ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 5 gennaio 2016

Non c'era posto per loro nell'albergo?

SOS IMMIGRAZIONE, IN VATICANO SI PREDICA MALE E SI RAZZOLA PEGGIO


È facile avanzare sempre con condanne per decisioni che si prendono quando si tratta di regolamentare questi flussi, ma nessuno – e neppure il Vaticano – sanno dare risposte adeguate al problema lasciando, alla fine della fiera, che lo scontro avvenga tra le persone, o che le soluzioni diventino così facile preda ideologica.
Non pensiate che ci divertiamo a “fare le pulci” alle notizie ufficiali di Radio Vaticana, ma dobbiamo pur rispondere a quanti ci scrivono ponendoci delle domande, ed è compito proprio del laico battezzato, affiancarsi al proprio ambiente ecclesiale per aiutarlo, spesse volte, a comprendere quelle “cose del mondo” che solitamente sfuggono a chi vive solo in – e di – ambito ecclesiale.



Radio Vaticana, dalla voce del papa al megafono delle vaticanate.
Radio Vaticana, dalla voce del papa al megafono delle vaticanate.

Ci risiamo, Radio Vaticana continua a punire quegli Stati che decidono di proteggere i propri cittadini dalle invasioni – incontrollate – migratorie di questi tempi. È di oggi l’ennesimo affronto, anzi dileggio da parte della fonte ufficiale del Vaticano contro chi cerca di proteggere il proprio Paese – vedi qui -.
Noi avevamo già affrontato l’argomento chiedendo chiarimenti al Segretario di Stato Vaticano cardinale Parolin –vedi qui -, chiarimenti ovviamente mai avvenuti, anzi, si assiste piuttosto ad una pressione inaccettabile da parte di uno Stato, quello del Vaticano, in cui sono vigenti le Norme più rigide al mondo e, per le quali, c’è il divieto assoluto di ospitare ogni tipo di migrazione e di migrante.
La notizia di oggi quale è? che in alcuni Paesi europei è stato sospeso il trattato di Schenghen – per chi volesse saperne di più e di cosa tratta cliccare qui -.
Radio Vaticana si dice esterrefatta, dispiaciuta. “Niente più treni diretti tra Danimarca e Svezia, sarà negato attraversare il ponte di Orensud, che collega la città svedese di Malmoe con quella danese di Copenhagen, senza essere in possesso dei documenti necessari e controlli anche ai confini con la Germania. Convenzione di Schengen sospesa nei due paesi del nord Europa, per porre un argine al flusso di migranti che premono alle frontiere. Una decisione analoga è stata presa anche da altri quattro Paesi, Norvegia, Austria, Germania e Francia…”.
Definendo così la decisione: “uno stravolgimento culturale e civile, che infrange uno dei pilastri dell’Europa unita da 60 anni, soprattutto per la Svezia mèta fra le più ambite e, fino a ieri, il Paese europeo più aperto ai profughi: solo nel 2015 ha ricevuto richiesta di asilo da 150.000 persone…”
Ma ci chiediamo: come fa il portavoce ufficiale di uno Stato che vieta ogni migrazione e l’ingresso ad ogni migrante nel proprio piccolo lembo di terra, a ritenersi scandalizzato e inorridito contro quegli Stati che da anni hanno fatto entrare chiunque nel proprio paese?
Ciò che sconcerta davvero è il fatto che il Vaticano non spiega mai come poter risolvere il problema di un flusso inadeguato anche per i Paesi più aperti e dinamici, ma sempre pronto ad imporre CONDANNE in nome di una sempre più strumentalizzata parabola del Samaritano e laddove, questo Samaritano, è inesistente nella politica vaticana sull’immigrazione. Ricordiamo che attualmente la parrocchia di sant’Anna e quella di san Pietro – dipendenti dal Vaticano – hanno accolto solo 80 famiglie ma non “dentro” il Vaticano, alloggiati esternamente e pagati di tutto con supporti statali (che significa anche con i soldi nostri delle tasse).
Radio Vaticana appoggiando la lamentela del governo tedesco che fa proprio, sottolinea che: “la soluzione non è blindare i confini nazionali, ma prendere decisioni al livello europeo”.
E su questo siamo senza dubbio d’accordo, ma perché anche il Vaticano non si decide a prendere decisioni a livello europeo in modo da dare un valido segnale, accettabile da molti, e di esempio per tutti?
È facile avanzare sempre con condanne per decisioni che si prendono quando si tratta di regolamentare questi flussi, ma nessuno – e neppure il Vaticano – sanno dare risposte adeguate al problema lasciando, alla fine della fiera, che lo scontro avvenga tra le persone, o che le soluzioni diventino così facile preda ideologica.
In sostanza nel Trattato di Schenghen – al quale ha aderito anche il Vaticano 1985-1996 – si eliminava il “controllo delle persone” all’ingresso degli Stati membri dell’Unione Europea, ma a quanto risulta non è mai stato applicato dalla Città del Vaticano, fa dunque sorridere che oggi Radio Vaticana si lamenta – con la Germania – della decisione presa di sospendere questo trattato per tornare a controllare le persone che varcano i confini degli Stati.
Diciamo bugie? Se ne siete convinti preparate una valigia e recatevi a Città del Vaticano come migranti, poi raccontateci come è andata a finire.

