ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 23 gennaio 2016

E' solo questione di tempo..!?

Che bello! Bergoglio ha parlato della famiglia voluta da Dio Gioia dei bravi cattolici, che hanno sentito parole rassicuranti sulla famiglia. Ma… c’è un “ma”, perché un’affermazione giusta (anche se necessita di diversi chiarimenti) non può cancellare l’orrenda confusione che si è gettata nella Dottrina, né i molti inequivocabili fatti che ci parlano di guerra a Nostro Signore Gesù Cristo.

di Paolo Deotto

zzzzbrgrdnsIeri me l’hanno detto alcuni amici, né sono mancati i lettori che ci hanno scritto in proposito. La sostanza del discorso era questa: “Vedete, voi che vi lamentate sempre del Papa? Ebbene, ha appena dichiarato che ‘non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione’. Quindi ha detto una bella cosa cattolica”.
E se andiamo a leggere giornali che almeno non si gabellano per “cattolici”, come Il Fatto o Repubblica, in effetti leggiamo queste dichiarazioni di Bergoglio.
È umano, quando si desidera ardentemente una cosa, arrivare a vederla anche dove, magari, non c’è. Di sicuro molti bravi cattolici, sconcertati da un regnante Pontefice che quasi quotidianamente fa affermazioni sconcertanti, ora sono felici perché hanno avuto conferma del loro ardente e più che legittimo desiderio: che il Papa “parli cattolico”.

Tralasciamo una notazione che verrebbe quasi istintiva, ossia che siamo davvero caduti nel grottesco se arriva a “far notizia” una dichiarazione del Papa che almeno non sia in netto contrasto con la Dottrina. Però la dichiarazione stessa merita un’analisi, perché è pericoloso cadere nelle facili illusioni e in queste faccende, lo abbiamo già detto e mai ci stancheremo di ripeterlo, si mette a rischio la salvezza dell’anima.
Anzitutto vorremmo ricordare agli amici un po’ troppo ottimisti quanto ci insegna San Pio X nell’enciclica “Pascendi”. Il Santo Pontefice ci ricorda che i modernisti non dicono solo cose sbagliate o addirittura empie ed eretiche. Anzi, spesso fanno affermazioni indiscutibili, pienamente in regola con la Dottrina. Ma intanto hanno già sparso il loro seme velenoso e le affermazioni buone hanno proprio la funzione di tranquillizzare, di creare una veste di rispettabilità. Sono insomma funzionali ai loro fini, che difficilmente potrebbero perseguire se si “scoprissero troppo”. Sono affermazioni buone che rendono “digeribili” quelle cattive.
Ciò detto, ci poniamo solo alcune semplici domande:
  • “La famiglia voluta da Dio”. Benissimo. E chiediamo: quale Dio? La domanda non è assurda; è la logica conseguenza di una serie sterminata di affermazioni sincretiste, di preghiere “interreligiose”, di “interreligiosità” definita come “una grazia”.
  • “La famiglia voluta da Dio”. Un’affermazione molto bella. Ma ci chiediamo: quale famiglia? Pure questa domanda non è assurda, perché anche di recente Bergoglio ha avuto un cordialissimo e dialogante incontro, questa volta con rappresentanti della “chiesa” luterana finlandese, guidati dalla signora Irja Askola, “vescovo” luterano di Helsinki, notoriamente ultraliberale anche circa il cosiddetto “matrimonio” tra omosessuali”. Il tutto nel quadro della “intercomunione” coi luterani (che francamente devo ancora capire cosa sia…).
  • “La famiglia voluta da Dio”. Bene, smettiamo di fare i maligni e ammettiamo che Bergoglio si sia riferito alla famiglia come definita dalla Dottrina immutabile della Chiesa cattolica. Ma allora sorge un’altra domanda: Quale famiglia? La prima o la seconda, o anche la terza, eccetera? La domanda non è oziosa perché i due “motu proprio” sulla nullità del matrimonio canonico hanno dato un fiero colpo di piccone all’indissolubilità del sacramento del matrimonio. E nella chiesa, sempre più di Bergoglio e sempre meno di Cristo, il dibattito sulla comunione ai divorziati risposati (che peraltro non si sarebbe dovuto nemmeno iniziare) si è affievolito, perché tanto ora “provvediamo in casa” a rendere il matrimonio una burla.
Fermiamoci qui. Peraltro l’affermazione sulla “famiglia voluta da Dio” e gli altri tipi di unione, fatte salve le domande – mi pare legittime – poste sopra, non ha comportato un giudizio netto e indiscutibile sugli “altri tipi” di unione. Nulla. Ci sono e basta, e la Chiesa, da custode dell’ordine morale, si riconferma tiepida spettatrice di una realtà sempre più empia e caotica, a fronte della quale non si esprime con chiarezza la verità e la buona strada da seguire, ma si “dialoga” e si sparge “misericordia” per realizzare una fratellanza posticcia e puramente umana.
Perché abbiamo voluto fare queste brevi note? Perché, lo ripeto, è molto facile illudersi e credere a ciò che si desidera. Ma così facendo, esultando perché finalmente Bergoglio “parla cattolico”, rischiamo di assorbire e far nostri innumerevoli errori che non possono che portarci alla rovina. Non ripetiamo noiose elencazioni, perché basta ricordare una cosa essenziale, ormai gettata nel cestino dal “nuovo corso”: “Chiunque vuol essere salvo deve anzitutto mantenersi nella Fede cattolica”. Ovvero, non c’è salvezza fuori dalla Chiesa cattolica e dalla vera Fede da questa custodita (e a questo proposito invito caldamente a leggere il “supplemento” alla rubrica “Fuori Moda” di Alessandro Gnocchi, pubblicato ieri). Il sincretismo incalzante del nuovo corso bergogliano è un pericolo gravissimo per le anime di tutti, compresa quella del suo promotore e dei molti, troppi, uomini di Chiesa che lo sostengono o che preferiscono comunque fare come gli struzzi.
Stiamo quindi attenti: un’affermazione “cattolica” (e con tutti i limiti sopra esposti) non deve farci assorbire incoscientemente le gravi deviazioni, i veri atti di guerra a Nostro Signore Gesù Cristo che caratterizzano l’epoca di vero martirio che siamo chiamati a vivere.

