativo’ dottrinalmente parlando: il fatto è che ad esempio non ci sembra essere stata rinnegata dal Magistero la Nota del 2003 della Congregazione per la Dottrina della Fede, controfirmata da san Giovanni Paolo II, “circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”. Nella quale si afferma tra l’altro che, nel caso si presenti in Parlamento un disegno di legge per il riconoscimento legale delle unioni omosessuali, “il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale”. E’ un testo chiarissimo che non concerne solo i parlamentari, ma tutti i cattolici. Anche i vescovi (almeno quelli  che ritengano ancora di esserlo di fatto e non solo di nome).  
Un’altra domanda di Accattoli riguarda i “punti inaccettabili” per Galantino del disegno di legge Cirinnà. Ma l’intervistato sfugge alla risposta, così esordendo: “Intanto è faticoso capire qual è oggi il testo definitivo”. Poi osserva che “quello che comunque mi impressiona negativamente è – in alcune situazioni ipotizzate – l’assenza di attenzione nei confronti di quelli che poi subiscono le conseguenze di certe scelte: i bambini”. Insomma, come rileva in un’altra risposta: “Perché non capire che la ‘stepchild adoption’ (NdR: l’adozione del figlio naturale delpartner) non è necessariamente legata al tema delle unioni civili e che essa va trattata in altra sede?”. Si conferma così che Galantino ha almeno qualcosa da eccepire (e ci mancherebbe altro!) sulla stepchild adoption, vera porta aperta anche alla pratica barbara dell’utero in affitto, ma sul riconoscimento legale di una coppia omosessuale non ha più obiezioni vere da opporre. Sembra però ignorare che a tale riconoscimento delle ‘unioni’, seguirebbe poi fatalmente (come dimostrano i ‘casi’ degli ultimi anni in varie parti d’Europa) la loro trasformazione in ‘matrimonio’, adozione compresa,  il tutto impostoci da giudici e corti italiani e europee. Dunque chi alza la voce contro le ‘adozioni’ e accetta invece il riconoscimento civile delle unioni omosessuali, spreca energie per una causa persa, perché la partita si gioca proprio sul riconoscimento e non sulla stepchild adoption, come tentano di far credere gli alfieri della bandiera bianca.
C’è ancora una domanda di Accattoli che riguarda eventuali manifestazioni di protesta contro il disegno di legge. Qui Galantino sembra aprire uno spiraglio inatteso: “Mi auguro che ci siano parlamentari e pezzi di società che per convinzione personale sappiano prendere iniziative efficaci per impedire soluzioni pasticciate o fughe in avanti fatte passare per conquiste civili”. ‘Pezzi di società?’ Che Galantino si sia ‘convertito’ alla Manif pour tous e dintorni? Illusione, poiché subito aggiunge il segretario generale della Cei: “Assodato che la Chiesa non sono solo i vescovi, non lasceremo soli quanti nelle sedi opportune e nel rispetto delle proprie competenze vorranno dare un loro contributo costruttivo”. ‘Nelle sedi opportune’? Per Galantino le piazze (tranne quella di San Pietro per eventuali veglie di preghiera) non lo sono. E ha già abbondantemente valorizzato questa sua opinione in vista della grande manifestazione popolare di piazza San Giovanni, ostacolandone l’organizzazione in tutti i modi, poi ‘normalizzando’ in tempi più recenti le associazioni più vicine alla Cei (leggi: dipendenti per ragioni finanziarie dalla Cei). Se qualche vescovo poi vorrà partecipare a un probabile nuovo Family Day, ecco che Galantino lo investe del vento gelido della sua misericordia: “Potrà farlo, ma non potrà pretendere che vi partecipino tutti gli altri vescovi”. La nuova Roma locuta est: e di certo non scherza. Il ‘reprobo’ ne prenda buona nota.  
Dal 28 marzo 2007 - quando la Cei pubblicò una ‘Nota’ in difesa della famiglia, contro la proposta legislativa dei ‘Dico’ (diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) e propedeutica alla grande manifestazione di piazza San Giovanni del 12 maggio successivo, che tale proposta affossò – sono passati meno di 9 anni. Sono ancora molti i cattolici fedeli alla dottrina sociale della Chiesa in materia di famiglia: e l’ha confermato l’altra grande manifestazione di sabato 20 giugno 2015, sempre a San Giovanni (400mila partecipanti secondo la Questura). No, i cattolici ci sono ancora. E’ la Cei, principalmente la sua segreteria generale, ad essere cambiata, così come il Papa regnante: il dialogo a ogni costo (magari con lo scopo ultimo di ‘salvare’ l’8 per mille…) ha sostituito il confronto franco, la testimonianza pubblica legata al ‘sì, sì; no, no” evangelico. Altro che ‘duc in altum’. Si pratica nella realtà dei fatti una politica ecclesiale di piccolo cabotaggio (al di là delle abbondanti declamazioni), i cui cultori non perdono occasione per demotivare chi vuole battersi sul terreno in nome della famiglia, per il bene comune. Non è però detta l’ultima parola e chissà che tra pochi giorni Roma non torni a riempirsi di una folla ancora immensa, gioiosa nel gridare il suo ‘sì’ alla famiglia e ferma nell’opporre il suo ‘no’ a chi già opera con mezzi potenti e di ogni genere per la rivoluzione antropologica della società (godendo, ahimè, della complicità oggettiva di chi ormai, quando parla e scrive, lo fa con la bandiera bianca incorporata).  
CORRIERONE, UNIONI CIVILI E GALANTINO: CI VUOLE UN TIRAMISU’ – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 14 gennaio 2016
http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/555-corrierone-unioni-civili-e-galantino-ci-vuole-un-tiramisu.html
Unioni civili, vescovi che hanno perso la memoria
di Riccardo Cascioli14-01-2016
Vescovi
Si sente talmente tanto parlare di “nuova Chiesa” che molti vescovi si sono calati perfettamente nella parte e ignorano totalmente non solo ciò che la Chiesa (quella “vecchia”) ha creduto e annunciato per duemila anni, ma anche le indicazioni più recenti. Nei giorni scorsi abbiamo già fatto riferimento alla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede a proposito dei progetti di riconoscimento delle unioni omosessuali (2003), che spiega con chiarezza per quale motivo i cattolici non possono sostenere qualsiasi tipo di riconoscimento giuridico delle relazioni gay. Documento importante, approvato da Giovanni Paolo II, su cui i diversi vescovi e cardinali intervistati in questi giorni dalla grande stampa non hanno neanche pensato di misurarsi. Roba da “vecchia Chiesa”, evidentemente.
Ma c’è anche dell’altro: ieri in una intervista al Corriere della Sera, il segretario della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Nunzio Galantino, pur riaffermando l’unicità del matrimonio a cui non possono essere assimiliate altri tipi di unione, ha però detto che è dovere dello Stato legiferare sulle «unioni di tipo diverso». A ben vedere è coerente con quanto fin qui sempre sostenuto da monsignor Galantino – e non solo da lui – nel desiderio di prendere atto della realtà.
Il che però equivale a dire che non erano realisti i vescovi italiani nove anni fa, quando – era il marzo 2007 – pubblicarono un documento molto preciso che chiudeva a qualsiasi tipo di legalizzazione di quelle che allora venivano chiamate unioni di fatto. La realtà sociale nove anni fa non era molto diversa da quella attuale se non per la forte pressione ideologica che c’è oggi a proposito delle unioni gay. Pressione che evidentemente non trova grossa resistenza nella CEI di oggi. Il documento del 2007 – “Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto” – centrava la sua riflessione sul bisogno dei bambini e sul bene comune della società, per i quali è necessaria la stabilità delle famiglie fondate sul matrimonio tra uomo e donna.