Buon Anno!


La Commissione Europea finanzia i militanti pro-immigrati 


In Francia è stato notato che lo “spontaneo” ammassarsi di immigrati al Pas de Calais, da   cui cercano di giungere in Gran Bretagna sotto il tunnel ferroviario, è gestito da una organizzazione che si chiama No Border, di militanti anarchici e dei centri sociali. C’era un gruppo di No Border anche a Ventimiglia, ad organizzare la protesta e le manifestazioni, sotto forma anche di rivolte e sommosse occasionali.  Sul suo sito, l’entità si definisce “un network europeo di gruppi antirazzisti che lavorano insieme contro l’esclusione e la criminalizzazione dei migranti e la libera circolazione”.   Questa rete radicale di anarchici sostiene l’abolizione pura e semplice della frontiere, in una già significativa convergenza di veduta coi poteri forti mondialisti e Georges Soros. E’ una organizzazione-non-organizzazione – dunque “spontanea” essa stessa, informale, con il vantaggio   per chi la dirige di restare anonimo – di cui il grosso della truppa è formato da giovani anarchici, talvolta minorenni, in rottura con la famiglie, spesso essi stessi “nomadi”; ma inquadrati da vecchi esponenti della sinistra extraparlamentare francese.
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Il fatto interessante è che questa “spontanea rete” non è nata ieri, con l’ondata dei migranti.   E’ stata creata almeno 15 anni orsono – molto prima della “emergenza-profughi”, crescendo sotto forma di “No Border Camps”, attendamenti e campi in giro per l’Europa: al confine polacco con l’Ucraina, in Germania a ridosso del confine polacco, in Sicilia, in Francia. Nel 2002 hanno fatto un campo estivo a Strasburgo, nel 2010 a Brixelles, nel 2012 a Stoccolma. Un “camp” era stato allestito anche a Genova nelle roventi giornate del G-8 dove apparvero i black Block a fare i danni che sappiamo. In questi accampamenti, che durano in genere una settimana, i giovani “antifascisti e antirazzisti” vengono indottrinati in “gruppi di discussione”            e imparano a creare “nuove forme di resistenza contro il regime brutale e spesso assassino dei confini della Fortezza Europa”. Ora, l’organizzazione di tanti “campi” esige organizzazione e spese; e ricorda molto da vicino al tattica e l’addestramento di quei gruppi che hanno organizzato varie “rivoluzioni colorate” nell’Est, organizzando il malcontento di piazza contro i governi nella missione, ben compensata dal Dipartimento di Stato, di “diffondere la democrazia”.   Il più noto e vecchio di questi gruppi è la OTPOR (Resistenza in serbo), che contribuì a rovesciare Milosevic a Belgrado; oggi è una ONG, e una compagnia di giro di professionisti dell’agitazione, che vanno a insegnare “tecniche di piazza non violente” laddove sono chiamati.   In Georgia hanno rovesciato il vecchio Shevarnadze permettere al suo posto il noto Shaakasvili; elementi della compagnia Otpor sono stati in Bielorussia, Ucraina; nel 2000, all’Hotel Hilton di Budapest, hanno ascoltato i seminari del colonnello americano Robert Helvy sui metodi di “combattimento non violento”.

Anarchici per Soros




Soros è d’accordo


La rete NoBorder ha ispiratori simili? Una breve indagine mostra che il grosso del lavoro logistico e promozionale è svolto da un’altra organizzazione,United Agains Racism-Fascism-Nationalism, che appare molto più strutturata. Ed uno strano modus agendi.

A Calais, dove diverrà rovente la questione immigrati in Francia, ad esempio, nel 2009 si tiene un No Border Camp e la United crea una entità locale ad hoc, la Calais Migrant Solidarity (CMS), che s’installa in modo durevole, e recluta e inquadra i militanti anarco-libertari sul posto.
Questa CMS è sponsorizzata, oltre che dalla United, da una Unity Bank, una banca con sede nel New Jersey e quotata al Nasdaq. Quanto alla United, sponsorizza sia “antifascisti russi” che “antifascisti ” di tutti i paesi, è collegata e controlla 5 mila organizzazioni di base europee, organizza “settimane antifasciste” e “contro l’antisemitismo”;   promuove (paga?)Reflexes, ossia Réseau d’étude, de formation et de lutte contre l’extrême-droite et la xénophobie,  qualcosa che si definisce “un movimento antifascista radicale” composto da “militanti di estrema sinistra”: orbene,   tempo fa Indymedia ha lanciato una polemica contro Reflexes, accusandolo di avere “legami con servizi di polizia” attraverso, proprio,   l’organizzazione United Against Fascism.