–  di Paolo Deotto

http://www.riscossacristiana.it/che-bello-bergoglio-ha-parlato-della-famiglia-voluta-da-dio-di-paolo-deotto/

Papa Francesco sulla famiglia non ha fatto nessun passo indietro

Bergoglio ha chiesto di non confondere unioni civili e matrimonio, ma nello stesso giorno ha parlato di amore misericordioso per quanti vivono situazioni diverse dalle nozze, per scelta o per circostanze della vita. Sullo scontro di piazza, tra organizzatori del Family Day e associazioni laiche, non interviene. E all'episcopato italiano già da tempo ha ricordato che non deve occuparsi di politica


                                                      La manifestazione per le unioni civili a Milano (ansa) 
"La Chiesa ha indicato al mondo che non ci può essere confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione". Questo ha detto papa Francesco nel suo discorso di venerdì all'apertura dell'anno giudiziario del tribunale della Sacra Rota e questo avrebbe significato un passo indietro rispetto all'apertura verso la modernità contenuta nelle prescrizioni del Concilio Vaticano II la cui citazione finora Francesco ha sempre assunto come il maggior compito del suo pontificato. Ma non ha detto soltanto questo.
Nel finale del suo intervento ha anche affrontato il tema dei mutamenti che possono verificarsi dentro e fuori della famiglia consacrata dal matrimonio religioso: "La famiglia fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo appartiene al sogno di Dio ma i responsabili dei processi matrimoniali non dovranno mai dimenticare il necessario amore misericordioso verso quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato obiettivo di errore".