Se questo è il punto centrale, allora «la legalizzazione delle unioni di fatto è inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume». 
Il concetto è molto chiaro – nessuna legge in materia è buona - e vale per tutte le unioni di fatto. Lo Stato è chiamato a riconoscere soltanto il patto matrimoniale. Non solo, si fa riferimento esplicito a diritti che sono «propri dei coniugi e che appartengono solo a loro», e si può comprendere che non si tratta soltanto dei figli: ci sono anche diritti sociali ed economici, che oggi la linea della CEI – esplicitata attraverso il quotidiano Avvenire e ribadita da monsignor Galantino – vorrebbe estesi in toto ai conviventi, anche dello stesso sesso.
La Nota, poi prosegue: «Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile». Parole che non hanno bisogno di commento: oggi invece monsignor Galantino – insieme a molti altri - sostiene di fatto l’equivalenza tra convivenze etero e omosessuali, spostando l’attenzione soltanto sul problema delle adozioni e dell’utero in affitto.
È vero che dal punto di vista canonico, la Conferenza episcopale ha soltanto compiti di coordinamento e non magisteriali; ed è altrettanto vero che monsignor Galantino della CEI è soltanto il segretario e non il presidente o vice-presidente, e non ha quindi alcun titolo per parlare a nome dei vescovi italiani. Però siccome egli tende a presentarsi di fatto come portavoce dei vescovi italiani e come tale viene trattato dai media, in assenza di voci che lo contestino dobbiamo ritenere che questo sia l’indirizzo almeno della maggioranza dell’episcopato (perché in realtà sappiamo che ci sono anche vescovi che non hanno perso la memoria e soprattutto il legame con la realtà).
E allora la domanda sorge spontanea: siccome la storia della “nuova Chiesa” è soltanto un argomento ideologico e l’insegnamento non conosce discontinuità, come è possibile che i vescovi italiani oggi contraddicano così clamorosamente ciò che proclamavano con certezza solo pochi anni fa (in gran parte sono gli stessi)? E senza nemmeno sentire il bisogno di spiegarsi? Come si fa a dire oggi che è dovere dello Stato regolare le convivenze omosessuali, quando appena pochi anni fa si scendeva in piazza per sostenere che è dovere dello Stato non riconoscere neanche le unioni di fatto eterosessuali? 
Peraltro la Nota CEI del 2007 è perfettamente coerente con la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2003, e non si tratta di princìpi astratti o semplicemente etici. Che qualsiasi forma di riconoscimento di unioni di fatto sia «deleteria per la famiglia» non è un pallino della Chiesa, è ciò che la realtà dei Paesi che già sono avanti su questa strada dimostra in modo inequivocabile. La legittimazione di unioni di fatto, unioni civili o come le si voglia chiamare è solo il primo passo di un cammino di distruzione della famiglia.
Si può essere così ciechi da non vedere la realtà che è sotto i nostri occhi?

2 commenti:

  1. Atto di Fede: Mio Dio, perchè sei verità infallibile,credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere: Ed espressamente credo in Te unico e vero Dio in tre persone uguali e distinte.Padre,Figlio e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo,Figlio di Dio, incarnato e morto per noi,il quale darà a ciascuno secondo i meriti il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede. Sarebbe il caso che i nostri cattoliconi, vescovoni e cardinaloni assieme al Pastore dei pastori , si ripassassero questo atto di fede e la finissero di dire e fare azioni e discorsi che porteranno solo pianto e stridore di denti. jane

    RispondiElimina
  2. siamo alla frutta...ma non disperiamo il dolce per chi rimane fedele a Dio gli altri renderanno conto di ogni iota che hanno osato cambiare della Parola di Gesù!

    RispondiElimina