ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 7 gennaio 2016

Dalle cerimonie alla celebrazione del mistero

Abbiamo tutti lo stesso Dio? Certo, anzi no...Girano discorsi che, volendo promuovere la pace e la collaborazione e abbattere le barriere tra i credenti di confessioni e religioni diverse, si fanno forti della affermazione: «In fondo abbiamo lo stesso Dio». Non c'è frase più esatta di questa, ma nello stesso tempo più pericolosa e deviante.

Abbiamo tutti lo stesso Dio? Sì e no
«Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). La liturgia di Natale ripete spesso queste parole conclusive del prologo di Giovanni: il Verbo di Dio incarnato in modo umano ha rivelato o “narrato” Dio, cioè il Padre. E così facendo, preciserà Giovanni più tardi, ci ha fatto conoscere «l’unico “vero” Dio» (Gv 17,3), ci ha comunicato «l’intelligenza per conoscere il “vero” Dio. E noi siamo nel “vero” Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il “vero” Dio e la vita eterna» (1Gv 5,20). La liturgia continua precisando che tutto questo è avvenuto «perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili» (Prefazio I di Natale).
Questa luce diventa missionaria e apostolica e nell’Epifania - l’altra faccia del mistero del Natale - guida i Magi di tutti i tempi verso Cristo: la stella «si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino» (Mt 2,9), per cui la liturgia conclude: «oggi in Cristo luce del mondo hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza» (Prefazio dell’Epifania). A fronte di tanta luce che porta al Dio “vero”, un qualche disorientamento può avvenire e di fatto avviene dal momento che girano discorsi che, volendo promuovere la pace e la collaborazione e abbattere le barriere tra i credenti di confessioni e religioni diverse, si fanno forti della affermazione: «In fondo abbiamo lo stesso Dio»; anzi, talvolta si precisa che «Non esiste un Dio cattolico».
In se stesse non ci sono frasi più esatte di queste, perché o Dio non c’è (tralascio i problemini legati a un’ipotesi del genere), o, se c’è, non può che essere uno. Ma non ci sono frasi più pericolose e devianti di queste dal punto di vista comunicativo perché lasciano intendere altro e generano una sottile inquietudine, oltre che ad attribuire la patente di minorati intellettuali a tanti maestri ebraici, musulmani e cristiani che nei secoli si sono confrontati e hanno litigato su Dio a secondo delle rispettive fedi: possibile che non si siano accorti che abbiamo tutti lo stesso Dio e con ciò la questione è risolta? In realtà se ne sono accorti, ma la chiave per capire tutto è la distinzione tra “Dio” e le “immagini di Dio”, per cui il confronto storico su Dio avveniva sulle diverse “immagini di Dio” e l’inquietudine di oggi è che la frase: «in fondo abbiamo tutti lo stesso Dio» lascia di fatto passare il messaggio: «e in fondo una immagine di Dio - cattolica, ortodossa, protestante, ebraica islamica ecc. - vale l’altra».
La distinzione tra Dio e le immagini di Dio è stata enunciata in un documento di Benedetto XVI che parlava d’altro. Per promuovere la pace, annotava papa Ratzinger, è necessario «che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte della Luce» (Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 Vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre - 10 marzo 2009). Poiché è indubbio che papa Ratzinger pensasse che c’è un solo Dio, qui egli: a) teorizza una differenza tra l’unico Dio e le diverse “immagini di Dio”; b) auspica una collaborazione tra i fedeli per promuovere la pace e, come proseguirà, la sollecitudine verso la giustizia, i poveri e i sofferenti, cioè verso l’uomo. Bisogna approfondire la distinzione con qualche precisazione.
Che cosa è l’immagine di Dio? Sono le idee, i modi di parlare, le tradizioni e i comportamenti che fanno risalire a chi è Dio per noi e a che cosa vuole da noi per la nostra salvezza ecc. Dal punto di vista cristiano cattolico - come dalle citazioni bibliche e liturgiche iniziali - questa immagine di Dio deriva dalla rivelazione, è contenuta nella Bibbia, è precisata dalle prese di posizione più dogmatiche dei Concili, è esposta esaurientemente e pacificamente nel Catechismo della Chiesa Cattolica, di riflesso appare dalle esigenze pratiche della vita cristiana (andare a Messa alla domenica, pregare tutti i giorni, osservare il venerdì, soccorrere la Chiesa e i poveri ecc.), che esse pure ci rivelano il volto di Dio. Si potrebbe compilare un parallelo elenco per altre confessioni cristiane e per le altre religioni, ma qui urge sottolineare che le “immagini di Dio” sono l’unica strada che abbiamo per andare verso di lui e saranno superate solo in paradiso.