Infatti, nello stesso giorno del suo intervento al tribunale rotale, il Papa ha inviato anche un messaggio ai partecipanti alla cinquantesima giornata mondiale della comunicazione in cui ha invitato a "esprimersi con gentilezza e comprensione anche nei confronti di quanti, in merito al matrimonio pensano e agiscono diversamente". Che questo sia il suo atteggiamento nei confronti delle cosiddette unioni civili tra persone sessualmente eterogenee o anche dello stesso sesso, è noto da tempo. Il Papa insomma distingue tra famiglie matrimoniali e unioni civili di qualunque tipo e non nega affatto che la stessa posizione sia riconosciuta legalmente.

Nel contrasto di piazza che si sta verificando tra associazioni cattoliche nel "Family Day" che avrà luogo il 30 prossimo e le molteplici associazioni laicheche andranno avanti fino a quando la legge presentata dal governo sarà discussa e, in forma emendata, approvata (dal 28 prossimo) Francesco non interviene; il compito spetta semmai all'episcopato italiano al quale tuttavia viene ricordato che non deve più occuparsi di politica ma chiarire la posizione pastorale sui problemi in discussione.

Il cosiddetto passo indietro di Francesco sul tema della famiglia non c'è dunque stato. Naturalmente Francesco, come già avvenuto nella discussione sinodale sul tema dell'accesso dei divorziati risposati che chiedono di esser riammessi ai sacramenti, deve cercare soluzioni di compromesso (temporaneo) per mantenere l'unità della Chiesa sinodale. Sul tema dei sacramenti ai divorziati risposati il compromesso è stato di affidare ai vescovi e ai confessori da essi delegati, di decidere se il richiedente può essere riaccolto oppure no. In questo modo l'uscio della riammissione è stato aperto per metà, caso per caso; ma è sempre possibile ai richiedenti della riammissione che abbiano ricevuto parere negativo dal confessore di ripresentarsi dopo qualche tempo penitenziale e formulare di nuovo la richiesta ed è altrettanto possibile, anzi è praticamente certo, che quella seconda richiesta sia accolta.

In questa fase - come sappiamo - la tensione tra il Papa e la Curia ha raggiunto il suo massimo, sicché Francesco deve tenere unita la più larga maggioranza possibile dell'episcopato che privilegia l'azione pastorale e rappresenta in questo modo la Chiesa missionaria voluta da Francesco. Questo spiega ampiamente il compromesso in materia di matrimonio e di unioni civili.

Del resto la parola famiglia è una parola pluri-significativa: designa una comunità di persone unite tra loro da vincoli di affetto o di amicizia o di semplice appartenenza ad una comunità. Nell'antica Grecia e nell'antica Roma la famiglia comprendeva uomo e donna, nonché figli e nipoti, ma anche parenti lontani nel grado di parentela e schiavi, giocolieri, buffoni. Quella insomma che nella Roma classica era chiamata "gens" e aveva anche un nome: la gens Giulia o Claudia o Scipia o Flavia. Ma in tempi attuali esistono anche in tutto il mondo le famiglie mafiose, che prendono il nome del loro capo. Sicché la famiglia matrimoniale non ha natura diversa da quella legalizzata delle unioni civili; sempre di famiglie si tratta, di unioni con analoghi contenuti ma diversi termini lessicali che li distinguono. Il Papa tutte queste varianti le conosce benissimo.

Del resto c'è un altro elemento che Francesco conosce altrettanto bene: la concezione musulmana della famiglia è completamente diversa da quella cattolica, a cominciare dalla supremazia del maschio e dalla poligamia. Ma anche la concezione ebraica è diversa perché la Bibbia dell'Antico Testamento prevede famiglie con due o anche tre mogli per un solo marito. Francesco predica il Dio unico, specialmente tra i tre monoteismi ma per tutte le forme di divinità trascendente. Un Dio unico con scritture e tradizioni diverse, ma unico comunque, sicché le diversità tra le scritture e le tradizioni hanno un impatto assai modesto e sono comunque soggetti a cambiamenti continui che incidono sulla lettera ma non sull'essenza spirituale delle religioni. E questo è tutto per quanto riguarda papa Francesco.

Ma ora c'è il côté laico da descrivere. Chi sono e che cosa pensano su questi problemi?