Attivisti per l’Eurocrazia

Come, come? L’organizzazione libertaria ed alternativa che lotta per l’abbattimento delle frontiere, sarebbe collusa con organizzazioni poliziesche? Ebbene sì. Fra gli sponsor della United si trovano il ministero dell’interno britannico (HomeOffice UK) e quello Olandese.
Ma non basta. Questo benemerito gruppo anarco-antifascista, che abbatte le frontiere ed aiuta i migranti a violare i confini, è finanziato anche dalla Commissione Europea Programma Erasmus), dal Consiglio d’Europa, dal Consiglio Mondiale delle Chiese, dai gruppi parlamentari europei verdi e socialisti, di decine di istituzioni governative europee ufficialissime. Ma tra gli sponsor “privati” (diciamo così) della United che scaglia i militanti anarchici contro le frontiere europee e i governi che le difendono, potevano mancare la Fondazione Rotschild e il Jewish Humanitarian Fund? Ancor meno poteva mancare la Open Societ y Foundation del miliardario ebreo-ungherese Georges Soros, quello che è stato accusato dal premier magiaro Victor Orban di essere tra gli organizzatori dell’ondata migratoria, come gli altri miliardari che “sostengono tutto ciò che mina lo Stato nazionale”. Ciò che Soros non nega affatto. Nel sito della sua Open Society (che gestisce 25 miliardi di dollari per gli scopi di Soros), si propugna che ogni richiedente asilo, nessuno escluso, diventi un rifugiato   col diritto di spostarsi come vuole entro lo spazio di Schengen. Esattamente quel che vogliono i militanti e attivisti di No Border.
E passi per Soros. Ma che sia il Consiglio d’Europa, anzi la Commissione Europea, a finanziare i No Border, ossia le piccole turbe di anarchici anti-sistema che “lottano” a volte con azioni clandestine e violente per un programma di radicale abbattimento delle frontiere, è – se si vuole ancora più illuminante. Tecnocrazia e sinistroidi uniti nelle “lotte”, militanti di base antirazzisti che lavorano per i miliardari mondialisti e gli eurocrati di Bruxelles. Non si può fare a meno di rievocare la sentenza di Spengler: la Sinistra fa’ sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo.

Qui sotto, copio-incollo la lista degli sponsor e finanziatori della United:

« Since 1992 financial support was received from various sponsors such as : European Commission(General Budget/Socrates/Grundtvig/Youth in Action/Erasmus+/DG Employment Social Affairs/TACIS IBPP), Council of Europe(European Youth Foundation/European Youth Centres),OSCE-ODIHR, Heinrich-Böll-Stiftung, World Council of Churches, Olof Palmes MinnesFond, Cultural Council Sweden, Ministry of Education Slovenia, Green Group-, Socialist Group-, and GUE/NGL Group in the European Parliament, European Cultural Foundation, Stiftung West-Östliche Begegnung, Aktionsbündnis Gegen Gewalt, Rechtextremismus und Fremdenfeindlichkeit Brandenburg, Home Office UKMinistry of Interior-BZK NL,Federal Department of Foreign Affairs CHthe Matra Programme of the Netherlands Ministry of Foreign Affairs, Instituto Português da Juventude, National Integration Office Sweden, Service Nationale de la Jeunesse Luxembourg, LNU – Norwegian Youth Council, Europees Platform Grundtvig, Friedrich Ebert Stiftung, Federal Social Insurance Office (Dep. for Youth Affairs) CH, Swiss Coordination Office of Youth for Europe, Federal Service for Combating Racism (Fund for Projects Against Racism) CH, Migros Kulturprozent CH, Comunidad de Madrid, Ministry of Youth and Sport of Azerbaijan, The Swedish National Board of Youth Affairs, Rothschild Foundation, Local Municipality of Budapest, Youth Board of Cyprus, Jewish Humanitarian Fund, Foundation Remembrance Responsibility and Future, Minority Rights Group Europe, OSCE – Mission to Skopje, Finnish Ministry of Education and Culture, Provincie Noord-Brabant, Open Society Foundations, Children and Youth Development Fund Georgia, Final Frontiers Internet, Dijkman Print and others.
This website has been funded with support of the Council of Europe (European Youth Foundation), the Erasmus+ Programme of the European Union and the Open Society Foundations.
 »



No Borders a Ventimiglia


L’ultima frase è impagabile: “Questo sito web è stato finanziato col sostegno del Consiglio d’Europa (Fondazione Gioventù Europea), il Programma Erasmo della Unione Europea e dalla Open Society Foundation”. Ecco chi paga i “ribelli antirazzisti” che lottano per gli immigrati.

http://www.maurizioblondet.it/la-commissione-europea-finanzia-i-militanti-pro-immigrati/

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