Le “immagini di Dio” saranno rimosse e superate solo in paradiso. Sant’Agostino notava che quaggiù abbiamo le Scritture, ma in cielo, «non ci verrà più letto il profeta, non si aprirà più il libro dell’Apostolo; non andremo più a cercare la testimonianza di Giovanni, non avremo più bisogno del vangelo stesso. Saranno perciò eliminate tutte le Scritture, che nella notte di questo secolo venivano accese per noi come lucerne, perché non restassimo nelle tenebre». Non ci sarà più bisogno delle Scritture perché vedremo Dio direttamente (Trattati su Giovanni 35,9). E potremmo continuare: in cielo non ci sarà più il catechismo, i libri dei dottori della chiesa, le raccolte dei documenti dei papi, le opere dei santi, gli articoli dei teologi e dei giornalisti ecc.
Molto più rigorosamente Benedetto XII (pontificato dal 1334 al 1342), il Papa di Avignone che commissionò il Palazzo dei Papi, volendo correggere alcune idee fatte circolare dal predecessore Giovanni XXII (pontificato dal 1316 al 1334) come teologo privato, con una costituzione apostolica arrivò a “definire” che le anime dei beati «dopo la passione e la morte del Signore Gesù Cristo, hanno visto e vedono l’essenza divina con una visione intuitiva e, più ancora, faccia a faccia, senza che ci sia, in ragione dell’oggetto visto, la mediazione di nessuna creatura» (Costituzione apostolica Benedictus Deus del 29.1.1336: D 1000). Allora veramente non solo tutti avranno lo stesso Dio, ma tutti saranno in contatto diretto con Dio senza immagini di Dio e ogni discussione sarà troncata e, molto felicemente, non si potrà neppure più peccare. Quaggiù invece non siamo ancora in paradiso e ognuno incontra Dio attraverso le immagini di Dio comunicate dalle diverse tradizioni: cattolica, ortodossa, protestante, ebraica, musulmana, buddista, induista, animista ecc. E non è possibile “saltare” queste immagini, per cui ognuno incontra Dio attraverso di esse. Una conclusione urgente è anzitutto di essere convinti che, se certamente non c’è «un Dio cattolico», altrettanto certamente c’è «una immagine cattolica di Dio». 
Altra conclusione è che queste immagini possono avere dei punti in comune più o meno ampi, ma non coincidono, per cui non sono intercambiabili: così tra l’immagine cattolica e ortodossa di Dio ci saranno moltissimi punti in comune ma non tutto è uguale perché, nel momento in cui un cattolico professa che lo Spirito Santo procede dal Padre “e dal Figlio”, ha una immagine diversa di Dio Padre.  Anche l’immagine di Dio di un cattolico che accetta il Concilio di Trento sulla giustificazione è più bella, più ottimista e più misericordiosa dell’immagine di Dio di un protestante che accetta la giustificazione come spiegata da Lutero e dai primi maestri della Riforma. L’immagine di Dio di un cristiano si discosta ancor di più dall’immagine di Dio di un ebreo o di un musulmano che non riescono a concepire un Dio Padre, Figlio e Spirito Santo né accettano veramente che «il Verbo si è fatto carne». Infine, l’immagine di Dio di un cristiano si discosta radicalmente da concezioni nelle quali Dio è assorbito nella natura o nel divenire ecc.
Se è chiaro che ognuno deve tenersi e difendere la propria immagine di Dio e se è chiaro che quella cattolica è quella vera che si identifica con le citazioni bibliche iniziali e per la quale i martiri hanno versato il sangue, allora rinfocoliamo la polemica e l’odio? No, perché le immagini di Dio vanno confrontate e talvolta, sollecitati dalle immagini altrui, scopriamo una nuova luce nella nostra. Poi bisogna trovare un accordo sulla immagine del mondo e dell’uomo, casa e condizione comune, che permettano la collaborazione in vista della pace e della promozione umana, evitando ogni mutua intolleranza e sopraffazione.
Ma dal punto di vista della professione della fede, dell’attaccamento alla propria tradizione e del confronto intellettuale, di certo è auspicabile un confronto dialettico, una litigiosità a livello alto come sempre ebbe luogo tra i grandi maestri delle grandi religioni che polemizzarono tra di loro non su Dio ma sulle rispettive immagini di Dio, che però erano “il loro Dio”. In modo speciale i cattolici devono marcare la differenza tra la propria immagine di Dio e quella altrui non limitandosi sempre a dire che «in fondo abbiamo tutti lo stesso Dio» e che le diverse immagini di Dio sono «modi diversi di esprimere la stessa verità».
Se ci si limitasse a questo, la celebrazione del Natale e la luce dell’Epifania evocate nelle citazioni bibliche e liturgiche iniziali sarebbero solo delle “cerimonie”. Invece marcando e vivendo le differenze della nostra “immagine cattolica di Dio”, passiamo dalle cerimonie alla celebrazione del mistero e possiamo concludere in tutta autenticità con la preghiera: «La tua luce, o Dio, ci accompagni sempre e in ogni luogo» (Epifania, Orazione dopo la comunione).
di Riccardo Barile 07-01-2016

1 commento:

  1. Peggio ancora. andate a vedere su" Chiesa e post Concilio" un'articolo di Maria Guarini e il filmato in esso contenuto, roba da strapparsi i capelli. jane

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