***

I laici si dicono tali indipendentemente dall'essere o non essere religiosi d'una qualunque religione. Di solito sono contrari alla trascendenza; una delle "bibbie" del pensiero laico è infatti Baruch Spinoza, che aveva teorizzato l'immanenza della divinità con il motto ormai famoso "Deus sive Natura". Comunque non si è laici e non ci si autodefinisce come tali se non per il fatto che ci s'identifica con i valori di libertà, eguaglianza, fraternità. Gustavo Zagrebelsky, su Repubblica di ieri, sostiene che il laico s'identifica con la democrazia, cioè con l'attribuzione del potere al cosiddetto popolo sovrano. Vero, ma fino ad un certo punto. Non sempre infatti il popolo sovrano sostiene con fatti e non solo con parole tutti e tre quei valori. L'Atene di Pericle era piena di schiavi e così pure la Roma repubblicana e poi imperiale. Ed anche la Galilea dove Gesù di Nazaret predicò duemila anni fa. Infine la democrazia borghese ha sempre puntato sulla libertà a spese dell'eguaglianza e la democrazia operaia pur d'ottenere l'uguaglianza ha messo molto spesso in soffitta la libertà.

Concludo su questo punto che i laici sono certamente democratici sempreché quei valori siano tutti e tre considerati con pari forza, il che vuol dire la difesa dei diritti e insieme ad essi dei doveri che ciascun diritto comporta come corrispettivo in favore di quella stessa comunità che riconosce i diritti.

Personalmente critico Renzi tutte le volte (e purtroppo sono parecchie) che deturpa sia i diritti che i doveri, sia sullo scacchiere nazionale che su quello internazionale; ma nel caso in questione che riguarda le unioni civili,l'appoggio che sta dando alla legge proposta dalla senatrice Cirinnàrappresenta un impegno del nostro presidente del Consiglio che merita piena lode. Lode che si accresce quando vediamo che gli si oppongono la Lega, Forza Italia e Grillo con motivazioni prive di senso, per nascondere quella vera di attacco antirenziano. Ci sono mille possibili motivazioni di antirenzismo, a cominciare dalla legge costituzionale e dal referendum che dovrebbe confermarla, ma questa contro la legge Cirinnà no, non regge per nessuna ragione da chi professa una libertà anarchica (Grillo) o un clericalismo da strage di San Bartolomeo.

Naturalmente anche Renzi, come papa Francesco, ha studiato qualche compromesso per superare l'ostilità dei cattolici del suo partito. Ma la Cirinnà, sia pure emendata ma sostanzialmente integra, è un passo avanti notevole, del quale si parla da trent'anni senza che nulla sia stato fatto finora. Nel frattempo la questione è stata legalizzata in tutti gli altri Paesi dell'Occidente, in modo ancor più integrale; si tratta in grande maggioranza di Paesi dove le religioni dominanti sono di carattere protestante e quindi con meno remore al contrario di quanto avviene da noi. L'Italia o è laica nel senso sopraddetto o è cattolica ma oggi con un Papa aperto all'incontro con la modernità. Perciò la legge Cirinnà si discuterà il 28 prossimo e si voterà. Il risultato favorevole non è sicuro, ma probabile. L'ho già detto: spero questa volta che Renzi vinca.

Ci sarebbe ora da parlare dell'Europa. Lo faremo domenica prossima. Oggi posso solo dire che ci sono, in un'Europa divisa in mille pezzi, due sole posizioni positive: quella di Draghi che sta lottando con tutti i mezzi per uscire dal pericolo di un'altra recessione e quella di Schäuble che propone un piano Marshall europeo che aiuti i Paesi africani dove nasce l'emigrazione che ha l'Europa come obiettivo.

Mi sia consentito chiudere con un brano tratto da una poesia di Thomas S. Eliot che - mi sembra - coglie pienamente la transitorietà del tempo che ci attraversa: "Una dopo l'altra / case sorgono cadono crollano vengono ampliate vengono demolite distrutte restaurate... /C'è un tempo per costruire / e un tempo per vivere e generare / e un tempo perché il vento infranga il vetro sconnesso... / Dobbiamo muovere ancora e ancora / verso un'altra intensità/
per un'unione più compiuta, più profonda / attraverso il buio freddo e la vuota desolazione, / il grido dell'onda, il grido del vento, la vastità delle acque /della procellaria e del delfino. Nella mia fine è il mio principio".
http://www.repubblica.it/politica/2016/01/24/news/papa_francesco_sulla_famiglia_non_ha_fatto_nessun_passo_indietro-131923450/?refresh_ce

Il Popolo del Family day travolge anche Bergoglio – di Antonio Socci

Caffarra“E’ accaduto una piccolo miracolo, speriamo duri…”. Così, nel popolo cattolico più ortodosso, si commenta il sorprendente intervento di ieri di papa Bergoglio. Anche se si temono gelate che smentiscano l’improvvisa primavera. Infatti la frase di ieri del pontefice – “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” – per di più in un discorso solenne alla Rota romana, cade proprio nel mezzo alla discussione parlamentare sulle unioni civili.
Colpisce anche la vicinanza di quell’argomento papale ai dubbi di costituzionalità delle legge che – a quanto pare – hanno trovato orecchie attente al Quirinale.
Quindi il pronunciamento di ieri è considerato, in qualche modo, un inaspettato siluro pontificio contro la legge sulle unioni gay.
Per Giovanni Paolo II o per Benedetto XVI (e qualunque altro papa) sarebbe stato più che normale, ma per papa Francesco no. Oltretutto nella Chiesa italiana si stanno scontrando due linee contrapposte, quella incarnata dal presidente della Cei card. Angelo Bagnasco (in continuità con i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) e quella capeggiata dal Segretario mons. Nunzio Galantino che fa il bello e il cattivo tempo perché considerato come il fiduciario di Bergoglio.
I segnali che arrivavano fino a ieri dal Vaticano erano avversi al card. Bagnasco: si è parlato perfino di un’udienza col papa che è stata annullata. Ma ora l’esternazione di Bergoglio pare rovesciare gli equilibri. Non tanto per le parole in sé, quando per il momento scelto.
E’ noto infatti che questo papa sui cosiddetti “principi non negoziabili” parla sempre fuori tempo, cioè quando non c’è uno scontro in atto. E’ una scelta politica precisa che mira a escludere la Chiesa dalla controversia e quindi da un’incidenza diretta nel dibattito pubblico.
Invece stavolta – e per la prima volta – l’intervento cade proprio nel momento giusto e suona come appoggio ai cattolici che s’impegnano nella difesa della famiglia.
Difficile dire che sviluppi avrà, ma – se non ci saranno inversioni di rotta – il cardinale Bagnasco alla riunione della Cei avrà la strada spianata nell’appoggio al Family day del 30 gennaio prossimo.
Qual è la causa di una così sorprendente “svolta” di Bergoglio?

COSA C’E’ DIETRO?
Molti cattolici pensano che il “miracolo” sia stato propiziato da una vera e propria valanga di preghiere che è partita da centinaia di monasteri di clausura e dall’iniziativa “Un’ora di guardia”.
Anche perché questa autentica “arma segreta” (la preghiera) aveva già avuto un successo clamoroso ai due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015, dove la linea Kasper-Bergoglio è stata sorprendentemente messa in minoranza.
Probabilmente però c’è anche dell’altro: il calcolo. Si sa che il papa gesuita è un politico calcolatore, molto scaltro. La vicenda del Family day è un terremoto in corso che ha preso tutti di sorpresa. La sollevazione del popolo cristiano è cresciuta e si è ingigantita spontaneamente dal basso, dalle famiglie stesse.
Pur senza strutture organizzative e senza veri leader (i nomi che fanno da punti di riferimento organizzativo non  sono rappresentativi, solo Costanza Miriano è nota),  si è assistito a un fenomeno incontenibile che, dopo aver riempito – il 20 giugno scorso – Piazza San Giovanni, a Roma, adesso punta addirittura a riempire il Circo Massimo. Un obiettivo pazzesco.
Tutti gli addetti ai lavori sanno che nessuno in Italia è in grado di riempire né la prima, né – a maggior ragione – la seconda “piazza”. Solo la Cgil e tutta la Sinistra dei tempi d’oro, ma solo ai tempi d’oro, riuscivano a farlo, con un colossale sforzo organizzativo e i mezzi di trasporto pagati. E per motivi molto importanti.
Che dal basso, senza nessuna organizzazione e senza leader, un popolo – a proprie spese! – si metta in marcia in nome della famiglia e dei figli, oltretutto in un freddo gennaio, conoscendo l’ostilità vaticana, e che questo popolo cresca di ora in ora, ha colto tutti di sorpresa. E ha travolto tutti.
Anzitutto i vescovi che timidamente, uno dopo l’altro, insieme a Bagnasco, adesso stanno dando l’adesione al Family day.
Ma il fenomeno deve aver fatto riflettere anche papa Bergoglio che – sensibile com’è al consenso e alle folle – non vuole rischiare di trovarsi “sfiduciato”, con Galantino, dal popolo cristiano che cammina sulla strada di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, in tacita opposizione alla sua linea.
Oltretutto si tratta di un popolo cristiano che nei giorni scorsi, per certi atteggiamenti della gerarchia, è arrivato fino a mettere in discussione l’opportunità di versare ancora l’otto per mille. Argomento a cui pure la Chiesa di Bergoglio è estremamente sensibile.

LE VERE SORPRESE DELLO SPIRITO
Quello che tutti – da Bergoglio ai vescovi – hanno sottovalutato finora, a mio avviso, è la traccia profondissima e indelebile che hanno lasciato nell’anima del nostro popolo fedele le figure e i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Memoria tenuta viva dalle pochissime voci che non hanno cambiato bandiera e non si sono arruolate alla corte bergogliana.
Il popolo cristiano si è sollevato contro la legge Cirinnà in modo così massiccio da indurre il papa gesuita, fine calcolatore politico, ad ascoltare piuttosto Bagnasco che Galantino.
E questo crea grossi problemi perfino a Renzi, che pensava di poter contare sul tacito consenso vaticano.
Anche perché, nei sondaggi, la grande maggioranza degli italiani (non solo dei cattolici) è contraria. Il resto il nostro Paese ha così gravi problemi che ingolfarsi nelle unioni civili sconcerta molti.
Oltretutto il “caso Renzi” pone anch’esso una questione cattolica: il premier infatti è notoriamente un credente e nel 2007 dette addirittura l’adesione al Family day.
Il fatto che oggi sia così cambiato da essere addirittura il principale promotore della legge sulle nuove unioni lo pone in esplicita e totale contrapposizione a pronunciamenti ufficiali della Chiesa che – sebbene risalgano a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – sono tuttora in vigore per i politici cattolici. Le conseguenze sono tutte da tirare.
E riguardano anche Alfano e i suoi che – di fatto – tenendo in piedi il governo, permettono a questa legge di passare.

L’ALTRA NOVITA’
Infine, nel discorso fatto ieri dal Papa alla Rota romana c’è anche un altro punto importante. Che corregge uno dei passi più ambigui del suo Motu proprio sugli annullamenti matrimoniali (peraltro di difficile applicazione), nel quale sembrava che la mancanza di una fede vissuta potesse essere evocata per “provare” un vizio nel consenso matrimoniale e quindi per aprire la strada all’annullamento da parte della Chiesa.
Ecco cos’ha detto ieri il papa:
“È bene ribadire con chiarezza che la qualità della fede non è condizione essenziale del consenso matrimoniale, che, secondo la dottrina di sempre, può essere minato solo a livello naturale (cfr CIC, can. 1055 § 1 e 2). Infatti, l’habitus fidei è infuso nel momento del Battesimo e continua ad avere influsso misterioso nell’anima, anche quando la fede non è stata sviluppata e psicologicamente sembra essere assente. Non è raro che i nubendi, spinti al vero matrimonio dall’instinctus naturae, nel momento della celebrazione abbiano una coscienza limitata della pienezza del progetto di Dio, e solamente dopo, nella vita di famiglia, scoprano tutto ciò che Dio Creatore e Redentore ha stabilito per loro. Le mancanze della formazione nella fede e anche l’errore circa l’unità, l’indissolubilità e la dignità sacramentale del matrimonio viziano il consenso matrimoniale soltanto se determinano la volontà (cfr CIC, can. 1099).
Proprio per questo gli errori che riguardano la sacramentalità del matrimonio devono essere valutati molto attentamente”.

Sembra una “correzione” del suo Motu proprio, che ne indica un’applicazione “restrittiva”. Evidentemente gli interventi critici (per esempio del card. Burke), hanno colpito nel segno. I critici sono più utili al Papa degli adulatori.
Antonio Socci

Da “Libero”, 23 gennaio 2016

Ho voluto mettere, nella foto, una frase del card. Caffarra, per far capire cosa ci si aspetterebbe di sentir dire da un papa, ma ognuno dà quello che ha e in Caffarra c’è solo l’amore per la verità (“sia il vostro parlare sì sì, no no”), non c’è il calcolo opportunistico e l’ambiguità.
Ecco dunque le parole di Caffarra:
“Affermare che omo ed etero sono coppie equivalenti, che per la società e per i figli non fa differenza, è negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere. Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose”.

 Sito: “Lo Straniero
@AntonioSocci1
Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale
http://www.lamadredellachiesa.it/il-popolo-del-family-day-travolge-anche-bergoglio-di-antonio-socci/
Unioni civili, Cacciari sul Papa: “Questa non è ancora la Chiesa di Eugenio Scalfari. In futuro…”
Niente stupore, nessuna novità. Intercettato da Intelligonews, il filosofo Massimo Cacciari mantiene il suo proverbiale aplomb che si fa sostanza quando commenta le parole del Papa, da più parti lette come una sorta di “riallineamento” alla posizione del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, sulle unioni civili e che secondo molti cattolici, potrebbero rappresentare un cambio di passo rispetto alla tendenza aperturista sul controverso ddl Cirinnà (vedi monsignor Galantino).
Su Papa Francesco che oggi ha detto che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”, Cacciari risponde con una domanda: “E cosa voleva che dicesse il Papa? Non ha mai detto niente di diverso e mai la Chiesa potrà dire nulla di diverso”. 

Dunque, niente di nuovo sotto il sole per il filosofo che poi non senza una punta di ironia, articola la sua valutazione:“Del resto, questa non è ancora diventata la Chiesa di Eugenio Scalfari, pazientate ancora un po’… E poi, non è proprio detto che gli interpreti più adeguati del pensiero di Papa Francesco siano Eugenio Scalfari o Corrado Augias. Date tempo al tempo… Arriverà anche la Chiesa che dice che il matrimonio è un optional, che la separazione va bene e che si può sc…are senza avere fini procreativi”. Più chiaro di così. 
22 gennaio 2016 ore 14:23, Lucia Bigozzi

2 commenti:

  1. mah!Io più che un neutro "cambio di passo "lo chiamerei più apropriatamente cambio di religione.....tant'è ormai snaturato dall'insegnamento di Gesù che se li seguiamo mettiamo in serio pericolo la nostra vita eterna!

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  2. Curioso che si sia accorto Cacciari della condotta pericolosamente cattoeretica del papa della fine del mondo mentre ancora file di cattolici (anche se in rapida diminuzione) continuano a fidarsi del sorriso (anche quello in notevole diminuzione) di El Papa, manco fosse una polizza kasko contro l'errore.
    Rimango comunque dell'idea che, di fronte agli urlaccioni, la cosa più perniciosa che possa darsi è l'ignoranza del cattolico medio - la stragrande maggioranza - in fatto di Rivelazione, quella vera ovviamente, non la fantarivelazione bergogliana, e di Magistero, quello autentico ovviamente e non il fantamagistero del medesimo.
    Marisa

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